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Gabriella Ferri

Quando Enrico Mentana, durante il TG5, ha detto che Gabriella Ferri, forse era morta suicida, il cuore mi si è fermato un attimo; poi è giunta la nota dell’ Adnkronos, da Viterbo: "La cantante Gabriella Ferri, 63 anni, è morta questo pomeriggio alle Diciotto a Roma. Era giunta in gravi condizioni all'ospedale San Camillo, proveniente dall'ospedale di Civitacastellana. Stando alle prime indiscrezioni, la cantante avrebbe tentato il suicidio lanciandosi nel vuoto dal balcone della sua abitazione di Corchiano e precipitando da sette metri. Subito soccorsa, è morta durante il trasporto a Roma".

Seguiva questa notizia un’altra agenzia dell’ANSA: "La cantante Gabriella Ferri è morta dopo essersi lanciata dal balcone della sua abitazione di Corchiano, in provincia di Viterbo. Le sue condizioni erano subito state considerate gravi anche se la cantante non ha immediatamente perso conoscenza. Le numerose fratture in tutto il corpo ed un ematoma alla testa hanno fatto però decidere i medici per il trasferimento urgente a Roma. I primi soccorsi alla cantante sono stati prestati dal personale di un’ambulanza del 118. L'allarme è stato dato da un vicino di casa della Ferri che abitava al terzo piano di una palazzina di Corchiano da circa due anni. La cantante, secondo le prime informazioni, era sola in casa quando si è lanciata dal balcone".

Le notizie d’agenzia si susseguono a tambur battente, alle 23:22  giunge il flash dell’Agr: "Gabriella Ferri: i familiari, affermano che sarebbe morta in seguito a un incidente. La cantante, sostengono, non avrebbe avuto l'intenzione di togliersi la vita lanciandosi nel vuoto dalla sua abitazione di Corchiano, sui Monti Cimini a Viterbo. Si sarebbe trattato di un incidente, che potrebbe essere stato causato dall'uso di farmaci".

Nel 2000 ritorna brevemente sul palcoscenico televisivo dopo anni di assenza, e racconta le ragioni di questa scelta.

Spyker

Manchi da otto anni dal mondo della musica, ma sembra che tu non te ne sia mai allontanata

Gabriella

È ancora incredibile la popolarità e l'amore che mi dimostra la gente. Ora abito a Monteverde vecchio, con mio marito, non più a Campo de' fiori, ma quando torno al mercato, perché dopo trent'anni mi manca ancora, la gente mi abbraccia. Ma ciò che mi manca di più è proprio il canto. Per me cantare è parlare della vita, dell'amore, è darmi completamente e devo dire che questi otto anni sono passati per colpa della mia severa autocritica, tipica di una Vergine ascendente Sagittario… In questi otto anni moltissimi artisti sono tornati a casa e anch'io, perché t’immagini se potevo andare a cantare una delle mie canzoni, come "Le mantellate", tra un quiz e l'altro? Mi sembra più saggio restarmene a casa. Comunque sono tornata il 13 luglio, senza prove per una scommessa con mio marito, e da allora ho già fatto nove passaggi televisivi, Sanremo/Tenco, insomma ho ricominciato, grazie a Renato Venturiero, che per venire con una pazza come me deve essere anche lui un meraviglioso pazzo…

L'annuncio del suo ritorno era diventato una malinconica consuetudine per quanti non hanno mai smesso di sperare in un suo ritorno, e, soprattutto, nella conclusione della perenne lotta con i suoi fantasmi.

In questo breve autoritratto Gabriella Ferri ha riassunto tutte le cose più importanti della sua vita: Roma, la musica, la frattura insanabile con la realtà del presente; perciò rimane un caso unico di artista rimasta coerentemente fedele alle sue origini d'interprete folk riuscita a portare la sua arte al grande pubblico anche quello televisivo e, soprattutto, a rimanere nell'affetto della gente anche a dispetto delle mode.

Aveva cominciato, lei che è uno dei simboli della Roma della poesia e della canzone, all'Intras Club di Milano negli anni Sessanta: poi al Bagaglino di Roma ha trovato il palcoscenico da dove cominciare la sua avventura con gli stornelli romani. Poi giunto il successo arrivano anche le apparizioni in televisione dove il suo temperamento naturalmente teatrale trova la propria evoluzione ideale: sono gli anni Settanta e sono ancora i tempi dei grandi varietà televisivi: "Senza rete" e "Dove sta Zazà" in cui con la canzone "Sempre", la sigla di chiusura, lascia, forse, la pagine più bella della storia della musica italiana in televisione. Sempre in televisione arrivano motivi che diventano subito famosi, come "Mazzabubù", "Giochiamo al varietà" e di recente, in uno dei suoi tanti ritorni Biberon. Ha saputo interpretare in modo personale e profondo, oltre a motivi in italiano e in romanesco, anche quelli della tradizione napoletana. Ricordo "Se tu ragazzo mio", "Ciccio Formaggio", "Lassatece passa", "Rosamunda", "Tutti al mare", "Vecchia Roma" sono i motivi più famosi, che ha nel suo curriculum, oltre a un'apparizione al Festival di Sanremo in coppia con Steve Wonder con il quale canta "Il sole è di tutti".

Ma nonostante l'inevitabile declino, Gabriella Ferri è rimasta una che non è riuscita a trovare un posto nella scena odierna, troppo lontana dai valori da lei costruiti.

Ha scritto Maurizio Costanzo, che qualche mese fa la ebbe ospite al suo Show, sulle pagine de "Il Messaggero" di Roma: È morta Gabriella Ferri, si è spenta la voce di Roma

"IL POMERIGGIO di ieri alle 17 mi ha raggiunto telefonicamente Demo Morselli, il direttore dell’orchestra di Buona Domenica ma anche del Costanzo Show, per parlarmi delle tre canzoni che Gabriella Ferri avrebbe dovuto cantare domani alle 14.30 nella registrazione del Costanzo Show per una puntata in onda martedì. Gabriella aveva dato il titolo di una canzone dove ricordo solo una parola, Beguine, che però né Morselli né a maggior ragione io, avevamo mai sentito nominare. Morselli mi ha detto: chiamerò Gabriella, me la faccio accennare al telefono e poi vediamo. Gabriella doveva essere, ripeto, domani al Parioli, dove peraltro negli ultimi mesi era stata spesso. Come aveva partecipato l’altro anno a Buona Domenica. La notizia della tragedia mi ha raggiunto al teatro nel tardo pomeriggio, intorno alle 20. Dire una notizia inaspettata è poco. Qualcuno potrebbe anche supporre che forse da Gabriella un gesto del genere lo potevamo immaginare. Non ci credo. Gabriella, è vero, era stata male. E’ vero che aveva avuto momenti di depressione, ma mi sembrava che si fosse ripresa. Faceva progetti: mi aveva parlato di un concerto da fare al Teatro Parioli, e la trattativa è andata avanti per un po’.

(…) Di Gabriella perciò rimarrà l’anima, la voce, il cantare con il cuore. Di Gabriella rimarrà la sua rabbia nel dover affrontare una vita che vedeva spesso ostile, anche se non sempre la vita le era ostile. Di Gabriella mi rimarranno i racconti sul padre burbero, se non vado errato carrettiere, che però l’ha introdotta nel mondo della canzone romana vera. Le canzoni romane vanno cantate di naso, vanno cantate lentamente. Come le cantava Petrolini, non come le hanno cantate altri, sbagliando. Non credo che Gabriella avrà emuli, penso che rimarrà unica. Ne approfitto per dire a Walter Veltroni, sindaco di Roma: bisognerebbe subito chiamare Campo de’ Fiori largo o piazza Gabriella Ferri. Gassman, Sordi, Gaber e adesso Gabriella. Siamo sempre più soli".

Quale cruda realtà, chiude l’articolo di Costanzo: "Siamo sempre più soli"; una frase che mi perseguita da un po’ di tempo, perché ho visto andar via gli amici poeti più cari e vicini al mio stesso sentire: Paolo Diffidenti, che aveva fatto della sua esistenza una ricerca spasmodica al giovane artista vero talento da fare affermare e conoscere anche dalla massa; Francesco Grisi, Segretario Generale dl Sindacato Scrittori, non per vocazione ma per necessità di dare la possibilità ai giovani talenti di farsi strada; Antonio Altomonte, titolare della Terza Pagina de "Il Tempo"; ed ora in poco tempo, Selim Tietto il Poeta della cristianità; Renato Milleri (Remil), il Poeta della ribellione.

Proprio per questo, la dipartita di una persona cara o di una persona famosa, non potrà mai essere ricordata come un episodio minore nel percorso denso o accidentato della propria esistenza.

***

A GABRIELLA FERRI

Proprio l’altra sera,
tornando da Fregene verso Roma
da una radio che trasmette nostalgia
ho ascoltato la tua voce roca.
M’hai fatto sognare ancora tre minuti
io che da tempo immemorabile nulla
sapevo più di te.
La coda interminabile, infinita…
mi è sembrata solo un passo avanti.
Quanti ricordi hai portato alla memoria
(che da qualche tempo fa cilecca)
un giorno del settanta a San Lorenzo
mentre giravi allegra «Mazzabubu»
e raccontavi barzellette spinte
che arrossire facevan anche il ferroviere
che te guardava in bocca e sorrideva.
Ier sera m’han detto che sei andava via
mi si è stretto il cuore e ho pianto anche
da oggi mi devo accontentare del ricordo
e di sentirti ascoltando un disco di vinile.

Roma 4 aprile 2004

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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