duelli rusticani e bambini plagiati
(per agire contro uno dei genitori separati)
è ancora valida la legge del divorzio?

EDUCHIAMO I GIOVANI
AD ESSERE SOLIDALI DOPO IL DIVORZIO

Pago Veiano è un piccolo centro situato a Nord Ovest di Benevento dal quale dista diciotto chilometri.

Si erge a 485 metri sul livello del mare, sul versante destro del fiume Tammaro ed ospita 2719 anime. L'abitato, come altri paesi limitrofi, quali Pietrelcina, San Giorgio la Molara e Paduli è stato danneggiato dal terremoto del novembre 1980.

Panorama Pago Veiano (BN)

Da diversi anni in questo piccolo centro è allestita presso i locali della Scuola Media Statale Teodoro Mommsen la Mostra Permanente "Civiltà Contadina e...".

Il materiale raccolto nel corso degli anni proviene da fonti locali ed è stato oggetto di analisi e di studi.

Molti reperti, antichissimi, conservati in perfette condizioni, sono esemplari unici nel loro genere.

Reperto contadino

Il significativo valore culturale e storico della Mostra è sottolineato dalle numerose visite guidate organizzate da vari Gruppi di Studio, Provenienti anche dall'estero, e da diversi Istituti Scolastici della Regione.

Alla cultura è legato anche il "momento ludico": il "Carnevale Pagoveianese";

una manifestazione che si svolge, ovviamente, nel periodo di Carnevale e, generalmente dal sabato al martedì grasso, con sfilata di carri allegorici, di gruppi mascherati, rappresentazione folcloristiche, con premi per maschere e carri più suggestivi e originali, che sfilano per le principali vie del paese e si concludono nella Piazza Municipio, dove si possono anche gustare ricette locali tradizionalmente legate al Carnevale Particolarmente significativa e la tradizionale rappresentazione in maschera definita "LI MISI", rappresentazione teatrale con personaggi che interpretano tutti i mesi e le stagioni dell'anno.

A partire dalla seconda settimana di Luglio e fino ai primi giorni di Agosto si alternano una serie di manifestazioni che si svolgono nelle principali piazze e luoghi di incontro. L'evento, è organizzato con il patrocinio del Comune e comprende tornei sportivi, spettacoli musicali con artisti locali, serate a tema per anziani, per bambini, per giovani, per emigranti e mostre varie di pittura, di ceramica, di fotografia, di scultura.

Reperto archeologico lastra scritta

Pago Veiano, culla dei miei avi (il bisnonno materno era nato qui), dista 18 km da Benevento, sorge, come ho accennato, su una collina esposta a nord-ovest ed ha una forma molto irregolare. Si estende lungo l’unica via di comunicazione, la provinciale Benevento San Giorgio la Molara. Gli studiosi sono concordi nel sostenere che il paese attuale, nonostante le numerose testimonianze romane, sia di origine recente e, probabilmente, è stato fondato tra l’Undicesimo e il Dodicesimo secolo. Numerose tracce di antichi centri abitati si trovano in diverse contrade, ma tutte lontane dal paese attuale.

I primi insediamenti umani, com’è affermato nei "pagi" romani si deve presupporre che si trovassero lungo il fiume Tammaro che, cinge il paese per tre lati e che costituisce un’importante arteria di traffici ed attività. Attendibile sembra l’ipotesi che proprio lungo la riva sinistra del fiume, si snodasse uno dei "calles sannitici", sistemato in epoca romana. In seguito ha costituito un tratto della via "Numicia" o "Minucia", che è la continuazione della strada costruita nel 161 avanti Cristo e descritta quale itinerario dell’imperatore e che, per tale motivo, durante il periodo medioevale ha preso il nome di "tratturo regio".

Un angolo del Centro storico

Che il paese abbia origini antiche è una ipotesi affascinante, confortata da diverse testimonianze archeologiche: ruderi, tombe, epigrafi, monete rinvenute in diverse località del territorio di Pago anche se, da sole, non potranno mai far piena luce sul passato. Gli unici risultati interessanti sono le tracce dei centri abitati, ritrovate nelle contrade, che risalgono a epoca romana, quali: Terraloggia, Casalini, Piane e Torre. Ma nonostante le varie testimonianze non è stato possibile, avere fondate argomentazioni storiche. Ma dalle poche iscrizioni di carattere pubblico, quali la lapide che si trova in contrada "li Piani" dedicata a Caio Sefronio, consente di sostenere che nel territorio di Pago, esistesse, in epoca romana, "Pagus Vetanus".

Theodor Mommsen, parlando di Pago, in particolare, si riferisce alla contrada terraloggia: "qui fuit aetate romana Pagus Veianus".

Pago Veiano è stato abitato da cittadini della tribù Stellatine, una delle 35 tribù rustiche cui vengono iscritte le popolazioni italiche dopo aver ottenuto la cittadinanza romana. Le Aree votive, le steli funerarie e i cippi disseminati qua e là testimoniano, tuttavia che ce n’erano diversi tra cui, forse "Pagus Meplanus". Quindi si presume che non esistesse un "pagus" là dove fu costruito, in epoca medioevale il paese attuale, ma che la tradizione romana dei pagi è ancora molto forte se il nuovo paese è chiamato proprio Pago.

Certamente i suoi fondatori provengono dalle contrade circostanti i quali hanno scelto per il loro nuovo insediamento la collina più alta della zona, forse perché meno soggetta a fenomeni sismici e per meglio proteggersi dagli invasori.

Un preciso riferimento a Pago si trova nei numeri 3 e 4 a pagina 215 della rivista "Sannium" del 1954 in cui è detto: "l’Università di Monteleone, insieme con le terre di Pago, Taurasi, Terra Rossa e Pietrelcina doveva contribuire alla riparazione del castello imperiale di Buonalbergo". Era il 1239, e in quel tempo regnano gli Svevi, e quando a Benevento cessa il potere Longobardo, passa a far parte del dominio pontificio e Pago gravita nella sua orbita. In seguito entra a far parte del Principato Ultrà.

Questo antico paese che vanta vestigia romane, all’inizio dell’età normanna è un feudo ricco, murato e forte, ben protetto dal castello:"Torreloggia" di cui esistono ancora le tracce delle mura, ha fatto parte prima della contea di Ariano poi di Buonalbergo.

Nel 1113 il feudo è possedimento del normanno Roberto di Sicilia che muove guerra ai beneventani guidati da Landolfo della Greca, i quali distruggono e saccheggiano Terraloggia. Nell’incendio del castello lo stesso Roberto muore tra le fiamme. In seguito il feudo, è posseduto, con quello vicino di Mannaro, da Guarino di Terrarubea che nel 1170 partecipa alla crociata condotta da Guglielmo il Buono. Nel 1482, morta Maddalena Caracciolo, signore di Terraloggia diviene il figlio Tirello Mansella che ha tanta parte nelle lotte civili che si scatenano a Benevento, divisa in due opposte fazioni capeggiate dalle famiglie dei Mansella e dei Capobianco. Dopo i Mansella, nel 1605, il feudo passa ai Caracciolo e da questi, nel 1681, ai Pignatelli. Nel 1703 è venduto a Vincenzo Mastrilli per quattordicimila ducati il quale lo cede a Giacinto Muscettola, duca di Spezzano. Nel 1727 è ricomprato dai Pignatelli. In seguito passa al Marchese de Girardi e al Marchese di Montesilvano.

Altra località abitata in epoca romana è Tammaro, il cui castello (ora chiesa Santa Maria al Tammaro), è posto sulla sponda destra del fiume omonimo, alla contrada "Canalini". Anche qui sono venuti alla luce reperti archeologici, tra cui un cippo sepolcrale eretto da Camuria Primitiva in onore del marito. Secondo alcuni storici San Tammaro, ventitreesimo Vescovo di Benevento (440-465), essendo nato qui il posto ne avrebbe preso il nome.

Secondo altri sarebbe venuto dall’Africa. Nel secolo Ottavo Tammaro è possedimento del nobile beneventano Vaccone, che lo dona al Monastero di Montecassino. In seguito passa a far parte dei possedimenti di Santa Sofia. Se Terraloggia e Tammaro sono scomparsi come centri abitati, le loro campagne continuano ad essere popolate dalle modeste abitazioni dei contadini che vi dimorano quasi tutto l’anno, pur avendo un’altra casa in paese. E’ all’inizio del 1800 che i feudi di Terraloggia, di Tammaro e di Pago formano un unico comune.

In una di queste case di contadini, ai nostri giorni, si è svolto un mortale "duello rusticano" tra una coppia, che avendo dimenticato che esiste il divorzio, ha posto fine ad un'esistenza di reciproci insulti, scaturiti quasi sempre dalla gelosia dell'uomo che vede rivali in amore dappertutto. Lui si è convinto che la moglie lo tradisca finanche con il giovane parroco. Hanno litigato e poi duellato, con i coltelli da cucina, fino ad uccidersi a vicenda, con una coltellata alla gola.

IL DIVORZIO

Il neologismo è nato nel Diciottesimo secolo per significare lo scioglimento del matrimonio per la volontà di uno o di entrambe le parti di non vivere più come marito e moglie.

Ma già nell'Antico Testamento, in conformità alla concezione del matrimonio, secondo la quale la donna, col matrimonio diventa proprietà del marito, il divorzio è inteso unicamente come ripudio unilaterale da parte del marito (1).

La parola di Gesù, riferita in più passi del Nuovo Testamento (2), che si pronuncia contro il divorzio, affermando l'indissolubilità del matrimonio per i credenti con riferimento al racconto della creazione (3).

Nell'antica Grecia il divorzio è invece un diritto comune tanto all'uomo che alla donna: la legge di Gortina comporta da parte del marito la restituzione della dote alla moglie, accresciuta degli interessi maturati durante la convivenza matrimoniale, e la legislazione di Solone, ad Atene, fa obbligo al marito di ripudiare la moglie adultera, pena la perdita dei diritti civili.

Giustiniano - Bassorilievo bizantinoOltre a queste forme esiste anche il divorzio per mutuo consenso; altro motivo di divorzio è la sterilità della donna: lo si trova applicato a Sparta, ma è probabile che esista anche altrove. Nel diritto romano il divorzio discende come logica conseguenza del venir meno dell'affectio maritalis, che costituisce il fondamento insostituibile del matrimonio.

I Romani considerano cosa turpe continuare la convivenza matrimoniale senza il mutuo affetto e di conseguenza rende necessario il divorzio. Gli istituti che lo rendono legittimo sono la diffareatio e la remancipatio, atti a sciogliere il matrimonio e a liberare la donna dalla manus del marito.

Solitamente il divorzio è compiuto senza formalità; tuttavia la legge Iulia de adulteriis del 18 avanti Cristo attribuisce importanza, almeno per certi effetti giuridici, all'uso, preesistente, di documentare il divorzio mediante testimonianze, che portino i sigilli di sette testimoni. Nel diritto giustinianeo è necessario il libellus repudii per la validità del divorzio; Giustiniano, nel 542, comminò sanzioni contro chi divorziasse per motivi non determinati; la norma è stata abrogata da Giustino II.

In Italia, oggi, il divorzio è disciplinato dalle leggi 1º dicembre 1970, n. 898, 1º agosto 1978, n. 436 e 6 marzo 1987, n. 74; ed è previsto in due forme: come scioglimento del matrimonio celebrato con il solo rito civile; come cessazione degli effetti civili del matrimonio celebrato con il rito concordatario.

Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi, poi entrambi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente.Terminata l'istruttoria, il tribunale in contraddittorio delle parti e con l'intervento obbligatorio del Pubblico Ministero, accertata la sussistenza di uno dei casi detti sopra, pronuncia con sentenza lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e ordina all'ufficiale dello stato civile del luogo dove è trascritto il matrimonio di procedere all'annotazione della sentenza e dispone l'obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell'altro un assegno quando quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.

Il tribunale che pronuncia la sentenza di divorzio dichiara, inoltre, a quale genitore i figli sono affidati e adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole con esclusivo riferimento all'interesse morale e materiale di essa. L'abitazione nella casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età. Il tribunale determina altresì l'ammontare dell'assegno di mantenimento relativo ai figli adeguato automaticamente con riferimento agli indici di svalutazione monetaria.

Una legge rigida, fatto per persone agiate. Questo stato di cose non ha permesso ai coniugi di Pago Veiano di chiederlo, preferendo giungere a riportare a galla "il duello rusticano". Ma potrebbe essere stata la più rigida legge della dottrina cattolica sul matrimonio la quale dichiara che "il matrimonio valido rato e consumato non può essere sciolto da nessun potere umano e da nessuna causa". Essa appoggia l'indissolubilità del matrimonio sul comando di Cristo: "L'uomo non s'attenti a separare ciò che Dio ha congiunto" (4). L'estremo diniego che la Chiesa ha sempre opposto al divorzio e il mantenimento di questa linea rigida anche con l'introduzione del divorzio in molte legislazioni civili.

LA FAMIGLIA

Quindi, il fenomeno sociale che evidenzia la crisi della famiglia è il divorzio. La possibilità di divorziare fa parte ormai della mentalità comune dell'Occidente industrializzato.

Un tempo il divorzio era considerato una sanzione contro il coniuge che si era macchiato di una colpa. Prima era concesso solo in caso di adulterio. Nel corso degli anni Settanta il sistema del divorzio-sanzione è stato abbandonato e sostituito da quello del divorzio-fallimento. Perché oggi un tribunale decreti la rottura di un matrimonio non è più necessaria la colpa di uno dei due coniugi: basta che fra marito e moglie vi siano delle "differenze inconciliabili" che rendano la convivenza "intollerabile".

Questa intollerabilità, ovviamente, influisce sul minore che si sente confusamente sbattuto come un pacco postale, nel migliore dei modi; ma ci sono intollerabilità che "alienano" il minore il quale si ribella e domanda e si domanda: "perché devo sopportare quello che mi dicono? Mamma mi dice che papà è bugiardo e che fa solo finta di volermi bene; papà dice che mamma mi racconta cose non vere perché non vuole che io stia con lui. Per piacere mi si faccia capire, che sto impazzendo!"

Esistono anche casi in cui l’assistente sociale, incaricato dal Giudice di svolgere indagini per l’affidamento del minore, relaziona che il minore ha per parenti solo quelli materni (o viceversa), ignorando i parenti paterni (o materni) e il bambino si domanda, ma dove sono i nonni di papà o di mamma? Perché il signore che mi ha interrogato ha detto che non è necessario che li nomini?

Ebbene queste figure sono le più pericolose per l’avvenire del minore, che cresce con una gran confusione nel cervello e diventa ribelle ad ogni dettato civile: non va bene a scuola, fa di tutto per mettersi in luce, magari rompendo gli occhiali del suo compagno di giochi o facendo la pipì nelle scarpe da ginnastica del professore di educazione fisica.

Ciò che porta il minore a queste azioni asociali è il fatto che sulla sua strada ha incontrato un assistente sociale, come quello enunciato sopra, che presenti una falsa relazione al giudice asserendo che il bambino, alle sue domande risponde con linguaggio appropriato e con le idee chiare, senza rendersi conto, oppure omettendolo volutamente, che il bambino quando afferma di voler stare con la madre e che il papà quando lo vede lo fa solo soffrire, evita di trascrivere nella relazione che il piccolo aveva gli occhi colmi di lacrime quando pronunciava "quelle parole che la madre, con sottile malignità, dimenticando il suo ruolo, gli ha fatto imparare a memoria".

In base alla legge, l'affidamento è disposto dai servizi sociali ed è proprio queste persone che bisogna tenere sotto osservazioni perché per amicizia, o per solo conoscenza, sottopongono al giudice un rapporto che tutto afferma meno la verità, presentando a volte il minore orfano dei nonni paterni o materni e senza altri parenti se non quelli concordati con il coniuge amico o conoscente e il bambino cresce in solitudine con se stesso diventando da giovane un "grande ribelle" con una rabbia sorda in corpo, pronta ad esplodere al primo apparire di una scintilla elettrica.

I GIOVANI RIBELLI E LA SOCIETA’

Questo tipo di giovani, non accetta il concetto di società che richiede una ricostruzione analitica e teorica più rigorosa di quanto non avvenga nel cosiddetto "senso comune". Molto spesso, infatti, la considera un sinonimo di Stato.

Anche l'adozione dell'espressione formazione sociale, non è da loro accettata perché non sembra in grado di rendere più precisa la nozione scientifica e di migliorarne l'applicazione allo studio dei grandi gruppi umani. Sotto questo profilo, il giovane ribelle non configura la società come un gruppo di ampie dimensioni, durevole e capace di soddisfare le esigenze materiali dei propri membri e di assicurare la riproduzione dei valori e delle regole elaborate dalla comunità.

Il giovane ingannato nella fanciullezza, deturpato nella sua intelligenza durante la pubertà oramai è tanto ribelle che non accetta nessun tipo di cultura. Non si preoccupa di sapere che la cultura europea, più di quanto non abbiano fatto altre civiltà altrettanto sviluppate, si è interrogata sin dall'antichità classica con grande passione e impegno sul significato di società, delle sue implicazioni e della sua estensibilità.

Filosofi come Platone e Aristotele associano l'idea di società a quella di politica o di governo, riproducendo il modello dominante nella città-Stato ellenica e la sua accentuata politicità. Il pensiero precristiano, esclude dall'appartenenza giuridica alla società e ai benefici che ne derivano la classe dei non uomini, gli schiavi. Il primo autore cristiano che propone una propria teoria della società, seppure strettamente legata a motivi teologici ed escatologici, è Agostino, che contrappone la città/società terrena a quella divina. In questo si ritrova "il giovane ribelle" che vede la svalutazione della società umana e il disinteresse per i suoi destini, che alimenterà una ribellione sempre più accentuata e irriconoscente contro qualsiasi uomo, sia esso familiare sia conoscente o semplice cittadino. Si crede perduto all’amore e per ritrovare quello che avrebbe voluto essere e non è stato ricorre alla violenza gratuita, all’uso di stupefacenti sempre più pericolosi per la sua e per l’altrui vita.

Questo stato di cose lascia molto spazio ad un dibattito sui caratteri costitutivi e sulla estensibilità del concetto di società, ma la tendenza prevalente fra gli studiosi è quella ad analisi di medio raggio, perseguendo ampie e specifiche situazioni attive nella situazione di una società creata ex novo da un gruppo di giovani ribelli, che perseguiscono modelli astratti e onnicomprensivi.

Eppure la psicologia, oggi, gode di un'enorme diffusione. I suoi campi d'intervento si sono moltiplicati. Il linguaggio della psicologia e della psicoterapia è largamente entrato nel linguaggio comune. "C'è chi dice che si tratta di un lusso delle società del benessere: risolti i problemi materiali della sopravvivenza, queste società possono permettersi di rivolgersi ai disagi interiori, alla sofferenza psichica. Certo c'è molto di vero in questo, ma riteniamo ci sia qualcosa di più. Noi viviamo in un'epoca in cui il significato e il valore della vita umana sono stati messi radicalmente e diffusamente in discussione".

Occorre perciò una sempre più profonda comprensione di se stessi e dei problemi dell'esistenza, per far fronte a questo disorientamento: e la psicologia è certamente la scienza che possiede gli strumenti più raffinati per questo difficile compito. Perciò i comuni e le istituzioni preposte alla guida di assistenti sociali che debbono svolgere atti di convincimento tra i coniugi per il bene del minore, devono mettere da parte l’amicizia occasionale e valutare scientificamente la situazione prima di sottoporre al giudice tutelare una falsa o incompleta relazione, che metta in serio pericolo l’avvenire del minore.

La psicologia ci ha insegnato l'importanza degli anni dell'infanzia nella costruzione di un uomo equilibrato, capace di autorealizzazione e di solidarietà sociale; ecco perché si chiede al Giudice tutelare, maggiore selezione nella scelta degli assistenti sociali preposti all’indagine, tenendo presente che: "I comportamenti degli uomini sono per lo più guidati da scopi precisi. Il primo strumento che ha a disposizione per rapportarsi agli altri è il linguaggio. Dalla riflessione sulla sua struttura e sul suo rapporto con il pensiero può giungere ad esaminare l'interazione sociale in sé e gli atteggiamenti che caratterizzano i comportamenti umani".

Bibliografia

Antonio Eymieu, Il governo di se stesso (l’arte del volere), (La legge della vita) Ed. Paoline 1960; J. Bonsirven, Le divorce dans le Nouveau Testament, Tournay, 1949; De Martino, Prefetti, Taddeucci, Tondo, Scioglimento del matrimonio, Roma, 1971; M. Barbagli, Provando e riprovando. Matrimonio, famiglia e divorzio in Italia e in altri paesi occidentali, Bologna, 1990.

(1) Deuteronomio 24, 1-4); (2) (Matteo 5, 31-32; 19, 3-9; Marco 10, 1-12; Luca 16, 18); (3) (Genesi 1 e 2);

(4) (Matteo 19,6).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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