Evita
commento alla poesia:

Come un'aquila

Come un'aquila felice volo lassù dove nessuno potrà mai arrivare.

Della felicità che ognuno prova nel "volo", specialmente se questo è solitario, se ne può parlare soltanto se si accettano le dottrine e l'esperienza dei grandi oppure si riportano alla memoria le letture crociane per la formazione e l'operosità di critico.

Leggendo "Come un'aquila" di Luciana Evita Tonietti occorre accettare, senza riserve, il concetto dell'arte come intuizione ed accettare, quindi, subito il principio della sua autonomia, ma sempre a proprio modo, accogliendo l'intuizione, perché con una sola poesia (non so nient'altro della Tonietti), senza aver letto altro.

Ho cercato la poesia fuori da tutto ciò che in una composizione poetica può essere edonistico, discorsivo, illustrativo.

Secondo la prima Estetica crociana che non contraddico, ma accetto la teoria dell'intuitività dell'arte, perché sembra coincidere con la concezione dell'arte dei poeti moderni, che cercano esperienze concrete, fondate sulla propria conoscenza delle varie arti, specialmente la pittura e la musica. L'idea fondamentale di Benedetto Croce, il quale asserisce, "che esiste l'arte in assoluto e non le singole arti" è penetrata attraverso formulazioni svariatissime, anche in grafomani che non sanno neppure chi sia e nemmeno il nome.

Ciò che fa diventare poesia la produzione della Tonietti è, invece, l'esperienza, più che l'intuizione, della fondamentale unità delle arti.

Si tratta in conclusione di una conferma, in teoria, di una larga e precedente esperienza intellettuale.

Lassù si libera il mio Spirito e si mescola e con l'universo odo il sibilare del vento, e lo sguardo si perde nell'infinito.

Il che appare evidente, poiché lei l'accetta come intuizione pura, in senso strettamente letterario. In questo caso significa che le rimane estraneo, il travaglio del pensiero crociano.

"nell'aria mi lascio cullare dalla corrente, volo, volo, vado dove il soffio mi porta alla ricerca di cibo.

La mia Anima ha fame e difficile è il percorso per saziarla".    

Il carattere empirico è di una chiara evidenza solare: Il preludio ad una poesia moderna, in cui la sostanza poetica e rivelata dalla monotonia del verso, quasi a voler simboleggiare il monocorde stridio dell'aquila. Ma "l'anima ha fame" e nessuno fa niente per saziarla. L'anima! Un'anima che lascia il ronzio nella memoria di un'infinità di versi: la disperazione dell'affamato, la rabbia di chi rincorre la giustizia tra gli uomini, il desiderio anelato di poterla saziare, anche se il percorso sarà difficile, lungo ed aspro.

" ho ancora molta strada da fare e la mia vita si perde in miriadi d'emozioni che fanno vibrare il mio corpo, la mia mente."

Una confessione con e nello stesso tempo senza vergogna, che senza dubbio cerca di dare un senso anche emotivo ed emozionale attraverso la musicalità piana e forte, appunto, come lo stridio dell'aquila quando si alza in volo verso le più alte vette, verso il cielo terso e luminoso.

Questo dà alla composizione l'impressione adeguata di un testo poetico, che non ha mai ceduto all'assioma di cui la poesia moderna sembra abbondare.

" Il mio essere ogni giorno lotta per vivere per amare, per dimenticare, per non soffrire."

E qui non ci sono tranelli lessicali, dove l'equivalenza della parola con la monotonia del grido dell'aquila "rende" e si fa chiaro e concreto oggetto visivo.

Reno Bromuro

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Reno Bromuro
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