Speranza dei giovani o comunque nuovi autori
ARMANDO ROSITANI
rivive nella sua "RADAR/SEI"

Ebbi il primo contatto con Armando Rositani appena chiuso la stagione teatrale del 1971/72, tramite un’allieva della mia Scuola di Recitazione "I Corinti", che un commediografo romano fece venire da Bari. Carla era una bravissima allieva e al debutto riscosse anche un suo personale plauso, interpretava un personaggio difficile, una tossicodipendente che per difendere il suo uomo finge di aver perduto la memoria. Dicevo il primo impatto lo avemmo con un articolo pubblicato su "La Voce Nuova della Regione" diretto, appunto da Armando.Armando Rositani

Gli scrissi per ringraziarlo e lui mi disse di aver saputo tutto di me, da Carla. La nostra corrispondenza divenne fitta, almeno due tre lettere la settimana e convenimmo di avere gli stessi desideri, aspiravamo alle medesime conquiste: aiutare i giovani o comunque nuovi autori non conosciuti al grosso pubblico.

M’invitò a collaborare a Radar/sei. Ricordo che quando ebbi tra le mani la rivista mi piacque molto per la sua semplicità e ingenuità. La rivista, monotematica, una specie di dialogo che si svolgeva tra l’editore Rositani e i suoi collaboratori. L’editoriale era sempre basato sull’interrogazione del discorso del poeta che s’interroga lodando la bellezza dell’arte e nello stesso tempo dolendosi che essa camminava per una via sconosciuta, come perduta in mezzo alla zavorra che editori senza scrupoli (che facevano pagare gli autori anche con cambiali), e le sue aspettative, che rimanevano sempre e solo speranze, perché gli autori preferivano di pubblicare firmando cambiali e non (era una cosa rara trovare una bella poesia, ma capitava) su Radar/sei.

Ripensando a quegli anni, rivedo me che salgo sopra un treno e scendo da quello per prenderne subito un altro, giravo la Penisola per la conferenza "Il Racket dell’Arte e il valore umano della Poesia". Commentavamo sia la rivista sia la conferenza col mezzo epistolare, penso che dopo la mia dipartita e verranno fuori tutte le nostre lettere, qualcuno penserà che fossimo innamorati. Forse lo siamo stati, ma eravamo innamorati della stessa "donna" Nostra Signora Poesia.

Per conoscerlo di persona il 16 novembre 1976, erano ormai quattro anni che la nostra amicizia camminava sulla carta portata da postini, lo invitai alla presentazione di quattro poeti che a me piacciono tanto e improvvisandomi editore avevo pubblicato le loro poesie; pregai Armando di presentare almeno un poeta.

C’è chi resta intimidito e, in alcuni casi, addirittura terrorizzato nel trovarsi dinanzi ad una persona che vede per la prima volta anche se c’è un discorso avviato. Si può essere preso dalla cosiddetta "botta di panico", ma per noi fu come se ci fossimo lasciati un’ora prima.

Armando Rositani aveva l'attitudine del giornalista e quella di trovarsi a suo agio quando era alle prese con la pagina bianca e i Titoli che dicessero tutto. Anzi, egli, a tu per tu con la pagina bianca, riceveva una sorta di scarica di adrenalina che tendeva ad accentuare le sue qualità spingendolo a dare il massimo di sé. Psicologicamente l'essere a tu per tu con il materiale da inserire era il momento più atteso del lavoro di preparazione. Il giornalista lavora in attesa di quel momento: il quale diventa anche una specie di sfida, di atto liberatorio, come gli ultimi cento metri d'una massacrante maratona.

Ma quella dote iniziale lo portava a risultati diversi a seconda di come avrebbe voluto utilizzare o condizionata, o arricchita dalla sua sicura esperienza.

Nel momento in cui vedeva la bozza della pagina cui aveva dato tutto, sentiva che l'essere umano e la pagina stampata non erano più due entità separate ma formavano un tutto unico, una sola "anima", capace di ricevere e di rilanciare la comunicazione.

Si capisce anche che questo fenomeno era da interpretare. Importante era precisare che non bisognava lasciarsi abbattere se ci scappava un refuso, non era un orrore ma che occorreva saperla "possedere" e dominare, affinché non accadesse la prossima volta.

Radar/sei,come ben sappiamo, nasceva da una doppia esigenza uno era dare spazio ai giovani o comunque nuovi autori, l’altra di un ritorno alla nostra migliore tradizione classica, in opposizione ai torbidi fermenti dell’intimismo e alle ricerche sperimentali di alcuni movimenti d'avanguardia, come il "Gruppo del ’63" o l’avanzante "poesia visiva" In particolare "Radar/Sei" per Rositani era la rivista che sarebbe stata promotrice della cosiddetta "prosa d'arte", raffìnatissima, stilisticamente esemplare, frutto d'una profonda macerazione culturale e critica: il "saggio", il "capitolo", a mezzo tra la prosa liricizzata e la notazione critica, sono le forme più tipiche del suo volere. Ma al di là del comune impegno stilistico, ci fu sempre, come ho già detto, un indirizzo unico.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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