ANTONIO ALTOMONTE

Antonio Altomonte

Antonio Altomonte nacque a Palmi il 25 Novembre del 1934 da Salvatore e da Francesca Parrello. Primo di tre figli, fu avviato agli studi presso il locale liceo classico dove conseguì la maturità, mai abbandonando l’attività sportiva che praticava con passione e grande entusiasmo.

Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza nella Università di Messina per soddisfare, come egli stesso asserisce, il desiderio del padre che in lui vede un buon avvocato, ma preferisce dare sfogo alle sue vocazioni seguendo più le lezioni di letteratura impartite da Giacomo Debenedetti, di cui gli ha parlato, molto bene, Leonida Repaci, anziché quelle della sua facoltà.

Contemporaneamente, continuando a praticare lo sport, da dilettante, incomincia a scrivere racconti ed interessanti articoli su alcuni giornali. Prima sulla Gazzetta del Sud e poi sul Tempo, anche per le insistenze di Domenico Zappone.

La facilità espressiva e le particolari tendenze alla narrativa lo legano sempre più al quotidiano romano tanto che, dopo le giustificate perplessità sorte nell’ambito familiare, nel 1961 decide di trasferirsi a Roma dove meglio e più facilmente può svolgere il lavoro di giornalista. Qui, dopo aver fatto il cronista, passa alla redazione come responsabile del supplemento libri, distinguendosi per capacità e professionalità.

Nel 1964 pubblicò il suo primo romanzo, "Il Feudo", al quale, alla nona rassegna di Villa San Giovanni, gli è attribuito il primo premio per la narrativa. Come precisa in seguito lo stesso autore, Il Feudo significa la scoperta di una vocazione.

Anni prima il manoscritto di questo romanzo era stato inviato a diverse case editrici ma nessuna di esse l’aveva preso in considerazione per la pubblicazione.

Con "Il Feudo" Tonino (come familiarmente lo chiamavo) si affaccia alla severa critica letteraria riuscendo a riscuotere quei preziosi successi che lo spingono sempre più in quella delicata attività che lo porterà poi ad essere considerato protagonista della narrativa contemporanea. Anche per questo, lo stesso anno 1964, Leonida Repaci, pubblicando l’interessante volume Calabria grande e amara, lo definisce espressivo ricostruttore di perdute dimensioni. E’ così che l’affermato redattore dell’importante quotidiano si affaccia alla narrativa con fiduciosa speranza e con grandi capacità creative dopo l’avvilimento iniziale causato dal tormentato iter cui Il Feudo era stato sottoposto.

Il grande pubblico comincia a conoscere il suo nome ed i più severi critici iniziano ad interessarsi dei suoi lavori soltanto l’anno successivo quando è pubblicato L’Idea del corpo, un romanzo di profondo interesse umano in cui i principali protagonisti, due ragazzi (Luca e Sabella), si raffigurano alla presenza di un’antica cattedrale attorno alla quale si svolge la loro vicenda.

Questi due romanzi, e gli interessanti servizi con cui egli introduce innovazioni importanti nel campo giornalistico, fanno intravedere le particolari doti letterarie e gli ampi orizzonti in cui può spaziare.

Nel 1968 sposa Libertaria Falvo. Oltre a scrivere "La sostanza bruna", che sarà pubblicato nel 1972 e che avvia una nuova fase alla sua ispirazione meridionale, si interessa di problemi regionali curando delle specifiche antologie.

Una, sulla Calabria, in collaborazione con Leonida Repaci, è pubblicata nel 1969 col titolo Narratori di Calabria ed un’altra, sul Lazio, pubblicata nel 1974 col titolo "Roma: diario a più voci".

Negli anni successivi, pur interessandosi con parsimonia alla narrativa, scrive un saggio su Leonida Repaci, pubblicato a Firenze nel 1976, ma non trascura di fare del buon giornalismo visitando molti paesi stranieri e curando importanti reportage. Ed è proprio in uno di questi viaggi che matura l’idea di scrivere Dopo il presidente; idea che poi si concreta a seguito della lunga agonia e quindi della morte del generalissimo Franco in Spagna, delle vicende di Tito in Iugoslavia e di altri dittatori che in quel periodo caratterizzarono popoli e territori.

Per Dopo il presidente, pubblicato nel 1978 e considerato una metafora del potere, gli è assegnato il prestigioso ed ambito premio Viareggio dopo che la giuria ha intravisto nel romanzo due grosse intuizioni narrative: l’atmosfera vetrosa entro cui i personaggi si muovono quasi per un destino e il potere che è sempre infame. Instancabile nel suo lavoro il giovane scrittore alterna il giornalismo alla narrativa e viceversa e così dopo due anni può mandare alle stampe un altro interessante romanzo che lo consacra scrittore di elevato pregio letterario e che gli procura il premio Selezione Campiello: "Sua Eccellenza", un racconto dove si evidenziano le delusioni e le amarezze di un uomo che, vissuto all’insegna della legalità e nella certezza dei valori, si trova poi di fronte ad una realtà romana, microcosmo di devastazioni e di detriti. Ed in questa città lussureggiante compie un drammatico viaggio in compagnia della moglie attraverso le incognite della corruzione dei corpi e nella salvezza dell’anima.

Nel 1982, riunendo in unico volume i tre romanzi già editi "Il Feudo", "Adolescenza",già intitolato "L’idea del corpo", e "Una storia in frantumi", già col titolo "La sostanza bruna", pubblica Una stagione sull’altra.

Tre romanzi che, come si legge sulla copertina, testimoniano da lontano gli elementi di novità di uno scrittore giunto al successo di pubblico ed alla larga considerazione della critica con "Dopo il presidente" e "Sua Eccellenza". Lavoro impegnativo a cui è assegnato il premio Pisa.

Nello stesso anno 1982 esce "Il Magnifico": un’ampia biografia di Lorenzo dei Medici con cui si aggiudica il premio Castiglioncello per la biografia opera prima, considerato pure libro dell’anno.

Questo nuovo impegno conferma la serietà e la preparazione dello scrittore palmese indicandone anche la profonda conoscenza per particolari periodi storici che caratterizzarono la vita e la cultura del popolo italiano. Pur non essendo un romanziere storico, infatti, egli si sa inserire in un contesto storico ben preciso tanto da cogliere quegli aspetti particolari considerati fondamentali nella figura di questo personaggio.

Doti, sottolineate da Enzo Fabiani nella presentazione e commentate da Vittore Branca sul Corriere della Sera dove, tra l’altro, è precisato che l’autore ha rivelato e tinteggiato abilmente i momenti più diversi della personalità di Lorenzo. Mario Guidotti aggiunge che la biografia sul Magnifico è un'opera storica scritta da un romanziere, da un narratore che rimane tale, cioè racconta e al tempo stesso non romanza e non inventa, ma attenta a fonti storiche, valuta da storico e critico con rigore scientifico.

Queste sensibilità espressive, d’altra parte, Altomonte le ha evidenziate nei suoi precedenti lavori che la critica ed il pubblico hanno favorevolmente accolto e che riemergono nel 1984 ne "Il fratello orientale", in cui, come si legge nello stesso libro, la cronaca dei nostri giorni è trasformata nel mistero dell’esistenza. Quale morte attende lo straniero che troppo ci assomiglia? Con queste sofisticate e coraggiose pagine di narrativa all’autore è assegnato il premio Selezione Campiello ed il premio Basilicata.

Nello stesso anno si cimenta in un campo propriamente non suo, quello del teatro, con la commedia La parete di vetro, riscuotendo un successo enorme tanto da fargli assegnare, ex aequo, il premio nazionale Fondi - La Pastora. Quasi nello stesso periodo prepara per la RAI alcuni radiodrammi che sono stati pure pubblicati su delle riviste.

Redige "La vita di Dante", nel redigere questa biografia, si muove in parallelo tra l'opera di Dante e la storia del suo tempo: legge l'una come un'autobiografia e dilata e ingabbia l'altra nelle vicende italiane del Due-Trecento. È così che la cronaca quotidiana si lega in Dante ai grandi voli della fantasia e il risultato è un quadro dove la più scrupolosa documentazione vive tutt'uno con la suggestione del racconto delle avventure di questo grande poeta ostinato in un suo progetto politico che costituì la vera ragione totalizzante della sua vita.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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