9 settembre 1908
Cesare Pavese

Cesare Pavese nacque a Santo Stefano Belbo il 9 settembre 1908.

I suoi primi interessi si rivolsero alla letteratura americana, alla tragedia greca, alla storia e alle religioni dei primitivi.

Dopo la laurea, insegnò in diverse scuole del Piemonte e iniziò un'intensa attività di traduttore e di divulgatore delle opere dei grandi romanzieri americani: Melville, Dos Vassos, Faulkner, ecc.

In letteratura, esordì nel 1956 con una raccolta di poesie intitolate "Lavorare stanca". Non aveva aderito al fascismo e frequentava i gruppi antifascisti torinesi. Ciò gli valse, nel 1935, l'arresto e il confino.

Il libro che rivelò Pavese ad un pubblico più vasto fu "Paesi tuoi" del 1941, nel quale si possono notare i segni della predilezione dell'autore per la letteratura americana. Intanto la guerra voluta dal fascismo portava l'Italia alla rovina. Dopo l'8 settembre, gli amici di Pavese si unirono ai partigiani nella lotta contro il nazi-fascismo; lo scrittore coi familiari si rifugiò in un paesino di campagna.

Nel dopoguerra, si iscrive al partito comunista e vive il suo periodo più felice dal punto di vista creativo. Scrive "Il compagno" nel 1947, "Feria d'agosto" nel 1946, "La bella estate" nel 1949. Mentre porta avanti la stesura del suo diario che intitola "Il mestiere di vivere", iniziato nel 1936. Nel 1950 pubblica infine "La luna e i falò", che da alcuni è consideralo il suo capolavoro.

Ma ormai Pavese, nonostante gli onori e i riconoscimenti che gli sono attribuiti, è sempre più angosciato e solo, ed è stanco di combattere. Il 28 agosto 1950 è trovato morto in un albergo di Torino.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1087: Si spegne tra atroci sofferenze Guglielmo il Conquistatore

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RICORDIAMOLI

UMBERTO BOCCIONI

Boccioni, pittore e scultore era nato a Reggio di Calabria nel 1882, si spense a Sorte, Verona, nel 1916.

Dopo aver trascorso l'infanzia e l'adolescenza tra Forlì, Genova, Padova e Catania, si trasferì nel 1901 a Roma, dove apprese i primi rudimenti di pittura nello studio di un cartellonista e cominciò a frequentare, insieme con Severini, lo studio di Balla legato in quel momento al divisionismo.

Nel 1906 soggiornò per qualche mese a Parigi e, dopo un viaggio in Russia, si iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Venezia.

Verso la fine del 1907 si stabilì a Milano dove conobbe Previati e approfondì la conoscenza del divisionismo.

Risalgono a questo periodo opere come La madre del 1907; attualmente ospite a Milano, Galleria d'Arte Moderna; La maestra di scena del 1909; fa parte della Collezione Pomini, di Castellana; Rissa in Galleria del 1910; si trova a Milano, alla Brera, donata dalla famiglia Jesi (ricordate che questa famiglia ha quasi l’intera produzione del 1939, di Domenico Caputi? Ve ne parlai in aprile).

Dopo aver conosciuto Marinetti, nel 1910 firmò il Manifesto dei pittori futuristi e insieme con Balla, Carrà, Russolo e Severini il Manifesto tecnico della pittura futurista, che avrebbe pubblicato nel 1913; contemporaneamente eseguì le prime opere futuriste: La città che sale: 1910; ora a New York, Museum of Modern Art; la serie degli Stati d'animo: 1911; anch’essa a New York, Museum of Modern Art. Nel 1911 si recò a Parigi con Carrà per organizzarvi la prima mostra futurista. Dal 1912 cominciò a dedicarsi alla scultura: Sviluppo di una bottiglia nello spazio del 1912; ora a New York, Museum of Modern Art, Forme uniche nella continuità dello spazio del 1913; ora a Milano, Galleria d'Arte Moderna, L'Antigrazioso del 1912; ora a Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna.

Nelle ultime opere Ritratto del Maestro Busoni, del 1916, ora a Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna la sua pittura assume caratteri nuovi, con un'attenta rimeditazione del futurismo alla luce anche dell'esperienza cubista.

Bibliografia
M. Valsecchi, Boccioni, Venezia, 1950; R. De Grada, Boccioni. Il mito del moderno, Milano, 1962; G. Ballo, Boccioni, Milano, 1964; G. Verzotti, Boccioni, Firenze, 1989.

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L’ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI  "LA CASA DI LUIGI"

Sorvolo sui discorsi di ieri sera, le telefonate non volute fare, l’attesa inutile e il convincere Eleonora a dormire in una delle stanze rimaste vuote, dopo l’andata via dei figli.

Stamani di buon’ora ho accompagnato Eleonora a casa (ha insistito tanto), ci sono andato da solo, mi ha insegnato la strada, ma mi sono trovato sulla Roma L’Aquila e lei insisteva a continuare:

- Vedrai un altro poco. Dobbiamo uscire al casello di Vicovaro Mandela.

Visto l’ora, mi sono detto vuoi vedere che t’incontro mio figlio che si reca a Roma, per aprire il negozietto di fotografo? Dio, mio; tutto vorrei fuorché litigare con lui, che dice ch’io non esco mai e lo faccio per non andare a casa sua.

Quando mi ha detto che eravamo giunti sono rimasto stralunato. Non è una casa ma un groviglio di appartamenti e terrazza, da due piani sotto il livello stradale al quinto piano di sopra il livello stradale: un incanto!

Ogni appartamento è arredato perché ci potesse vivere una famiglia. Abbiamo impiegato più di un’ora e mezza, per vedere gli appartamenti con i vari vani a uno a uno; poi mi si è seduta affianco, sul divano comodissimo, ed ha cominciato a ricordare cose che avevo cancellato dalla memoria.

- Ti ricordi quella sera sulla terrazza di don Titta, quando facemmo l’amore ballando un tango?

- Ma che stai dicendo?…

- L’hai scordato, peccato perché fu bellissimo farla in barba a tutte quelle persone ben pensanti. Tu non lo sapevi, ma erano già passati due anni dall’aggressione e lo stupro. Veramente non lo sapevi o fingevi di non saperlo, perché non ti sei meravigliato quando hai trovato la porta aperta…

- Ti giuro: credetti fossi stata con il tuo fidanzato e gli avevi donato te stessa per amore…

- Farlo con te, mentre ballavamo, mi sembrò fosse la prima volta… - Dopo un sospiro profondo e guardandomi rapita, ha continuato – Perché non lo facciamo adesso? Lo sento ci sembrerà di essere ancora giovincelli. Dai, facciamo finta di trovarci sulla terrazza e stiamo ballando il tango.

Ho rifiutato l’invito con una dolcezza che non conoscevo di possedere. Ho detto improvvisamente: quanta pace! Nemmeno ilo scorrere del fiume tra i pioppi, disturba il silenzio tanto caro a Pasternak.

Si è alzata in silenzio, mi ha preso per mano e mi ha condotto in una stanza da letto, dove accanto all’armadio c’era una libreria tipo svedese e ben in mostra, ordinati e puliti i miei libri; ha voluto che scrivessi una dedica su ogni copia e quanto mi sono sentito commosso e felice nello stesso tempo quando ho visto alcune copie che io non posseggo, perché hanno avuto fortuna. L’ho pregata di farmi fare delle fotocopie, me lo ha proibito.

Mi sino alzato e sono andato via rinnovando l’appuntamento per il compleanno di Luigi. Durante il ritorno avevo fisso dinanzi agli occhi non la strada ma la bella casa che Luigi e lei avevano messo su per loro ed i figli che preferivano stare per conto proprio.

Mi è ritornato alla mente un adagio che citava sempre mio padre:"cresci figli, cresci porci; ma almeno i porci servono a sfamarti!"

A domani, Dio volendo

***

LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

18
Sono andato a Napoli
(4)
e per la prima volta
ho visto anche il nemico:
nel treno, per le strade, nelle case.

Sono ritornato a Paduli di corsa.
(4) In occasione dei funerali del marito di zia Adelina, la sorella di mia madre: era il 26 settembre 1941

19
Gli amici mi hanno detto
di aver visto Gianni e mia zia
nella grotta dietro il "Convento"
fare all'amore, nudi sulla terra.

Sono scappato a Valle d'Asino
vorrei morire e piango.

20
Sono andato col nonno giù in cantina,
sotto una coperta, su una botte
c'era un apparecchio radio,
tre persone con gli occhi accesi
parlano col nonno sottovoce:
Sono sbarcati in Sicilia. "Ndò-ndò-ndò
ndò-ndò-ndò: qui radio Londra..."

Il nonno m'accarezza dolcemente.

21
Non sono andato più a studiare
e Gianni viene sempre da mio nonno.
E' giunto a Paduli un altro confinato.
Gianni mi guarda ed ha paura.

Mi ha ricordato la rivoluzione francese
il diritto dell'uomo e la libertà perduta.

22
Nell'aria c'è festa (5)
corrono per le strade
donne scalmanate, gridando:
"è caduto, è caduto!"

Il nonno affacciato alla finestra
non sorride, però dice: era ora!
5) 25 luglio 1943: anche a Paduli si vede e si sente la guerra, fino ad ora rimasta solo notizia stampata o radiofonica
.

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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