9 novembre 1970
Charles De Gaulle

II 10 novembre 1970, la Francia e il mondo intero apprendevano che il generale De Gaulle era improvvisamente morto, il giorno prima, alle ore 19,50 nella sua casa di Colombey-les-Deux-Eglises, in Lorena.

In Francia, la radio sospese i programmi, limitandosi a trasmettere notiziari e, negli intervalli, musica classica.

I giornali uscivano in edizioni speciali che il pubblico emozionato leggeva febbrilmente. Secondo la volontà del generale, le esequie avvennero in modo semplicissimo il giorno 12 a Colombey.

La bara, fabbricata da un falegname del paese e ricoperta con la bandiera francese, fu portata in chiesa, poi al cimitero, su un pezzo d'artiglieria in mezzo a tanta gente assiepata, in silenzio, lungo le strade, mentre in tutta la Francia le campane suonavano a morto. Lo stesso giorno nella cattedrale di Notre-Dame, a Parigi, si celebrava una messa funebre alla presenza dei capi di stato venuti da tutto il mondo per onorare l'illustre statista: c'erano, fianco a fianco, il presidente degli Stati Uniti, il capo del governo sovietico, regnanti e rappresentanti di ogni paese.

La sera, per diverse ore, nella via dei Campi Elisi sfilò un'immensa folla. Ogni membro del corteo deponeva un fiore sotto l'Arco di Trionfo: era l'omaggio di tutta la Francia all'uomo che simboleggiava la resistenza francese contro l'aggressore nazista.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1799:Colpo di stato del 18 Brumaio:Bonaparte si impossessa del potere in Francia.
1918
:Proclamazione della Repubblica di Weimar.

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RICORDIAMOLI

CHARLES DE GAULLE

Charles De Gaulle nacque a Lilla nel 1890 morì a Colombey-les-Deux-Eglises il 10 novembre Charles De Gaulle1970. Figura centrale della storia francese negli anni 1940/70, svolse un ruolo determinante sia durante la "Seconda Guerra Mondiale, sia nel passaggio dalla "Quarta" alla "Quinta" repubblica.

Dopo la Prima Guerra Mondiale fu collaboratore del maresciallo Pétain. Le sue idee sull'impiego in massa delle forze corazzate, secondo gli schemi della guerra di movimento, non furono inizialmente condivise dallo stato maggiore, ma all'esordio della Seconda Guerra Mondiale ebbe il comando della Quarta divisione corazzata.

Alla notizia dell'armistizio chiesto dal governo Pétain alla Germania, De Gaulle il 18 luglio 1940 si rifugiò a Londra, da dove lanciò una lunga serie d’appelli a continuare la lotta. Mentre Pétain lo faceva processare in contumacia e condannare a morte, si pose a capo dei volontari della "Francia Libera", quindi del Consiglio di Difesa dell'Impero, organizzando la partecipazione delle truppe coloniali francesi alle operazioni degli Alleati. Figura di riferimento anche delle forze della Resistenza in Francia, il 3 luglio 1943 insediò ad Algeri il Comitato di Liberazione Nazionale, trasformato poi nell’aprile 1944, in governo provvisorio.

Dopo la liberazione fu eletto il 13 novembre 1945, capo del governo dall'Assemblea Costituente, ma dopo pochi mesi il 20 gennaio 1946, decise di dimettersi, insofferente verso il potere dei partiti e non disposto a "governare per compromessi": apriva così la sua aspra battaglia contro la Quarta repubblica.

Il 15 aprile 1947 fondò il RPF, Raggruppamento del Popolo Francese, in polemica con i partiti e su posizioni anticomuniste e fortemente nazionaliste. Dopo gli iniziali buoni successi elettorali, la partecipazione al gioco parlamentare costò tuttavia al movimento una crescente emorragia di consensi.

Nel 1953 De Gaulle decise quindi di abbandonarlo e ritirarsi a vita privata. Il ritorno alla ribalta politica coincise con il collasso della Quarta repubblica sotto il peso della guerra d'Algeria. Davanti alla minaccia di un pronunciamento militare e di guerra civile, il 13 maggio 1958 i militari avevano creato un Comitato Civile e Militare di Salute Pubblica, ad Algeri, a De Gaulle fu offerto il Primo luglio, l'incarico di formare il governo con i pieni poteri per una riforma costituzionale. Alle successive elezioni del dicembre 1958 venne eletto presidente della repubblica, mentre il nuovo movimento gollista denominato UNR, Unione per la Nuova Repubblica otteneva la maggioranza relativa dei voti.

Chiamato al potere per conservare alla Francia l'Algeria, aprì invece trattative con il governo provvisorio algerino e, nonostante l'insorgenza terroristica dei militari Colonialisti, nel 1962 riconobbe l'indipendenza dell'ex colonia, convinto che solo per questa via la nazione francese potesse ritrovare una stabile unità.

Una riforma costituzionale dell’ottobre 1962 rese più forte il potere personale di De Gaulle attraverso l'elezione a suffragio universale del presidente della repubblica, al quale era riservato il controllo diretto della politica estera e della difesa. De Gaulle inoltre ricorse ampiamente all'appello diretto al popolo attraverso lo strumento referendario. In politica estera favorì il recupero di prestigio della Francia accentuando la volontà di affrancarsi dall'egemonia statunitense: promosse la costituzione di una forza nucleare autonoma; nel 1966 fece uscire la Francia dalla struttura militare integrata della NATO, anche se non dall'alleanza politica; pose il veto all'ingresso nella CEE della Gran Bretagna, considerata troppo legata agli USA.

La sua concezione di una "Europa delle patrie", ostile a concedere poteri effettivi a istituti sovranazionali, bloccò gli sviluppi in senso federalista delle istituzioni europee, mentre il trattato di cooperazione firmato il 22 gennaio 1963 con il cancelliere tedesco Adenaur costituì la prima manifestazione dell'asse Parigi-Bonn. Nel maggio 1968 la ferma reazione di fronte alla "contestazione studentesca" e alle agitazioni operaie assicurò, a De Gaulle i consensi dell'elettorato moderato e all'UNR la maggioranza assoluta alle elezioni del giugno. Tuttavia nel 1969 un referendum popolare respinse le sue proposte di riforma del Senato e delle regioni, ed egli rispose alla sconfitta presentando le sue immediate dimissioni.

L'eredità politica di De Gaulle, ripresa dal gollismo, s’incarna tuttavia pienamente nell'impianto istituzionale della Quinta Repubblica.

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L’ANEDDOTO PERSONAGGI PADULESI "IL TERREMOTO"

Natale 1974, mio figlio Franco, il primo della serie, dopo aver letto le poesie ritrovate nella camera d’aria di una vecchia bicicletta di papà, saltate fuori per il terremoto del 1973. Mio figlio, dicevo, commosso dalle rimembranze della mia infanzia, si mise a lavorare con la Compagnia dei Vagoni letto; a Natale lo vedo ritornare a casa con le copie di un libretto pubblicato, si trattava di "Occhi che non capivano". La prima persona ad averne una copia fu Marcello Eydalin, il quale mi propose di concorrere al Premio Città di Roma per la poesia edita e di preparare una presentazione in teatro essendovi più legato e col quale avevo più confidenza che non una libreria, a patto che lo avrebbe presentato Lui.

Il libro lo presentammo al Teatro De Tollis l’otto febbraio.Quando Marcello si sentì padrone della situazione, il pubblico era tutto proteso in avanti, con la bocca semiaperta (anche in questo era un trascinatore, un incantatore) si sentì un rilassamento completo sia psicologico sia nervoso. Alle parole: "Il nostro amico Reno Bromuro è una persona che ha saputo, in un certo senso, mettere la poesia nel traliccio dell’alta tensione"; si udì una voce che sottolineò la frase con un commento profondo, anche perché riconoscemmo in lui un grandissimo Poeta e da tutta la sala si levò un applauso scrosciante; io piansi come un bambino, quando avvertii un tremore nella voce di Marcello, che pronunciava il suo nome, ringraziandolo di essere presente.

Il 31 marzo scadeva la presentazione delle opere per il Città di Roma, la tassa di partecipazione era di 2500 lire, Marcello vedendo che temporeggiavo mi prese, mi costrinse a salire sulla sua macchina e mi porto in via Merulana, dov’era la sede della segreteria del premio. La raccolta di poesia vinse il primo premio e il 24 giugno andammo insieme a ritirarlo, Lui era più contento di me.

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LA POESIA DEL GIORNO

NEL RIQUADRO

Ho camminato per strade sconnesse,
strette, e il giorno era ancora lungo;
la mia porta era aperta, ma nessuno
veniva nella casa, io sempre in attesa.

Ho passeggiato per strade lucide,
ampie, cosparse di fiori di campo
il giorno era lunghissimo e la porta
della mia casa assolata, era aperta.

Mi trascino lungo il tempo breve
e la mia porta è sempre aperta.

Tutti entrano nella mia casa
ma, amore mio, è troppo corto
il percorso della nostra strada.
Entra un raggio cocente di sole.

Nella brevità del nostro giorno
ci rotoliamo nel riquadro di sole.

Reno Bromuro (da "Senza levatrice" Editrice Albatros Roma 1983)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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