9 maggio 1984
Relazione della commissione parlamentare
d'inchiesta sulla P2

Tina AnselmiTina Anselmi presenta la relazione finale della commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2. Emergono la veridicità degli elenchi sequestrati nella villa di Licio Gelli, i suoi collegamenti coi servizi segreti fin dal 1950, il coinvolgimento nelle trame che hanno insanguinato il paese nell'intento di favorire l'avvento di una seconda repubblica.

La commissione, alla quale non è stato concesso di accedere all'archivio di Gelli conservato in Perú e contenente documenti ritenuti di fondamentale importanza, ammette di non essere riuscita a far luce sulla "struttura superiore della piramide" piduista. Il 10 il segretario del PSDI Pietro Longo, ministro del bilancio, compreso nelle liste della P2, si dimetterà insieme con gli altri ministri del PSDI. Craxi respingerà le dimissioni.

La notorietà di Tina Anselmi nata a Castelfranco Veneto nel 1927, non deriva tanto dal contributo da lei personalmente dato alla Resistenza, quanto dall’attività politica da lei svolta nel dopoguerra. Eppure proprio la guerra partigiana ha determinato le sue scelte. Tina Anselmi, infatti, decise da che parte schierarsi quando, giovanissima, vide un gruppo di giovani partigiani portati al martirio dai fascisti.

Divenne così staffetta della brigata autonoma "G. Battisti" e del Comando regionale del Corpo volontari della libertà. Nel 1944 si iscrisse alla DC e, non si era ancora laureata in lettere, partecipò attivamente alla vita del suo partito, non dimenticando mai le ragioni profonde della sua scelta antifascista. Nel dopoguerra è stata via via dirigente sindacale, incaricata dei giovani nella DC, vice presidente dell’Unione europea femminile.

Parlamentare dalla V alla X legislatura eletta nella Circoscrizione Venezia-Treviso, ha fatto parte delle Commissioni Lavoro e previdenza sociale, Igiene e sanità, Affari sociali, occupandosi molto dei problemi della famiglia e della donna. Ha inoltre presieduto per due volte la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia P2. il corpo di Aldo Moro all'interno di una Renault rossa in via CaetaniE’ stata tre volte sottosegretaria al Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, e ha retto una volta il ministero del Lavoro e due volte quello della Sanità.

Alle 13,50 di diciannove anni fa è rinvenuto, senza vita, il corpo di Aldo Moro all'interno di una Renault rossa in via Caetani, una traversa di via delle Botteghe oscure, dove ha sede il PCI, in pieno centro di Roma. L’On. Moro era nato a Maglie (LE) il 23 settembre 1916, era stato docente di diritto e procedura penale nelle università di Bari e Roma, segretario della DC dal 1959 al 1963 e presidente del partito dal 1976; era stato con Fanfani uno degli artefici del centrosinistra, guidando i primi governi con la presenza del PSI. Aveva avviato fin dagli inizi degli anni Settanta una strategia dell'attenzione nei confronti del PCI.

Sempre diciannove anni fa la mafia uccideva a Palermo il funzionario regionale Giovanni Bonsignore

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RICORDIAMOLI

SADDAM HUSSEIN

Saddam Hussein, Assieme a Osama Bin Laden è l'uomo più odiato al mondo. Dal 1979 guida l'Iraq con il pugno di ferro, anche se in realtà lui nella stanza dei bottoni di Bagadad ci è entrato ben prima. Saddam HusseinHa trascinato il suo paese in una sanguinosissima e assolutamente inutile guerra contro l'Iran, con il beneplacito di molti governi del resto del mondo. Ha concesso l'autonomia ai curdi e poi ha usato contro di loro armi chimiche. È riuscito a mettersi contro tutti gli ex alleati invadendo il Kuwait, per poi subire Desert Storm. Quindi un lungo embargo, altre crisi e una nuova guerra ormai annunciata. Saddam Hussein venuto a Bagadad dalla provincia, si dà subito alla militanza politica nell’ala irachena del Baath e subisce però numerosi stop:finisce in carcere all’inizio del 1958, dove sconterà sei mesi, a causa della sua attività anti-governativa. Poi, il 7 ottobre del 1958 un commando cerca di uccidere Abd al-Karim Kassem mentre l’automobile del Primo Ministro sta attraversando la via Al Rashid di Bagadad, ma l’attentato fallisce. Di quel commando fa parte anche il giovane Saddam, che viene anche ferito a una gamba dalle guardie del corpo presidenziali. Riesce a fuggire nonostante ferito. Passa qualche giorno a Bagadad, poi scappa prima a Tirkit e poi in Siria, raggiunta a piedi attraverso il deserto.

Il 21 febbraio parte per l’Egitto, destinazione Il Cairo, dove è ospite di alcuni compagni di partito nel quartiere di Doui. Dopo qualche giorno che si trova all’ombra delle piramidi è raggiunto dalla condanna a morte, che il regime di Kassem emette nei suoi confronti. In Egitto rimane per quasi tre anni, periodo durante il quale cerca anche di laurearsi presso l’Università del Cairo, uno degli atenei più prestigiosi di tutto il mondo islamico. L’8 febbraio del 1963, quattordicesimo anniversario della Rivoluzione del Ramadan, fa il suo rientro a Bagadad.

Nella capitale irachena si distingue subito nella lotta contro Kassem, continuando a scalare posizioni anche all’interno del suo partito, diventando prima membro permanente dell’Ufficio centrale dei Contadini e poi impegnandosi sempre più a fondo nella riorganizzazione del Baath, soprattutto dopo il colpo di stato che porta alla fucilazione di Kassem e a un vero e proprio regime militare sotto la guida di 'Abd as-Sal?m 'Ar?f. In questa chiave va letta anche la sua partecipazione al settimo congresso panarabo del partito, che si tenne a Damasco. Qui strinse rapporti con i principali membri del Baath di molti altri paesi arabi, e soprattutto ottenne una sorta di investitura morale da parte di Ahmed Michel Aflak, fondatore del movimento. In molti a Damasco gli consigliano di non tornare in Iraq, Saddam Husseindove per lui l’atmosfera è troppo pesante, ma Saddam non ascolta nessuno: torna a Bagadad e il 14 ottobre del 1964, è arrestato, dopo che soltanto dieci giorni prima una retata aveva decapitato la dirigenza del partito.

Ora Saddam è uno dei personaggi più in vista del Baath, e la sua permanenza in cella è molto dura, soprattutto a causa delle sevizie, degli infiniti interrogatori e delle torture di cui è fatto continuamente oggetto. Da Bagadad viene trasferito nel carcere di Tagi, un piccolo centro nel settentrione del paese, dove i metodi di detenzioni son un po’ meno duri. E mentre si trova a Tagi il Baath lo nomina membro della Direzione, la stanza dei bottoni del movimento, testimonianza di una notorietà e di un rispetto che continuavano a crescere nonostante la detenzione. Il 23 luglio del 1966, mentre lo stanno portando ad una udienza in tribunale, riesce ad evadere.

Il Baath ha in tutto il paese molte case sicure, luoghi dove Saddam può facilmente nascondersi. Riesce perciò a partecipare al congresso straordinario che il suo movimento tiene nel settembre di quello stesso anno, summit durante il quale vengono poste le basi per l’organizzazione di un nuovo tentativo di golpe, previsto per il luglio del 1968. Di colpi di stato in realtà ce ne saranno ben due: il 17 di quel mese guida personalmente l’attacco al palazzo presidenziale e dopo un primo momento di sorpresa le truppe fedeli ad Arif sembrano avere la meglio. Almeno fino al 30 di luglio, quando il regime crolla, il suo leader viene fucilato e il Baath prende il potere. Saddam è uno degli uomini più conosciuti e anche ammirati dal popolo iracheno, e già in quei caotici giorni di fine luglio inizio agosto viene nominato Vicepresidente del Consiglio del Comando della Rivoluzione, carica a cui verrà ufficialmente eletto oltre un anno dopo, il 9 novembre del 1969. Ma da quel 30 di luglio per Saddam si tratta soltanto di aspettare, perché tutti sanno che molto presto il padrone assoluto dell’Iraq sarà lui.

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UN POETA AL GIORNO

POETA NOBEL "IMRE KERTESZ"

Il mondo poetico di Imre Kertész lo si potrebbe definire con questa frase: "quando la storia schiaccia l'individuo".

Imre Kertész, Premio Nobel per la letteratura del 2002, è ungherese ed è poco conosciuto in Italia;i suoi scritti, segnati dalla sofferenza di chi ha vissuto sulla propria pelle la deportazione ad Auschwitz, non hanno goduto della diffusione di massa di altri scrittori. Kertész, per dirla in breve, non è una firma da botteghino. Eppure il prestigioso premio che l’Accademia di Svezia ha deciso di attribuirgli, è pienamente meritato.Imre Kertész

Imre Kertész nasce a Budapest il 9 novembre 1929. È di origine ebraica e nel 1944, a soli 15 anni, è dapprima deportato ad Auschwitz. Successivamente passerà anche per Buchenwald dove, nel 1945, verrà liberato. Il suo ritorno in Ungheria fu sofferto e problematico. Lo scrittore, giovanissimo, nel 1948 entra come redattore nel giornale di Budapest Vilàgossàg, ma tre anni dopo si licenzia perché non si riconosce nella linea editoriale.

Dopo due anni di servizio militare, si dedica interamente alla letteratura traducendo gli autori preferiti, quelli che lo formeranno, a livello stilistico, per il proseguimento della propria attività di scrittore: Nietzsche, Hofmannsthal, Schnitzler, Freud, Roth, Wittgenstein, Canetti. Fin dal suo primo racconto pubblicato nel 1975, Sorstalansàg, l’autore intreccia la fredda liricità della sua prosa con l’atroce esperienza vissuta nei campi di concentramento. "Quando inizio a pensare a un nuovo racconto penso sempre ad Auschwitz", confessa. Ma gli scritti, seppure generati in modo indelebile dalle vicissitudini della propria adolescenza, non possono essere definiti come semplici racconti autobiografici. La sua originalità narrativa, infatti, risiede proprio nella capacità di rielaborare e fecondare la memoria con la fantasia. È, questa dinamica creativa che lo porterà a sviluppare un concetto tanto semplice quanto terrificante:il degrado umano nell’esperienza del moderno. L’individuo, nei suoi scritti,"si scopre solo e indifeso davanti alla storia e al suo libero, barbaro arbitrio".

Sono evidenti le assonanze con il pensiero degli autori tradotti in gioventù, ancor più con le riflessioni filosofiche di Albert Camus che si struggeva nel binomio imperfetto Spirito-Materia. In Kaddis e Gàlyanaplò lo scrittore ungherese evidenzia il tema centrale del proprio pensiero narrativo: vivere è conformarsi. Inutile cercare nelle sue opere indignazione morale o forme di protesta contro l’ingiustizia del vivere. Vittime e carnefici,convivono e coesistono sul terreno di una comune sconfitta:l’impossibilità di ribellarsi alla storia e al suo svolgersi inspiegabile.

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LA POESIA DEL GIORNO

RIBELLIONE

Vorrei essere un uomo
ma mi vogliono eroe
e mi ribello.
Mi ribello, sì! Troppi eroi
parlano, parlano, parlano
ed io non voglio parole.

Basta alle montagne di sterco
Basta alle "franceschellate"
e a tutti i "franceschielli".
Voglio che l'Uomo viva, si scrosti
il letame che l'imprigiona
e finalmente gridi ancora:
Sono un Uomo, non pupazzo in una bara
coperto da milioni di quintali
di sterco e di parole.
Questo ieri. Oggi mi ribello
a tutti i ladri che mi hanno affamato,
umiliato in code interminabili.

Reno Bromuro (da Musica bruciata).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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