9 giugno 1998
Massimo D’Alema annuncia
la fine della Bicamerale

Dopo l’ultima riunione dell’ufficio di presidenza della Bicamerale, Massimo D’Alema ne annuncia la fine ed informa il presidente della Camera Luciano Violante.

Massimo D'Alema è nato a Roma il 20 aprile 1949. Ha studiato Filosofia all'Università di Pisa. E' sposato con Linda Giuva e padre di Giulia e Francesco, rispettivamente nati nel 1986 e 1990. Massimo D'AlemaSi iscrive alla FGCI nel 1963 e al PCI nel 1968. Nel 1975, a Genova, diviene Segretario nazionale della Federazione giovanile comunista italiana. Collabora a Rinascita, l'Unità e Città Futura. Al XV Congresso del PCI entra a far parte del Comitato centrale.

Nel 1983 è Segretario regionale della Puglia. Al XVI Congresso è riconfermato nel Comitato centrale e nominato membro della Direzione del partito. Al XVII Congresso è riconfermato sia nel Comitato centrale sia nella Direzione ed entra a far parte della Segreteria. Mentre svolge la funzione di responsabile della sezione Organizzazione, nel 1987, viene eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nella circoscrizione di Lecce – Brindisi - Taranto.

Dal 1988 al 1990 dirige il quotidiano l'Unità. Nell'89 è uno dei giovani dirigenti che con Achille Occhetto guida la trasformazione del PCI in PDS. Alla nascita del Partito democratico della sinistra ne diviene Coordinatore politico. E' giornalista professionista. Capolista nella circoscrizione Lecce – Brindisi - Taranto, viene rieletto in Parlamento nel 1992 e assume l'incarico di Presidente dei Deputati del Gruppo PDS. Nel marzo 1994 é candidato alle elezioni politiche nel collegio n. 11 della Puglia riconfermandosi deputato con 24.000 voti.

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RICORDIAMOLI

NERONE

Nerone Claudĭo Cesare Drusu Germanico, Imperatore romano nato ad Anzio nel 37 morto a Roma nel 68.

Figlio di Gneo Domizio Enobarbo e di Agrippina Minore, perciò discendente di Augusto, dopo un'adolescenza repressa, per le abili manovre della madre, fu adottato nel 50 dall'imperatore Claudio del quale sposò la figlia Ottavia. NeroneTanto si adoperò Agrippina per lui presso Claudio che il figlio di questi, Britannico, fu escluso dalla successione.

Morto nel 54 Claudio, avvelenato dalla stessa Agrippina, i pretoriani acclamarono Nerone, appena diciassettenne, imperatore e il Senato lo riconobbe come tale.

Consigliato da Seneca, che la madre gli aveva dato come precettore, e da Burro, prefetto del pretorio, nei primi tempi Nerone improntò i suoi atti di governo a moderazione concedendo alleggerimenti fiscali, tenendosi fedele la guardia pretoriana con donativi, promuovendo controlli dell'operato dei governatori provinciali, usando mitezza verso tutti.

Quando firmò la prima condanna a morte affermò che avrebbe preferito non saper scrivere.

Nel 59, per tagliar corto con gli intrighi di Agrippina, la fece assassinare.

Esiliò Ottavia, che successivamente eliminò, e sposò Poppea.

Morto nel 62 Burro e messo da parte Seneca, governò da allora con una politica personale, assecondato dalla stessa Poppea e dal nuovo prefetto Tigellino, dando libero sfogo alle sue inclinazioni artistiche: mirava con ciò a distogliere i Romani dai rozzi ludi gladiatori volgendoli invece a svaghi più umani con feste, spettacoli, agoni, nei quali si esibiva lui stesso come cantante, obbligando quelli del seguito a fare altrettanto con scandalo dei tradizionalisti.

L'incendio gli offrì l'occasione di intraprendere una grandiosa opera di ricostruzione della città sulla base di più razionali criteri urbanistici. Preso ormai da mania di grandezza, nella circostanza si costruì sull'Esquilino un immenso e sontuoso palazzo, la DOMUS AUREA.

Le grandi spese che ne seguirono misero in difficoltà l'erario e fu costretto a svalutare il denaro e a promuovere processi per confiscare i patrimoni degli avversari. Sventata la congiura dei Pisoni nel 65, nella quale si trovarono implicati, tra gli altri, Seneca, Lucano, Trasea Peto, capo dell'opposizione senatoria, e Petronio, arbiter elegantiae, tutti giustiziati o suicidatisi.

Cercò, allora, di conservarsi l'appoggio dei ceti popolari con iniziative improntate a una sfacciata demagogia spettacolare. Morta Poppea, forse per un calcio da lui datole, e sposata Statilia Messalina, lasciato Elio, un liberto, al governo di Roma, si recò in Grecia dove partecipò a corse di carri e a concorsi di poesia: in quell'occasione proclamò la libertà dei Greci e progettò il taglio dell'istmo di Corinto.

Rientrato nel 68, celebrò in Roma un grandioso trionfo apollineo ormai tutto preso, come già Caligola, da suggestioni dispotiche alla maniera orientale. Tradito dal prefetto del pretorio Ninfidio, Nerone fu proclamato dal Senato nemico pubblico: costretto a rifugiarsi in una villa suburbana, vi si fece uccidere da Epafrodito, suo liberto, esclamando la famosa frase "quale artista perisce con me".

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO "ENRICO PIETRANGELI E IL "MOSAIC""

Enrico Pietrangeli ha partecipato, fin dai primi anni ottanta, a diverse rassegne ed incontri di poesia nella capitale. Ha recentemente pubblicato il libro "Di amore, di morte" per la Teseo Editore di cui hanno parlato diverse riviste letterarie, Storie, Poesia ed anche musicali come Rockerilla e Freak Out. Ha inoltre completato la stesura del suo primo romanzo "In un tempo andato con biglietto di ritorno" e realizzato una seconda raccolta in versi inedita dal titolo: "Ad Istanbul, tra pubbliche intimità". Collabora con Tam Tam, l'UNS, il sito Supertrigger ed altri siti/riviste.

La grande preoccupazione di Pietrangeli è di rappresentare in forma epica le vicissitudini della storia umana, attraverso le esperienze dell’avvenire, e si diverte davanti al monitor, e sbuffa per la fatica; cerca un eroico che non è nella sua anima, e trova le gigantesche e ampollose stringhe, ed è ricondotto nelle proporzioni della vita più ordinaria. Per qualche istante non vuole sapere né di stringhe né della facilità di comunicare col mondo in tempo reale; odia gli impulsi elettronici per la nuova comunicazione; l'interesse è tutto nei suoi motivi interni e naturali. La poesia non deve alterare e ingrandire le proporzioni per far colpo, cercando un vano simulacro di grandezza, ma di ridurle nella misura del vero; la Poesia non sa che farsene della "realtà virtuale", perché è canto dello spirito e sollievo dell’anima, è sintesi "del mirabile e dello spassionato".

E’ un eroe senza saperlo… Una virtù singolare lo fa staccare dalle stringhe, gli da noia, ed è insopportabile come l'uomo virtuoso, che predichi e gonfi la sua virtù.

La profonda impressione che fa questa poesia nasce dalla perfetta misura nei sentimenti e nelle parole, come fosse lui l’uomo virtuoso, estimatore dell'ingegno e della virtù, spregiatore di chi usa Internet, per le baggianate che fa andare da un paese all’altro senza costrutto. Non si sente ferito nell’orgoglio per aver sconfitto la grafica, in quel momento; ma quel sentimento di grandezza propria, che lo distingua dagli altri, che renda giustizia, cioè quel vedere le debite proporzioni e dare a ciascuna cosa quanto spetta loro. La stessa giustizia che misuro è nel giudizio, che sprizzi dignità con modestia. Il rifiuto e l'abbandono di alcuni non turba la serena uguaglianza del tuo dovere, non ti morde lo spirito poiché sei il primo: il padre e rimani tale nella tua costanza.

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LA POESIA DEL GIORNO

I FARI DEL TRENO

La luce dei fari mi giunge
nella nebbia del mattino
mentre un sole sincero
va colorando l'aria di rosa.
E' passata la notte!
Un nuovo giorno viene
un altro giorno amore.
S'arrossano il cielo e il mare
mi perdo in quel rosso fuoco
del tramonto nel ricordo di te.
Il lampo dei fari ritorna
nella notte nera e nebbiosa:
è il treno che a te conduce
per l'infinito spazio del cuore.

Reno Bromuro (da Il canto dell’Usignuolo).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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