9 gennaio 1963
Il primo programma televisivo
in «mondovisione»

Telstar I, il primo satellite americano telecomandato, lanciato con successo il 10 luglio 1962, inaugurava l'era della "mondovisione", cioè la ritrasmissione su tutto il pianeta dello stesso programma televisivo.Telstar

Questo fatto sensazionale si era già verificato trentenni prima per la radio, ma la barriera del linguaggio ha sempre limitato la sua diffusione effettiva, mentre l'immagine è internazionale e comprensibile a tutti. Le prime antenne per la trasmissione e la ricezione dei segnali erano già state disposte ad Andover negli Stati Uniti, a Goonhilly in Gran Bretagna e a Pleumeur-Bodou in Francia. Il secondo satellite, Relay I, entrato in orbita il 13 dicembre 1962 pesava 78 chili, cioè un chilo in più di Telstar I. Dotato di 8125 fotocellule, presentava parecchi vantaggi rispetto al suo predecessore: un'orbita più alta e un più ampio angolo orbitale sull'equatore.

Tuttavia i primi giorni esso non funzionava bene, poiché le pile si scaricavano. Alla fine tutto fu sistemato, e il 9 gennaio 1963 Relay I ritrasmetteva oltre Atlantico il primo programma televisivo in "mondovisione".

La carriera di Relay I sarebbe continuata a lungo. L'acido che doveva corrodere il cavo principale non avendo reagito a causa del freddo permise, nell'ottobre del 1964, parallelamente a Relay 2, la ritrasmissione per l'Europa dei Giochi Olimpici di Tokyo che un altro satellite, Syncom 3, ritrasmetteva attraverso il Pacifico. Il giro del mondo era completato.

Al giorno d'oggi i satelliti di parecchie nazioni percorrono ormai lo spazio a centinaia.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1841: Victor Hugo è ricevuto all'Accademia francese.

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RICORDIAMOLI

VICTOR MARIE HUGO

Victor Marie Hugo, Poeta e Scrittore nacque a Besançon nel 1802. Caposcuola del romanticismo francese, sicuramente il maggiore poeta del Diciannovesimo secolo e forse il più grande che la Francia abbia avuto. Victor Marie HugoNato dal generale Joseph-Léopold-Sigisbert Hugo e da Sophie Trebuchet, fu nella prima infanzia quasi sempre in viaggio, al seguito delle campagne del padre: in Corsica, all'Elba, poi in Spagna, dove nel 1811 fu per un anno scolaro del Collegio dei Nobili a Madrid.

Dell'infanzia Hugo ricordò sempre con nostalgia il soggiorno parigino alle Feuillantines, un convento dove la madre aveva trovato alloggio, in un momentaneo distacco dal marito, divenuto poi separazione, inevitabile e definitiva per la convivenza di lei con l'amante Lahorie, che per qualche tempo fece da precettore a Victor e ai fratelli Abel ed Eugène. Lì, in quel giardino lussureggiante rievocato negli splendidi versi di Les Rayons et les Ombres, Hugo si innamorò bambino di Adèle Foucher, figlia di amici carissimi, e la sposò, causando forse il definitivo squilibrio psichico del fratello Eugène, anch'egli innamorato della fanciulla.

Al fratello il poeta rivolse, quindici anni dopo il giorno delle nozze, e quando ormai il suo matrimonio era fallito per il tradimento della moglie legatasi al carissimo amico Sainte-Beuve, alcuni versi famosi: "O, ne regrette rien sur la haute colline: où tu t'es endormi...". Dall'infelice matrimonio erano nati cinque figli, tutti teneramente amati, tutti causa di grandi dolori.

Il primogenito morì quasi subito. La figlia Léopoldine annegò nella Senna col marito, che vi si buttò disperato per non aver potuto salvarla, e Hugo ne apprese la morte leggendo la notizia in un giornale a Soubise, l'8 settembre 1843, durante una sosta nel viaggio di ritorno dalla Spagna; la figlia Adèle impazzì, il figlio Charles gli premorì di quattordici anni e di dodici l'altro figlio François.

Unica consolazione: l'amore devoto dell'attrice Juliette Drouet, con cui Hugo si era teneramente legato dal 1833 e che gli perdonò le non rare infedeltà, conservandogli una tale freschezza di sentimento che le dettò tenerissime lettere d'amore, l'ultima delle quali, scritta nel 1883, a cinquant'anni di distanza dal loro primo incontro, si espandeva in un dolce Je t'aime ch'era il credo di tutta la vita consacrata al poeta. Ella gli fu sempre vicina, anche in esilio, dove Hugo aveva con sé la moglie, non più amata, ma in unione di affettuosa amicizia e comprensione per rasserenarla della perdita dei figli, specie della tragica scomparsa di Léopoldine.

Victor Marie Hugo, visse come un personaggio romantico fin dagli anni dell'infanzia. Quel peregrinare da un luogo all'altro aveva colmato i suoi occhi di paesaggi pieni di sole ed eccitato la fantasia al sogno di mondi orientali, ch'egli, d'altra parte, mai conobbe ma che trasfigurò in immagini e personaggi ricreati dal ricordo.

A quattordici anni scrisse su un quaderno "Voglio essere Chateaubriand o niente" e, a diciassette, due sue odi vennero premiate ai Jeux Floraux di Tolosa. Nello stesso anno, in collaborazione col fratello Eugène, studente al liceo Louis-le-Grand, fondò la rivista Le conservateur littéraire.

DumasCome il Conservateur di Chateaubriand, come Chateaubriand stesso, Hugo allora era pienamente legittimista in politica come in letteratura. Pochi mesi prima del matrimonio, nel 1822, pubblicò Odes et poésies diverses, dove già appare una vena romantica nata dal preromanticismo di Rousseau, dalle suggestioni di Ossian per la mediazione di Chateaubriand, dall'incanto per le rappresentazioni parigine prima di Schiller, poi di Shakespeare che avevano entusiasmato anche Dumas padre e Vigny.

La Restaurazione aveva dato alla generazione della "Giovane Francia" i suoi modelli e Hugo, superando l'invito di Diderot a usare della libertà in ogni genere di espressione artistica, proclamò la necessità della fusione dei generi. Un gusto per il macabro di natura ancora inconsciamente romantica è manifesto nell'orripilante Han d'Islande del 1823, anche per l'influsso di Charles Nodier, capo del primo gruppo romantico francese. Ma ben presto nel salotto rosso della sua casa al n. 11 di rue Notre-Dame-des-Champs si riunirono poeti noti e giovani arrabbiati pronti a dar fuoco a ogni cosa pur di affermare le nuove idee.

Vigny, Dumas, Sainte-Beuve, Musset, Gautier, il più arrabbiato di tutti, Lamartine, Balzac, Merimée, Nerval, i fratelli Deschamps sconvolsero la vita dei vicini con le loro vivaci discussioni nelle quali sempre trionfava l'indiscusso capo Victor, che non s'avvedeva dell'infelicità della moglie, trascurata, facile preda di un nuovo affetto.

Nel 1826 pubblicò Odes et ballades, l'ultimo tratto di avvicinamento al manifesto romantico che apparve l'anno dopo con la Préface del Cromwell. La poetica del romanticismo vi apparve affermata e Gautier ne fu tanto entusiasta da esclamare che quelle pagine risplendevano come le Tavole della legge. In realtà, benché Hugo avesse proclamato "Guerra alla retorica, tregua alla sintassi!", retorica e magniloquenza abbondarono non solo nella Préface ma anche in tanta parte della sua opera successiva.

Bibliografia

G. Natoli, L'uomo e il poeta Victor Hugo, in Scrittori francesi, Firenze, 1950; V. Brombert, Victor Hugo e il romanzo visionario, Bologna, 1987.

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IL FATTO

VITA DEI CAMPI DI GIOVANNI VERGA

Rimaniamo ancora per qualche giorno nel primo Novecento. Dopo Matilde Serao, iniziatrice di una corrente letteraria che, nelle intenzione avrebbe dovuto affrontare la realtà della vita, dobbiamo aspettare l’uscita del Romanzo di Giovanni Verga "Vita dei campi".Giovanni Verga

La prima edizione di Vita dei campi comparve nel 1880 e raccoglieva novelle pubblicate negli anni precedenti su diverse riviste. Fu Verga stesso a curare l’edizione definitiva del 1897, dopo numerose modifiche a livello stilistico e strutturale, inserendovi il bozzetto Nedda scritto nel 1874 e collocando Fantasticheria come racconto programmatico della raccolta. Essa venne così a comprendere nove novelle, più Nedda, che ben vi si adatta non soltanto per l’ambientazione umile e campestre, ma anche per l’assunzione da parte di Verga di uno stile essenziale, rigoroso, atto a rappresentare i fatti nella loro crudezza, senza pretesa alcuna di giudizio o di interpretazione, tanto da essere considerato il suo primo racconto verista.

La scelta di Verga di fotografare il mondo contadino siciliano deriva dall’appartenenza a quella terra, dall’attaccamento ai costumi arcaici e primitivi delle sue origini e dalla certezza, quindi, di avere gli strumenti per offrire al pubblico un efficace documento di una realtà per molti versi sconosciuta. La questione sociale del Mezzogiorno era, infatti, allora sulla bocca di tutti e oggetto di numerose inchieste parlamentari, le quali però, o per indifferenza o per cattiva volontà politica, erano ben lungi dal cogliere i problemi dall’interno e dal penetrarli con una finezza psicologica aderente al modello esistenziale delle popolazioni siciliane.

In questa direzione andava invece l’impegno "sociologico" di Verga: lo scopo delle sue novelle era appunto quello di mettere al centro del suo prodotto letterario i personaggi di una Sicilia arcaica, in cui le passioni amorose si intrecciano con la durezza dei rapporti interpersonali, la miseria materiale e l’accettazione passiva di un destino imperscrutabile e immutabile. Per far questo, cioè rappresentare il "vero", come se la mano dell’autore fosse invisibile, Verga elaborò uno stile personalissimo che sembra sgorgare direttamente dalla parlata siciliana; studiò i proverbi siciliani, nonché le opere antropologiche sul folclore dell’isola e raccolse numerosa documentazione su situazioni, personaggi e luoghi. E così le sue novelle, come successivamente i suoi romanzi, si popolano di contadini, pastori, artigiani, piccoli proprietari, minatori, donne dagli istinti forti, che vivono drammaticamente il proprio destino di miseria, di violenza, di fame, ossessionati e incupiti dalle regole e dalle convenzioni sociali e schiacciati da un destino che pare inesorabile.

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LA POESIA DEL GIORNO

I TUOI OCCHI UNICI

I tuoi occhi unici mescolano
il rosso tramonto che, tra rami
di alberi secolari e vasi barocchi,
scende fino alla bocca carnosa.
Bevo le parole che le labbra chiuse
dicono. Quel silenzioso colloquio
avvolge l'anima in coperta di sole.
Esulto!

Reno Bromuro (da «Il vaso di cristallo»).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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