9 febbraio 1649
Carlo I d'Inghilterra
viene decapitato a Londra

Carlo Staurt nacque a Dunfermline nel 1600, re di Inghilterra, Scozia e Irlanda dal 1625 al 1649. Secondogenito di Giacomo I e di Anna di Danimarca, accentuò le tendenze assolutistiche del padre. Lo strapotere del duca di Buckingham a corte minò per sempre le relazioni tra il sovrano e il parlamento: la spedizione da quello imposta in difesa degli ugonotti francesi assediati da Richelieu a La Rochelle nel 1627, costrinse Carlo I a chiedere nuovi mezzi finanziari al parlamento, che rispose nel 1628, presentando la Petizione dei diritti alla quale il sovrano dovette dare il suo assenso.

Nel 1629, di fronte alla continua opposizione del parlamento, Carlo decise di scioglierlo, inaugurando un periodo di governo autoritario. La mancanza di risorse finanziarie condizionò la sua politica estera, spingendolo nel 1629 alla pace con la Francia e con la Spagna nel 1630. I suoi più stretti collaboratori furono in questi anni lord Stafford e Laud, vescovo di Londra e violento oppositore del calvinismo e delle dottrine presbiteriane. Proprio questa politica e i continui tentativi di imporre alla Scozia presbiteriana il modello liturgico della Chiesa anglicana portarono alla ribellione degli scozzesi che nel 1638 firmarono il National Covenant, un impegno a non piegarsi a tali innovazioni. Per finanziare una spedizione contro i covenanters il sovrano dovette alla fine convocare il parlamento, subito sciolto per la sua opposizione.

Tuttavia l'incapacità della corona a sostenersi senza nuovi prelievi fiscali costrinse il sovrano a convocare un nuovo parlamento, che sotto la guida di John Pym riuscì a far condannare a morte lord Stafford e Laud e a imporre al sovrano serie limitazioni al suo potere. Un tentativo di colpo di Stato di Carlo fece precipitare il paese verso la guerra civile: il sovrano poté contare sui territori del nord e dell'ovest e sul favore delle classi conservatrici e feudali, mentre il parlamento ebbe dalla sua parte le città marinare e la borghesia, oltre al vantaggio di poter disporre di un esercito nazionale ispirato e guidato da Oliver Cromwell. Sconfitto ripetutamente dalle truppe parlamentari, Carlo fu costretto a riparare presso gli scozzesi, che lo consegnarono al parlamento. Giudicato colpevole di alto tradimento, fu decapitato il 9 febbraio 1649.

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RICORDIAMOLI

LA PRIMA RIVOLUZIONE INGLESE

La prima rivoluzione inglese, è definita dagli storici anglosassoni anche "grande ribellione" o "guerra civile", che vide negli anni dal 1642 al 1649 la lotta tra il parlamento e il re Carlo I Stuart (cui abbiamo parla più su), fino alla proclamazione della repubblica.

Le origini della rivoluzione, dopo aver letto la cronaca della decapitazione del re, potremmo immaginarla, ma è giusto che seguiamo i fatti storici, così come si svolsero.

Al programma assolutistico di Giacomo I Stuart, incentrato sull'accentuazione del diritto divino dei re e sul rafforzamento della Chiesa anglicana e della sua struttura episcopale, si oppose il parlamento e in particolare la Camera dei Comuni, espressione di una borghesia intenzionata a controllare la politica estera e le finanze pubbliche specialmente riguardo alle spese militari; al suo interno si manifestavano particolarmente intransigenti i puritani non conformisti, che non accettavano il Book of Common Prayer e la struttura episcopale della Chiesa anglicana. I contrasti si acuirono sotto Carlo I, che tra il 1625 e il 1629 si vide negare dal parlamento i fondi per le guerre promosse dal suo ministro duca di Buckingham e fu invece posto di fronte alla Petizione dei diritti, che lo richiamava all'osservanza delle libertà e delle prerogative tradizionali del parlamento. Il re accolse la petizione, ma governò poi senza convocare il parlamento con l'ausilio dei suoi ministri, il conte di Strafford e l'arcivescovo di Canterbury Laud; e della Camera stellata, alta corte di giustizia.

Questo stato di cose fece precipitare la situazione, quando Carlo I tentò di imporre alla Scozia, a maggioranza presbiteriana di impronta calvinista, la supremazia della Chiesa anglicana. Gli scozzesi si ribellarono e sconfissero a Newburn-on-Tyne Carlo I, che fu costretto a convocare il parlamento per ottenere i fondi per continuare la guerra contro i ribelli. Il cosiddetto "Corto Parlamento" fu sciolto immediatamente per essersi rifiutato di concedere i fondi richiesti, ma il successivo "Lungo Parlamento" ottenne la decapitazione di Strafford nel 1641 e di Laud nel 1645, lo scioglimento della Camera Stellata e l'abolizione di tutte le misure fiscali e religiose precedentemente prese dal re.

La fuga di Carlo I a Oxford, roccaforte del partito monarchico, fu il segnale d'inizio della guerra civile, che vide schierati con il re la nobiltà e la maggior parte dei proprietari terrieri, i prelati anglicani e i cattolici, e con il parlamento le sette non conformiste, i magistrati e la borghesia. La prima fase della guerra vide il prevalere dei cavaliers, fedeli al re, sulle roundheads dette "teste rotonde", dal caratteristico cappello borghese, parlamentari; ma successivamente l’esercito di nuovo modello, forgiato da Cromwell sconfisse le forze realiste a Edgehill, Marston Moor, Newbury e, definitivamente, a Naseby. Caduta Oxford, il re si rifugiò in Scozia, pensando di sfruttare i contrasti insorti tra le forze parlamentari e gli scozzesi. Questi però lo consegnarono agli inglesi dietro compenso di 400 000 sterline. Cromwell, ormai padrone della situazione, epurò il parlamento di tutti i monarchici e ottenne da un tribunale rivoluzionario la condanna a morte di Carlo I, decapitato il 9 febbraio 1649. La stessa monarchia fu abolita e fu proclamata la repubblica, sotto il cui regime la Gran Bretagna rimase fino alla restaurazione monarchica nel 1660.

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IL FATTO

Il teatro

Gli esempi migliori della letteratura italiana si scorgono soprattutto nella produzione teatrale. Certamente il peso della commedia dell'arte e del melodramma non consente ancora la rinascita di un "teatro della parola".

Il milanese Carlo Maria Maggi con le sue quattro commedie, pubblicate postume nel 1701: Il Mancomale, Il barone di Birbanza, I consigli di Meneghino, Il falso filosofo, propone un'invenzione realistica, una comicità concreta, corroborata da un vero e proprio sperimentalismo dialettale.

Il bolognese Pier Jacopo Martello, invece, compie una specie di radicalizzazione del gusto barocco, ottenendo un effetto tanto paradossale quanto espressivo, non solo nel suo teatro, per il quale conia un nuovo metro di dodici sillabe, detto appunto "martelliano", sul modello dell'alessandrino francese, ma soprattutto nelle sue prose satiriche L'impostore o Della tragedia antica e moderna, Il segretario di Cliternate, e nella favola teatrale Il Femia sentenziato, contro Scipione Maffei. Interessante la figura del senese Girolamo Gigli: scrisse con spregiuticatezza, aggredendo amaramente la figura dell'ipocrita Don Pilone, o del falso untuoso La sorellina di Don Pilone. Satira disperata e cruda sono le scritture del Gazzettino, testi proposti da Gigli come finti notiziari, avvertimenti inventati o ideali, diffusi poi manoscritti tra il 1712 e il 1713.

La storiografia e il pensiero critico La grande novità del pensiero critico settecentesco italiano sono l'erudizione, le ricerche di archivio e di repertori. In effetti, proprio questo esercizio di ricerca produce un dinamismo e una presa di coscienza culturale di enorme importanza. Studiosi come Muratori, Maffei o Giannone non sono irrigiditi in un'erudizione inutile e polverosa: le loro ricerche segnano la nascita di un modello culturale a cui non solo l'illuminismo italiano, ma anche il pensiero risorgimentale deve moltissimo.

Lodovico Antonio Muratori, nato a Vignola, studiò a Modena, trasferendosi poi a Milano come prefetto della Biblioteca Ambrosiana. Qui conobbe la famiglia Borromeo e divenne amico dello scrittore Maggi, di cui scrisse anche la Vita. Nel 1700, a Modena, iniziò la sua attività di archivista e bibliotecario di corte, dedicandosi a un'intensa attività di studio.

S'impegnò nell'affermazione di una cultura improntata ai più autentici valori cattolici, combattendo ogni forma di superstizione e di dogmatismo. Di rilievo fu la battaglia condotta per il rinnovamento del sapere, in sintonia con il razionalismo illuministico del tempo. Dopo aver fatto parte dell'Arcadia con il nome di Lamindo Pritanio, elaborò un progetto di rinnovamento letterario che espose nel 1703 nel trattato Primi disegni della repubblica letteraria d'Italia: alla letteratura di evasione contrappose una letteratura che si avvaleva della "ragione" e del giudizio critico e che, come affermò nel trattato successivo Riflessioni sopra il buon gusto nelle scienze e nelle arti, si fondava sul "buon gusto" definito come "il conoscere ed il poter giudicare ciò che sia difettoso o imperfetto o mediocre nelle scienze e nelle arti, per guardarsene, e ciò che sia il meglio e il perfetto per seguirlo a tutto potere". Fu un grande storiografo, studiò in particolare il Medioevo, che rivalutò, dando inizio alla storiografia moderna su basi scientifiche. Frutti di questi studi sono le fondamentali raccolte di fonti cronachistiche Rerum Italicarum scriptores, Antiquitates Italicae Medii Aevi e gli Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1749.

Quanto seri felice se qualcuno facesse tesoro di queste piccole schede letterarie, specialmente i giovani studenti. Domandate quello che volete, ma statemi vicino, come quella signora che mi ha domandato la data dell’incontro di Teano tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Aspetto fiducioso.

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LA POESIA DEL GIORNO

SE M’ADDORMENTO

Se m'addormento svegliami
se non mi sveglierai troverai
al tuo fianco il cuore freddo.
Ma tu mi sveglierai.
E' triste questa notte di ansia e di paura,
non un grillo canta sotto la luna,
anche le cicale tacciono.
Sull'albero giovinetto ancora
un usignuolo tenta il suo canto
ma è subito silenzio.
La città nuova abitata da spettri
robotizzati è una tomba enorme.
Solo un cane guaisce in lontananza
e il battito fremente del mio cuore.
Un usignuolo tenta il suo canto
ma è subito silenzio.
Il respiro non muove una fronda
una folata di vento vorrei.
Se m'addormento svegliami
non lasciare che il cuore
diventi freddo.
Basta la mia paura!

Reno Bromuro (da «Se m’addormento»)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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