9 dicembre 1901
Jean Mermoz, un pioniere

Jean Mermoz, nato il 9 dicembre 1901 a Aubenton, nell'Aisne, s'arruolò nell'aviazione diciottenne e Jean Mermozconsegui il brevetto di pilota. Tornato alla vita civile dopo un lungo soggiorno in Siria, fu ricevuto a Montauban da Didier Daurat, che lo assunse come pilota degli apparecchi che trasportavano la posta sulla prima linea aerea diretta in Africa, che Daurat stava istituendo.

I pionieri dell'aviazione postale avevano una vita molto dura. Infatti, bisognava essere pronti a mettersi in volo quali che fossero le condizioni meteorologiche, dato che il corriere doveva arrivare ad ogni costo all'ora stabilita. Nel 1928 Mermoz fu incaricato di istituire una linea che collegasse Rio de Janeiro, nel Brasile, con Santiago del Cile.

Egli oltrepassò la cordigliera delle Ande in condizioni assai difficili ed inaugurò i primi voli notturni per abbreviare la durata del trasporto. Nel 1930 realizzò con l'idrovolante il volo da Saint-Louis nel Senegal a Natal, nel Brasile: fu il primo collegamento aereo tra l'Africa e l'America del Sud effettuato in ventuno ore. Nel 1955 egli ridusse questo tempo a quattordici ore. All'alba del 6 dicembre 1936, l'aviatore decollò da Dakar sulla Croce del Sud alla volta del Brasile.

Nella mattinata, la base di Dakar ricevette un radio-messaggio: "Fermato motore posteriore destro". Poi, più nulla. L'idrovolante, il suo equipaggio e il prestigioso pilota, Jean Mermoz, s'erano inabissati nel gran silenzio dell'oceano. La Francia fu in lutto.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1642:II cancelliere Séguier diviene protettore dell'Accademia di Francia.
1971:La Federazione degli emirati arabi del golfo Persico, proclamata il 2 dicembre, diviene il 132° Stato dell'O.N.U.

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RICORDIAMOLI

GIANNI CAPRONI, conte di Taliedo

L'ingegnere Gianni Caproni (1886-1957), che in Belgio, a Liegi, dove si trovava per seguire un corso di perfezionamento, aveva assistito a una dimostrazione dei fratelli Wright. Gianni CaproniRimasto folgorato dalla possibilità di questo nuovo mezzo decise di costruirsi una "macchina volante". Fu tra i primi in Italia ad affrontare la costruzione di aeroplani, impiantando tra la fine del 1909 e il principio del 1910 a Vizzola Ticino una fabbrica di monoplani. I primi apparecchi non furono però molto fortunati e anche i modelli presentati al concorso pubblico del 1913 ebbero un'accoglienza sfavorevole.

Il comandante del Battaglione aviatori, il maggiore Douhet, prospettò al Ministro della guerra la grave situazione in cui si trovava finanziariamente la Caproni, sottolineando che sarebbe stato meglio per il bene dell'aviazione italiana non lasciare cadere in disgrazia questa azienda. La Caproni fu quindi salvata dal Ministero e il suo direttore, che era ritenuto un tecnico eccellente, nonostante gli insuccessi, fu assunto in servizio tra i funzionari civili. Si diede così l'avvio alla ricerca di un aeroplano di tipo italiano per il quale il Ministero impegnò circa 30.000 lire. Nel dicembre del 1914 l'apparecchio venne collaudato senza che il Ministero ne fosse stato messo al corrente. Questo fatto fu la goccia che fece traboccare il vaso dei già tesi rapporti tra la Caproni e il Ministero; ciò comportò l'allontanamento di Douhet dal Battaglione aviatori e di Caproni come impiegato della amministrazione.

In ogni caso le buone prestazioni dell'apparecchio e l'impossibilità di farlo costruire in stabilimenti militari favorirono una Società messa in piedi da un gruppo di industriali e nata nel milanese come "Società per lo sviluppo dell'aviazione Italia" (SSAI), cui venne dato in affitto lo stabilimento di Vizzola Ticino. Molti problemi rimasero però sul tappeto, poiché, ancora nel 1916 l'industria aeronautica italiana mancava di propri uffici tecnici modernamente organizzati che fossero in grado di studiare in breve tempo un aeroplano e di eseguire tutte le modifiche necessarie alla sua progettazione.

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IL FATTO

Le famiglie di fatto

La diffusione delle famiglie di fatto, sempre più rapida nel mondo occidentale anche in quei paesi, come l'Italia, dove esse sono ancora sanzionate socialmente, testimonia un forte cambiamento del costume.

La famiglia di fatto (o more uxorio) è definita dal sociologo Marzio Barbagli come "la situazione di due persone (di solito, ma non necessariamente, di sesso diverso) che vivono insieme sotto uno stesso tetto come sposi, senza essere uniti da matrimonio".

Queste famiglie tendono a configurarsi per lo più come "unioni sperimentali" che nascono da una forma di reazione alla crescente instabilità coniugale, ma stanno anche diventando sempre più spesso un'alternativa al matrimonio, e non una sua premessa.

Nascono spesso dalle esigenze delle donne, soprattutto di quelle con un alto livello di istruzione e con un'attività professionale.

La natura fluida e flessibile della famiglia di fatto permette loro di mettere più facilmente in discussione la divisione dei ruoli basata sul genere, di ottenere maggiori spazi per l'attività di lavoro extradomestico, di rimandare il momento della nascita del primo figlio. Accade sempre più frequentemente che i conviventi nelle famiglie di fatto contraggano il matrimonio dopo la nascita di un figlio.

Ciò modifica radicalmente la concezione del matrimonio, che da rito di passaggio all'età adulta si trasforma in conferma e consolidamento di una sperimentata vita di coppia.

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UN LIBRO AL GIORNO

GIOACCHINO CHIPARO "Le solitudini" (pp. 48 - € 7,75)

Gioacchino Chiaro è un giovane sessantatreenne che ha al suo attivo molti libri e articoli pubblicati, tra cui quattro raccolte di poesie: "Versi e non parole", "Dialogo con le stelle", "Non è più nessuno" e "Assurdo desiderio".

Quando sembra sia giunto il tempo di morire, le ombre si nascondono per lusingare l’uomo di vane speranze; muoiono anche i colori e nello sguardo degli occhi affaticati è una volontaria espiazione.

Certamente; la contraddizione generata è il segno che la lotta è il fondo in cui non vi è carattere, che non vi è niente di così contraddittorio come il cuore umano che vive una profonda tragedia: dico profonda, perché la tragica fatalità nasce non da intrighi, da accidenti, ma dall'assenza del vivere comune.

Questa contraddizione offre, contemporanea e presente al tempo stesso, le parole che vedi uscire dalla bocca di questa o di quell’altra persona: parole e parole che non sono colloquio, ma soliloquio, tanta da sembrare di vedere bocche che mastichino sughero.

I versi esemplificano rapidi passaggi e rapidi ritorni di una meravigliosa verità, ora recitante, ora improvvisa e prorompente, ora da idee espresse ed altre sottintese, in cui vive la maggiore difficoltà del recitare, non superata.

Gioacchino Chiparo è nato Milena (CL), è residente a Canelli in provincia di Asti.

Ha collaborato alla realizzazione di numerose antologie di poeti contemporanei. Collabora a periodici e riviste.

Emerge, netto, che "missione è la vita e.. non un gioco!".

Il libro è in vendita nelle principali librerie italiane.

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LA POESIA DEL GIORNO

DAMMI LA MANO

Dammi la mano la disperazione mi soffoca
mi manca il calore vitale del tuo corpo
sei lontana oltre i confini della vita
e il desiderio dei tuoi baci mi avvampa.

Dammi la mano camminiamo ancora insieme
la salita è aspra, la strada impervia
ma se tu non sparirai alla mia sete
d'amore, guarderemo il cielo dalla cima.
Reno Bromuro (da "Senza levatrice" Edizione Albatros Roma 1983)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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