9 aprile 1969
La polizia spara sui dimostranti a Battipaglia

A Battipaglia (SA) durante uno sciopero generale per la chiusura di una manifattura dei tabacchi, la polizia spara sui dimostranti che hanno dato fuoco al municipio: muoiono l'insegnante Teresa Ricciardi e il diciannovenne Carmine Citro e si contano duecento feriti.

La polizia occupa militarmente la città ponendola in stato d'assedio. Infuriano i caroselli, i pestaggi e il furibondo lancio di candelotti lacrimogeni.

La manifestazione, che aveva bloccato il traffico sull’Autosole, era stata indetta nel corso di uno sciopero cittadino, per protestare contro la chiusura degli stabilimenti che davano occupazione alla zona (a uno a uno, chiusero i battenti i tabacchifici Santa Lucia, Baratta, D’Amato, D’Agostino, Giambardella e lo zuccherificio Ziis), e chiedere terra e lavoro.

Due persone restano uccise: il tipografo Carmine Citro di 19 anni è colpito alla testa da un proiettile sparato da agenti di P.S. e morirà un'ora dopo all'ospedale; Teresa Ricciardi di 30 anni, insegnante in una scuola media di Eboli, è colpita da un proiettile mentre era affacciata alla finestra di casa propria. La pallottola la colpisce in pieno petto, spaccandole il cuore;119 manifestanti sono arrestati. Il giorno dopo, in tutta Italia il nuovo eccidio poliziesco di Battipaglia provoca un'ondata di collera popolare. Dodici milioni di lavoratori entrano in sciopero. L'intera provincia di Salerno rimane bloccata per 24 ore. Violentissime cariche della polizia si verificano a Roma, Firenze e Milano. Battipaglia continuano le manifestazioni e gli scontri. Il commissariato è assediato e dato alle fiamme insieme a diversi mezzi della polizia.

 ***

RICORDIAMOLI

SENECA

Seneca Lucio Annio, in latino Lucĭus Annaeus Senĕca, nacque a Cordova circa il 4 avanti Cristo, morì a Roma il 65 dopo Cristo. Secondo figlio di Seneca il Vecchio e di Elvia, studiò a Roma, manifestando subito interesse per la poesia e l'eloquenza come per la filosofia e le scienze. Ebbe come maestri Attalo e Sozione e si diede anche a vita ascetica. Compì un viaggio in Egitto prima dell'anno 20 e tornò a Roma nel 31. Iniziò quindi la carriera politica, fu Questore, poi entrò in Senato.

Ma incorse nell'odio di Caligola e in seguito nell'ostilità di Claudio, allorché su istigazione della moglie di questi, Messalina, fu coinvolto in un processo di adulterio contro Giulia Livilla, sorella di Caligola, e relegato in Corsica. Seneca mal sopportò l'esilio, che durò dal 41 al 49. Aveva già perso un figlioletto appena nato e la prima moglie. Si diede così a scritti filosofici, riprendendo la forma della consolatio che aveva impiegato qualche anno prima rivolgendosi a Marcia figlia di Cremuzio Cordo, cui era morto un figlio. Indirizzò una Consolatio ad Helviam matrem, scrisse alcuni trattati e brevi poesie e la Consolatio ad Polybium, potente liberto di Claudio, per la perdita del fratello ma anche per chiedere la sua intercessione presso l'imperatore.

Il ritorno a Roma avvenne nel 49, scomparsa ormai Messalina, e per intervento di Agrippina Minore, seconda moglie di Claudio, che si appoggiò a Seneca per favorire la successione al trono del proprio figlio Nerone, a danno del figlio di Claudio e Messalina, Britannico. Nerone, dodicenne, fu affidato alle cure del filosofo; quando, nel 54, Claudio fu soppresso, Seneca si trovò a essere il consigliere del giovane sovrano, insieme ad Afranio Burro, altro insigne personaggio. In quegli anni indirizzò a Nerone alcuni dei suoi maggiori trattati, propugnando una monarchia illuminata e conciliatrice dei vari organi e ceti dello Stato; altri ne scrisse su diversi temi etici. Ma ben presto la situazione si aggravò. Nerone compì una serie di delitti, fra cui l'uccisione di Britannico e della madre, che coinvolsero in vario modo anche Seneca. Più tardi avvenne il ripudio e poi l'uccisione di Ottavia. Seneca fu messo in cattiva luce presso l'imperatore; fu accusato di ammassare ricchezze e la sua influenza diminuì rapidamente, anche in seguito alla scomparsa di Burro, sostituito con Tigellino. Nell’anno 62 il filosofo si ritirò a vita privata e attese ad altri suoi scritti. Nel 65, sospettato di avere preso parte alla congiura antineroniana dei Pisoni, venne accomunato nella loro condanna e ricevette l'ingiunzione di uccidersi: cosa che fece fermamente, dando ordine che gli venissero recise le vene e bevendo infine la cicuta; anche la seconda moglie, Pompea Paolina, cercò di imitarlo ma fu salvata.

Il giudizio sul personaggio di Seneca non è facile. Si riscontra da un lato l'entusiastica ammirazione per le sue qualità intellettuali, per la vasta umanità, per il suo atteggiamento verso la vita e l'uomo; d'altra parte si sottolinea la sua condotta tollerante, quando non addirittura ossequiente verso un tiranno sanguinario, l'avidità di ricchezze e di onori e insomma una discordanza profonda tra la sua predicazione morale e la sua condotta. Certo Seneca è tra le figure più interessanti dell'antichità. Appartenente alla nuova stoà, di cui era stato fondatore Panezio, Seneca ha portato nella speculazione stoica il segno distintivo del suo carattere, sempre ondeggiante fra un pessimismo radicale e l'esigenza di mettersi, come autentico saggio stoico, al di sopra di ottimismo e pessimismo per dominare gli eventi: di qui l'inconciliabilità fra due tendenze opposte, l'una che lo vorrebbe portare all'umanitarismo e l'altra che lo farebbe volgere all'aristocraticismo.

Della stessa natura fu in lui l'incertezza fra un razionalismo, che chiudeva all'uomo ogni via mistica, e un irrazionalismo, che all'ascetismo tendeva con tormentato slancio. Le sue dure parole contro il corpo e la vita corporea come peso e condanna dell'anima sono una prova dell'ascetismo presente in lui come aspirazione e tale d'attribuire parvenza di vero alla favola della sua conversione al cristianesimo e addirittura a un suo carteggio con l'Apostolo Paolo. Questo è almeno inverosimile perché la morale cristiana cerca la salvezza dell'anima, mentre quella stoica vuole raggiungere la serenità dello spirito. È però vero che nella ricerca etica di Seneca esiste un elemento nuovo, sconosciuto allo stoicismo anteriore: una religiosità che vorrebbe permeare di sé il razionalismo e che non potendo trovare un comune ubi consistam, s'avvolge in contraddizioni tipiche a ogni filosofia in crisi. E in crisi era infatti non solo Seneca, ma tutto lo stoicismo romano. Seneca fu certo uno dei testimoni del turbamento delle coscienze e dell'evoluzione interiore della società nel periodo cruciale della crisi neroniana e uno degli anticipatori più precoci della grande crisi politica e morale che investì a poco a poco, a partire dal secolo seguente, tutto il mondo antico. Il suo stile è pure una novità nell'ampio e armonioso periodare latino: secondo un nuovo tipo di retorica e seguendo i diversi moti dell'animo, il suo discorso si svolge mobile, rapido, a brevi frasi illuminanti con frequenti sentenze e varietà di costrutti.

Bibliografia

E.V. Mormorale, Storia della Letteratura Latina, Napoli, 1958;F. Giancotti, Saggio sulle tragedie di Seneca, Roma, 1953; I. Lana, LucioAnneo Seneca, Torino, 1955.

***

IL FATTO

LISISTRATA DI ARISTOFANE (3)

Il comportamento Prosociale

Gli psicologi del comportamento prosociale hanno spesso usato la vecchia immagine biblica del buon samaritano, soprattutto scoprendone i primordi individuali all'inizio della crescita, e così rovesciando, fra l'altro, Comportamentismo e Psicoanalisi ortodossa. Qui emergono però due problemi. Anzitutto, anche se l'altruismo, che è il superamento reale dell'egocentrismo, è (come è stato dimostrato da Batson) realmente esistente, al di là di qualsiasi confusione con il proprio interesse, può sempre rappresentare una possibilità frammentaria nello stile di vita di una persona e non un'etica, intesa appunto come tale, cioè come un orientamento globale della condotta. Il problema è per lo più implicitamente rinviato ad altre aree o affrontato debolmente. Si può, certo, come Kohn, partire da un sistema di principi. Ma da dove viene un tale sistema? Lo psicologo morale Kohlberg lega infatti sia la motivazione di base sia la forma agapica dell'etica alla confluenza fra lo sviluppo morale e quello religioso. Qui si incontrano le domande poste dalla morte e dal dolore. E ancora, altri problemi cui l'etica è chiamata a rispondere: perché dare la propria vita per gli altri? O comunque per una causa, o, in ogni caso, sopportare la solitudine morale? Kohlberg porta gli esempi di Socrate, Luther King, Marc'Aurelio e, nell'ambito delle persone più o meno comuni Andrea Simpson, una donna che si dedica eroicamente ai malati di mente come volontaria: qui, appunto, si incontrano morale e religione.

L'amore,come l'altruismo studiato dagli psicologi,sembra incorporare due possibili momenti: la partecipazione alla vita altrui e l'eventuale aiuto offerto. Se l'amore non è il prodotto, come spesso è apparso, ma in modo, chiaramente difforme dal senso del messaggio etico, nella storia almeno dell'Occidente, di volontà e intelletto, ad esclusione delle emozioni, empatia e simpatia, l'impossibilità concreta particolare,che è molto più frequente nel complesso delle possibilità, di riportare la gioia e allontanare il dolore in qualsiasi altra creatura mette in crisi il senso stesso dell'agape. Se si pensa che già belve ed insetti al di là della loro spesso dolorosa vita di predatori predati, non possono essere salvati dalla nostra stessa necessaria violenza, ma anzitutto si realizza l'impotenza di fronte ai massacri della storia, ancor oggi all'ordine del giorno, o le agghiaccianti disgrazie naturali e forse, più sottilmente, di fronte al suicidio per disperazione, alla malattia mentale incurabile, alla devastante solitudine di miriadi di persone, l'amarezza è troppo grande perché la via dell'armonia, dell'unione, della solidarietà e della cooperazione non sembri qualcosa di irrisorio di fronte all'immensità della sofferenza nel mondo per la quale non si può fare nulla.

Un Dio d'amore o una più alta visione dell'essere sembrano l'unica risposta, l'unico lenimento al dolore di fronte al dolore, qualcosa che rimetta in piedi l'impegno d'amore universale. Ma qui vorrei aggiungere ancora qualcosa. Personalmente né la credenza nel Dio d'amore,che non mi giustifica l'orrore del mondo, ma neppure la meta della riconciliazione nell'Uno non dualistico, che semplicemente me lo pone fuori dalla vista, mi bastano come risposta.

Schweitzer, del resto, dopo aver esaminato il pensiero indiano, proponeva la distinzione di due mistiche: quella d'identità, in cui si raggiunge lo Spirito universale attraverso la conoscenza intuitiva e non discorsiva, e quella etica, attraverso l'amore per tutti gli enti rispetto per la vita, ma questo perché avvertiva come un sentimento profondo che nasce dalla interdipendenza di tutte le creature, non perché si possa spiegare, capire, avvicinarsi al Mistero dell'Universo: amare senza sapere, ma mirando al riscatto di tutta l'infelicità.

Bibliografia

A.CATEMARIO, Amore, norme, vita, Meltemi, Roma 1996, p. 98 sg.; La contraddizione culturale nelle società complesse, Kappa, Roma 1990, Cap. 4, §1.; Amore, norme, vita; K. WILBER, Lo spettro della coscienza, Crisalide, Spigno Saturnia 1993, p. 271;

***

LA POESIA DEL GIORNO

PORTAVO NEL CUORE

II
Ciao, giorno amico. Sei passato come la vita.
Mi guardo intorno gli amici con cui conversavo
di poesia, di arte, di editori fasulli e imbroglioni
mi hanno lasciato, per correre da Dio
ad intercedere per la salvezza dell’anima mia
affinché possa riunirmi a loro col Suo perdono!
Quelli incontrati dopo, hanno usato
l’innocente credo per un mondo giusto
in cui l’uomo avesse potuto ritrovare
lo spirito perduto dietro immagini volgari
attaccate sui muri
incollate in teche
proiettate in tivù
viste dal vivo in un angolo
o come bestie rotolanti sul prato.
Ciao, giorno nuovo,
riportaci l’amore perduto
riportaci la pace rubata
ridacci la donna vestita
fa che l’amore riviva
poiché quello che vediamo è solo sesso.
Fammi ritrovare, giorno nuovo,
quella serenità vissuta
sul nudo pavimento
dammi per pace il sorriso del bimbo
scintillante come sole allo zenit
gorgheggiante come acqua sorgiva
che dice con occhi fiammanti
«come stavamo bene, quand’eravamo poveri,
papà stava con noi e ridevamo felici!
Ma ora ha paura di guardare indietro:
ha paura del vuoto».

Reno Bromuro (da «Poesie nuove»).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE