8 settembre 1830
Il poeta Frédéric Mistral

Frédéric Mistral nacque l'8 settembre 1830 a Maillane, villaggio posto tra Avignone e Arles, di fronte alla vallata del Rodano.

Il ragazzo crebbe tra gente paesana, familiarizzando presto con metodi di lavoro e abitudini contadine. Francois Mistral, un ricco proprietario, sognava per il figlio una posizione di prestigio, mentre la mamma gli cantava i più bei canti della valle, trasmettendogli cosi il gusto per la musica. Per gli studi, fu inviato ad Aix e ad Avignone.

Alla morte del padre, si ritirò con la laurea in legge a Maillane per aiutare la madre e il fratello nella conduzione dei fondi. Un suo professore, il poeta Roumanille, gli aveva comunicato l'amore per la lingua materna. Frédéric decise di dedicarsi alla poesia e di cantare le bellezze della Provenza nella lingua regionale, calda e musicale.

Mistral lavorò sette anni all'opera che doveva renderlo celebre: Mireille. Quando apparve, Lamartine scrisse: "è nato un grande poeta". Mistral fondò l'unione dei Felibri per contribuire a fare del provenzale una lingua letteraria. Mori nel 1914.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1841: Nasce presso Praga il musicista Antonin Dvorak

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RICORDIAMOLI

ANTONIN DVORAK

Antonin Dvořák compositore ceco nacque a Nelahozeves, Kralup, nel 1841, morì a Praga 1904. Di umili origini, poté studiare a Praga solo dal 1857 e si guadagnò da vivere suonando la viola in orchestrine e più tardi nell'orchestra del teatro nazionale ceco, diretta da Smetana.

Nel 1875 per intervento di Hanslick e Brahms, con il quale conservò rapporti di amicizia e devota ammirazione, ottenne una borsa di studio dal governo austriaco. Contemporaneamente le sue composizioni si vennero liberando dagli influssi wagneriani, mentre accanto all'interessamento ai classici, il musicista sviluppò un'azione di recupero del folclore slavo.

La copiosa produzione di Dvořák ottenne in Europa un crescente successo, fino al trionfo conseguito nel 1884 in Inghilterra, quando andò a dirigervi lo Stabat Mater.

Da allora i viaggi si fecero sempre più frequenti: Dvořák fu considerato uno dei massimi compositori del suo tempo, ebbe un gran numero di riconoscimenti e, dal 1892 al 1895, l'incarico di dirigere il Conservatorio di New York. Nelle opere scritte durante il soggiorno americano si avverte l'interessamento per il folclore locale; il ritorno in patria avvenuto nel 1895 segnò l'inizio dell'ultima fase della sua produzione, caratterizzata da un preminente interesse per il teatro musicale e il poema sinfonico.

Il linguaggio di Dvořák si ispirò a diverse componenti: accanto a elementi lisztiani e wagneriani, fu importante l'influsso di Brahms in un quadro che accolse la lezione dei classici, da Beethoven a Schubert, e una fresca vena alimentata dal folclore slavo.

Nelle opere migliori l'equilibrio che si instaurò tra queste componenti determinò un linguaggio immediato ed espansivo, ma sorretto da un sicuro senso formale. Poté così effondersi un romanticismo che, impregnato di lirismo elegiaco o teso a esiti drammatici, si mantenne su toni medi, con accenti di spontanea giovialità, di ingenua freschezza o di forte suggestione evocativa. Nella vasta produzione di Dvořák uno degli aspetti più rilevanti è costituito dalle nove sinfonie, in particolare dalle ultime cinque, composte tra il 1875 e il 1893; notissima l'ultima, in mi minore op. 95 detta Dal nuovo mondo.

Tra i concerti spicca per nobiltà melodica quello per violoncello op. 104. La musica da camera, che si estende per la massima parte dell'arco di attività del compositore, dal 1861 al 1895, comprende 16 quartetti, 5 quintetti, 4 trii e un sestetto; inoltre Lieder e musica per pianoforte. Delle 11 opere teatrali ricordiamo Rusalka, rappresentata a Praga nel 1901; tra le composizioni religiose lo Stabat Mater, composto tra il 1876 e 1877; e l'oratorio Santa Ludmilla composto dal 1885 al 1886.

Bibliografia
A. Robertson, Dvořák, Londra, 1945; J. Handschin, Antonin Dvořák, Parigi, 1946; G. Erismann, Antonin Dvořák, l'homme et son œuvre, Parigi, 1966; J. Berkouec, Antonin Dvořák, Praga, 1969.

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L’ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI  "ELEONORA"

Ieri ci siamo lasciati con la fanciullezza di Eleonora rubata da sette mascalzoni.

Quando lasciai Paduli definitivamente senza più tornarci fino al 1985 quando fui chiamato dal Comune per rappresentare una mia commedia che riscuoteva un caldo successo sia a Roma sia in altre parti d’Italia; dopo lo spettacolo mi fermai a parlare con gli amici più stretti del periodo scolastico, domandai, senza curiosità delle ragazze che frequentavo e con le quali avevo avuto dei flirt, che Lorenzo mi raccontò di Eleonora.

Essendo una ragazza socievole alcuni ragazzacci, sette per la precisione la portarono fuori del paese e a turno la stuprarono. La ragazza per lo choc ricevuto fu mandata a La Spezia in una casa di cura.

- Leggo nei tuoi occhi cosa stai pensando. – Disse con voce stonata interrompendo il corso dei pensieri.

– Io ho dimenticato e perdonato. Però vedi, ho scoperto (quando vidi nel 1951 "Cristo Proibito" il film di Curzio Malaparte e ricordato i miei tredici anni morti sul greto di Forno Nuovo.

L’hai visto? – Al mio assenso, riprese, ricordi la scena quando Raf Vallone batte il pugno per terra e grida, fino a smuovere i sassi delle montagne circostanti, "perché sempre l’innocente deve pagare?"), che la Giustizia Divina… lo ravviasai nelle disgrazie che passavano uno dopo l’altro tutti e sette le persone che mi rubarono la giovinezza: nessuno di loro era felice o contento della vita che conduceva.

Colui che mi prese la verginità soffre perché non ha avuto figli e non sa a chi lasciare tutta la ricchezza che ha accumulato; e gli altri hanno figli e nipoti tossicodipendenti e sieropositivi, prego tanto per loro, mi credi?

Nel ’53 a La Spezia, incontrai Luigi, com’è abitudine a Paduli lo chiamavo zio Luigi, perché più anziano di me.

Mi propose di sposarci, accettai anche se ha trentaquattro più di me, ci saremmo fatto compagnia nella vecchiaia se Dio ci avrebbe concesso di vivere.

Dal matrimonio sono nati otto figli, uno è morto in un incidente stradale, e i sette che sono rimasti sono gelosi l’uno dell’altro; dobbiamo stare attenti a trattare uno come abbiamo trattato l’altro altrimenti allungano il muso e quando ci vedono (siamo sempre noi ad andare da loro) ci trattano con una freddezza che sarebbe meglio se ci dessero mille coltellate e spaccassero il cuore in tanti spicchi in modo che potessero dividerselo in parti uguali, pur di vederli legati; invece, uno non parla con l’altro perché ha detto alla sorella che lui si faceva comandare dalla moglie, quell’altro non parla con la sorella perché lavora per far vivere il marito da nababbo, ecc… ecc…

Che vita d’inferno, amico mio! Luigi è sempre a Monteverde perché là abitano tutti i nostri figli; i nipoti gli rispondono male quando lui fa loro un’osservazione, lo chiamano "rincoglionito" imponendogli di stare zitto, lui si prende queste frecciate nel cuore e ritorna a casa. Desiderava tanto festeggiare il centenario con tutti i familiari, almeno per una volta, dice: vorrei far rivivere, per un giorno, la "Famiglia patriarcale". Il tredici settembre, però tornerà a casa perché sa che senza la sua presenza la mia vita non ha senso e, se i figli mi verranno a prendere per passare il giorno uniti come Luigi vorrebbe, ne sarei felice.

La saluto e fisso appuntamento a domani. Nel caso Luigi dovesse farsi vedere la prego di telefonarmi subito; poi la prendo sottobraccio e m’incammino verso casa: la domenica la passiamo insieme.

- E se ritorna Luigi e non mi trova si mette in pensiero.

- Andiamo a casa tua e lasciamo un biglietto con l’indirizzo, dicendo che sei a pranzo da noi e che aspettiamo anche lui.

Oppone resistenza, ma sono più deciso di lei… A domani

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

E' giunto a Paduli un forestiero (3)
nonno sottovoce m'ha detto: "E' un confinato,
si chiama Gianni, è studente in medicina,
viene da Pola: ha parlato male del gran capo!"

Io e Gianni siamo diventati amici
viene spesso a parlare con mio nonno;
parlano fitto fitto, a bassavoce.
Credo faccia la corte a zia Alessandra.
3) Quando Gianni giunse a Paduli, quale confinato politico, era il giugno 1941 ed io dovevo prepararmi per gli esami di ammissione alla scuola media, ma nessun insegnante padulese aveva il tempo per darmi lezione. Chissà perché?

16
Nessuno mi vuoi preparare
gli esami d'ammissione a sostenere.
Gianni mi incoraggia
e si offre d'aiutarmi.

Penso lo faccia perché gli piace zia.

17
Sono cinque giorni che Gianni
m'insegna la sintassi,
ma d'italiano non si parla mai.
Mi parla della rivoluzione francese,
di quella americana e quella russa;
del diritto dell'uomo sacro a ognuno,
di libertà con la elle maiuscola:
si paragona ad un cardellino in gabbia
cui hanno tagliato la lingua e tarpato le ali.
Voglio bene a Gianni
anche se lui lo fa solo per mia zia.

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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