NELLA FESTA DELLA DONNA
L’EMANCIPAZIONE DAL MEDIOEVO A OGGI

Nel Medioevo la donna una volta sposata lasciava la casa paterna ed entrava a far parte della famiglia del marito, ma i ruoli che poteva svolgere erano i lavori domestici, i lavori nei campi e accudire i figli.

Dopo la seconda guerra mondiale, la trasformazione capitalistica ha aperto alla donna la strada per la sua emancipazione, senza darle modo, però, di avere un'istruzione che la facesse sentire pari all'uomo; anzi deve sopportare non solo il suo sfruttamento, ma anche quello dei bambini.

Passano i giorni, gli anni, i secoli con i suoi progressi, ma la donna dei cosiddetti Paesi industrializzati, non solo non ha raggiunto la parità con l’uomo, ma è “mercificata e utilizzata come oggetto”.

Nel nostro Paese, "libero" e "democratico" ogni giorno sono scoperte ragazze e bambine ridotte a lavorare in semi-schiavitù oltre dodici ore al giorno per qualche euro: tragedie che convivono con il consumismo, ottenuto con lo sfruttamento dei popoli del Terzo Mondo, dove, per dar modo al nostro consumismo di vivere ed estendersi, muoiono quarantamila bambini al giorno per la fame; un mondo dove la nascita di una femmina è vista come una disgrazia.

Otto marzo «Festa della Donna» che bella festa! E’ solo una grande beffa che si aggiunge all'iniquità; perciò la donna ha ancora ragione di lamentarsi della situazione di subalternità cui è costretta e la volontà di emancipazione e di uguaglianza con l'uomo, a cui aspira, non solo è legittima, ma è sorretta da universali e autorevoli dichiarazioni di Organizzazioni Internazionali, umanitarie, sociali, politiche; Carte dei Diritti; Costituzioni. Proponimenti e tante parole e infinite dichiarazioni... inutili, poiché non è sufficiente la volontà per ottenerla, in quanto sia la giustizia sia la sua volontà sono strettamente legate alla realtà socio - economica in cui vive.

Solo una società dedita alla collaborazione, che finalizza l’economia ai bisogni del popolo restituendogli servizi sociali e vita dignitosa in cambio del lavoro può affrontare drasticamente il problema della donna.

Ma l’uomo è «Schiavo del capitale, corrotto dalla sua stessa schiavitù, cerca di prendere la rivincita soggiogando la donna, sfruttandola e martirizzandola». Stremato da un lavoro senza gioia e senza ideale, cerca oblio nell'alcol, quando non ricorre, nella sete di evasione agli stupefacenti e, la donna, ne è sempre la vittima. Afferma Carla Ravera «E' la donna che prepara la carne da cannone, la carne da sfruttare, la carne da piacere. La donna non diventerà libera se l’uomo non sarà libero».

Ma come nasce la “Festa della donna?” E’ l'inverno del 1908, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperano chiedendo migliori condizioni di lavoro. Lo sciopero dura alcuni giorni, finché l'Otto marzo il proprietario Mister Johnson, blocca tutte le porte dell'opificio e imprigiona le scioperanti nella fabbrica alla quale è appiccato il fuoco. Le centoventinove operaie muoiono, arse dalle fiamme. Allora Rosa Luxemburg l’operaia più battagliera ed emancipata propone, in ricordo della tragedia, la data dell'8 marzo come giornata di lotta internazionale.

Questo giorno Otto Marzo è nato per diffondere nel mondo la linea e l'obiettivo dell'emancipazione della donna, con questo spirito proletario e rivoluzionario, ma l’ideale è rimasto impigliato nelle idee che i riformisti, i revisionisti, le femministe non sono riusciti a trasformare in un appuntamento interclassista.

La giornata istituita, come ho già detto, nel 1910, dalla Conferenza delle donne socialiste di Copenaghen, per ricordare il martirio delle operaie della Cotton di New York morte due anni prima nell'incendio della fabbrica celebra la lotta delle proletarie e delle masse femminili sfruttate e oppresse contro il capitalismo e l'imperialismo per la parità fra i sessi; ma, ripeto, della “Festa della Donna” è rimasta solo l’idea.

Asserisce Valentina Piattelli «Le donne sono cittadine di serie A, al pari degli uomini. Esse sono padrone di se stesse e godono dell’eguaglianza giuridica e di tutti gli stessi diritti degli uomini. Possono accedere a tutte le professioni e a tutti gli uffici». Invece Gioberti afferma: «La donna, insomma, è in un certo modo verso l’uomo ciò che è il vegetale verso l’animale, o la pianta parassita verso quella che si regge e si sostenta da sé». Rosmini ribatte: «Compete al marito, secondo la convenienza della natura, essere capo e signore; compete alla moglie, e sta bene, essere quasi un’accessione, un compimento del marito, tutta consacrata a lui e dal suo nome dominata»; mentre per Filangieri «spetta alla donna l’amministrazione della famiglia e della prole, mentre le funzioni civili spettano all’uomo».

Queste teorie sono state alla base del diritto di famiglia dell’Italia unita, riformato soltanto nel 1975. Anche per quanto riguarda i diritti politici, il dibattito in Italia è stato assai poco acceso. Le stesse donne attive sulla scena politica sono uno sparuto gruppo di eccezioni.

Col passare del tempo, però, le masse hanno perso la coscienza di classe della storia e il significato del valore dell’Otto marzo; di conseguenza il processo di emancipazione femminile segna il passo e il movimento di massa delle donne si è completamente disgregato.

A loro sono riservati i lavori precari, a tempo determinato, part-time, stagionali, le è vietato persino il lavoro notturno, sebbene approvato  nel 1977 con la legge 903 sulla parità donna-uomo nel lavoro, complice una direttiva dell'Unione Eeuropea cui l'Italia si è ben volentieri adeguata.

Così c’è stato un vero e proprio ritorno al Medioevo a cui si ispira anche la recente sentenza della Cassazione che ha annullato la condanna di uno stupratore con l'inverosimile motivazione che non avrebbe potuto sfilare i jeans alla sua vittima se questa si fosse veramente opposta.

Bisogna quindi lanciare una grande controffensiva ideologica, culturale e politica contro questa concezione reazionaria della famiglia e della donna e contro le misure governative; per far questo occorre che le masse tornino ad impugnare con forza la strategia globale e vincente dell'emancipazione della donna, così come è stata elaborata e attuata dai grandi maestri del proletariato internazionale.

Quanto riguarda il lavoro domestico vero e proprio si devono estendere le mense aziendali e scolastiche, devono essere, finalmente, rivendicate mense di quartiere, lavanderie e stiratorie pubbliche, centri di rammendo e di manutenzione degli indumenti, squadre pubbliche di pulizie degli alloggi a prezzi popolari.

Per le casalinghe che non hanno alcun reddito - salvo quello da pensione di reversibilità e di invalidità e della prima casa – le donne debbono chiedere una indennità di disoccupazione pari a ottocento euro indicizzati da revocare in caso di rifiuto di un lavoro extradomestico adeguato alle capacità effettive della casalinga.

Il nostro è un processo epocale che passa inevitabilmente dalla conquista del potere politico da parte del proletariato. La donna, allora si sentirà appagata  quando godrà gli stessi diritti degli uomini, in teoria e in pratica, nella giurisprudenza e nella legislazione come sul piano materiale ed economico, nella morale e nella pratica, ovunque nelle istituzioni, nelle professioni, nell'istruzione, nella famiglia, nei partiti, nei sindacati e nei movimenti.

Una volta raggiunti gli scopi prefissati la donna è veramente emancipata, libera e soddisfatta? Raggiunge l’obiettivo che cerca di centrare dal 1921, ma se si guarda intorno e si accorge che suo figlio non la riconosce come mamma si pente amaramente di aver pensato a lottare per la parità dimenticando il compito più sacro di mamma. Infatti, suo figlio è cresciuto e lei non se n’è accorta, perché al suo posto ci sono state tante Tate che hanno sostituito il suo compito e il figlio è tanto disorientato, perché non sa più chi è la sua mamma vera, e si rifugia nei posti che maggiormente richiamano la cronaca nera per gridare a sua madre la sua esistenza. E non è riuscita nemmeno ad alleggerire il peso del lavoro domestico e familiare, anzi questo ha occupato e occupa sempre più gran parte delle energie, dei pensieri e delle fatiche delle donne. «La privatizzazione dei servizi sociali e sanitari pubblici, l'applicazione di tariffe, ticket e oneri a carico degli utenti sempre più esosi l'hanno reso ancora più gravoso. Le prestazioni sociali hanno ormai come unico soggetto dei diritti la famiglia, ovviamente una famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio e prolifica, secondo i canoni borghesi».

La società italiana è notevolmente cambiata e le leggi hanno in parte sancito il cambiamento. Rimangono, però, tracce della passata discriminazione in leggi quali quella che comprende fra i «delitti contro la morale» anche lo stupro e l’incesto, legge eliminata soltanto recentemente. All’inizio del nuovo secolo è caduto anche l’ultimo baluardo di esclusione delle donne in ambito statale, quello militare.

Se la donna si sente soddisfatta del suo raggiungimento individuale a parità dell’uomo EVVIVA LA DONNA, ma possiamo veramente gridare EVVIVA LA DONNA?

Aspetto i vostri consigli eruditemi e ve ne sarò grato in eterno.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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