8 marzo 1997
Condannato l'ex ministro
Francesco De Lorenzo

L’ex ministro della sanità Francesco De Lorenzo è condannato in primo grado a otto anni e quattro mesi di reclusione, più una multa di 3,6 miliardi e al pagamento di una provvisionale di 4,5 miliardi al ministero costituitosi parte civile. Francesco Saverio BorrelliDe Lorenzo è riconosciuto colpevole di associazione per delinquere, corruzione e illecito finanziamento dei partiti, responsabile di settantasei dei novantasette capi di imputazione contestatigli, ma è assolto dall’accusa di corruzione legislativa.

Tutto era iniziato con le inchieste su casi di corruzione e di finanziamento illecito di partiti condotte, a partire dai primi mesi del 1992, dai magistrati della Procura di Milano, guidata da Francesco Saverio Borrelli. L'operazione giudiziaria svolta dal "pool Mani pulite", la cui figura più nota è stata quella del pubblico ministero Antonio Di Pietro, si è successivamente estesa ad altre parti del territorio nazionale, individuando tutta una serie di episodi illeciti e portando a un'alterazione profonda e traumatica degli equilibri politici italiani, manifestatasi già nelle elezioni politiche del 5-6 aprile 1992.

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RICORDIAMOLI

TANGENTOPOLI: NEL BENE E NEL MALE

"Tangentopoli" esplode il 17 febbraio 1992 col primo arresto di Mario Chiesa, un politico con mansioni direttive in un ente locale, che é stato colto con le mani nel sacco. Sembra, e il suo referente politico Craxi così subito la definisce, una "mariuolata", ma i controlli incrociati, e poi alla fine lo stesso Chiesa, dopo più di un mese al fresco, sentitosi abbandonato e rinnegato, svela un vasto retroscena di concussioni e corruzioni a largo raggio che va a coinvolgere numerosi esponenti della politica, della finanza e dell'imprenditoria. Antonio Di Pietro

Inizia così, "Tangentopoli" denominata "Mani pulite" condotta da un pool di magistrati dove spicca in modo particolare il P.M. Antonio Di Pietro.

E' la prima goccia che Di Pietro inizia a scavare nella pietra degli scandali. Poi la goccia diventa un alluvione, un tornado. Seguono venticinque mesi di bufere giudiziarie coinvolgendo personaggi considerati da sempre intoccabili. Vengono alla luce la corruzione e gli illeciti finanziari delle imprese per il finanziamento ai partiti i cui beneficiari, sembra, che proprio tutti lavorassero per il bene del Paese, per il mantenimento di quella politica che promuove il pluralismo e la libera espressione, ma non certo quella dei piccoli e miseri partiti della opposizione, senza mezzi e potere.

La Politica,la Finanza, l'Imprenditoria ne è sconvolta.Nei prossimi venticinque mesi ci saranno:
4525 personaggi in carcere, 25.400 avvisi di garanzia, dieci suicidi, 1069 parlamentari e uomini politici coinvolti.

Risultato: si disgrega la DC, il PSI, il PLI, il PRI e il PSDI; alcuni esponenti di spicco di questi partiti provocano nei cittadini un senso di disprezzo e di vergogna. Nessuno ha dimenticato la bava alla bocca di un ex potente nell'atto di difendersi pateticamente e maldestramente.

Lo stesso Cossiga in lacrime, rompe il silenzio e dal suo auto-esilio si lancia in un'esternazione terrificante:"DC da lapidare. I dirigenti Dc, la gente li prenderà a sassate per la strada. Io non li ho buttati giù dalle scale, ma la gente non avrà i miei scrupoli".

(Da Il Secolo XIX, del 1° maggio).Bettino Craxi

Nel PSI, ora é fronda contro Craxi. "Nel PSI si annidano professionisti della tangente". A dirlo non è un nemico dei socialisti, ma Claudio Martelli in persona. E lo dice a Montecitorio, nel Transatlantico affollato per l'elezione dell'ufficio di presidenza. Il PSI é dunque nella bufera e nella tradizionale compattezza si sono aperte grosse crepe.

Formica denuncia la mancanza di democrazia nel partito, Manca ha convocato una sua assemblea, e Dell’Unto rincara la dose "La linea politica del Psi ne esce sconfitta".

Poi Martelli ritorna a fare la punta di diamante della contestazione, anzi affonda il coltello nella piaga: "Mi chiedo perchè devo stare con 650.000 socialisti, molti dei quali non so neppure chi siano".

(Da Il Secolo XIX, del 1° maggio).

Chi girava per Venezia, cartelli e manifestini di disprezzo incollati in ogni angolo delle calli, rappresentavano una vera e propria lapidazione per lo sfortunato De Michelis. Non sta meglio il PSDI dove l'ex segretario Pietro Longo è arrestato e condannato a quattro anni e mezzo di reclusione per tangenti sulla Icomec. Emigrano gli elettori. Il trasformismo è imperante. Le conseguenze saranno politicamente catastrofiche per alcuni partiti, proprio quelli che hanno alle spalle una grande tradizione storica. In sintesi, confesserà poi Mario Chiesa: "Era una politica fatta solo di voti e di soldi e per riuscirci ogni gioco era lecito". In una sentenza il giudice Lombardi a conclusione di un processo, dirà molto lapidariamente: "Si pagava al ministero o nelle imprese, per strada o al cantiere, in pieno giorno o a tarda sera, in cielo, in terra e in ogni luogo". Tutti sapevano, ma nessuno parlava, chi pagava e poi prendeva gli appalti subiva, chi non li otteneva stava zitto e aspettava il suo turno, ribellarsi voleva dire essere messo sul libro nero e sparire per sempre da ogni commessa sia privata che pubblica. Questo andazzo che poi é stata denominata con una frase più soft, "dazione ambientale", aveva solo due alternative o convivere per lavorare oppure opporsi; ma poi bisognava chiudere per sempre.

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IL FATTO

LA DONNA E LA FESTA NELL’ETA’ MODERNA

Nell’età moderna nascono prodromi di un vero movimento femminista e causa furono le due "Dichiarazioni dei diritti", emanate negli Stati Uniti nel 1776 e in Francia nel 1789. Era solo una premessa e si dovette arrivare alla "Rivoluzione Industriale" con lo sconvolgimento del vecchio assetto familiare e l'immissione della donna nella produzione perché si enucleasse e prendesse corpo una linea di emancipazione femminile: necessario punto di riferimento rimaneva sempre la Rivoluzione francese, che aveva operato la distruzione degli istituti giuridici della società corporativa e aristocratica e per la prima volta aveva visto una partecipazione diretta e massiccia delle donne agli avvenimenti della vita pubblica. A fornire nuovi argomenti alla lotta per l'emancipazione femminile è stato il razionalismo, che proclamava l'eguaglianza per natura dell'uomo e della donna e riduceva ogni discriminazione nei riguardi della donna a puro pregiudizio.

Il movimento operaio trasse poi tutte le conseguenze del movimento femminista sostituendo alla figura femminile astratta della "cittadina" quella della "donna lavoratrice". Inserita nella vita produttiva, la donna diveniva una componente essenziale del movimento proletario. Nel campo produttivo oggi la donna figura con percentuali notevoli nei servizi sociali, nell'attività medica e ospedaliera, nell'insegnamento, negli uffici pubblici e privati e nelle fabbriche.

È opportuno ricordare le tappe fondamentali che hanno portato a questi risultati: nel secolo XVII sorgeva in Francia il collegio femminile di Saint-Cyr e Fenélon pubblicava l'Educazione delle fanciulle; nel secolo successivo si avevano le prime laureate e nel 1763 Poulain de la Barre pubblicava lo scritto Sull'eguaglianza dei due sessi; nel 1787 Mercy Otis Warren e Abigail Adams gettavano il primo germe del movimento per il suffragio femminile; durante la Rivoluzione francese si formarono a Parigi club femminili per ispirazione di Etta Palma, Madame Kéralio, che presentò alla Costituente il Cahier des doléances des femmes, e Olimpia de Gouges, che nel 1789 pubblicò il romanzo Le prince philosophe sui diritti della donna, mentre Condorcet rivendicava all'Assemblea Costituente il pieno godimento dei diritti civili per le donne e la stessa de Gouges un anno dopo pubblicava la Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne e la presentava alla Costituente, dove Mirabeau e Robespierre la respingevano. Contemporaneamente in Inghilterra nascevano i primi circoli femminili e Mary Godwin Wollstonecraft pubblicava nel 1792 un Vindication of the Rights of Women. Emmeline Pankhurst

Nel 1903 riprese nuovo slancio in Gran Bretagna il movimento delle "suffragette", che in agitazioni politico-sociali molto movimentate s'imposero all'attenzione internazionale con la Women's Social and Political Union, fondata da Emmeline Pankhurst; nel 1907 conquistavano il diritto al voto le donne finlandesi; nel 1908 a Roma e a Milano si svolgevano due congressi femminili: il primo sotto la direzione di Grazia Deledda e di Maria Montessori, il secondo promosso dall'Unione femminile nazionale; nel 1909 Critica sociale pubblicava un dibattito fra Anna Kuliscioff e Filippo Turati sul suffragio femminile e nel 1912 sorgeva l'Unione nazionale delle donne socialiste.

Nel 1910 la Conferenza Internazionale dei movimenti femminili, riunita a Copenaghen, in ricordo di un gruppo di operaie vittime di un infortunio sul lavoro, aveva lanciato la "Giornata mondiale della donna", fissandola per l'8 marzo di ogni anno. Nel 1917 la Rivoluzione d’Ottobre in Russia riconosceva l'assoluta parità di diritti fra l'uomo e la donna; l'anno dopo il Parlamento inglese sanciva il diritto di voto a circa otto milioni di donne e il suo esempio era seguito nel 1920 dal Congresso degli Stati Uniti. Nel 1925 la Turchia di Kemal Ataturk abrogava a favore delle donne la mortificante legge religiosa musulmana; nel periodo 1945/46 il diritto di voto alle donne si estendeva alla Polonia, all'Ungheria, all'Italia, alla Iugoslavia, alla Germania, alla Francia e al Giappone; nel 1948 l'O.N.U. sanciva la condanna a ogni discriminazione fondata sulla differenza di sesso e alcuni anni dopo istituiva l'Ufficio Internazionale del Lavoro per la parità di salario, per la tutela della maternità e contro ogni discriminazione nell'educazione.

Nel 1950 la nuova Repubblica Popolare Cinese aboliva la poligamia, vietava il concubinaggio, abrogava il divieto di nuovo matrimonio alle vedove, metteva la donna sullo stesso piano dei diritti dell'uomo. Dal 1950 al 1960 un impetuoso movimento femminista, intrecciandosi con la lotta anticolonialista, liberava milioni di donne nei nuovi Stati indipendenti dell'Asia e dell'Africa. Grazia Deledda

Nel 1963 papa Giovanni XXIII nella sua enciclica Pacem in Terris indicava nell'avanzata della donna un segno dei tempi e le riconosceva solennemente il diritto al lavoro come parte essenziale della sua personalità. Dopo alcuni decenni nei quali il nuovo ruolo sociale della donna era venuto sempre più consolidandosi, nel settembre 1995 a Pechino si svolgeva la quarta Conferenza mondiale sulle donne, nella quale, oltre alle questioni legate all'erosione dei diritti delle donne e alla mancata uguaglianza sessuale nei Paesi islamici più conservatori, sono stati trattati i problemi delle categorie più deboli come i bambini,gli anziani, i disabili, le minoranze etniche e religiose.

Nella legislazione italiana moderna la donna trova affermata la sua eguaglianza con l'uomo nell'art. 3 della Costituzione: il senso del dettato costituzionale è tale che il sesso è rilevante per tutti i casi in cui la differenza è condizione che accresce o quanto meno non altera la capacità giuridica, mentre diventa irrilevante tutte le volte che gioca a sfavore della capacità individuale. In particolare la stessa Costituzione, nell’articolo 29, stabilisce che il matrimonio è "ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare"; nel campo del lavoro l'articolo 37 dispone che "la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore".

Inoltre le condizioni di lavoro devono consentire alla donna "l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione"; l'articolo 48 riconosce alla donna il diritto all'elettorato attivo e passivo in forza del quale essa vota e può essere eletta al Parlamento; per l'articolo 51 la donna può accedere a tutte le cariche, professioni e impieghi pubblici, compresa la magistratura, nei vari gradi, carriere e categorie, senza limitazioni di mansioni e di svolgimento della carriera, salvi i requisiti stabiliti dalla legge.

Bibliografia

G. Cesareo, La condizione femminile, Milano, 1963; E. Pieroni Bortolotti, Alle origini del movimento femminile, Torino, 1963; E. Servadio, La rivoluzione femminile, Torino, 1972; Autori Vari, Crisi dell'antifemminismo, Milano, 1973; C. Ravera, Breve storia del movimento femminile in Italia, Roma, 1978; G. Agostinucci, G. Campanini, La questione femminile, Casale Monferrato, 1989.

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LA POESIA DEL GIORNO

ALLA DONNA CHE EMIGRA
(a Nicolina)

Partisti per irrobustire la «Quercia»
e ci credetti!
L’albero rinverdiva, ma era inverno.
Oggi sulla mia pagina bianca
passano volti di morte,
- Ieri solo palloni nella rete - :
volti e nomi si accavallano e la mente
scoppia nel delirio della delusione.
Non è giusto non rispettare l’ordine
- almeno quello cronologico! -
e Tu l’hai infranto volando ad angelo!
Il corpo nudo giace sul gelido marmo
composto in un sorriso che le labbra
forse non conobbero mai e neanche
il caldo delle lacrime riscalderà l’anima,
che invece avvampa il cuore spremuto
e asciuga il pianto sterile che opprime.
Non so piangere e lo vorrei tanto,
forse perché tu morta non sei,
almeno fino a quando anch’io vivrò
per riscaldare il frigorifero
dentro il quale vivo da una vita
per sapere se hai imparato a sorridere
per vedere, forse, un sorriso felice.
Sulla mia pagina, oggi, vedo
solo volti di morte, ma sulla tua,
Angelo tormentato dalla nascita,
ha scritto solo la parole morte.
Solo la “Quercia” attorciglia le radici
e… piange!

Reno Bromuro (da «Poesie sparse»).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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