8 maggio 1971
A Palermo il procuratore della repubblica
Pietro Scaglione e l'autista Antonino Lorusso sono uccisi
Il procuratore della repubblica Pietro
Scaglione e l'autista Antonino Lorusso
sono uccisi in un agguato mafioso, avvenuto a
Palermo. Il 12 maggio la Cassazione affiderà alla
procura di Genova l'istruttoria sul duplice
omicidio.
Pietro Scaglione nacque a Palermo il 2 marzo 1906 e vi morì il 5 maggio 1971, assassinato a colpi di mitra in Via Cipressi, mentre tornava dal cimitero, dove, come sua consuetudine, andava a pregare sulla tomba della moglie; era stato da poco destinato a Procuratore Generale di Lecce. Nell'agguato mori il suo autista, Antonino Lo Russo, aprendo la tragica lista degli uomini delle scorte assassinati insieme con coloro che difendevano.
Era procuratore della repubblica e aveva coraggiosamente denunciato mafiosi e collusi.
Fu la prima morte eccellente avvenuta a Palermo; essa segnò una svolta della criminalità che, si diceva fino allora, non colpisce gli uomini dello Stato. Il potere mafioso era passato in mano al gruppo dei corleonesi. Non furono identificati i killer, anche se sui mandanti, e sulle ragioni dell’omicidio, l'inchiesta della magistratura di Genova, non lasciò dubbi.
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RICORDIAMOLILA RESA DELLA GERMANIA
La prima notizia della resa della Germania Nazista, giunse da Radio Milano, ecco il comunicato integrale: "Qui radio Milano Liberata. In nome del popolo italiano il Comitato di Liberazione per l'Alta Italia assume tutti i poteri civili e militari. Proclama lo stato d’eccezione in tutto il territorio di sua competenza. Tutti i corpi armati fascisti sono disciolti i loro membri devono abbandonare il loro posto immediatamente e recarsi nei campi di concentramento in attesa dell'accertamento delle rispettive responsabilità. Tutti gli appartenenti alle forze armate tedesche sono dichiarati prigionieri di guerra. Sono istituiti i Tribunali di guerra. Essi siedono in permanenza. Le loro sentenze sono emanate in nome del popolo italiano ed eseguite immediatamente".
La marcia nazista era iniziata nel settembre
1939, nel giro di un mese la Polonia
era distrutta: lasciati all'URSS i
territori orientali, annessa Danzica,
il resto della Polonia fu
riorganizzato in un governatorato generale alle
dipendenze della Germania. Dopo
questo primo successo la marcia trionfale delle
armate tedesche procedette senza soste; il 9
aprile 1940 conquistavano la
Norvegia e la Danimarca, un
mese dopo sferravano l'offensiva in Occidente. Uno
dopo l'altro capitolavano Paesi Bassi,
Belgio e Francia. L'Italia
entrò in guerra il 10 giugno del 1940 quando ormai
la Germania era padrona di mezza Europa. Giunto
all'Atlantico Hitler concepì perfino
il piano di invadere la Gran Bretagna,
ma le forze navali ed aeree britanniche lo fecero
desistere dal proposito. Mentre le operazioni
militari subivano un rallentamento, su tutti i
territori occupati calava la cappa
dell'oppressione nazista contro la quale si
levarono ben presto le forze della resistenza
interna dei Paesi occupati. Soprattutto in
Polonia la dominazione nazista assumeva
aspetti di barbarie senza precedenti, non soltanto
nella repressione della rivolta contro gli
occupanti, ma anche nella forsennata persecuzione
della comunità ebraica che, braccata e deportata
nei campi di concentramento, era destinata allo
sterminio. Nel complesso la soluzione finale
del problema ebraico costò la vita ad oltre 6
milioni d’esseri umani rastrellati in tutta
Europa.
Tra l'estate e l'inverno del 1941 il conflitto, fino a quel momento limitato ai territori europei, assunse dimensioni mondiali. Il 22 giugno, infatti, fidando ormai d'aver chiuso la partita in Occidente, e dopo aver anche conquistato la Penisola Balcanica, la poderosa macchina bellica tedesca si rivolgeva contro l'Unione Sovietica, proclamando la lotta senza quartiere contro il bolscevismo. L'avanzata delle divisioni del Reich in territorio sovietico fu rapida e alla fine del 1941 si estendeva su quasi tutta l'Europa e premeva prepotentemente verso gli Urali.
Ma, nonostante le vittorie conseguite, la Germania era isolata e incapace di far fronte alle esigenze belliche e all'amministrazione dei popoli soggiogati con mezzi diversi dal terrorismo. Le sorti della guerra, fino a metà del 1942 saldamente in mano ai Tedeschi, cambiarono verso la fine dell'anno, e si capovolsero decisamente all'inizio del 1943 allorché, con la vittoria di Stalingrado, il 31 gennaio, ebbe inizio l'inarrestabile offensiva sovietica. Nello stesso tempo anche nell'Africa settentrionale forze italo-tedesche erano costrette a ripiegare sotto la duplice pressione delle forze alleate provenienti dall'Egitto e dal Nordafrica francese.
Dopo la secessione dell'Italia, 8
settembre 1943, e lo sbarco degli Alleati in
Italia, si avvicinarono minacciosamente le
prospettive di un secondo fronte. Il 6 giugno 1944
lo sbarco alleato in Normandia
segnava il principio della fine: stretto da tutte
le parti il regime nazista viveva l'agonia degli
ultimi mesi. Nel frattempo si era fatta strada
anche nel popolo tedesco la convinzione
dell'inevitabilità della disfatta; l'opposizione
al regime nazista, che sino ad allora non era mai
riuscita ad esprimersi sul piano politico,
rimanendo sempre sul terreno moralistico, trovava
adesso, nell'imminenza della sconfitta, motivi
unitari d'azione e allargava la sua cerchia
facendo appello al patriottismo di alcuni
generali, il cui appoggio sarebbe stato comunque
determinante, essendo la Wehrmacht
l'unica forza che avrebbe potuto avere ragione del
regime.
Le opposizioni facenti capo ad alcuni esponenti militari, Beck, Oster, a circoli religiosi e a personalità politiche non compromesse o in rotta con il vecchio regime, von Moltke, Goerdeler, von Hassell, Leuschner, Leber andavano stringendo le maglie di un complotto decisivo per salvare il salvabile. Il 20 luglio del 1944 il colonnello Claus von Stauffenberg, l'uomo più animoso dell'opposizione, collocò una bomba nel quartier generale del Führer, ma l'esplosione lasciò in vita Hitler.
L'insuccesso dell'attentato, unito alle fatali
esitazioni di molti capi militari che avevano
subordinato la loro adesione all'uccisione del
Führer, si risolse quindi in un ultimo
sussulto terroristico del regime: Himmler,
il capo delle SS, divenne allora
l'uomo più potente della Germania dopo Hitler.
Ma più nulla poteva, ormai, arrestare il crollo
del Terzo Reich, trasformato in un cumulo
di macerie dall'offensiva aerea alleata. Le sorti
della guerra erano decise. Nella Conferenza
di Dumbarton Oaks dell’agosto, settembre
1944, nei colloqui di Mosca
nell’ottobre 1944 e nella Conferenza di Jalta
del febbraio 1945, gli Alleati discutono già
il futuro assetto dell'Europa e della Germania
dopo la fine delle ostilità. Quando ormai le
armate sovietiche e quelle americane si erano
incontrate nel cuore della Germania,
il 30 aprile del 1945, Hitler, prigioniero
nel bunker della Cancelleria nella
Berlino assediata dalle forze sovietiche, si dava
la morte affidando il governo del Reich
all'ammiraglio Dönitz, diseredando i suoi
più probabili successori, Himmler e
Göring, i quali avevano compiuto il tentativo
di concludere la pace con gli Alleati.
Con questo finale da tragedia wagneriana si concludeva la sinistra avventura del Terzo Reich. Il nuovo governo Dönitz compirà ancora un ultimo, disperato tentativo di ottenere dagli Occidentali la pace separata per poter concentrare le superstiti forze tedesche nella difesa contro i Sovietici; ma, avutone un netto rifiuto, fu costretto a firmare la resa incondizionata degli eserciti tedeschi nella notte tra il 7 e l’8 maggio 1945.
La capitolazione definitiva aveva luogo a Berlino da parte dell'alto comando tedesco, rappresentato da Keitel, nelle mani degli alti comandi alleati il 18 maggio 1945. La conclusione della seconda guerra mondiale lasciava tutti i Paesi coinvolti nel conflitto in uno stato di prostrazione simile a quello procurato dalla guerra del 1914-1918, ma presentava gravosi problemi politici da risolvere, riguardanti soprattutto i territori e le popolazioni di quello che era stato il Terzo Reich. Generalmente concordi nel patrocinare il disarmo totale della Germania, gli Alleati avevano però idee meno precise sulle modalità pratiche per attuare le loro intenzioni.
Dopo aver in un primo momento considerato la possibilità della spartizione definitiva della Germania in una serie di Stati indipendenti e la completa distruzione dell'industria tedesca in quanto fonte prima della potenza economica e militare del Reich, successivamente si limitarono a stabilire le direttive per gli scopi più immediati dell'occupazione, rinviando ogni altra decisione sul futuro della Germania. Nel settembre del 1944 Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica, ai quali si aggiunse più tardi anche la Francia, concordarono il principio dell'occupazione congiunta della Germania: a ciascuna potenza sarebbe stata assegnata una zona d'occupazione; la capitale del Reich, Berlino, sarebbe stata sottoposta ad una speciale amministrazione congiunta delle forze alleate.
Ribadito
alla Conferenza di Jalta, questo
principio fu confermato infine alla
Conferenza di Potsdam nel luglio, agosto
1945, che affrontò per la prima volta il problema
tedesco dopo la sconfitta. A Potsdam
fu stabilita anche, nei limiti del possibile, la
necessità di un trattamento unitario della
popolazione tedesca e del mantenimento dell'unità
economica del Paese sotto la sorveglianza di un
Consiglio di controllo alleato, deputato anche a
presiedere al disarmo, alla liquidazione
definitiva del regime nazista, alla punizione dei
criminali di guerra, alla ricostruzione della vita
politica tedesca, al ridimensionamento
dell'industria e al prelievo delle riparazioni.
Pur rinviando la regolamentazione definitiva dei confini al trattato di pace, l'accordo di Potsdam confermava l'indipendenza dell'Austria, il ritorno dei Sudeti alla Cecoslovacchia, l'arretramento all'Oder-Neisse del confine orientale tedesco; la Prussia orientale veniva assegnata in parte all'Unione Sovietica e in parte alla Polonia. La Francia occupava la Saar sulla quale avanzava rivendicazioni. Da queste regioni affluivano in Occidente i profughi, aggravando le difficoltà delle popolazioni già impoverite. Visto come stanno le cose, oggi, penso che a Potsdam fu decisa la divisione totale del globo fra i tre che vi rimasero più di un mese a discuterci.
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UN POETA AL GIORNO
L’AUTORE DI TEATRO CARMELO BENE
Carmelo Bene nato a Campi Salentina
il 1 settembre 1937, morto a Roma lo scorso anno.
Debuttò sulle scene nel 1961 con una
rielaborazione del Caligola di
Camus, inizio di una serie di variazioni in
chiave demistificante su temi famosi della
letteratura e del dramma Pinocchio,
Salomè, ecc… Autore del romanzo Nostra
Signora dei Turchi, lo portò sulle scene
nel 1966 e sullo schermo nel 1968. Altri film
sono: Capricci, Don Giovanni e Un
Amleto di meno.
Innovatore delle poetiche del decadentismo, originale e provocatorio, nel 1974 varò in teatro S.A.D.E. ovvero libertinaggio e decadenza del complesso bandistico della gendarmeria salentina. Ha poi presentato spettacoli tratti da grandi opere del passato, molto Shakespeare, ma anche il Manfred di Byron, il Lorenzaccio di Musset, l'Adelchi di Manzoni, i poeti russi del Novecento, liberamente rielaborate senza rispettarne in alcun modo i nessi narrativi e dando invece spazio alle qualità fisiche e soprattutto vocali dell'attore e all'uso innovativo dei moderni mezzi scenici.
Nel 1992 ha messo di nuovo in scena l'Adelchi in forma di concerto, già proposto nel 1984; nel 1994 ha portato in giro per l'Italia un concerto-lettura i Canti orfici di Dino Campana e la rappresentazione Hamlet Suite. Ha pubblicato: L'orecchio mancante; La voce di Narciso; Sono apparso alla Madonna; Il teatro senza spettacolo; Discorso su due piedi (il calcio), scritto in collaborazione con Enrico Ghezzi. È stato direttore della sezione teatro della Biennale di Venezia del 1990, e le sue dimissioni plateali gli sono costate anche un processo per peculato. Ma il clamore sollevato dall'evento non gli ha impedito la pubblicazione nel 1994 delle sue Opere.
Per quel che riguarda la sua attività teatrale, tra le opere portate in scena negli anni Novanta si ricordano: Hamlet Suite,liberamente tratto dall'Amleto di Shakespeare, Macbeth Horror Suite, ispirato alle teorie crudeli di Antonin Artaud, Pinocchio, libera interpretazione del romanzo di Collodi, e Concerto d'autunno, sintesi scenica e poetica della tragedia pastorale La figlia di Iorio di Gabriele D'Annunzio. Nel 2000 Bene, reduce del successo ottenuto con la pubblicazione del suo poema 'L mal de' fiori, ha messo in scena In-vulnerabilità d'Achille (Impossibile suite tra Ilio e Sciro), opera tratta da testi di Omero, Stazio e von Kleist, che ha considerato come una sua ultima prova: un testamento tra il concerto e lo spettacolo.
Bibliografia
G. Aristarco, Bene, forma barocca e travestimento dell'Io, in "Cinema Nuovo", 208, Torino, 1970; G. Deleuze, Un manifesto di meno, in "Sovrapposizioni", Milano, 1978.
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LA POESIA DEL GIORNO
SE C'E' UN POSTO
Se c'è un posto in cui possa andare
permettetemi di viverci,
non voglio ancora morire.
Stancamente trascino i miei giorni,
lunghe notti che non hanno sapore
se non quello di lentamente andare
nelle sabbie mobili, senza speranza.
Se c'è un posto dove possa vivere ancora
permettetemi di andarci, sono tanto stanco
di venire sballottato come pacco postale,
preso a calci come una palla sgonfiata,
lacrimare come affettatrice di cipolle.
C'è un posto per me?
Necessariamente deve esserci
altrimenti a cosa servono le stelle?
Non mi permettete di vivere nel posto che voglio?
Me lo prendo lo stesso perché
non si può prendere un cipresso e trapiantarlo
altrove.
Non sono un pacco postale, né palla, né cipolla;
sono un uomo forte come una quercia costante
come un cipresso, vivo come l'olivo.
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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno
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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato
Reno Bromuro |

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