8 luglio 2000
A Roma la manifestazione del World Gay Pride

A Roma, si è svolta la manifestazione del World Gay Pride. Per le vie di Roma hanno sfilato oltre duecentomila persone. Il corteo è stato molto colorato ma non ha fatto registrare incidenti né si sono avute le tanto temute provocazioni alla "morale cattolica". Nel corteo, a manifestare solidarietà verso i gay, vi erano, oltre a molti cittadini comuni, anche numerosi esponenti della maggioranza di Governo fra cui Veltroni, il Ministro Belillo, Cossutta e una delegazione dei Verdi.

Guardiamo pure negli occhi il colore della pelle, come sulla pelle della terra il colore dei fiori. Per apprezzare il variegato, l’aperto, il mutamento, la danza vivificante della differenza di contro alla fissità delle forme, immobile, ossessiva, come gli stereotipi, i pregiudizi, i modi del potere, il silenzio e la morte. Ma ad ognuno il suo colore, della pelle e degli occhi. Ad ognuno la libertà di poterlo, senza vergogna né timore o prezzo, manifestare.

Dopo tre anni il 4 luglio scorso sono insorti ancora una volta, contestando al governo; asserendo che "Stravolge la direttiva europea contro le discriminazioni verso le persone omosessuali. Afferma Lo Giudice: "Da oggi sarà più facile licenziare i dipendenti gay o lesbica a causa della sua omosessualità. La direttiva europea contro le discriminazioni è stata così brutalmente stravolta nel decreto italiano di recepimento. Il Consiglio dei Ministri, infatti, ha approvato oggi il decreto legislativo di attuazione della direttiva europea 2000/78 contro le discriminazioni sul lavoro motivate da religione o convinzioni personali, handicap, età o orientamento sessuale. Nonostante le numerose sollecitazioni da parte della comunità gay. lesbica e transessuale, il testo approvato oggi stravolge in maniera sostanziale lo spirito della direttiva comunitaria. In particolare, il comma 3 dell'art. 3 del testo approvato introduce, in modo palesemente anticostituzionale, l'ipotesi di licenziamento sulla base dell'orientamento sessuale, laddove afferma:

"Non costituiscono atti di discriminazione (...) quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all'handicap, all'età o all'orientamento sessuale di una persona, qualora si tratti di caratteristiche che incidono sulle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa o che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell'attività lavorativa. Parimenti, non costituisce atto di discriminazione la valutazione delle caratteristiche suddette ove esse assumano rilevanza ai fini dell'idoneità allo svolgimento delle funzioni che le forze armate e i servizi di polizia, penitenziari o di soccorso possono essere chiamati ad esercitare".

"In spregio alla direttiva europea - commenta il presidente nazionale di Arcigay Sergio Lo Giudice - si introduce qui una serie di eccezioni al principio antidiscriminatorio affermato. Secondo questo assurdo testo, un gay potrà essere licenziato se considerato non adatto a svolgere un lavoro a causa della sua omosessualità. Un provvedimento degno dell'Iran di Khamenei, lontano anni luce dalla volontà del legislatore europeo"

Nel decreto legge approvato, l'onere della prova della discriminazione, che per la direttiva era esplicitamente a carico del datore di lavoro, ricade sul lavoratore. Scompare inoltre il previsto coinvolgimento della organizzazioni non governative nella lotta alle discriminazioni.

"Il decreto proposto da Maroni e Buttiglione e approvato dal governo - prosegue Lo Giudice - costituisce il peggior testo di recepimento della direttiva attuato finora da uno Stato europeo. Uno schiaffo ai soggetti discriminati, una violazione degli impegni europei, una beffa per chi si aspettava l'adeguamento dell'Italia agli standard comunitari. Non staremo a guardare: sabato 5 luglio, giorno del Gay Pride nella capitale, manifesteremo a mezzogiorno con un sit-in sotto Palazzo Chigi"

Oggi stesso, per protesta contro il grave gesto del governo, i tre componenti della commissione "Sessualità, discriminazioni ed integrazione sociale presso il Ministero per le Pari Opportunità ed esponenti della comunità gay e lesbica, lo psicoterapeuta Paolo Rigliano, la psicologa Margherita Graglia e l'esperto giuridico Alberto Baliello hanno rassegnato le loro dimissioni con la seguente nota congiunta:

"Avevamo accettato l'offerta del ministro Stefania Prestigiacomo di far parte del gruppo di studio su Sessualità, discriminazioni ed integrazione sociale, presieduta dal prof. Ferdinando Aiuti, con lo spirito di contribuire, sia pure fra le evidenti difficoltà iniziali, ad affrontare in modo positivo la questione omosessuale nel paese. La scelta di oggi ci mostra la realtà dei fatti: questo governo ha in spregio i diritti delle persone gay, lesbiche e transessuali. Lo diciamo con amarezza e delusione, poiché avevamo creduto nella possibilità di un'azione di uguaglianza e innovazione al di là delle etichette politiche. Purtroppo le nostre speranze si infrangono di fronte ad un atteggiamento inaccettabile. La commissione, nonostante le nostre sollecitazioni, non è stata in alcun modo coinvolta nel percorso di definizione del decreto, rivelando così il suo ruolo di foglia di fico delle inadempienze governative e la sua sostanziale inutilità. Si compie qui una parabola discendente che non può che concludersi con le nostre dimissioni e la nostra richiesta di scioglimento di una Commissione ormai senza alcun senso. Non ci interessa il ruolo di "usignoli dell'imperatore". Restiamo nella comunità a portare avanti da lì il nostro impegno per la fine delle discriminazioni e l'uguaglianza dei diritti".

Ufficio stampa Arcigay Nazionale

 ***

RICORDIAMOLI

DARIO BELLEZZA
Alberto Moravia
scrisse una bella introduzione al libro "Morte di Pasolini", di Dario Bellezza, mettendo in rilievo che:
"Dario Bellezza ha risolto il problema in chiave esistenziale, intendendo con questo che ha cercato di rivivere la tragedia di Pasolini come autobiografia, cioè, dato che aveva in comune con Pasolini le stesse scelte erotiche, come dramma omosessuale".Alberto Bevilacqua e Dario Bellezza

Il libro è stato ristampato recentemente, perché di Pasolini e del suo omicidio si è ricominciato a parlare. Parla il reo confesso, Pino Pelosi, ma parlano soprattutto quelli che vogliono Pier Paolo vittima di un complotto, forse politico. Ipotesi che oggi ha sempre più sostenitori, ma che continuò a non convincere Dario Bellezza, che di Pasolini fu amico.

"La sua morte è troppo pasoliniana, sua completamente fino al delirio di una sceneggiatura perfetta, perché non l'abbia veramente voluta lui fino in fondo. Pelosi è troppo pasoliniano per non essere l'assassino, stupendo e fiero; in un agguato ideato da una mente diabolica non si sarebbe mai trovato un trionfo della sua sensualità così perfetto come quel ragazzo riccio identico a Ninetto Davoli".

La coesistenza di casualità e fatalità di cui parla Moravia, è una specie di Karma che viene descritto così:
"La fame di corpi senz'anima nessun guaritore poteva guarirla a Pasolini. Una fame insaziabile. Lì era la sua maledizione, la sua dannazione, e il suo peccato della carne. D'altronde Pier Paolo rischiava ogni sera di persona la vita per il suo vizio, grandioso e maniacale... ed io protesto qua contro coloro che non vogliono più l'uso, e ci si conceda perfino l'abuso, vivendo, loro, in una dimensione priva della sacralità del reale, di parole come "vizio", "perversione", "peccato"... Mentre per lui c'è solo da dire questo: "Padre, padre perché mi hai abbandonato?"

(Da un intervista concessa a Susanna Schimperna poco prima della sua morte, e pubblicata sul numero 57 di Blue)

Eppure lo stesso Bellezza in un articolo su Panorama del 4 Agosto 1991 aveva dichiarato:Pier Paolo Pasolini
"Gladio. Dopo la scoperta della funzione anticomunista di quella organizzazione anche all'epoca dell'omicidio di Pier Paolo Pasolini si può finalmente spiegare quella morte misteriosa, da mettere insieme, per atrocità, a quella di Giangiacomo Feltrinelli. Furono i servizi segreti, è chiaro. Non Pelosi, né i fascisti. Sì, bisognerebbe riaprire il caso. Ma perché oggi è così importante sapere chi ha ammazzato il poeta delle "primule friulane", di Ragazzi di vita di "Accattone"? Solo partendo dalla sua morte si potrà capire Vas o Petrolio, quale sarà il titolo. Che la crisi del romanzo promossa dal Gruppo 63 (di cui fu uno dei bersagli polemici favoriti insieme a Carlo Cassola e Giorgio Bassani) non lo avesse scosso fu la prova della sua lungimiranza culturale. Non fu mai, d'altronde, un vero romanziere, anche se, pur da poeta quale sempre fu, aveva abdicato per il cinema. Solo alla fine della vita si mise a scrivere, come diceva sorridendo, il romanzo totale, il romanzo che esaurisce tutti i romanzi."

Alberto Moravia, da grande intenditore del romanzo qual era, affermò che Pier Paolo Pasolini voleva far concorrenza a I Demoni di Dostojevski: un romanzo ideologico, insomma. Io, come Alberto Moravia, preferivo le parti erotiche - ma per la ragione precisa che non erano solo realistiche (il che piaceva a Moravia), ma anche libertariamente omosessuali. Pier Paolo Pasolini voleva superare Jean Jenet, che non amava, ma riteneva un modello con cui confrontarsi. Alberto Moravia invece criticava il resto dicendo che era velleitario. A me, mentre lo scriveva a Chia, dove andavo spesso accompagnato dalla sua fedele Betti, Pasolini mostrava il tavolo dove scriveva il suo tesoro. Su un altro scriveva la sua condanna a morte, gli "scritti corsari" del Corriere della Sera.

(Panorama 4 agosto 1991)

A PIER PAOLO PASOLINI

M'aggiro fra ricatti e botte e licenzio
la mia anima mezza vuota e peccatrice
e la derelitta crocifissione mia sola
sa chi sono: spia e ricattatore
che odia i suoi simili.
E non trovo pace in questa sordida lotta
contro la mia rovina, il suo sfacelo.
Dio! Non attendo che la morte.
Ignoro il corso della Storia. So solo
la bestia che e' in me e latra.
Dario Bellezza

***

IL FATTO

MASSIMIALIANO BADIALI E SIPARI DI CARTAPESTA
Massimiliano Badiali
Dottore in Lingue e Teologia nato ad Arezzo è un poeta, affermato; ha vinto alcuni premi importanti, è amico di Peter Russell, Mario Luzi e Jean Rouaud. Poeti di cui ci siamo occupati. Badiali è un poeta che si è interessato e s’interessa anche di teatro. Afferma Marilla Battilana (La Nuova Tribuna Letteraria, Padova , n° 1 trimestre 1998 pag.42) "che la sua poesia rivela un’inventiva pudicamente nascosta nei dettagli" noi, siamo d’accordo con il terzo dei suoi estimatori, di cui non si riesce bene a capire chi è, quando afferma che la poesia del Badiali è "difficile tanto nella comprensione, quanto nella lettura. Troppo spesso le parole prevaricano i significati, o si assiste ad un totale disinteresse verso le regole della punteggiatura e della sintassi". "Sipari di cartapesta", la poesia che la sorte ha voluto parlassimo, è un perpetuo avvicendarsi di un vertiginoso volo della fantasia. Gli anelli che balzano dal cuore, come lava ardente di un vulcano, contrastano fieramente e tragicamente coi mezzi di cui l’artista, ancora poco esperto del maneggio del verso, poeta d’istinto e non di scuola, dispone per riprodurre la visione poetica interiore che lo soggioga.

Chi può dire quante volte nella cruda lotta egli vedesse reciso il filo del pensiero, troncato il volo dell'immagine, tramortita la passione nel cuore, e maledicesse il verso, che egli cercava e non trovava e che adorava, come conforto d'ogni sua afflizione, mentr'era il suo carnefice spietato? Chi saprà i concetti sublimi sorti nella sua mente, le visioni superbe naufragate nel vano tentativo di dar loro un'acconcia espressione sia in metrica sia in rima? L'espressione poetica, indocile al pensiero, viene forse macerata dalla medesima fretta con cui l’autore vorrebbe realizzata l’idea. Da questo tormento eterno esce un verso tormentato, secco, aspro e duro: O io m'inganno, o costui, nonostante l'opera dei poeti che più ha nell'anima, leggendo e rileggendo diventa per lui una sempre nuova manifestazione dello spirito.

SIPARI DI CARTAPESTA
Di Massimiliano Badiali

Opachi all’orizzonte
Vestiti uguali, stessi colori
In confusa festa

Calano logori
I sipari di cartapesta
Con finto fragore
Sulle nostre colpevoli parvenze

Sulle vetrate della notte
Serpeggiano residui di
Confuse e graffiate memorie
Come frecce di sangue nel grano.

Lontano, più tardi
si spegneranno le luci
Nelle città palcoscenico,
Teatro dell’umano

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE