8 giugno 1999
Scomparsa di Corrado Mantoni

Muore il presentatore televisivo Corrado Mantoni, in arte Corrado, aveva 74 anni.

Da "Repubblica" di oggi.

Era Corrado, Corrado e basta. E con questo nome ha scritto cinquanta anni di storia tra radio e tv. Corrado MantoniCon lui si spegne una voce unica, particolare. Con quel timbro e quell'accento romanesco ha conquistato la stima e la simpatia del pubblico, ha portato al successo programmi e personaggi, senza suscitare mai particolari clamori. E silenziosamente se n’è andato, al termine di una grave malattia, senza far rumore, con la discrezione e la riservatezza che hanno contraddistinto la sua lunga carriera.

Corrado Mantoni è morto a Roma. Il 2 agosto avrebbe compiuto 75 anni,ma negli ultimi mesi il cancro di cui era malato lo aveva particolarmente debilitato. È stata la moglie, Marina Donato, a precisare che Corrado, ricoverato in una clinica romana, è morto "a seguito di una neoplasia polmonare, diagnosticata nel gennaio scorso". E sempre la moglie, compagna di tutta una vita, ha aggiunto che i funerali si svolgeranno in forma strettamente privata "nel rispetto della riservatezza tipica di Corrado".

Da 50 anni Corrado era un amico degli italiani, prima dalla radio e poi dalla televisione. Soprattutto la sua voce, inconfondibile, e quel suo leggero e mai offensivo modo di fare ironia, lo hanno consacrato tra i beniamini del pubblico televisivo. Era nato a Roma il 2 agosto 1924 e può a buon diritto essere considerato un coetaneo della tv insieme a pochissimi altri, come Mike Bongiorno e Raimondo Vinello, celebrati lo scorso novembre con un programma su Canale 5, I tre tenori, presentato da Maurizio Costanzo e Enrico Mentana.

Mike Bongiorno non esita a definirlo, senza riuscire a trattenere le lacrime, "un mito". "Con lui se n’è andato un grandissimo personaggio della nostra storia radiofonica e televisiva", dice Mike. Insieme scherzavano sempre su chi fosse "il vero papà della tv". "In realtà sono io", ammette commosso, "perché Corrado, che all'epoca era un divo della radio, non riusciva a ottenere l'autorizzazione per lavorare in tv. Così debuttai io per primo. Insieme, negli anni d'oro della televisione, gli anni Sessanta, siamo stati in tante trasmissioni, quelle di Mina, di Lelio Luttazzi, pagine imperdibili, belle e in bianco e nero che non si ripeteranno mai più". Mike Bongiorno conferma anche la riservatezza del suo collega: "L'ultima volta che l'ho visto è stato in occasione del programma in nostro onore I tre tenori. E alla cena dopo il programma, tanto per cambiare, lui era già partito".

Raimondo Vianello e Sandra Mondaini avevano saputo proprio ieri dell'aggravarsi delle sue condizioni, "ma non immaginavamo una scomparsa così repentina, né eravamo preparati". La celebre coppia lo ricorda con poche parole: "È stato un grande professionista, uno della vecchia guardia, proprio come noi" dice la Mondaini. "Mi viene in mente il suo finto cinismo, che in realtà nascondeva un uomo dalla grande sensibilità". Raimondo Vianello ne ricorda le affinità: "Ci univa l'amore per la discrezione, il desiderio di non essere al centro dell'attenzione e la grande importanza data alla privacy. Corrado veniva dalla gavetta, aveva accumulato tanta esperienza. Non a caso è stato anche un grande autore di tv: aveva il senso dello spettacolo".

Forse in pochi ricordano che fu proprio Corrado ad annunciare due eventi storici: la fine della seconda guerra mondiale e la fine della monarchia. Alla radio era entrato giovanissimo nel 1944, rinunciando da subito al cognome. Chiamato a condurre le trasmissioni per le Forze Armate (Radio Naja) divenne la "voce amica" dei militari di ritorno dal fronte, inventando una nuova maniera di fare radio, coinvolgente e confidenziale. Ma la prima affermazione arriva nel 1949 con Oplà, un esperimento di intrattenimento che conduce con il fratello Riccardo. Un esperimento riuscito che, pochi anni dopo, i due fratelli trasformano nel primo varietà radiofonico di successo: Rosso e Nero.

Poi è arrivata La corrida, programma culto della radio degli anni Sessanta, anche questa ideata insieme al fratello, che lo porta alla massima popolarità. Da lì alla conduzione dei principali intrattenimenti del sabato sera il passo è breve, con L'amico del giaguaro, Tappabuchi, Controcanale. È lui a lanciare Raffaella Carrà nell'edizione di Canzonissima del 1970: "Sono stata fortunata", ha ricordato la Carrà appena saputa la notizia. "Il primo compagno del primo lavoro importante, come era Canzonissima, era fondamentale per tracciare il modo con cui intraprendere il cammino futuro di una giovane attrice che non conosceva la tv. E tu mi hai insegnato tanti valori e comportamenti che non scorderò mai. Te lo devo e te lo prometto", dice commossa rivolgendosi idealmente a Corrado.

Nel 1976 Corrado inventa Domenica in, il programma per tenere compagnia agli spettatori nel lungo pomeriggio festivo, ancora oggi su RaiUno. Vi rimane per quattro stagioni, una delle quali segnata dal tragico incidente di Dora Moroni, che condusse il programma con lui dal 1976 al 1978. Dora rimase coinvolta con lui in un incidente stradale sull'autostrada Roma-Civitavecchia. Era il 18 luglio: Corrado rimase ferito seriamente, per Dora ci furono mesi di coma, e poi una lunga e difficile riabilitazione motoria e vocale. Per Corrado, allora all'apice della carriera, l'incidente segnò un momento difficilissimo, ma non abbandonò la sua valletta. Le fu accanto anche economicamente, risarcì i danni oltre alle spese mediche necessarie al suo lentissimo recupero. E Dora Moroni lo ricorda con grande affetto: "Mi è stato sempre vicino, in ospedale veniva a trovarmi tutti i giorni. E qualche anno fa feci uno spettacolo su Tmc e mi telefonò in diretta: una grande sorpresa. Per me è sempre stato un maestro, un padre buono, tanto buono. Mi mancherà molto ma io so che mi starà sempre vicino: ad andarsene è stato il suo corpo, non l'anima".

Dopo Fantastico 3, nuovamente accanto a Raffaella Carrà, Corrado lascia la Rai e passa alle nascenti reti Fininvest di Silvio Berlusconi, senza provocare reazioni clamorose e senza mercanteggiare. "Il mio è stato un distacco naturale", disse. E forse per questo non ha mai mostrato grandi nostalgie per la Rai, ripartendo subito con il Pranzo è servito. Nel 1986 riporta al successo la Corrida, reinventandola per Canale 5: tornano così campanacci, sirene, fischi e applausi che per diverse stagioni hanno promosso o bocciato i dilettanti allo sbaraglio. La gente del pubblico e i protagonisti delle più curiose performance, brillantemente condotti da Corrado, ne hanno fatto un programma di grandissimo successo per ben venti anni: dal 1968 al 1978 alla radio e, a partire dal 1986, in tv.

Come nella vita professionale, anche la sua vita privata è sempre stata all'insegna della riservatezza: il 27 giugno del 1996, dopo 23 anni di convivenza, ha sposato in Campidoglio la compagna di sempre, Marina Donato, presente Silvio Berlusconi. La sua ultima apparizione in tv è stato l'omaggio a lui, Mike Bongiorno e Raimondo Vianello, celebrato quest'inverno da Maurizio Costanzo e Enrico Mentana nel programma Tre Tenori. Tra le molte cose che il direttore di Canale 5 ha voluto ricordare subito dopo la scomparsa di Corrado, c'è in particolare un invito che oggi vuole onorare. Tempo fa, ricorda Costanzo, mi disse: io sono più grande di te. Se ti dovesse capitare di commemorarmi, ti prego, fallo senza fronzoli. E ora, per Costanzo questa è la cosa migliore da dire. È una perdita grande, per me, che gli ero legato da profonda amicizia da 35 anni, da quando cioè feci la mia prima intervista come giornalista della carta stampata proprio a lui. Ma è una perdita grande anche per Canale 5 e soprattutto per tutta la tv, di cui era una colonna.

(8 giugno 1999)

Sono trascorsi già quattro anni, Canale 5, lo commemora ancora con la Corrida, un programma che senza Corrado, non ha ragione di esistere, nonostante la grande volontà di Gerry Scotti.

Gerry è intelligente, fatica tanto per non somigliare nemmeno nelle pause sornioni a Corrado, ma gli manca l’ironia sottile e bonaria del romano "de sette generazioni". Il maestro Pregadio, poi, sembra un orfanello che cerca disperatamente compagnia, a volte lo si vede annaspare come stesse annegando, si guarda attorno con l’occhio spaurito, poi scrolla le spalle e continua il suo lavoro di professionista. La verità è che Corrado, ci manca!

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RICORDIAMOLI

EDY CAMPAGNOLI "L’ANGELO DEL QUIZ"

Edy Campagnoli è’ stata forse la più grande diva della televisione italiana, di quella tv agli esordi di cui fu la prima valletta e dunque la prima star. E pensare che fu un colpo di fortuna a portarla a quel successo inatteso e travolgente. Dopo poche settimane dal debutto di Lascia o Raddoppia? la valletta prescelta, Maria Giovannini, una miss, fu scritturata per un film e lasciò il posto a Edy Campagnoli.Edy Campagnoli

La televisione era proprio agli inizi, certo non un trampolino verso il successo. E invece di lì a poco la Giovannini fece il suo film e fu dimenticata ed esplose il fenomeno Lascia o raddoppia?.

La Campagnoli, dopo una breve esperienza da indossatrice e una fugace apparizione alla Scala di Milano, si ritrovò valletta per antonomasia, divenne popolarissima. Il suo matrimonio, celebrato con lo sfarzo e i contorni da favola delle regine, fu seguito dalla stampa e dall’opinione pubblica con grande attenzione.

Un successo vissuto con discrezione e riservatezza, però. Bionda, elegante, misurata, "la valletta muta", come subito fu soprannominata, accompagnava i concorrenti o porgeva loro le buste proprio senza pronunciare una parola e senza alcun protagonismo.

La più amata delle vallette italiane per contratto doveva porgere alle telecamere il suo procace profilo, ma mantenere un ruolo secondario, modesto e dignitoso, perfettamente in linea con lo stereotipo femminile del tempo, subalterno e complementare allo stile chiassoso del conduttore, Mike Buongiorno. Un delicato tocco di eleganza per il primo telequiz che catalizzava milioni di telespettatori. Edy è scomparsa il 6 febbraio del 1995, dopo una lunga malattia, aveva 60 anni.

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IL FATTO: UN POETA AL GIORNO "VLAD E LA DROGA"

Vlad (Filippo Carloni?), abita, vive, sopravvive, lavora e si diverte a Cattolica e dintorni dal 17 settembre del 1977. Il poeta Vlad, si può dire, che da sempre è alla ricerca dell'uomo, davanti alle innumerevoli difficoltà della vita, per approfondire la sua conoscenza; come Diogene sente il bisogno di evadere e addirittura di estraniarsi in un mondo sereno, in cui potesse dimenticare gli affanni quotidiani e sfuggire alle paure, alle angosce che, in alcuni momenti difficili, lo assillano e lo perseguitano. Lui ha saputo, attraverso le sue ricerche che le sostanze stupefacenti ed eccitanti sono state usate dall’uomo fin dall'antichità, ma il fenomeno della droga, questo è certo, non ha mai assunto le dimensioni che sta assumendo in questi ultimi tempi, facendo sorgere tante legittime preoccupazioni nell'opinione pubblica.

Per il passato il vizio faceva le sue vittime tra alcuni disadattati sociali soltanto ed allignava in ambienti ben determinati e particolari di artisti o pseudo tali. Oggi purtroppo il fenomeno si estende sempre di più, tanto da far pensare alla droga come a una delle malattie di questo secolo. L'uso e, quel che è ancora più grave, l'abuso di sostanze stupefacenti, diventa sempre più comune e si diffonde soprattutto tra i giovani e in tutti i campi.

Da una parola può nascere il discorso che può far capire quanto questa sostanza fa male e il fenomeno della sua espansione, come un "passa parola" silenzioso ha senz'altro aspetti più preoccupanti, come per esempio gli Stati Uniti, ma anche in Italia sta diventando un problema, che ogni giorno angoscia tante famiglie. L'ufficio federale narcotici ha calcolato che 25 milioni di Americani farebbero uso di stupefacenti, come pure è stato accertato che la droga si diffonde tra i giovani tanto che quindici minori sono morti per droga nel 1960, quaranta nel 1964, ottanta nel 1967 e duecentoventicinque nel 1969 e così via fa sempre più aumentare il numero delle vittime. Un tempo il fenomeno della droga non aveva le dimensioni odierne e non aveva assunto gli aspetti allarmanti di oggi, tanto che poteva dirsi ben controllato dagli organi preposti alla salute pubblica. Ora il flagello dilaga innanzitutto perché il vizio trova un terreno più fertile per allignare, data la crisi strutturale della società moderna e l'ancora più preoccupante crisi della gioventù, poi in secondo luogo perché la produzione ed il commercio degli stupefacenti consentono guadagni favolosi a chi, senza scrupoli, si dedica a tali attività. D'altra parte si viene a generare un circolo vizioso che spinge a poco a poco il consumatore a diventare spacciatore, per procurarsi le somme che il soddisfacimento del suo vizio richiede; lo spacciatore poi ovviamente sarà il miglior propagandista, creando così nuovi consumatori.

"Ho la facoltà di distruggerti" ammonisce il Poeta e noi abbiamo parlato di crisi della società e crisi della gioventù come cause dell'espandersi della droga. Il Poeta ci impone di precisare che la crisi della gioventù è solo un riflesso ed una conseguenza della crisi sociale o meglio della crisi familiare. Il problema della gioventù è sempre esistito da quando esiste il mondo, giacché ogni nuova generazione ha espresso nuove idee, che appunto perciò sono state in contrasto con il modo di pensare degli adulti, dei genitori. Oggi forse il contrasto si è acuito per vari motivi. I giovani di oggi sono più informati dei giovani di un tempo e spesso, o quasi sempre, sono più aggiornati degli stessi genitori che, presi dalla loro lotta continua per assicurare e mantenere quel benessere raggiunto a costo di innumerevoli sacrifici, non sono in grado di sentire quali siano le esigenze dei figli al di là delle loro necessità materiali: "Metrica inesistente no poesia".

La metafora esplode come una bomba al neutrone, come un’arma chimica, nella mente del lettore; i genitori si preoccupano sempre di più per non far mancare niente ai figli, che non riescono a diventare adulti, proprio per questa eccessiva preoccupazione, proprio perché ad essi è dato troppo. D'altra parte l'eccessiva dinamicità dell'attuale società, il propagandarsi dei mezzi di comunicazione, le modificazioni e le trasformazioni, che si sono verificate all'interno della struttura della famiglia, hanno messo in crisi il rapporto educativo, che ha ricevuto un duro colpo anche per l'incapacità dei genitori a fronteggiare le continue innovazioni: "Trasgressione in progressione". Ecco il motivo; perciò assistiamo ad un fenomeno, che potremmo dire di autonomia culturale dei figli rispetto alla famiglia, che costituisce un motivo di distacco profondo dalla famiglia stessa, con conseguente rifiuto dei modelli di vita da essa proposti e con la contemporanea ricerca di altre norme di condotta. Da ciò la difficoltà del dialogo e quindi la ribellione e l'isolamento dei giovani. Da ciò nasce uno stato di insicurezza, la convinzione dei giovani che l'adulto voglia reprimere la loro volontà di autonomia ed allora reagiscono con la passività, l'aggressività, la fuga dalla famiglia, e, spesso e molti, ricorrono alla droga.

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LA POESIA DEL GIORNO

COLLOQUIO CON SIRIO

Nel cielo sereno, a sera
gli astri si vestono d'oro
e Sirio in tutto lo splendore
mi dice il passato, il futuro.
Tremando rispondo
voglio il presente.
Il sole nascente
tinge il cielo di rosa.

Reno Bromuro (da Il canto dell’Usignuolo).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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