8 gennaio 1324
I viaggi di Marco Polo

Quando Marco Polo mori a Venezia l'8 gennaio 1524, lasciò un'opera straordinaria, Il milione. Si tratta del racconto d'un lungo viaggio, che egli aveva compiuto in Cina dal 1271 al 1295 assieme al padre e allo zio, dove la leggenda si mescola alla realtà. Padre e zio, mercanti veneziani, avevano già visitato la Cina, dove Cubilai, il conquistatore mongolo che regnava sul paese, li aveva ricevuti con tutti gli onori e li aveva incaricati di portare una lettera al papa. E i tre viaggiatori portarono proprio la risposta a Cubilai quando ripartirono per l'Armenia, la Persia, la Cina, le Indie, attraversando paesi sconosciuti che essi scoprirono con meraviglia.

Da buoni commercianti si soffermarono a studiare i prodotti dei vari paesi, e tracciarono gli itinerari più sicuri per i futuri scambi. In Cina i tre uomini trovarono un paese tranquillo, i cui abitanti avevano un'educazione raffinata, case altrettanto ricche di quelle veneziane, strade alberate, con locande accoglienti.

Partiti nella convinzione di incontrare dei barbari, i veneziani scoprirono invece delle popolazioni i cui costumi erano più progrediti di quelli del loro paese. Cubilai li trattenne presso di sé vent'anni, e, quando essi manifestarono il desiderio di ripartire, affidò loro la figlia, dimostrando con questo gesto di stimarli profondamente. Al loro ritorno a Venezia, a più di ventiquattro anni dalla partenza, i loro compatrioti non soltanto esitavano a riconoscerli, ma stentavano a credere ai loro racconti. Eppure era tutto vero!...

 ***

E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1642:muore Galileo Galilei.

 ***

RICORDIAMOLI

GALILEO GALILEI

Galileo Galilei Astronomo, matematico, fisico e filosofo nacque a Pisa nel 1564. Figlio primogenito di Vincenzo, musicologo, e di Giulia Ammannati, d’illustre ma decaduta famiglia, a Firenze ebbe la sua prima formazione culturale a carattere prevalentemente umanistico-letterario.Galileo Galilei

Nel 1581, su consiglio del padre, si iscrisse alla facoltà di medicina dell'Università di Pisa, dove ebbe soprattutto modo di impadronirsi della fisica aristotelica seguendo i corsi di Bonamico; Galilei, infatti, non mostrò mai particolare interesse per gli studi di medicina che abbandonò definitivamente nel 1585.

In precedenza aveva iniziato lo studio della matematica sotto la guida di Ricci, che lo avviò alla lettura delle grandi opere dei Greci, in particolare di Archimede dal quale derivò una concezione pratica e strumentale della matematica, tipica di tutto il suo pensiero successivo. Lasciata l'università senza aver conseguito alcun titolo di studio, tornò a Firenze, dove stese i suoi primi scritti nei quali alternò l'interesse letterario con quello scientifico.

Sono del 1588 le due lezioni Circa la figura, sito e grandezza dell'Inferno di Dante, mentre, in stretto collegamento con i suoi studi archimedei, fin dal 1586 aveva proseguito le ricerche di meccanica e aveva ideato la bilancia idrostatica per la determinazione del peso specifico dei corpi; nel 1586/87 aveva scoperto alcuni teoremi sul baricentro che furono pubblicati solo nel 1638. Nel 1589, anche grazie all'aiuto di Guidobaldo Dal Monte, ottenne la cattedra di matematica all'Università di Pisa con un contratto triennale scarsamente rimunerativo poiché si trattava di un insegnamento secondario.

Mentre nelle lezioni si atteneva agli argomenti tradizionali, privatamente proseguiva le ricerche sull'isocronismo del pendolo, la cui prima intuizione ebbe nel 1583, mentre, secondo la tradizione, si trovava nel duomo di Pisa, le esperienze sulla caduta dei gravi e soprattutto gli studi sul problema del moto, anche alla luce della teoria dell'impeto che, grazie a Giambattista Benedetti e Niccolò Tartaglia, aveva raggiunto un'ampia diffusione in Italia; documento rappresentativo delle sue posizioni, ancora scolastiche, è il De motu, rimasto inedito. Non tralasciò tuttavia gli studi letterari, come appare dagli scritti Considerazioni sul Tasso e Postille sull'Ariosto.

La morte del padre, le ristrettezze economiche e l'ostilità dell'ambiente accademico lo indussero a cercare e a ottenere nel 1592 la cattedra di matematica all'Università di Padova, dove restò 18 anni in un "ambiente vivo e stimolante" cui la Serenissima garantiva un'ampia libertà di pensiero. In questo periodo gli fu compagna Marina Gamba dalla quale ebbe tre figli: Virginia nel 1600, Livia nel 1601 e Vincenzo nel 1606. Le ricerche di Galilei in quegli anni si svolsero in diverse direzioni. Innanzitutto si occupò di questioni pratiche di immediata utilità civile e militare per la Repubblica Veneta. Pubblicò, tra l'altro, il Trattato di fortificazione e Le operazioni del compasso geometrico-militare, che diede luogo a un'aspra controversia con un certo Baldassarre Capra sulla priorità della scoperta dello strumento.

Affrontò anche problemi attinenti i fenomeni elettrici e magnetici con particolare riguardo alle calamite. Svolse nel frattempo regolari lezioni, di orientamento decisamente tolemaico, poi pubblicate nel Trattato della Sfera o Cosmografia. Al centro dei suoi interessi furono, però, la dinamica e questioni teoriche d'astronomia. Nel trattato di chiara impostazione archimedea Le mecaniche, pubblicato da Mersenne solo nel 1634, estese il principio delle velocità virtuali, già utilizzato da Guidobaldo Dal Monte, allo studio delle leve e delle pulegge, alle indagini sui piani inclinati e su tutte le altre macchine collegate. Nel 1604 in una lettera a Sarpi diede la prima, imprecisa, formulazione della legge di caduta dei gravi.

Per quanto riguarda l'astronomia, nel 1597, in due lettere indirizzate a Iacopo Mazzoni e a Keplero, ebbe modo di dichiarare la sua avvenuta adesione alle tesi copernicane; sostenne anche di essere in possesso di validi argomenti a favore di esse, che tuttavia non rese noti. La prima dichiarazione pubblica si ebbe, però, solo nel 1604, quando in tre lezioni interpretò il fenomeno della comparsa di una nuova stella come conferma della teoria copernicana, andando incontro a violente critiche degli ambienti scientifici più ligi alla tradizione. Un'autentica svolta avvenne nel 1609 quando la sua attenzione fu attratta dalla notizia dell'invenzione del cannocchiale a opera di occhialai olandesi.

Perfezionato e costruito lo strumento, nel gennaio del 1610, Galilei ne valutò appieno le possibilità e l'utilizzò per osservazioni astronomiche, che lo portarono alla scoperta del carattere montuoso della Luna, dei quattro satelliti di Giove, della Via Lattea come un ammasso di "minutissime stelle" e delle fasi di Venere. Nel marzo di quello stesso anno pubblicò il Sidereus nuncius con la notizia delle sue scoperte che facevano crollare la teoria aristotelica della perfezione dei corpi celesti e che dimostravano la correttezza del sistema eliocentrico.

L'importanza di queste scoperte, pur provocando vivacissime polemiche, accrebbe enormemente la fama di Galilei e Cosimo II, cui erano stati dedicati i satelliti di Giove col nome di "pianeti medicei", lo chiamò a Firenze nominandolo "primario matematico e filosofo" del Granducato di Toscana. In un primo tempo Galilei ottenne il riconoscimento di Keplero e in parte degli astronomi gesuiti. Il viaggio intrapreso a questo scopo a Roma nei primi mesi del 1611, nonostante le trionfali accoglienze, consentì a Galilei di rendersi conto di alcune notevoli resistenze, in particolare del cardinale Bellarmino.

Nonostante l'imprimatur ottenuto dal padre Riccardi, che consentì la pubblicazione dell'opera il 21 febbraio 1632, le reazioni furono immediate e violente. Il 1º ottobre dello stesso anno Galilei fu convocato a Roma dall'Inquisizione. Lo scienziato, ormai avanti negli anni e di salute malferma, giunse a Roma nel febbraio del 1633. Inutili furono, ancora una volta, le sue difese, i suoi tentativi e gli influenti protettori e amici; per l'istruttoria prima, per il processo poi, Galilei si era reso "vehementemente sospetto d'heresia, cioè d'aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e Divine Scritture, ch'il Sole sia centro della Terra e che non si muova da oriente a occidente, e che la Terra si muova e non sia centro del mondo". Costretto ad abiurare, fu condannato alla prigione a vita, pena commutata prima in isolamento assoluto presso il vescovo Piccolomini, suo antico allievo e amico, poi nella sua villa di Arcetri. Qui trascorse gli ultimi anni della sua vita, rattristati dalla morte della figlia Virginia che gli era stata di grande conforto, dalla perdita della vista e da condizioni di salute sempre più precarie.

La vicinanza di amici e allievi, tra cui Viviani e Torricelli, contribuì a rendere meno tristi e solitari gli ultimi giorni del grande scienziato, che si spense l'8 gennaio 1642. Nel 1992 la Chiesa, al termine dei lavori di una commissione appositamente istituita da papa Giovanni Paolo II, ha solennemente riabilitato Galilei, ammettendo gli errori del Sant'Uffizio .

Bibliografia

M. V. Giovine, Galileo scrittore, Genova, Milano, Napoli, 1943; S. Vanni Rovighi, Galileo, Brescia, 1943; G. De Santillana, The Crime of Galileo, Chicago, 1955 (trad. it., Milano, 1960); V. Ronchi, Il cannocchiale di Galileo e la scienza del Seicento, Torino, 1959; A. Banfi, Vita di Galileo, Milano, 1962; L. Geymonat, Galileo Galilei, Torino, 1962; G. Morpurgo Tagliabue, I processi di Galileo e l'epistemologia, Milano, 1963; G. De Santillana, F. Zagari, L. Geymonat e altri, Fortuna di Galileo, Bari, 1964; A. Battistini, Introduzione a Galilei, Bari, 1989.

***

IL FATTO

LA VIRTU’ DI CECCHINA DI MATILDE SERAO

Matilde Serao, scrittrice e giornalista nacque a Patrasso, Grecia, nel 1856 e si spense a Napoli nel 1927. Conseguito il diploma magistrale, fu impiegata per due anni al telegrafo. Dedicatasi al giornalismo, fu redattrice del Corriere del mattino di Napoli, poi a Roma redattrice del Capitan Fracassa e collaboratrice di altri noti periodici.Matilde Serao

Nel 1885 sposò Eduardo Scarfoglio. Tornata a Napoli, vi curò per anni una rubrica mondana sul Corriere di Napoli, da lei fondato e diretto con il marito. Separatasi da Scarfoglio nel 1904, fondò Il Giorno, che diresse fino alla morte. Il talento naturale della scrittrice fu deviato dall'attività giornalistica, improntata a una pettegola curiosità sulla vita mondana di Roma e di Napoli e del tutto sterile di risultati, fatta eccezione per il noto reportage Il ventre di Napoli del 1884, pervaso dalla sollecitudine morale della Serao per i quartieri fatiscenti della sua città, brulicanti di un'umanità misera e rassegnata. Di questa Napoli dei "bassi" la Serao ci ha fornito un mirabile spaccato, fissando con sicure pennellate il costume del tempo con altre sue opere come: Terno secco e Il paese di Cuccagna, incentrati sul gioco del lotto, le novelle Scuola normale femminile e Telegrafi dello stato.

Nel racconto lungo La virtù di Checchina pubblicato a Catania nel 1884, nel quale Matilde Serao presenta un piccolo mondo borghese i cui personaggi, rassegnati al proprio destino, conducono una vita piatta e priva di entusiasmi. Ne nasce un ritratto schietto e sincero della realtà in cui spicca la figura della protagonista Checchina, moglie del dottor Primicerio, specialista nell’ "aggiustare" le ossa. Egli, grossolano e poco sensibile, non si accorge che la moglie, ancora bella e avvenente, compie duri sforzi per ottemperare ai suoi doveri di moglie e di casalinga. Alla donna, ormai disincantata, non resta che sognare e accontentarsi di vivere indirettamente le avventure galanti dell’amica Isolina.

Accade però anche a Checchina qualcosa di straordinario che la toglierà dal suo torpore. Suscita l’interesse appassionato di un marchese che, ospite a casa sua in occasione di una cena offerta dal marito per procurarsi nuovi clienti, le dichiara il suo amore con un mazzo di rose e la invita nel suo lussuoso palazzo.

Checchina esita, ma non per ragioni di carattere morale: gli impegni quotidiani le impediscono di trovare del tempo per sé. Non saprebbe che cosa mettersi: non ha guanti, scarpe, un abito e un copricapo adatti all’occasione; né saprebbe come giustificare una sua uscita di fronte alla serva, che in casa si comporta come un’autorità. Anche le condizioni del tempo non sono dalla sua parte e contribuiscono a far saltare il primo appuntamento. L’insistenza del corteggiatore rende Checchina più ardita e decisa a non desistere. Si incammina dunque verso il palazzo del marchese, nonostante gli sguardi di un’amica curiosa e di un conoscente pettegolo, ma davanti al custode, un colosso d’uomo che ne sbarra l’ingresso, Checchina, "virtuosa per necessità", si intimidisce, demorde e ritorna delusa a casa. Conserverà sempre con sé il rimpianto di aver rinunciato all’unica occasione della sua vita, che l’avrebbe trasportata, sebbene temporaneamente, al di fuori della sua esistenza grigia e monotona.

***

LA POESIA DEL GIORNO

IL CANTO DEL POETA

Tu canti e non sai che forse
domani nessuno saprà ricordare.
Sogni e non sai che al risveglio
coltelli crudeli
si conficcheranno nella tua carne.
Svegliati, Poeta, anche
se ti addolora
l'odore del tradimento.

Reno Bromuro (da «Il vaso di cristallo»).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE