8 febbraio 1991
A Pieve Emanuele (MI)
il congresso costitutivo della Lega Nord

Il leader della Lega lombarda Umberto Bossi è eletto segretario generale.

Umberto Bossi è nato a Cassano Magnago nel 1941. Umberto BossiNel 1981 fonda ed è eletto segretario del Movimento per la Lega Lombarda, alle politiche del 1987 riesce a conquistare un seggio al Senato. Grazie alle sue battaglie contro il centralismo "statalista" e il malcostume politico, ottiene poi, ancora con i voti dell'elettorato lombardo, una buon’affermazione sia nelle elezioni regionali del 1990, sia in quelle legislative del 1992, in queste ultime presentatosi con la Lega Nord. Acceso propugnatore del federalismo, Bossi con le sue idee, negli anni Novanta, diviene la figura politica che maggiormente avrebbe scosso lo scenario della politica italiana.

Nel 1994, in occasione delle elezioni politiche, si allea con Berlusconi e porta la Lega al governo. L'esperienza, comunque, segnata da forti contrasti con le forze alleate, dopo pochi mesi si conclude con la sua fuoriuscita dalla maggioranza di governo. Riconfermato, nel 1995, capo del movimento, in occasione delle elezioni legislative anticipate del 1996, decide di presentare la Lega come forza contrapposta ai poli di centro-destra e di centro-sinistra e lancia una nuova battaglia per il secessionismo delle regioni del Nord.

Eletto, nonostante l'isolamento politico della Lega, con i voti dell'elettorato più radicale del Nord, nel settembre 1996, allo scopo di accrescere il consenso alla sua politica secessionista, promuove una grande manifestazione per l'autodeterminazione della "Padania", che tuttavia non raccoglie quell'adesione pronosticata. Ripresi i rapporti con lo schieramento di centro-destra e firmata una nuova alleanza politica con Berlusconi, nelle elezioni legislative del maggio 2001, Bossi con il suo partito entra a far parte nuovamente della alleanza che nel 1995 aveva abbandonato.

Questo suo nuovo accordo, però, non è condiviso da tutti gli elettori della Lega, che decretano la sconfitta della formazione nelle elezioni politiche del 2001 e il mancato raggiungimento del quorum del 4%, necessario per l'ingresso in Parlamento. Bossi è nominato ministro delle Riforme Istituzionali e della Devoluzione nel nuovo governo presieduto da Berlusconi.

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RICORDIAMOLI

MIA MARTINI

Domenica Berté era il vero nome di Mia Martini, cantante indimenticabile di musica leggera, nata a Bagnara Calabra nel 1947. Mia MartiniVincitrice nel 1971 del primo Festival d'Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio, con la canzone Padre davvero, sino al 1977 s'impegnò in lunghe tournées; nuovamente in scena dal 1981 all'85 e poi ancora dall'89, colse i maggiori successi con Piccolo uomo nel 1972, Minuetto nel 1973), Per amarti nel 1977, Almeno tu nel 1989, La nevicata del '56 nel 1990, Uomini nel 1992.

Mia, la conobbi l’8 febbraio 1972, stavo rappresentando "…Quella maledetta…", che entusiasmo tanto, Carlo De Majo, il figlio di Alida Valli, che, con Renato Zero e Loredana Berté, avevano appena finite le rappresentazioni di Haire, è volevano riprendere il mio dramma interpretando loro quei personaggi più caratteristici.

Fu proprio per avere il quadro completo che pregai Mia di interpretare il personaggio di Hanoi, con rammarico declinò l’invito perché stava preparando lo sfondamento del muro che separa un artista dall’ignoto alla celebrità con la canzone "Piccolo uomo", che in verità bocciai perché?… non l’ho mai saputo, forse perché, mi toglieva la possibilità di sfondare anch’io lo stesso muro.

Fui intervistato per la RAI e Renato Zero, dopo quanto era accaduto con l’intervista, mi prese per mano e mi portò da tre, quattro produttori notissimi, i quali si dissero disposti perché il dramma era di attualità ed era "forte" ma per quella stagione si erano già impegnati con altre compagnie, avremmo dovuto aspettare alla stagione teatrale del 1974/75. E ci mettemmo nella attesa: io misi in scena "Chiamale comme te pare", nello stesso periodo che Eduardo rappresentava "Gli esami non finiscono mai", quando lessi la notizia volevo rimandare, poi ebbe il sopravvento (da presuntuoso), l’istinto competitivo e andammo in scena.

 Mia Martini detta anche MimìFacemmo quarantaquattro repliche piene; tutte le sere il teatro era pieno. Nel frattempo Mia ebbe un grande successo con "Piccolo uomo", Renato e Loredana cominciavano a camminare davanti alle telecamere della RAI, Carlo ebbe la direzione del Teatro Rossini per gli spettacoli in lingua inglese e della ripresa di "…Quella maledetta" non si parlò più, ognuno di noi fu preso dai propri impegni.

Chi aveva preso il volo ad ali spiegate era stata Mimì.

E ci si trovava benissimo in quel mondo della musica leggera che tanto amava, quella musica che comprende tutti quei generi musicali utilizzati come svago e intrattenimento momentaneo, facilmente commerciabili, soprattutto in virtù dei moderni sistemi di comunicazione di massa disco, radio, cinema, televisione, e destinati a un pubblico molto vasto.

Genere fondamentale della musica leggera è la canzone, le cui origini sono antichissime.

La musica leggera nasce da quella popolare, ma già verso la fine dell'800 comincia ad acquistare una propria autonomia; tuttavia, è solo con l'avvento dei mezzi di riproduzione e trasmissione del suono che la musica leggera diventa un fenomeno rilevante della società odierna. Prima dell'avvento della radio, la diffusione della musica leggera era demandata agli spettacoli di varietà , al music-hall e al caffè-concerto

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IL FATTO

UN NUOVO ORIZZONTE STORICO

La storia del Settecento è sostanzialmente una lenta crisi dell'Antico regime nobiliare. La monarchia spagnola è in pieno declino; la monarchia francese dalla Reggenza a Luigi XVI vive in una contraddizione senza via d'uscita. Solo la monarchia costituzionale inglese rafforza il suo potere e la sua forza economica. L'impero asburgico estende l'egemonia sull'Italia e diventa la maggiore potenza europea. La laicizzazione, la necessità di espansione economico-culturale sono elementi che spiegano la volontà di comunicazione tipica di questi anni. L'Italia, priva di autonomia politica e largamente dipendente dall'Austria, sente maggior disagio rispetto ad altre nazioni che si vanno sviluppando. Il problema vero dei nostri intellettuali è come mantenere la cultura italiana al passo di quella europea , cercando una mediazione che non ci separi dall'antica tradizione umanista e sappia confrontarsi con il razionalismo europeo ampiamente diffuso. La riforma del linguaggio poetico operata dall'Arcadia appare come una reazione al barocco.

L'Accademia dell'Arcadia sintetizzò la reazione di fine Seicento al marinismo e al barocco. Venne fondata a Roma nel 1690, fra gli altri da Crescimbeni, Gravina e Zappi. Il programma letterario prevedeva un vero e proprio culto della vita pastorale: ogni letterato assumeva un nome pastorale greco aveva un simbolo distintivo, la siringa di Pan circondata da lauro, e il luogo delle riunioni veniva chiamato Bosco Parrasio, in onore del monte Parnaso.

Il razionalismo arcadico rilanciò il genere della lirica; ma alla poesia barocca della meraviglia e della metafora ardita contrappose un linguaggio poetico chiaro e lineare. Era il classicismo la chiave per ritrovare qualcosa che, secondo l'Arcadia, il barocco aveva dissipato. Il progetto tuttavia rimase un mutamento di superficie: l'idea di una nuova società si riduceva all'evasione in una società astratta, salottiera, sostanzialmente artificiale. L'antica favola, che per Gravina doveva tentare una riforma civile, e il rilancio della tradizione italiana, diventava il rito di una piccola società aristocratica, in una sterminata produzione di pastori e pastorelle immersi in poesie d'occasione di facile maniera. Crescimbeni "custode generale" dell'Arcadia fino alla sua morte, nel 1728, parlava di classicismo "rifatto in piccolo", rispettoso della prudente politica culturale della Curia romana. Anche se fu Gravina a stendere nel 1696 le leggi accademiche dell'Arcadia, fu certo l'indirizzo di Crescimbeni a segnare l'artificiosità dei volumi collettivi Rime degli Arcadi e Vite degli Arcadi, pubblicate dal 1708. La cosiddetta scissione del 1711, rottura del sodalizio Gravina-Crescimbeni; nascita dell'Accademia dei Quirini, a cui aderirono, insieme al Gravina, Rolli e Metastasio non segnò in effetti alcun vero cambiamento. Al contrario, il programma di reazione al barocco ebbe grande successo; l'Accademia si diffuse dappertutto così che l'Arcadia divenne il più importante fenomeno del mondo letterario italiano.

La riflessione razionalistica più interessante è quella del calabrese Gian Vincenzo Gravina. Nel trattato Della ragion poetica, la parte essenziale, intitolata Delle antiche favole, è del Gravina riconosce alla poesia il carattere della finzione fantastica e il potere di comunicare a tutti le verità più nascoste. La poesia diventa una maga, ma salutare, e un delirio che sgombra le pazzìe. La sapienza è occulta; le favole sono le maschere storiche attraverso le quali la verità assoluta si manifesta nella comunicazione sociale: la poesia assume un forte ideale di funzione civile. Le idee di Gravina non furono mai accettate dall'Arcadia ed egli, deluso, si chiuse in un rigido classicismo.

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LA POESIA DEL GIORNO

E' MORTO UN UOMO

Io non sono stato allevato
da mio padre, era in guerra.
Mamma inchiodava strisce di tomaie,
tagliate da borse in disuso,
su pezzi di legno che chiamava zoccoli,
per procurarci qualche patata.
Per sfamarci erano buoni anche i lupini.
Non sono stato allevato da mio padre,
era in guerra.
Molti ragazzi andarono a scuola,
se mio padre fosse rimasto a casa...
Invece ricordo un volto ansioso,
un moschetto, baionette e giberne
e non andai a scuola. Perché ridi?
Non ridere, è morto un uomo.
Tu non lo conoscevi
ma non puoi ridere.
Non lo vedesti la vigilia
di Natale del quarantatré
mentre arrancava nelle acque
del Tammaro in piena
con la bicicletta in spalla;
nello zaino legato alla sella
c'erano gallette e pagnotte
conservate per mesi.
Nelle acque annaspava
per portare a noi quel pane:
ne avevamo perduto il sapore.
Non ridere
non lo vedesti schivare le pallottole
con nelle pupille impressi i volti cari.
Non ridere
non lo vedesti piangere
quando alla fine seppe
che la figlia era morta di fame
e non lo vedesti dopo cercare
un lavoro come mendicante.
Non ridere
è morto in silenzio
soffrendo più forte dolore.
Piangi? Perché?
E' morto un Uomo da Uomo:
mio padre.
Reno Bromuro (da «Il vestito più bello»)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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