8 dicembre 1861
I trucchi di Méliès

Nato a Parigi l’8 dicembre nel 1861, Georges Méliès ebbe una prima passione, l'illusionismo, che lo portò ad acquistare il teatro Rober-Houdin. Georges MélièsLo dirigeva quando i fratelli Lumière presentarono, nel 1895 il cinematografo.

I primi film riproducevano scene della vita di tutti i giorni. Méliès ebbe l'idea di girare dei film con una messa in scena particolare. Nel giardino della sua villa di Montreuil fece installare un piccolo studio di ripresa che fu il primo al mondo. Di volta in volta decoratore, macchinista, regista, attore, operatore, l'illusionista girò parecchi film. Un giorno, mentre filmava la piazza dell'Opera, la macchina da presa cadde e si ruppe; l'operatore riparò subito l'apparecchio senza spostarlo, e la ripresa continuò. La scena però era cambiata e, durante la proiezione, Méliès si accorse che l'autobus che passava all'inizio del film era diventato un carro funebre. Il trucco cinematografico era nato.

Il suo Viaggio nella luna, girato nel 1902, è un capolavoro di trucco e resta il primo grande film. Georges Méliès fece del cinema, che inizialmente era soltanto una curiosità scientifica, una vera e propria arte.

Nel 1929 fu ritrovato per caso mentre, povero e dimenticato, vendeva giocattoli e dolciumi in una piccola bottega della stazione di Montparnasse. Alcuni amici provvedettero alle sue necessità. Dieci anni dopo, nel 1958, si spegneva.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1914:Battaglia navale delle Isole Falkiand:sconfìtta e morte dell'ammiraglio von Spee.
1969
:La prima nave "canguro", l’Acadia Forest, arriva a Rotterdam. Liberando sul Reno le 73 scialuppe che porta a bordo.

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RICORDIAMOLI

WALTER DICKSON

Dickson a ragione può essere ritenuto il vero padre del cinema, nonostante sia spesso stato oscurato dall'ingombrante figura di Thomas Alva Edison per cui lavorò in qualità di ingegnere.

Nato in Francia nel 1860 da genitori inglesi, all'età di diciannove anni Dickson venne a conoscenza dell'attività di Thomas Alva Edison, attraverso le cronache dei giornali londinesi. Scrisse allora al celebre inventore, chiedendogli di poter lavorare con lui. Nonostante un primo rifiuto, il giovane inglese non si diede per vinto e nel 1883 raggiunse gli Stati Uniti. Forte della sua esperienza nel campo della fotografia amatoriale, Dickson riuscì a entrare alle dipendenze di Edison e fu da subito coinvolto nel progetto del Kinematoscope.

Nel 1890 vide la luce il primo prototipo di cinepresa e Dickson realizzò la sua prima prova cinematografica, Monkeyshines, filmando il suo assistente, Fred Otto. Nasceva così il Kinetoscope, presentato al pubblico all'inizio del 1894. Si trattava di un tipo di visore che permetteva a un singolo spettatore di vedere un breve filmato, attraverso uno specifico apparecchio. Per questa sua modalità di proiezione, che ricordava lo spiare dal buco della serratura, lo spettacolo fu battezzato "peep-show".

Dickson capì ben presto i vantaggi di rendere possibile la fruizione del filmato a un vasto pubblico, obiettivo in direzione del quale si muovevano anche le ricerche degli inventori concorrenti all'estero. Questa sua idea, tuttavia, incontrò una forte resistenza in seno alla Kinetoscope Company. Il giovane ingegnere incominciò allora a cercare collaborazioni all'esterno.

Il sodalizio con Edison andò incontro a una prevedibile rottura. Dickson fondò quindi una sua società, la Biograph Company, e inventò un nuovo apparecchio del tipo peep-show, il Mutograph. Da una successiva evoluzione nacque il Biograph, che utilizzava la prima pellicola commerciale di grande formato, per offrire un'immagine più definita. Questo imponeva un notevole consumo di pellicola, facendo del Biograph un apparecchio molto costoso, adatto però a proiezioni in sale di vaste dimensioni.

Dickson propose una significativa innovazione anche nei soggetti dei film: si rese conto che il nuovo mezzo cinematografico consentiva di portare davanti al pubblico un intero mondo sconosciuto ai più. Riprese dunque treni lanciati in corsa, luoghi difficilmente accessibili e fatti di attualità. La sua prima pellicola, del 1895 fu, non a caso, Empire State Express, che riprendeva il treno più veloce del mondo lanciato in piena corsa. Non si trattava quindi della solita scena di vita borghese, ma di una ripresa del "mondo vero", con tutta la sua immediatezza. Dopo il primo periodo di successo, la fortuna di Dickson declinò progressivamente a causa della concorrenza del colosso cinematografico di Edison e, nel 1897, il regista fece ritorno Inghilterra, dove morì nel 1935.

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IL FATTO

Il vero e il fatto di Giovan Battista Vico

Il fondamento filosofico di queste critiche è esposto nel Dell'antichissima sapienza italica, del 1710. Esso è dato dalla dottrina della: "Norma del vero è l'averlo fatto".

Vico è convinto che il vero sia la stessa cosa del fatto e che quindi sia possibile aver scienza solo di ciò che si è in grado di fare o rifare. Posto questo principio, la conoscenza autentica della natura e dell'essere umano può essere soltanto di Dio, che ne è il creatore. In questi campi perfino il metodo cartesiano non può portare l'uomo a un sapere vero, ma solo a una conoscenza del "verisimile". Chiarezza e distinzione possono essere raggiunte dall'uomo solo nella geometria e nella matematica, i cui oggetti sono opera sua.

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UN LIBRO AL GIORNO

Franco Santamaria "Storie di echi" (Ferraro, Napoli)–Poesie pagg. 74 s.p.

La raccolta di poesia di Santamaria è come se l'archetipo di quelle nascite sia proprio il Proposto degli echi che annunciano la storia o se preferite le storie che si avvicendano.

Le liriche non sono espressioni letterarie, per dare maggior vigore alla parola, ma v'è poesia diffusa come la luce che si diffonde in tutte le altre parti e dà loro vita e le illumina.

Il poeta, protagonista vero di questa dolorosa storia perché convinto di essere rimasto solo a ricordare e soffrire, essendo creatura viva, vive in quel suo rimpianto dei begli anni in cui la natura non aveva da lamentarsi perché tutto era sottomesso alla volontà della creazione: anni ormai tramontati senza speranza. Colpa del progresso? Ma senza progresso l’uomo diventerebbe una pianta sterile.

La storia ha echi di una potenza, che va facendosi sempre più forte a mano a mano che si sgranano i versi, e si ha davanti l’intera opera staccata in episodi, più belli dei dialoghi di una commedia. Possiede la vitalità di un momento di grazia che è un dono speciale di Dio.

Franco Santamaria è nato nel 1937 a Tursi, centro della provincia di Matera, in Lucania. Nonostante sia vissuto fin da ragazzo spesso lontano dal luogo di nascita, è rimasto indissolubilmente legato alla sua terra, ritenendola il simbolo dell’annoso e grave malessere di tutto il mondo contadino, privo della necessaria forza ideale per il proprio riscatto.

Da Taranto, nel 1965 si è trasferito prima a Napoli e poi, nel 1990, ad Afragola, cittadina dell’hinterland napoletano, presso il cui Istituto Professionale di Stato per i Servizi Commerciali e Turistici ha ricoperto la cattedra di Letteratura Italiana e Storia per oltre quindici anni.

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LA POESIA DEL GIORNO

MI TORMENTA UNA FANCIULLEZZA

Mi tormenta una fanciullezza prepotente
mi assilla il giorno della spigolatura,
solchi interminabili sotto sole cocente,
voce robusta e sfottente: "non temere per le mani,
principino, un'altra spiga lì, dietro, all'inizio
del solco. Dai, principino, trotta".

Mi tormenta prepotentemente la fanciullezza
giorni d'autunno, vigneti immensi, uva dorata:
pane quotidiano per sfamare giorni di guerra.

Mi trema dentro questa fanciullezza:
ragazzi già affamati dilaniati dalle bombe,
giovani morti tra fiamme e grida di sirene;
bambini lamentosi prima della nascita
per la guerra e per il padre sconosciuto;
donne in attesa di un orgasmo dimenticato.

Mi urla nel cervello, la saggezza dei nonni
che non avrebbero voluto la guerra
sfidando con sguardo fiero chi imponeva
gagliardetti, camice nere e sfilate.

Quanto mi tormenta questa fanciullezza!

Reno Bromuro (da "Se m’addormento" Edizione in proprio Roma 1986)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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