7 ottobre 1571
La battaglia di Lepanto

Nel luglio 1571, Cipro, possedimento veneziano, fu conquistata dai turchi e la sua popolazione massacrata.

All'appello di papa Pio V nasceva una Lega Sacra che riuniva la Spagna, Venezia, gli stati della Chiesa e l'Ordine di Malta. Il suo capo era don Juan d'Austria.

In seguito alla capitolazione di Cipro la Lega Sacra decise di passare all'azione.

All'inizio di settembre più di duecento galere e galeazze partirono dalla Sicilia dirette a Corfù. Don Juan aveva disposto le sue squadre "a rastrello". Al centro, da bordo de La Reale egli comandava personalmente sessantadue navi. Le ali destra e sinistra, costituite ognuna da cinquantatre galere, erano agli ordini del genovese Giovanni Andrea Doria e del veneziano Barbarigo. All'avanguardia era stato messo Juan de Cardona e alla riserva il marchese de Santa Cruz con trenta vascelli.

Malgrado questo spiegamento di forze, Ali Pascià non esitò a lanciarsi contro le forze nemiche. L'urto avvenne il 7 ottobre 1571 nello stretto di Lepanto, nel cuore della Grecia occupata dai turchi.

Fin dall'inizio dello scontro, le galeazze cristiane fecero meraviglie, mentre le galere si scagliavano l'una contro l'altra per speronarsi... All'inizio il Doria allargò troppo, limitandosi a mettere scompiglio tra le navi nemiche, poi converse al centro e i turchi restarono presi fra due fuochi.

Alla fine della giornata, la vittoria della Lega Sacra era totale: i turchi avevano perso centonovanta galere, e trentamila uomini, di cui ottomila prigionieri.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1870: Gambetta lascia Parigi in pallone per recarsi a Tours e continuare a dirigere la lotta contro l'esercito prussiano.

1957: II lancio del satellite russo Sputnik I segna l'inizio della conquista spaziale.

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RICORDIAMOLI

GIUSEPPE VERDI

Poiché il giorno 10 è il 189° anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, ricordiamo, ancora una volta qualche episodio della sua vita e momenti dell’attività artistica del "Cigno di Busseto".

Busseto, in provincia di Parma, quando nacque il Maestro Giuseppe Verdi, era un centro agricolo ad una quindicina di chilometri dalla via Emilia; la frazione "Le Roncole" era una piccola borgata composta da poche case e da alcune cascine. Papà Carlo Verdi gestiva, alla frazione di Roncole di Busseto, una locanda; punto di riferimento occasionale di viaggiatori di passaggio e di venditori ambulanti, ai quali era offerto, oltre all'alloggio, il vitto e la possibilità di gustare un buon bicchiere di vino. Si era sposato nel 1805 con Luigia Uttini, proveniente da una famiglia di piccoli commercianti di una frazione di Cadeo, nel piacentino. Oltre a Giuseppe, da questo matrimonio nascerà, il 20 marzo 1816 Giuseppa Francesca, che vivrà solo diciassette anni.

L’atto Comunale redatto a Busseto il 12 ottobre 1813 recita: "L'anno 1813, il giorno 12 ottobre, alle 9 del mattino, davanti a noi, vicesindaco di Busseto, ufficiale di stato civile del suddetto comune di Busseto, dipartimento del Taro, è comparso Verdi Carlo, di 28 anni, albergatore, domiciliato a Roncole, il quale ci ha presentato un bambino di sesso maschile, nato il giorno 10 corrente, alle 8 di sera, del dichiarante e di Luigia Uttini, filatrice, domiciliata a Roncole, sua moglie, e al quale ha dichiarato di voler dare i nomi di Giuseppe Fortunino Francesco... "

La famiglia Pallavicino, storicamente promotrice e protettrice della cultura e delle arti, aveva a lungo esercitato la propria signoria nel territorio, lasciando, dopo la propria estinzione avvenuta alla fine del Seicento, numerose tracce del proprio mecenatismo anche nella piccola Busseto: in particolare, istituzioni artistiche e filantropiche e due biblioteche dotate di ricchissimo materiale e di volumi rari.

Sostanzialmente per iniziativa dei Pallavicino, all’inizio dell’Ottocento vi erano a Busseto un ginnasio, una scuola di pittura, due accademie a indirizzo letterario e umanistico, una cappella musicale. Tutte istituzioni gestite a quell’epoca dal Monte di Pietà e d’Abbondanza, che ogni anno destinava tradizionalmente un certo numero di borse di studio ad allievi meritevoli che disponessero di scarse o insufficienti possibilità economiche.

Nel 1813 il paese era, di fatto, territorio francese e faceva parte del dipartimento del Taro: Napoleone Bonaparte vi aveva insediato un prefetto francese e i registri dello stato civile erano redatti nella lingua considerata ufficiale, cosicché l’atto di nascita di uno dei più grandi musicisti italiani fu trascritto appunto in lingua francese.

Nell’anno successivo a quello della nascita di Giuseppe Verdi, dopo la sconfitta subita da Napoleone a Lipsia, anche gli staterelli italiani amministrati dai francesi furono attraversati e saccheggiati da truppe austriache e russe.

La leggenda, che spesso s’intreccia alla verità storica quando si tenti di risalire agli avvenimenti riguardanti l’infanzia di persone poi divenute illustri, vuole che la madre di Verdi, terrorizzata per le razzie dei soldati, si rifugiasse con il piccolo Giuseppe in cima al campanile della chiesa parrocchiale di Roncole, proprio vicino alle campane...

Oppure si vuole che l’attitudine alla musica sia nata con la presenza alle Roncole di musicisti ambulanti, o ancora, in chiesa, al suono dell’organo, che pare distraesse il chierichetto Giuseppe Verdi dal servizio durante le funzioni religiose, al punto da fargli dimenticare di porgere al sacerdote, nel corso della messa, le ampolle con l’acqua e il vino, "guadagnandosi" perfino, a causa di tale colpevole disattenzione, una pedata del celebrante, al quale il giovanissimo Verdi avrebbe peraltro lanciato quell’invettiva che, pare, abbia avuto più tardi un’inopinata quanto comprovata realizzazione: "Dio t’manda ‘na sajetta!".

Siano o no credibili gli aneddoti, dei quali del resto abbondano tutte le biografie dedicate a personaggi celebri, è certo che Verdi non fu un cosiddetto bambino prodigio. Altrettanto evidente è che comunque una certa attitudine per la musica dovette manifestarsi in quel ragazzino se suo padre gli comprò una vecchia e malandata spinetta.

Su alcuni dei suoi tasti Giuseppe Verdi scrisse i nomi delle note corrispondenti e il bambino si divertì probabilmente a ricreare, con quei suoni piuttosto asfittici che lo strumento produceva, le melodie che aveva modo di udire sia in chiesa sia da suonatori ambulanti.

Il ragazzo, comunque, tanto pestò sui tasti che la spinetta ebbe presto necessità di riparazioni: a ciò provvide Stefano Cavaletti, che scrisse su un biglietto che incollò all’interno dello strumento: "Da me Stefano Cavaletti fu fatto di nuovo questi saltarelli e impenati a corame e vi adattai la pedaliera che ci ho regalato; come anche gratuitamente ci ho fatto di nuovo li detti saltarelli, vedendo la buona disposizione che ha il giovinetto Giuseppe Verdi d’imparare a suonare questo istrumento, che questo mi basta per essere del tutto pagato. Anno Domini 1821.

Giuseppe Verdi poté in tal modo continuare a far musica sulla sua amata spinetta, attualmente custodita tra i cimeli verdiani presso il Museo teatrale della Scala di Milano. Quando Verdi ebbe appreso alle Roncole tutto quanto in quel piccolo centro era stato possibile insegnargli, fu indispensabile considerare l’opportunità di fargli continuare gli studi a Busseto, dove il padre, infatti, lo condusse, anche dietro consiglio disinteressato di un suo fornitore, appassionato di musica, il commerciante Antonio Barezzi.

Il 21 gennaio 1901 Verdi fu colpito da trombosi cerebrale: dopo sei giorni di agonia, alle 2,45 del mattino del 27 gennaio spirò nella sua camera all’Hotel Milan in via Manzoni a Milano.

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

LE FAVOLE CHE CONOSCO (18)

Non saprò mai narrarti favole
Non conosco le fiabe
che tu vorresti ti narrassi.

Conosco le favole
di mostri d'acciaio
morte salvazione
portano

mimetizzate foglie
fiori primaverili
d'autunno
odio
amore

occhi lucidi tremanti
sorrisi, mani tese.

Le favole che conosco
sono queste
non t'interessano.

18) Rosaria voleva che le raccontassi una favola: le parlai della mia fanciullezza. Era un giorno d'estate del 1958.

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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