7 maggio 1948
La Federconsorzi
(Federazione italiana dei consorzi agrari)
è riformata con un provvedimento del governo
La Federconsorzi (Federazione italiana dei
consorzi agrari) è riformata con un provvedimento
del governo. Voluta dal fascismo per organizzare
su base provinciale le produzioni agricole, la
Federconsorzi mantiene in sostanza inalterati i
suoi scopi, ma dovrà rendere elettive le cariche
sociali. Le prime elezioni degli organi sociali
dei consorzi provinciali sono avvenute nel 1949 ed
hanno registrato nella stragrande maggioranza dei
casi l'affermazione della Col diretti
(Confederazione nazionale dei coltivatori
diretti), un’organizzazione d’ispirazione
cattolica costituita da Paolo Bonomi
nell'ottobre 1944. Bonomi diventerà
presidente della Federconsorzi. A lei sarà
affidato il compito di controllare gli ammassi e
di gestire gli acquisti di generi alimentari nel
quadro dei programmi del piano Marshall.
Paolo Bonomi, nacque a Romentino (Novara) il 6 giugno 1910 da una famiglia d’agricoltori. Laureato in scienze economiche e commerciali, manifesta sin da giovane interesse e passione per le problematiche sociali. Si accosta al settore organizzativo dei contadini nel settembre del 1943, quando è nominato Commissario della Federazione Coltivatori Diretti, che nel ventennio fascista era stata una delle branche della Confederazione dell’Agricoltura.Grazie alla sua intelligenza e alla capacità d’impegno, gli viene anche affidato, nell’ambito dell’Azione Cattolica, l’incarico di occuparsi, a livello nazionale, della gioventù rurale. Entrato in politica e fondata, il 30 ottobre 1944, la Coldiretti, fa parte, designato dalle Associazioni agricole, della Consulta nazionale durante il Governo provvisorio dello Stato e il 2 giugno 1946 è eletto deputato della Costituente nelle file della Democrazia Cristiana. Sarà rieletto nella prima legislatura del nuovo Parlamento Repubblicano e riconfermato sempre con larghi consensi del mondo contadino sino al 1985, anno della morte. La sua prematura scomparsa suscitò vivo cordoglio nei coltivatori e nell’Organizzazione che egli aveva creato dal nulla e che aveva sapientemente presieduto per ben quarant’anni, facendone una protagonista dello sviluppo economico e sociale dell’Italia. Presidente della Coldiretti sin dalla sua fondazione, passò il testimone ad Arcangelo Lobianco nel 1980, divenendone il Presidente onorario.
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RICORDIAMOLIRODOLFO VALENTINO
Quella di Rodolfo Valentino potrebbe
essere paragonata ad una di quelle favole
classiche dai risvolti tristi, ma anche fatta di
sorprese e colpi di scena che hanno permesso ad un
giovinetto ambizioso, con tanti sogni, di partire
da un piccolo paese dell'Italia Meridionale, di
arrivare in America, il palcoscenico per
eccellenza dove qualsiasi artista sognava di
accedere.
Rodolfo Alfonso Raffaello Filiberto Guglielmi nacque il 6 maggio 1895 a Castellaneta, (quindi, ieri è ricorso il 108° anniversario della nascita) in provincia di Taranto, da Giovanni ex capitano di cavalleria divenuto medico veterinario e da Beatrice Bardini d’origine francese. Oltre al fratello maggiore Alberto aveva una sorella più piccola, Maria, però al contrario di questi emergeva evidente la personalità schiva, irrequieta e disubbidiente di Guglielmo.
A Taranto fece le sue prime importanti amicizie, ma nel 1906 a seguito della morte del padre e a causa della difficile situazione economica che si era venuta a creare, fu affidato al Collegio Convitto per gli Orfani dei Sanitari Italiani, a Perugia, dove rimase per tre anni. Tornato a casa e accolto con soddisfazione dalla famiglia, decise di trascorrere una vacanza a Parigi, apprendendo ben presto i frivoli piaceri della vita mondana francese.
Quest’esperienza gli servì molto perché gli
fece capire che per realizzare i propri sogni
doveva andare via dall'Italia. Così
si pensa che ad indirizzare Rodolfo verso
la destinazione americana fu il musicista
tarantino Domenico Savino che alcuni anni
prima aveva seguito nell'altro continente il
tenore Tito Schipa. Rodolfo
raggiunse New York il 23 dicembre del 1913. Qui
dopo un inizio spensierato cominciarono i primi
problemi economici, tanto che dovette adattarsi ad
una serie di mestieri, cameriere, giardiniere ed
altri ancora. Pare che fu proprio il suo amico
Savino a regalargli il primo "tight"
con il quale si presentò Night Club Maxim
dove fu subito assunto come taxi-dancer.
Da questo momento in poi Valentino cominciò ad essere conosciuto, il suo nome spesso compariva sulle locandine dei locali Newyorkesi, e quando la nota ballerina Bonnie Glass separatasi dal suo vecchio compagno Clifton Webb, decise di assumerlo, il talento del giovinetto italiano pareva consacrato. Dopo Bonnie Glass lavorò con Joan Sawyer con la quale fece coppia per sei mesi. Si dice però che in questo periodo andò in prigione in seguito ad una denuncia di falsa testimonianza e istigazione alla prostituzione, ma fu tuttavia rilasciato per mancanza di prove.
A questo punto dopo le "immancabili"
delusioni in ambito artistico decise di fare parte
della Società Agricola Italiana allo scopo di
aiutare i contadini italiani emigrati in America,
e di acquistare qualche ettaro di terra per
costruire in seguito una fattoria e ospitare la
madre, ma ciò non avvenne mai poiché la spesa era
troppo onerosa. Fu a San Francisco
che Valentino fu convinto da un suo vecchio
amico Norman Kerry a trasferirsi a
Hollywood, dove, dopo aver girato una serie di
film a basso costo, interpretò il film che diede
una svolta decisiva alla sua carriera "I
quattro cavalieri delle Apocalisse". Poco
dopo conobbe ad una festa Jean Acker una
delle future promesse del cinema americano.
I due si sposarono il 5 novembre del 1919 ma già dopo un mese si separarono. Questo pare non scosse più di tanto Rodolfo tanto che durante le riprese del film "Camile" conobbe Natascia Rambova una costumista molto apprezzata che diventò la sua seconda moglie. Lei ebbe una notevole influenza sulla carriera artistica del marito, infatti, essendo molto ambiziosa non ammetteva che Valentino prendesse parte a film scarsamente qualitativi. Dopo essersi sposati cominciarono i primi problemi, Valentino fu arrestato per bigamia. Secondo una legge vigente in California, infatti, per risposarsi bisognava attendere un anno dalla data di divorzio, cosa che ovviamente non fu rispettata. Dopo la scarcerazione ruppe definitivamente con la Paramount a causa dell'insuccesso del film "Il figlio dello sceicco" e la coppia dovette patire molto per superare la crisi finanziaria nella quale si erano imbattuti. In attesa del processo con la casa di produzione, decisero di fare un viaggio in Europa, era la prima volta che Valentino tornava a trovare i suoi famigliari in Italia
Quando ritornò a Hollywood girò altri tre film prima di separarsi dalla moglie, molto probabilmente perché aveva accettato di firmare un contratto con la United Artists che vietava alla Rambova di intervenire nelle scelte artistiche del marito. Nell'ultimo periodo della sua vita ebbe una relazione con Pola Negri. Quando ancora il film "The Son Of The Sheik" non era uscito nelle sale cinematografiche, il 15 agosto del 1926 ebbe un malore e ricoverato al Polyclinic Hospital di New York fu sottoposto ad intervento chirurgico per ulcera gastrica e appendicite, ma fu troppo tardi: spirò il 23 agosto 1926. Furono organizzati due cortei funebri, uno a New York e l'altro a Hollywood. La salma venne poi sepolta nella corte degli apostoli del Memorial Park Cemetery di Los Angeles, dove si trova tuttora.
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IL FATTO
EVA NOVA, CANTANTE E ATTRICE
Eva Nova è il nome d'arte di Annunziata Masotola, nata a Napoli il 31 dicembre 1914. Il suo debutto ufficiale avviene nel 1933, invogliata dalla cugina Rosa Attanasio prende parte alla compagnia "I cadetti della Canzone" diretta da Enzo Bonagura.
Eva, data l'età, partecipa al Duo facendo da spalla alla cugina, con il suo ruolo di ragazzetta scavezzacollo troppo mascolinizzata. Eva Nova, al contrario, nello stesso anno s'iscrive all'audizione di Piedigrotta La Canzonetta, dove acquista un'incredibile popolarità, non tanto per il suo talento canoro, ma per un avvenimento storico. Eva è la prima cantante a adottare, in uno spettacolo musicale, il microfono, mai apparso, fino a questo momento, in un programma di varietà. L'anno dopo trova sulla sua strada il poeta-editore Vincenzo Esposito, in arte Enzo Di Gianni, noto anche come sceneggiatore e regista, il quale, oltre a diventare il suo impresario, ben presto diventa anche suo marito. Da questo momento l'ascesa al successo della cantante è tutto un susseguirsi di tappe vittoriose: da quelle teatrali a quelle radiofoniche, fino a quelle cinematografiche.
Dotata di un talento senza precedenti, con una voce calda, estesa e ben modulata, la cantante, nel 1947 tenta anche la via dell'autrice, curando il testo della canzone Notte di malinconia. Musicata dal marito, la canzone parla di un amore finito, dove a soffrire è l'innamorato che cerca conforto nella luna, che non appare mai. Nel 1949 vince la Maschera d'argento per il mirabile successo del film Le due Madonne di Giorgio Simonelli, con Vittorio Duse, Nyta Dover e Agostino Salvietti.
Lo stesso premio le è consegnato anche nel 1950 per un altro film che sbanca i botteghini, dal titolo Destino. Questo film la lancia definitivamente come prima donna del cinema degli anni Cinquanta. Scritta dal marito Enzo Di Gianni, che firma anche la regia, la pellicola prevede la partecipazione, oltre che di Eva nel ruolo di Elena Martini, di Tina Pica nel ruolo di Nunziata e di Domenico Modugno nella parte di Turiddu.
Visto il mirabile successo, Eva Nova al Festival di Napoli non ci rinuncia. Così nel 1955 il suo nome compare di nuovo nel cast artistico. Al 3° Festival della Canzone Napoletana, esegue ben tre canzoni: Luna chiara e Napule sotto e 'ncoppa in abbinamento con Carla Boni, e Comme te l'aggia di in coppia con Achille Togliani. Nonostante gli ottimi abbinamenti e le belle interpretazioni, la cantante è eliminata in prima serata con tutti e tre i brani. Da questo momento inizia il declino, non tanto determinato dalla pur cocente eliminazione al Festival, quanto per problemi alle corde vocali.
Nel 1956 si trasferisce definitivamente a Roma, dove prende parte, anche se sempre più di rado, a manifestazioni e rassegne musicali. Poi, dopo la morte del marito, si ritira definitivamente dal mondo dello spettacolo, circondandosi solo dell'amore dei suoi cani e dei pochi amici che, di tanto in tanto, cenano con lei. Arrabbiata con i dirigenti televisivi che non mandano in onda i suoi film, con le emittenti radiofoniche che non trasmettono le sue canzoni, con i giornalisti che non le dedicano mai un articolo, è morta, sola, nella sua villetta romana il 30 novembre del 1996, all'età di 75 anni.
Bibliografia: Enciclopedia della Canzone Italiana – A. Sciotti: Hit parade Italia
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LA POESIA DEL GIORNO
PREGIUDIZIO FORMALE
Quando nella tua vecchia
ricorderai i versi che ti ho scritto,
i versi che al telefono ti recitavo,
i versi che su di un nastro registravo,
allora la mia adolescenza sarà finita
e disperatamente piangerò l'amore:
quell'amore che ho sempre donato
quell'amore che non ho mai goduto.
Le mie mani anchilosate dalla penna
cercheranno di carezzare il tuo corpo
- ma non potranno stringerlo -
allora amore saprò,
allora amore saprai,
allora amore sapremo
tutta la grandezza
di una gioia passata, sprecata, uccisa
da un formale pregiudizio sociale
sciocco, insulso, inutile.
Allora, dicevo,
non avremo lacrime bastanti
per scrostare le nostre anime.
Non ci saranno,
rami robusti per raddrizzare
le dita anchilosate
e i tuoi seni si sentiranno tristi
per non essersi lasciati carezzare.
Allora i tuoi occhi capiranno
di aver intravisto, solo intravisto
la primavera e si faranno opachi
per nascondere visioni soltanto sognate.
Allora, in me, in te
vivranno l'amore e la pena.
L'amore che vuotai come in un'anfora,
nella tua vita e la pena griderà il suo lamento
nell'anima mia, per non aver trovato la forza
di rubarti, strapparti, al pregiudizio formale.
Allora, mia cara,
vedremo la morte
sui tuoi seni avvizziti
nelle mie mani vuote.
Allora sarà troppo tardi
e anche se mi chiamerai
e anche se ti chiamerò
ci sarà sempre il tuo seno avvizzito,
come un fiore non colto a primavera;
ci saranno sempre le mie mani inutili
ormai, che hanno pensato solo a scrivere,
a gridare al mondo intero che
per un formale pregiudizio sociale
non abbiamo raccolto il fiore più bello della vita
quando il sole era caldo e sincero a primavera.
Allora, mia cara, non basteranno
le acque di tutta la terra
per lavare la nostra colpa.
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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno
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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato
Reno Bromuro |

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