7 luglio 1981
La Borsa valori di Milano è bloccata e poi chiusa

La Borsa valori di Milano è bloccata e poi chiusa per eccesso di ribasso dei titoli quotati, che hanno perso il 20%. Riaprirà il 13 e segnerà una perdita del 10%.

Dopo ventitré anni, la Borsa Valori di Milano ha toccato ancora una volta il nuovo minimo storico dell'anno a 26.347 punti (da La Nazione di Firenze) pochi minuti prima della chiusura, l'indice Mibtel ha terminato la seduta, trascinato dal forte calo del Nasdaq, con una flessione dell'1,52% a quota 26.439.

Ancora un ribasso, il quarto consecutivo, per la Borsa valori, che cede oggi l'1,52% totalizzando nelle prime quattro sedute dell'anno una flessione dell'8,76% rispetto al massimo del 30 dicembre. La giornata festiva ha provocato una netta riduzione dei volumi dell'attività, nonostante l'apertura straordinaria d’alcuni borsini e di quasi tutti i servizi telefonici degli istituti di credito: circa 2,2 miliardi di euro il controvalore complessivo, contro i 3,6 miliardi di ieri. A guidare il ribasso, ancora i titoli delle telecomunicazioni e quelli legati a Internet, mentre si sono mossi in controtendenza Fiat, Enel ed Eni.

Particolarmente penalizzati titoli primari come Tecnost (-7,22%), Tim (-6%), Olivetti (-5,79%), Telecom (-5,28%). In forte calo, dopo i rialzi seguiti all'annuncio dell'Opa su Buffetti, le Seat (-7,65%), anche sospese durante la seduta per eccesso di ribasso, mentre a loro volta le Buffetti cedono il 7,33%. Vendite anche su Mediaset (-4,09%), Mediolanum (-5,55%), Bipop (-5,29%), Class Editori (-9,35%) e poi Tiscali (-5,60%).

In controtendenza, dopo le recenti flessioni, Gandalf ( 6,12%). Fra i valori primari, hanno compensato le forti perdite dei telefonici gli acquisti su Fiat ( 1,51%) al centro una volta di più di voci su un interessamento da parte di Daimler Chrysler, mentre Enel ( 2,87%) e Eni ( 1,78%) hanno recuperato terreno dopo i recenti ribassi. Acquistate anche le Bnl, le Autostrade, le Alleanza, le Pirelli. Ieri era stata un'altra giornata da dimenticare per Piazza Affari: con il terzo ribasso consecutivo, un calo dell'indice Mibtel del 2,21%, la capitalizzazione già bruciata dall'inizio del 2000 è salita a 100.000 miliardi lire.

A salvare il salvabile il 6 luglio 1981 fu l’intuizione di un Magistrato, che spinse lo IOR a bloccare Calvi, quando scopri che l’Istituto era stato ingannato e sfruttato. E il banchiere non poté continuare l’opera di "svuotamento" soltanto perché, a seguito di quella scoperta, lo IOR gli ingiunse di ristabilire la verità circa la proprietà delle Società filiate da UTC e Manic, con le quali lo IOR aveva avuto rapporti. Le Autorità monetarie italiane non si mossero; anzi, fosse stato per loro, Roberto Calvi avrebbe continuato indisturbato, magari fino a diventare padrone assoluto.

Questo ripetersi dei fatti, con le medesime modalità, non si può fare a meno di ricorrere a Giambattista Vico ed esaminare, ripassandola per non dimenticarla più la sua "Teoria dei Corsi e dei Ricorsi", che recita: "un fatto dell’umanità dopo aver compiuto un suo corso culminante nella civiltà, torna a una nuova forma di barbarie ripercorrendo di nuovo, e questo è il ricorso, le tappe del processo che la riportano alla civiltà".

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RICORDIAMOLI

E. A. MARIO – AL SECOLO GIOVANNI ERMETE GAETA

Giovanni Ermete Gaeta nacque a Napoli, il 5 maggio 1884 e vi morì il 24 giugno 1961.

Agli esordi, il poeta si firmava con nome e cognome. Si sentiva, ed aspirava, ad essere poeta in lingua e dedicava i suoi versi a Carducci, a Mazzini. Poi ci fu, un piccolo incidente: la sua Canzone a Mazzini, non piacque a Mario Rapisardi, acceso mazziniano, che gli dedicò una "dolce rampogna". E. A. Mario, allora, rivolse la sua musa verso la poesia dialettale e adottò, nel 1905, lo pseudonimo che doveva diventare famoso in tutto il mondo. A proposito di questa decisione, scriveva al suo amico, Alessandro Sacheri, giornalista a Genova: "Ho cambiato nome, non mi chiamo più Ermete, mio buon Alessandro: mi chiamerò Mario, perché anche diventando un canzoniere mi propongo di essere un cavaliere della canzone come il grande mazziniano fu cavaliere della democrazia: e di quello che fui serberò le iniziali dei nostri due nomi: mi chiamerò dunque E. A. Mario".

"Ho pensato spesso, fra me e me, afferma Ettore De Mura nella sua "Enciclopedia della canzone Napoletana", che in E. A. Mario, si nascondessero non uno, ma dieci artisti, alimentati dallo stesso cervello e dallo stesso cuore, e tutti presenti in una più che unica ed esuberante individualità fisica. Artisti che poi cedevano, ciascuno a sua volta, parte di sé all’animatore numero Uno, per assoggettarsi alla "Marioplastica", ossia il tocco finale ed insuperabile che preludeva una firma in se stessa garanzia di serio impegno artistico ed inconfutabile gloria: E.A. Mario".

L’arte di E.A. Mario derivò dal vulcano caro a Plinio, con l’ardore, l’incandescenza e il fuoco dello "sterminator Vesevo". L’arte del poeta fu fiamma e fuoco: fuoco che bruciava sempre più dentro, fiamma ch’era sempre più viva, a dispetto degli anni che si accavallavano l’uno sull’altro. E.A. Mario, fin dai primi passi, fu segnato dal tocco inconfondibile del Genio che gli fu compagno assiduo per tutta la vita, e più gli diventava fedele quanto più gli anni passavano, quasi come se il Poeta non se ne avvedesse nemmeno, preso nella euforia di un’intramontabile dionisiaca giovinezza. E fu solo negli ultimi mesi della sua vita che, per le troppe sofferenze sfociate in una pietosa immobilità, la sua attività si fermò.

Ma i suoi occhi vivi e intelligenti esprimevano tutto, la sua mente lucida e serena intuiva tutto!

Fino a pochi mesi prima, però, la versatilità dei Nostro erompeva ed aveva propaggini estese e profonde in tutti i campi ove l’arte detta il suo verbo. Un articolo di analisi storica o di esegèsi letteraria? E v’era la sua firma. Una novella di colore o di pura fantasia? Ed era firmata E.A. Mario. Una polemica ove occorreva spezzare una lancia in difesa del nostro dialetto? Ed a piè di pagina la firma era sempre la stessa. Una lirica di squisita fattura od una canzone toccante o piena di brio? E la sigla si ripeteva ancora, sempre brillante. L’artista è come un sacerdote a cui il sacrificio dà più passione e più fervore, a seconda della gravità ch’esso comporta.

Nella storia della letteratura napoletana, il nome di E. A. Mario rimarrà un fenomeno unico di produttività feconda di belle messi e di rigogliosi frutti.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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