7 febbraio 1878
Muore papa Pio IX

Muore papa Pio IX. La salma, imbalsamata, è esposta nella Basilica di San Pietro fino al 14 febbraio quando si svolgeranno i solenni funerali. Il 18 febbraio si aprirà il conclave per l'elezione del nuovo pontefice.

Papa Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti nacque a Senigallia nel 1792, si spense a Roma nel 1878. Nato da una famiglia di piccola nobiltà provinciale, fu ordinato sacerdote nel 1819. Dopo esPapa Pio IXsere stato in Cile come segretario del legato apostolico monsignor Muzi, nel 1827 fu fatto arcivescovo di Spoleto e nel 1832, vescovo di Imola e cardinale otto anni dopo.

Il 16 giugno 1846 salì al soglio pontificio succedendo a Gregorio XVI in un'Italia fermentante di ideali e attese neoguelfe, desiderosa di rinnovamento a ogni costo, confusamente sicura di prossime decisive riforme: e le sue prime azioni parvero confermare pienamente le attese di tutti. Dopo aver emanato un'amnistia politica, l'Editto del perdono, che suscitò straordinario entusiasmo, avviò, infatti, una serie di riforme maggiore libertà di stampa, guardia civica, consulta di Stato, studi per la revisione del codice civile, trattative per l'unione doganale, che nelle sue intenzioni avrebbero dovuto essere conclusive, ma che accesero invece ulteriori speranze e lo fecero acclamare dall'esaltata opinione pubblica come liberale, riformatore e futuro capo della rinascita italiana.

Quando poi all'inizio del 1848 convocò un ministero formato da ecclesiastici e laici e il 14 marzo promulgò uno statuto che prevedeva una camera dei Pari e una camera dei Deputati eletta su base censitaria, fu un delirio che travolse anche i più refrattari e sospettosi avversari. Si trattava però di un equivoco destinato a cadere ben presto. Di fronte alla guerra con l'Austria il suo supposto patriottismo rivelò gli insuperabili limiti impostigli dalla stessa natura del suo ministero di pace. E mentre i volontari di tutta Italia accorrevano in Lombardia, egli sorprese la nazione dichiarandosi assolutamente neutrale, vedi allocuzione ai cardinali del 29 aprile. Trasformatosi in tal modo in traditore agli occhi di ogni liberale, dovette fronteggiare una serie di turbinosi avvenimenti disordini, tumulti, assedio del Quirinale, che il 24 novembre 1848 lo fecero fuggire a Gaeta, alla costituzione della Repubblica Romana e alla caduta del potere temporale.

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RICORDIAMOLI

CAMILLO BENSO CONTE DI CAVOUR

Camillo Benso conte di Cavour nacque a Torino nel 1810. Secondogenito del marchese Michele e della ginevrina Adele di Sellon, attraverso la quale subì l'influsso degli ambienti calvinisti. Lasciata nel 1831 la vita militare, per quattro anni viaggiò in Europa, studiando particolarmente gli effetti della rivoluzione industriale in Gran Bretagna, Francia e Svizzera e assumendo i principi economici e sociopolitici del sistema liberale di stampo britannico.

Rientrato in Piemonte nel 1835, si occupò soprattutto di agricoltura, facendo della tenuta di Leri un'azienda modello; pubblicando diversi studi e articoli tecnici; fondando con altri, nel 1842, l'Associazione agraria, e s’interessò anche di ferrovie e della diffusione di scuole e asili. Camillo Benso conte di CavourGrazie alla sua attività commerciale e bancaria, fu tra i fondatori della Banca di Torino, divenne uno degli uomini più ricchi del Piemonte.

La fondazione nel dicembre 1847 del quotidiano "Il Risorgimento" segnò l'avvio del suo impegno politico, concepito in stretta connessione all'opera sin lì svolta: solo una profonda ristrutturazione delle istituzioni politiche piemontesi e la creazione di uno Stato territorialmente ampio e unito in Italia avrebbero, infatti, secondo Cavour reso possibile su un piano generale quel processo di sviluppo e crescita economico-sociale da lui promosso con le iniziative degli anni precedenti. Dalle colonne del giornale chiese subito, il 7 gennaio 1848 al re Carlo Alberto di concedere la costituzione, incitandolo poi a marciare contro l'Austria alla notizia delle Cinque giornate di Milano con l'articolo rimasto poi famoso L'ora suprema della monarchia sabauda.

Eletto al parlamento nel giugno 1848, si batté comunque contro la ripresa della Prima Guerra d’Indipendenza adducendo motivazioni di realismo, appoggiando il governo d’Azeglio nella difesa delle neoacquisite libertà costituzionali, in particolare riguardo alla libertà di stampa. Apparivano così già definiti i cardini della futura azione politica cavouriana: il liberalismo interno e l'avvio di un mutamento degli equilibri internazionali in senso antiaustriaco che permettesse la creazione di un nuovo soggetto nazionale attorno alla corona sabauda.

Messosi in luce con un discorso in difesa delle leggi Siccardi, Cavour fu chiamato, non senza perplessità del re Vittorio Emanuele II a far parte del gabinetto d'Azeglio come ministro dell'agricoltura, del commercio e della marina; in questa veste realizzò trattati di commercio basati sul libero scambio con la Gran Bretagna, la Francia e il Belgio.

Nel febbraio 1852 attuò con Urbano Rattazzi il "connubio", unendo gli elementi più progressisti della destra e i moderati della sinistra in un nuovo grande raggruppamento di centro; su questa base subentrò il 2 novembre 1852 a Massimo d'Azeglio nella carica di primo ministro, formando quello che fu poi definito il "grande ministero" e accingendosi al compito di una profonda modernizzazione del Piemonte e del suo inserimento nella diplomazia europea. In questa sua opera Cavour dovette contrastare le diverse opposizioni della destra cattolica e dello stesso re Vittorio Emanuele II da una parte, contrari alla laicizzazione delle strutture dello Stato assieme all'accentuazione del carattere parlamentare del sistema politico; e di quella di mazziniani e democratici, dall'altra, fautori del regime repubblicano e della soluzione insurrezionale della questione nazionale.

Sul piano interno il primo decennio di governo cavouriano si caratterizzò per la vastità delle riforme strutturali introdotte. Sviluppò la rete ferroviaria piemontese e promosse nuovi sistemi di coltivazione. L'esercito fu riformato per opera di Lamarmora, e a La Spezia fu creato l'arsenale marittimo. Nel 1855, nonostante l'opposizione del clero e del re, lo Stato fu ulteriormente laicizzato in base alla formula "libera Chiesa in libero Stato", fornendo uno degli elementi che favorì il raccogliersi di antichi repubblicani intorno al programma sabaudo nell'ambito della Società Nazionale Italiana. In politica estera, intanto, con la partecipazione alla guerra di Crimea inseriva il Piemonte nel gioco diplomatico europeo a spese dell'Austria, ponendo ufficialmente in un ambito internazionale la questione nazionale italiana.

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IL FATTO

IL SETTECENTO

Il Settecento è l'età dei "lumi", l'epoca dell'illuminismo, delle nuove esigenze razionali e della prima rivoluzione industriale. GoldoniIn tutta l'Europa si sviluppa una nuova idea di modernità, che si basa sul senso laico della cultura, sulla ricerca di una nuova e maggiore comunicatività del pensiero.

La rivoluzione americana e francese generano il nuovo Stato borghese.

In Italia l'illuminismo è quasi sempre mediato da una perdurante eredità classica.

L'Arcadia, Metastasio, persino l'opera rigorosa di Parini, come il gusto neoclassico di fine secolo, perseguono un equilibrio tutto italiano fra ricerca razionale, reazione antibarocca e recupero del miglior classicismo della tradizione.

L'opera storiografica e critica appare più complessa: Muratori e Vico sono i fondatori di una nuova filosofia della storia. Solo a metà secolo l'illuminismo italiano trova un carattere originale soprattutto in area lombarda, sebbene di grande rilievo risulti anche il pensiero dei meridionali Genovesi e Galiani.

È nel teatro che la letteratura settecentesca dà gli esiti più innovativi: Goldoni a Venezia riforma la commedia in senso borghese; Alfieri rinvigorisce la tragedia portando sulla scena l'odio per ogni forma di tirannide. Fra Settecento e Ottocento, nell'epoca della rivoluzione francese e dell'impero napoleonico, il neoclassicismo verrà rappresentato dall'importante esperienza di Monti, mentre nuova mediazione fra classicità e romanticismo sarà espressa dall'opera di Ugo Foscolo.

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LA POESIA DEL GIORNO

IL VESTITO PIU' BELLO

Ho indossato il vestito della festa
il vestito più bello che ho.
Lo vedete? C'è uno strappo ai calzoni
lo feci quel giorno giocando
al calcio con Franco sul prato.
Lo strappo alla giacca invece
lo feci sotto il reticolato
per salvare Lia dal fossato.
Il taschino lo scucì Rosaria
Graziano mi strappò i bottoni
Gianpiero sta pensando già adesso
dove scucire il suo pezzo.
Gabriele lo guarda e sorride
come per dire che cosa rimane
al vestito se già è tutto strappato?
Ho indossato il vestito della festa
il vestito più bello che ho
per festeggiarti, Signora,
come quel giorno lontano
ma vicino al mio cuore
che baciai Maria, la madre
dei miei vulcanici bambini.

Reno Bromuro (da «Il vestito più bello»)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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