7 dicembre 1941
L'attacco a Pearl Harbor

La Francia e i Paesi Bassi erano stati schiacciati dalle armate tedesche. La Gran Bretagna era sottoposta ad un bombardamento incessante e sotto la costante minaccia dello sbarco che Hitler stava preparando... Il Giappone pensò che fosse giunta l'ora di cacciare gli occidentali dai loro possedimenti asiatici: Indocina, Insulindia e Malesia.

I capi militari giapponesi sapevano che per portare a termine il loro progetto dovevano eliminare la flotta americana nel Pacifico, concentrata nella base di PearI Harbor, nelle Hawaii. Il comandante in capo della marina, ammiraglio Yamamoto, decise l'attacco per domenica 7 dicembre 1941.

Il 26 novembre, la squadra giapponese lasciò la baia di Tanran. Il 7 dicembre giunsero a portata delle Isole Hawaii, senza essere stati avvistati. Alle 6 e 15 del mattino una prima ondata di centottantatré apparecchi si alzò in volo dalle portaerei. In meno di un'ora essa raggiunse l'obiettivo. Il comandante lanciò l'ordine d'attacco: "Torà", che significa "Tigre"... Per gli americani la sorpresa fu totale: gli aerei giapponesi incendiarono corazzate e incrociatori, e misero fuori combattimento decine di aerei che non avevano neppure avuto il tempo di prendere il volo. Una seconda ondata di centosettantuno aerei completò l'opera alle 8 e 40. La flotta americana nel Pacifico era decimata...

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1963:L'italiano Montelli, sull'A.M.12 batte il record di altezza in aliante, salendo fino a 6700 metri.

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RICORDIAMOLI

ISOROKO YAMAMOTO

Isoroko YamamotoIsoroko Yamamoto, ammiraglio giapponese nato a Nagaoka nel 1884, morì in battaglia nel cielo delle Isole Salomone nel 1943. Viceministro della Marina nipponica nel 1936, nel 1939 ebbe il comando della flotta da battaglia giapponese, che condusse a un alto grado di addestramento. Convinto fautore delle portaerei, progettò e diresse l'attacco aeronavale alla flotta americana di Pearl Harbor il 7 dicembre 1941; attacco che segnò l'inizio della guerra nel Pacifico. Diresse quindi l'espansione giapponese nell'Asia sudorientale nel 1942 e fu al comando delle forze aeronavali nipponiche nella battaglia delle Midway. Nella primavera del 1943 l'abbattimento del suo aereo per opera degli statunitensi nella battaglia di Salomone privò il Giappone di un comandante di indiscusso prestigio e genialità.

LA BATTAGLIA DELLE MIDWAY

La battaglia delle Midway è una battaglia aeronavale della Seconda Guerra Mondiale combattuta nelle acque delle isole Midway il 4 giugno 1942 tra forze giapponesi, comandate dall'ammiraglio Yamamoto, con l'ammiraglio Nagumo al comando delle portaerei, e forze statunitensi, comandate dall'ammiraglio Nimitz, con l'ammiraglio Spruance al comando delle portaerei. Lo stesso ammiraglio Yamamoto si pose al comando diretto della formazione d'attacco principale, che comprendeva tra l'altro la Yamato, costituente all'epoca la più potente corazzata del mondo. I Giapponesi furono però fermati nel tentativo di conquistare le isole Midway, che rappresentavano una base strategica di notevole valore offensivo verso Pearl Harbor e, nel durissimo scontro, perdettero le loro quattro maggiori portaerei, e una gli Statunitensi, e soprattutto il definitivo predominio sui mari. Gli Stati Uniti con tale decisiva vittoria affermarono la loro supremazia aeronavale; consolidate le proprie forze, si apprestarono a lanciare la controffensiva generale nell'Oceano Pacifico.

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IL FATTO

LE CINQUE GIORNATE DI MILANO

Con qualche giorno di anticipo vi parlerò delle cinque giornate di Milano, perché tra ieri 6 dicembre, con la manifestazione in favore degli operai della FIAT, Roma è piena di metalmeccanici; domenica dieci con la marcia per la Pace, e altre manifestazioni previste da Circoli culturali, tra Adramelek-l’Antiarte, I Poeti d’Azione, Namir e anche noi dell’A.I.A. "Poesia della Vita" manifesteremo contro la chiusura del Museo del Cinema che possiede tesori inestimabili (che non si trovano nemmeno più al C. S. di Cinematografia), per sottoscrivere la vostra adesione affinché il Comune non sfratti il Museo del Cinema, rivolgetevi a Luana giornale@namir.it; affrontare il tema di oggi è come gemellare le nostre dimostrazioni con l’insurrezione del popolo milanese contro gli austriaci; solo che noi le battaglie le facciamo con la penna, che combatte ma non uccide nessuno. L’insurrezione di Milano scoppiò il 18 marzo 1848, quando, alla notizia della Rivoluzione di Vienna e dell'insurrezione di Venezia, i milanesi costruirono barricate e impegnarono combattimenti di strada con la guarnigione austriaca. Il 20 i democratici costituirono un consiglio di guerra capitanati da Carlo Cattaneo, Enrico Cernuschi, Clerici e Terzaghi, per condurre a fondo l'insurrezione, mentre la direzione politica fu assunta da un governo provvisorio, a prevalenza moderata, presieduto da Gabrio Casati. Il 23 marzo gli insorti costrinsero il maresciallo Radetzky, comandante delle truppe austriache, ad abbandonare Milano e a ritirarsi verso Verona e le altre fortezze del Quadrilatero. Nei combattimenti, costati agli insorti oltre trecento morti, si distinsero Enrico ed Emilio Dandolo, Lucio Manara e Anfossi.

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UN LIBRO AL GIORNO

"RACCONTARSI" – EDIZIONE ISTITUTO DI CULTURA DI NAPOLI
"BAMBOLE DI CERA" -
SYMBOL PRESTIGE
"NEI TRAVAGLI DI OGNI ATTIMO" –
DOMINA EDITRICE

MARCO SAYA

Il Poeta affronta la tematica sociale con la più pura naturalezza dei sentimenti, porta il pensiero al Decadentismo per quanto riguarda l'atmosfera d'inquietudine che sta alla base della sensibilità dell'uomo del nostro tempo, accompagnata dalla dolorosa quanto ansiosa constatazione della solitudine e del silenzio nel quale si leva purissima la voce della poesia.

Si capisce che in questo tipo di poesia le parole sono prese per la loro aderenza al mondo delle immagini e a tale ritmo nuovo esse sono chiamate a rispondere. Perciò non c'è più posto per il verso tradizionale, è bandita la rima, si punta sul verso libero in senso assoluto, magari formato da una sola parola, alla lirica composta soltanto da un breve verso "M'illumino d'immenso"; si denuncia la sintassi, si creano pause sapienti, con la ripetizioni di termini, di versi o di parole, fino a creare uri ritmo che giunge all'ossessione attraverso l'accorto ricorrere all'onomatopeia.

Della poesia lirica di Marco Saya, parlerei d'arte progressiva, nel senso che esprime, ricorrendo a forme di linguaggio, che raggruppa una complessa realtà umana, i cui valori intrinseci sono in continua trasformazione.

Se l'arte, come è possibile affermare, è l'estrinsecazione di tutta la gamma degli umani sentimenti, di tutta intera la capacità di riflessione dell'uomo sulla sua stessa condizione esistenziale, non ci sorprende che l'espressione artistica sia, al giorno d'oggi, così ricca di difficoltà sia di linguaggio sia di contenuti. Essa, infatti, è l'espressione propria di una realtà estremamente complessa, articolata ed a volte drammatica.

Marco Saya è nato a Buenos Aires il 3 aprile 1953 dove ha trascorso i suoi primi tre anni per poi trasferirsi a Rio de Janeiro per circa 7 anni. Dal 63 risiede a Milano; dopo aver conseguito il diploma di maturità classica ed un tentativo universitario ad Ingegneria Elettronica ha intrapreso la professione nel settore informatico. La musica e la chitarra jazz (hobby che già coltivava a 14 anni) sarebbero poi diventate la sua vita e una seconda attività. Scrive testi per canzoni, avvicinandosi alla poesia e più in generale alla scrittura che è stato un passo naturale e spontaneo. Non ha temi preferenziali; tutto ciò che accade nel quotidiano e che è realmente vissuto merita di essere raccolto in semplici e sincere parole, come pagine di un diario, trasfigurate in Arte.

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LA POESIA DEL GIORNO

IL VASO DI CRISTALLO

Il vaso di cristallo azzurro
dove riponevo i miei sogni
si è rotto.
Mi chino a raccogliere i cocci
le mani mi tremano ricadono ancora
è polvere!

Mi rialzo
e colei che me l'aveva regalato
non c'è più anche lei era solo
un sogno.

Nel cielo
ogni sera ritrovo i suoi occhi
tra le stelle,
nelle rose la sua bellezza
e ne gioisco.

Ma il vaso di cristallo azzurro
dove riponevo i miei sogni si è rotto.
Anche lei era solo un sogno

Reno Bromuro (da "Il vaso di cristallo")

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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