7 aprile 1964
A Segni è assegnato il premio
Carlo Magno ad Aquisgrana

A Segni è assegnato il premio Carlo Magno ad Aquisgrana per il suo impegno europeistico. "Il Premio Carlo Magno che quest'anno è stato assegnato all’Euro perché in lui si "riconosce la prova della capacità dei popoli europei di tradurre in istituzioni comuni i loro ideali e i loro valori, espressione di una sola civiltà, nata dal contributo di tutte le nazioni europee.

In questo momento storico il processo di unificazione europea ci appare in tutta la sua grandezza. L'orizzonte di un'Europa divisa sarebbe fosco. Nella prima metà del Ventesimo Secolo,i totalitarismi e i nazionalismi avevano portato la civiltà europea quasi all’annullamento. Ribellandoci contro quegli orrori, e contro le ideologie che ne erano all'origine, abbiamo avviato, nella seconda metà del secolo, la costruzione di un'Europa unita, nata dalla libertà e dalla democrazia. Ed è l'Unione Europea la suprema garanzia per la democrazia in Europa".Antonio Segni

Questa in sintesi è anche la motivazione dell’assegnazione del Premio Carlo Magno ad Antonio Segni, nel 1964.

Antonio Segni nacque a Sassari nel 1891, morì a Roma nel 1972. Iscritto al Partito Popolare,fondato il 18 gennaio 1919 da Luigi Sturzo, raccogliendo le varie esperienze del movimento cattolico italiano. Ottenne un insperato successo alle elezioni del novembre successivo, circa il 20,6% dei voti e 100 deputati, che lo rese ago della bilancia delle coalizioni governative guidate da Nitti, Giolitti, Bonomi e Facta. L'eterogeneità delle sue componenti, l'eccessiva fiducia nel parlamentarismo, la freddezza della gerarchia ecclesiastica e poi di Pio XI ne minarono tuttavia le basi. Dopo la marcia su Roma del 1922, suoi rappresentanti fecero parte del governo Mussolini fino al congresso di Torino dell'aprile 1923 in cui il PPI accentuò il suo antifascismo. La dura campagna contro il nascente regime costò l'esilio a Sturzo, Donati e Ferrari. Come gli altri partiti antifascisti, il PPI fu soppresso d'autorità il 9 novembre 1926.

Suoi segretari furono Sturzo; il triumvirato Rodinò, Gronchi, Spataro, De Gasperi. Lo stesso nome è stato assunto nel 1994 dalla formazione politica in cui è confluita la parte più consistente della disciolta DC. Antonio Segni, dopo l'avvento del fascismo abbandonò la politica e si dedicò all'insegnamento universitario del diritto. Nel 1942 e 1943 partecipò alla fondazione della DC. Fu Ministro dell'agricoltura dal 1946 al 1951, con De Gasperi, elaborò un progetto di riforma agraria solo parzialmente applicato. Tra i fondatori della corrente di Iniziativa Democratica e poi dei dorotei, fu ministro della pubblica istruzione dal 1951 al 1954, presidente del consiglio dal 1955 al 1957, vicepresidente del consiglio e ministro della difesa dal 1958 al 1959, ancora presidente del consiglio nel biennio 1959 - 1960 e infine ministro degli esteri dal 1960 al 1961. Il 6 maggio 1962 fu eletto presidente della repubblica. Fu contrario al centrosinistra; è tuttora incerta l'interpretazione del suo ruolo nelle vicende dell'estate 1964, piano per un intervento autoritario del comandante dei carabinieri generale De Lorenzo. Colpito da una trombosi cerebrale il 7 agosto 1964, il 6 dicembre si dimise.

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RICORDIAMOLI

EDDY MERCKX

Eddy Merckx è nato a Meensel-Kiezegem, Bruxelles nel 1945. E’ considerato il ciclista con il palmares più ricco e vario di tutti i tempi, avendo trionfato in tutte le competizioni su strada. Grande talento della scuola belga, con la sua classe e mentalità Merckx ha dominato dieci anni di ciclismo.

Il giovane Eddy Merckx ha una spiccata predisposizione per lo sport, lo dimostra il fatto che fin da ragazzo Eddy Merckxpratica con discreto successo molte discipline, tra cui ping-pong, calcio e persino pugilato. Quando però capisce che il suo sport ideale è il ciclismo, impiega poco tempo per mostrare tutte le sue potenzialità in questa disciplina. A soli diciannove anni, siamo nel 1964, è già campione mondiale della categoria dei dilettanti.

L'anno seguente passa al ciclismo professionistico, esordendo nella Freccia-Vallone. Il primo successo importante lo ottiene alla Milano - Sanremo del 1966, la prima delle sette che vincerà in carriera. Nel 1967 partecipa al suo primo Giro d’Italia, quello in cui vince Gimondi, dove arriva soltanto nono vincendo una tappa. Nello stesso anno vince il primo campionato del mondo della sua carriera, dopodiché è ingaggiato da una squadra italiana, la Faema, con la quale inizia una lunga stagione di successi.

In capo a due anni diventa il signore assoluto del ciclismo, supremazia che riesce a mantenere per circa un decennio, durante il quale vince praticamente tutto quanto d’importante la disciplina mette in palio. Da qui il soprannome: "Il Cannibale".

1968: vince la Parigi - Roubaix e il suo primo Giro d'Italia. L'anno successivo vince per la terza volta la Milano-Sanremo, la Liegi-Bastogne-Liegi, il Giro delle Fiandre ed è squalificato per doping da un Giro d'Italia che lo vedeva grande favorito. Smanioso di riscatto domina il Tour de France alla sua prima partecipazione, staccando il secondo arrivato, il francese Pingeon, di quasi diciotto minuti. Il dominio di Merckx è assoluto e la sua sete di vittoria è insaziabile, rivelandosi spietato anche nelle corse meno importanti. Se si eccettuano le prestazioni estemporanee di ciclisti come Janssen, Ocana e pochi altri, Felice Gimondi è l'unico ciclista a sapersi ritagliare un certo spazio dietro al campione belga.

Vince entrambe le principali corse a tappe, Giro e Tour, nel 1970, nel 1972 e nel 1974, battendo in questo anche Fausto Coppi, che di doppiette ne aveva totalizzate due. Nel 1972 migliora il record dell'ora percorrendo la distanza di 49 chilometri e 432 metri. Eddy Merckx

I primi segni di cedimento fisico Merckx li avverte al Tour de France del 1975, quando, trentenne, anziché privilegiare la tattica, imposta come sempre la gara all'insegna della forza e dell'irruenza ma, alla fine, a vincere il Tour è il francese Thevenet.

Quindi cambia squadra, poi finisce a correre in Francia riuscendo a vincere ancora alcune gare importanti, l'ultima è la Milano-Sanremo del 1976, ma il suo lungo regno è ormai terminato. Sulle spalle e sulle gambe del campione cominciano a pesare i troppi chilometri percorsi, gli anni passati a vincere sulle strade di tutta Europa e il suo fisico già abbastanza logorato, non lo supporta più come prima. Si ritira dall'attività agonistica nel 1977. In totale in carriera ha vinto 525 corse su 1800 cui ha partecipato.

Quanti appassionati di questo sport si domandano da anni: Chi è stato il ciclista migliore di tutti i tempi? Gli esperti sono soliti ridurre la questione a due soli ciclisti: Coppi e Merckx. Merckx è stato un corridore completo, ha vinto con carattere ogni genere di corsa: di giornata, a tappe, a cronometro, in salita, in discesa, in volata, per distacco. Coppi invece, che dominava anche le piste, è stato l'uomo della provvidenza, l'uomo solo al comando, il corridore capace di andare in fuga in salita, di infliggere distacchi abissali e di far sognare la gente.

Al riguardo la stessa critica sportiva si divide in due: chi considera il belga il più forte perché ha vinto di più, chi invece individua in Coppi il corridore più grande perché dotato di maggior classe pura. Essendo improponibile ogni tipo di confronto tra campioni d’epoche così lontane tra loro, sono da ritenersi sostanzialmente giuste entrambe queste scuole di pensiero.

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IL FATTO

L’AMORE NELLA COMMEDIA "ARISTOFANE 2"

Abbiamo visto come Lisistrata, secondo Aristofane, è riuscita ad imporre la propria volontà e autonomia nei confronti del marito; in questo caso è come se rileggessimo un fatto di cronaca dei giorni nostri: l’autonomia della donna e la volontà di dimostrare che, pure oberata di fatica: lavoro, casa, figli; riesce ad essere sempre un bell’Angelo che mette d’accordo padri e figli; a volte li mette addirittura sull’attenti.

Nell'esporre il fatto di oggi vorrei esprimere alcune perplessità che mi assalgono nell'incontro con la scienza del Transpersonale, il cui avvento, peraltro, è, a mio avviso, da valutare comunque positivamente, e anzitutto vorrei affrontare il rapporto fra Transpersonale ed Etica, a partire dalle accezioni dei due termini. Cominciamo con l'Etica, perché è dal punto di vista dell'Etica che porterò avanti la mia dimostrazione.

Vari autori trovano utile distinguere Etica da Morale ed io mi annovero tra essi. La morale, e qui estendo la distinzione all'intero ambito restante della normatività, che include diritto e convenzioni, poiché ha carattere coercitivo. Invece l'etica per me significa scelta, relativamente ad un orientamento di valore globale della condotta. E' chiaro che qui si tratta di tipi tendenziali come i tipi ideali di Weber.Aristofane

Quando gli spiritualisti, quelli tradizionali come quelli scientifici attuali, parlano di etica la intendono come un sistema indifferenziato in chiave sempre prescrittiva: vale a dire, i soliti cataloghi di doveri, di evitamenti, che invece chi fa quella differenziazione riserva alla morale in senso stretto del costume e comandamenti religiosi. Insomma: norme; laddove intendo: ideali.Le prime sono grezze,limitate,frammentarie, coercitive se finali,ma del tutto strumentali. Sono assolutamente persuaso della necessità di un chiarimento, perché le prescrizioni si prestano più facilmente ad essere vissute in chiave strumentale, anche se resto altrettanto convinto che il dissenso tra un essenziale eticismo, per quanto eclettico, spiritualismo non si riduca ad una questione terminologico-concettuale. Ora, nucleo essenziale comune dell'etica: "religiosa" o "filosofica", europea o asiatica che sia, è l'autorealizzazione nella unione,estesa a tutto l'Essere: è ciò che infatti ritroviamo predicate in alternativa alla tradizione precedente, dal Mediterraneo Orientale all'Estremo Oriente. Dappertutto, però, troviamo l'etica anche collegata al primo gradino della normatività, quello coercitivo, come disse Gesù: "sono venuto non ad abolire la legge, ma a perfezionarla". Insomma: amore, ma non senza giustizia. Quindi sia chiaro per il prosieguo del discorso: nessuna confusione, come si fa dappertutto, tra i precetti, le virtù, il dono, le perfezioni, ma soprattutto nessuna confusione nel tradizionale linguaggio teologico nostrano: si tratta di due gradi ben distinti, anche se non separati, dello sviluppo dei valori normativi.

Andiamo ora all'altra definizione. Qui ci attende una sorpresa. Se debbo esprimermi "con il cuore in mano", una ben sgradita sorpresa. A prescindere dalle aspettative di senso immediato, provo una certa difficoltà, partendo dall'egocentrismo, dall'illusione dell'io separato, punto di partenza obbligato della Psicologia Transpersonale e proseguire con quello che mi pare un vero e proprio salto acrobatico sul Mondo, in direzione dell'Essere Assoluto. Però, dopo un primo momento di perplessità, un analizzatore della cultura occidentale non fa fatica a ritrovare, in questo balzo nel vuoto, una figura familiare del vecchio scenario tradizionale: al di là e in connessione con la progressiva erosione anomizzante della normatività, per altro scandita da cicli di oscillazione pendolare, a livello conoscitivo vediamo emergere storicamente quella dialettica soggetto-oggetto in contesto solipsistico tipica del pensiero moderno, incardinato sull'individuo e il proprio interesse. Gli altri non esistono come alter ego, cioè come altri Soggetti, bensì, come Oggetti, al pari delle cose, cui il Soggetto si pone di fronte. Pare che, nella filosofia dell'Occidente moderno, infatti, sia stato solo Husserl, a fare la scoperta, più esatto la riscoperta, del terzo punto di riferimento: vale a dire, tra Soggetto e Oggetto, gli Altri Soggetti. Ma, in un'epoca così allucinatamente "narcisistica", qual è la nostra.

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

20
Sono andato col nonno giù in cantina,
sotto una coperta, su una botte
c'era un apparecchio radio,
tre persone con gli occhi accesi
parlano col nonno sottovoce:
Sono sbarcati in Sicilia. «Ndò-ndò-ndò
ndò-ndò-ndò: qui radio Londra...»
Il nonno m'accarezza dolcemente.
21
Non sono andato più a studiare
e Gianni viene sempre da mio nonno.
E' giunto a Paduli un altro confinato.
Gianni mi guarda ed ha paura.
Mi ha ricordato la rivoluzione francese
il diritto dell'uomo e la libertà perduta.
Reno Bromuro (da Occhi che non capivano).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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