7 agosto 2000
Accordo per l’acquisizione dal Gruppo Cecchi Gori
della quota di maggioranza di Tmc e Tmc2

E' concluso l'accordo per l’acquisizione dal Gruppo Cecchi Gori della quota di maggioranza di Tmc e Tmc2. Seat-Pagine Gialle ha acquistato il 75% di TMC: l'operazione si è articolata in tre tronconi: Seat acquisisce un 25% della tv monegasca attraverso un aumento di capitale di 250miliardi e il restante 50% tramite l'emissione di azioni ordinarie per un valore di 500 miliardi.

Il Gruppo Cecchi Gori, fondato nel 1957 da Mario Cecchi Gori, non è solo un’importante realtà industriale presente in tutti i settori del mondo dello spettacolo e del tempo libero, ma anche un vero e proprio patrimonio della cultura italiana.

Sul piano industriale ed economico, possono bastare alcune cifre per comprendere cosa esso significhi. Il Gruppo infatti, in Italia è sinonimo di cinema. E in Europa e nel mondo, quando si dice cinema italiano, si pensa a Cecchi Gori.

Il Gruppo detiene storicamente la leadership nel settore cinematografico, nel quale è presente in tutti i segmenti: produzione e distribuzione di film, esercizio di sale cinematografiche; home video. Ma, col tempo, ha allargato naturalmente ad altri settori di confine la propria attività, fino a raggiungere le attuali dimensioni.

Oggi dunque, Cecchi Gori non è più solo cinema, ma entertainement nella accezione più completa del termine. E’ infatti presente anche nella televisione con i due canali nazionali: Tmc e Tmc2, acquisiti nel 1995 e nello sport con la Fiorentina calcio, di proprietà della famiglia Cecchi Gori dal 1990 e dallo scorso anno in fase fallimentare, chiudendo il ciclo calcio del Gruppo Cecchi Gori. Grazie a questa sua articolazione, è entrato nella seconda piattaforma digitale italiana, Stream, come alfiere dei colori nazionali, accanto a colossi mondiali come la New Corp di Rupert Murdoch. E non c’è dubbio che tale proiezione consentirà al gruppo di dispiegare al meglio tutte le sue potenzialità. La Cecchi Gori, inoltre, è presente nella editoria elettronica (Cd e Vhs) e nella musica. Infine, detiene partecipazioni anche in Cinecittà servizi e nel Bioparco di Roma, a dimostrazione della sua vocazione di soggetto che opera a 360° gradi nell’entertainement, con una struttura quindi simile a quella dei grandi gruppi multinazionali leader mondiali del settore. Conta complessivamente 850 dipendenti con un indotto occupazionale annuo stimato in più di 4000 persone. Il fatturato aggregato del Gruppo, nel 1998 è stato di circa 750 miliardi di lire. Il core business del Gruppo, resta comunque quello che è stato storicamente, ovvero nella attività cinematografica.

Ancora una volta, qualche piccola cifra può aiutare a capire cosa questo significhi. Ogni anno la Cecchi Gori produce fra i dieci e i quindici titoli e ne distribuisce una cinquantina. Complessivamente dal 1957 ad oggi ha prodotto circa 280 film. Grazie alla collaborazione con tutte le maggiori case produttrici del mondo, e in special modo degli Stati Uniti, la Cecchi Gori ha acquisito col tempo un inestimabile patrimonio di diritti cinematografici. La sua library è così oggi la più grande d’Europa, comprendendo circa tremila titoli. Nelle sue 66 sale, nel corso del 1998, sono passati circa cinque milioni di spettatori. E ancora: nelle stagioni, 95/96; 96/97;97/98, il Gruppo è stato leader nella distribuzione con quote di mercato attorno al 27%.

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RICORDIAMOLI

PAOLO VI CHIUDE IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

Paolo VI chiude solennemente il concilio ecumenico Vaticano II. Paolo VI e il patriarca ortodosso Atenagora I avevano abrogato le reciproche scomuniche che avevano dato luogo nel 1054 allo scisma d'Oriente. L'8 ottobre i padri conciliari avevano approvato la costituzione pastorale Gaudium et spes. Insieme con la costituzione dogmatica Lumen gentium, essa costituisce l'ossatura del concilio. La Gaudium et spes riguarda il rapporto della Chiesa col mondo contemporaneo, la Lumen gentium è una riflessione della Chiesa sulla propria natura.

Il Concilio nella discussione preparatoria, ha affrontato i seguenti problemi: Paolo VI

Varietà di riti e unità - I riti godono di uguale dignità - Si studino i vari riti "Si provveda in tutto il mondo a tutelare e incrementare tutte le Chiese particolari e a questo scopo si erigano parrocchie e una propria gerarchia, dove lo richieda il bene spirituale dei fedeli. Le gerarchie poi delle varie Chiese particolari che hanno giurisdizione sullo stesso territorio, procurino, col mutuo scambio di consigli e in periodici incontri, di promuovere l'unità di azione e di unire le loro forze per aiutare le opere comuni, onde far progredire più speditamente il bene della religione e più efficacemente tutelare la disciplina del clero";

IL PATRIMONIO SPIRITUALE DELLE CHIESE ORIENTALI CHE DEV'ESSERE CONSERVATO - Benemerenze delle Chiese orientali - Non si introducano mutamenti arbitrari nei riti, Onore e privilegi dei patriarchi orientali - Fondazione di nuovi patriarcati - Ristabilire l'antica disciplina dei sacramenti - La cresima che stabilisce e conferma "La disciplina circa il ministro della sacra cresima, vigente fino dai più antichi tempi presso gli orientali, sia pienamente ristabilita. Perciò i sacerdoti possono conferire questo sacramento col crisma benedetto dal patriarca o dal vescovo".

Sulla La liturgia domenicale confermava il Comandamento di santificare le feste:

"I fedeli sono tenuti la domenica e le feste a intervenire alla divina liturgia o, secondo le prescrizioni o consuetudini del proprio rito, alla celebrazione delle lodi divine. Perché più facilmente possano adempiere quest'obbligo, si stabilisce che il tempo utile per soddisfarlo decorra dai vespri della vigilia fino alla fine delle domenica o giorno festivo. Si raccomanda caldamente ai fedeli, che in questi giorni, anzi con più frequenza e anche quotidianamente, ricevano la santa eucaristica".

Soffermandosi, poi sulla confessione, l’ordine sacro, i matrimoni misti, sottolineando:

"Quando i cattolici orientali contraggono matrimonio con acattolici orientali battezzati, il santo Concilio, per prevenire i matrimoni invalidi e nell'interesse della stabilità del matrimonio e della pace domestica, stabilisce che per questi matrimoni la forma canonica della celebrazione è obbligatoria soltanto per la liceità. Per la validità basta la presenza del sacro ministro, salvi restando gli altri punti da osservarsi secondo il diritto".

Per quanto riguarda il "Culto Divino" si è espresso sui giorni festivi, la Pasqua, le Tempora, le laudi divine e la lingua liturgica, sottolineando: "Al patriarca col suo sinodo o alla suprema autorità di ciascuna Chiesa con il consiglio dei pastori compete il diritto di regolare l'uso delle lingue nelle sacre funzioni liturgiche e di approvare, dopo averne data relazione alla Sede apostolica, le versioni dei testi nelle lingua del paese". Soffermandosi molto sul rapporto con le chiese dei fratelli separati.

Concludendo: "Il santo Concilio molto si rallegra della fruttuosa e attiva collaborazione delle Chiese cattoliche d'Oriente e d'Occidente, e allo stesso tempo dichiara: tutte queste disposizioni giuridiche sono stabilite per le presenti condizioni, fino a che la Chiesa cattolica e le Chiese orientali separate si uniscano nella pienezza della comunione. Nel frattempo tutti i cristiani, orientali e occidentali, sono ardentemente pregati di innalzare ferventi e assidue, anzi quotidiane preghiere a Dio, affinché, con l'aiuto della sua santissima Madre, tutti diventino una cosa sola. Preghino pure perché su tanti cristiani di qualsiasi Chiesa, i quali confessando strenuamente il nome di Cristo, soffrono e sono oppressi, si effonda la pienezza della forza e del conforto dello Spirito Santo consolatore. Con amore fraterno vogliamoci tutti bene scambievolmente, facendo a gara nel renderci onore l'un l'altro".
(1 continua)

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IL FATTO
UN POETA AL GIORNO

Vincenzo Giandomenico "LL’URDEMO MUMENTO"

Vincenzo Giandomenico (Napoli, 16 maggio 1922 - 5 maggio 1993), era nato nel popoloso quartiere delle Pignasecca, ancora ragazzino frequentava la famosa "Galleria" fulcro dell'arte partenopea, dove conobbe tantissimi poeti napoletani che gli iniettarono nelle vene quell'amore per la poesia e la canzone che già, naturalmente egli possedeva fu allievo di "Galleria" del poeta Raffaele Viviani suo riferimento artistico.

E’ stato un autore al quale va il merito di conservare nelle sue composizioni un contenuto espressivo che unisce metrica e rima senza nulla togliere alla spontaneità ed alla bellezza della lirica. Per essere sincero io un appuntamento con l’attualità della poesia napoletana, l’ho perduto oltre cinquant’anni fa alla morte di Amedeo Greco, che ci teneva aggiornati, attraverso il suo "PUSILLECO" (quindicinale di poesia, narrativa e costume napoletano), poi c’ è stata la rivista "RIBALTA" di Giuseppe Cicala, ma questa trattava più critica e recensioni che una vera e propria escursione poetica tradizionale della Poesia napoletana.

Il napoletano "sente" la poesia come una necessità del suo vivere quotidiano, come un richiamo naturale al quale non ci si può sottrarre. Perciò canta qualsiasi moto dell’animo. Le nostre donne, parlo delle compagne dei Poeti, che sanno benissimo quanto sia vera l’affermazione di Cicerone "La poesia non dà da mangiare", si preoccupano e il Poeta Giandomenico, vedendola impalata sotto la porta, appoggiata con una spalla all’infisso, la incoraggia: non pensare al tempo che ho perduto, e solo adesso, in quest’ultimo momento riesco a fare un bilancio della mia esistenza, ma era necessario, l’anima vuole l’appagamento, questo verso lo dovevo scrivere, anzi lo voglio scrivere, per lasciarlo come testamento.

"I 'da stà penna, no, nun vularrio,
fà, scrivere tristezze e cose amare;

doce, vulesse, rimmanè l'addio

a tutt'e cose ca me songhe care!"

Rallegrati, donna mia, che il sottoscritto da questa penna, non vorrebbe, né vuole che scriva di tristezze e di amarezze; vuole ch’ella scriva solo le cose che ci hanno dato dolcezza e gioia, dimmi qualcosa, che voglio rimanere l’addio a tutte le cose che mi son state care.

Come si può notare, il pensiero del Vate non è rivolto ai ricordi soltanto, oppure al dubbio che quanto ha fatto nella vita sia stata cosa vana e possa andare perduta, ma il pensiero è rivolto a quella donna impalata sotto la porta che ha uno sguardo indecifrabile, non si sa se di condanna per il tempo perduto dal marito perché ha pensato a solo a scrivere e a donare agli altri, oppure è approvazione per quanto ha fatto perché cosciente che il suo uomo ha dato tutto se stesso all’umanità e lei quale parte integrante di quella stessa umanità ha raccolto le briciole dell’amore che il suo Uomo, poeta ha profuso a piene mani.

L’amara ironia che trapela dai versi intrisi di una indicibile malinconia, spalanca le porte del cuore, e l’anima aggiunge alle già presenti, un’altra ruga profonda. Quando uscirai di casa per fare la spesa o andare a messa, la gente vedrà soltanto il tuo vestito nero (a lutto) e subito seguendo il tuo cammino penserà, è morto; poi va verso la casa e vede il cartello "affittasi" (si loca) domandandosi quanto sarà la pigione mensile? (‘o pesone).

Non vi preoccupate, io vi aspetto con pazienza e mi faccio amico San Gennaro, e per farmelo amico gli scriverò dei versi ed anche un sonetto se sarà necessario, perché si deve convincere di assegnarmi una casa in riva al mare. Il soggetto non è originale, anche Petronio immaginò un dialogo con la morte ed anche i suoi funerali, idea e soggetto ripreso più tardi anche da Eduardo De Filippo, in "Gli esami non finiscono mai", questa lirica ha la capacità di permettere al Poeta Giandomenco di giocare, ironizzare, sorridere e far sorridere il lettore, commovendolo anche, qualche volta.

LL’URDEMO MUMENTO
di Vincenzo Giandomenico

Che ffaie 'mpalata ccà, sott'a stà porta!
Viene vicino a mme, dimme quaccosa ...

io stongo allero, ovvì, c'a nu 'me 'mborta;

tanto, campà e murì è 'a stessa cosa.

Pè quanto tiempo inutile, aggiù perzo,
me sò ridotto a st'urdimo mumento;

Ma niente l'aggia scrivere stu vierzo,

'o voglio rimmanè pè testamiento!

I 'da stà penna, no, nun vularrio,
fà, scrivere tristezze e cose amare;

doce, vulesse, rimmanè l'addio

a tutt'e cose ca me songhe care!

Ma tu si fredda, muta, indifferente,
tu nun me puoi capì, pecchè nun saie,

comme felice sò, chisti mumente,

ma che rimmango ccà, diebbete e guaie?!

'Nu segno 'e lutto, vedarrà sta gente
e 'na si loca, abbascio a s'tu portone ...

è muorto ? E diceranno certamente:

Se sfitta 'a casa, ma quant'è o pesone!

Ma quanno passaraggio 'pe 'stu vico,
tirato 'a duie cavalle ammartenate,

'o canteniere chiagnarrà st'amico,

pe' quante votte 'e vino, l'ha 'ngignate!

Nun me ne vaco, no, ma io m'avvio,
pirciò pariente mieie, pecchè chiagnite

v'aspetto tra cient'anne, 'nnante a Dio,

diciteme, pirciò, quante ne site?

V' aspetto cu' pacienza e vve prumetto
ca me farraggio amico a san Gennaro

pecchè lle scrivo 'o vierzo 'e 'nu sunetto,

ca me darrà 'na casa a rriva 'e mare

I 've saluto, addio, diebbeto e guaie,
ve lasso, pecchè vò accusì sta sorte!
Te si 'ncantata, embè, ma mò che ffaie?
e ghiammuncenne alleramente, morte!

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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