6 maggio 1983
Muore Tommaso Morlino

Muore a Roma Tommaso Morlino. Al suo posto il 12 maggio sarà eletto presidente del Senato Vittorino Colombo, democristiano, con 245 voti su 272 votanti.

Tommaso Morlino nato a Irsina il 26 agosto 1925. Laureato in giurisprudenza, ha ricoperto parallelamente vari incarichi fino al 1968 quando fu eletto presidente del Senato della Repubblica. È stato fra i fondatori della Democrazia Cristiana e dal 1954 componente del Consiglio Nazionale, poi vice segretario politico.

Eletto, nel 1968, come ho accennato, Senatore della Repubblica per il Collegio di Lecco, è stato rieletto con un crescente numero di voti nel 1972, e nel 1979; fu prima vice presidente del Senato e successivamente presidente del Senato. La morte lo colse in questo giorno nel 1983. Vittorino Colombo, che lo sostituì alla presidenza del Senato della Repubblica, era nato ad Albiate, Milano, nel 1925, dove morì nel 1996. Laureato in Scienze economiche alla Cattolica di Milano, si formò politicamente nelle A.C.L.I. e nella C.I.S.L. milanese. Dal 1954 al 1994 fu parlamentare D.C., ricoprendo più volte la carica di ministro: del Commercio con l'Estero, della Sanità, della Marina Mercantile; ad interim, dei Trasporti e delle Poste e Telecomunicazioni. Nel 1983 fu eletto per pochi mesi presidente del Senato. Fondò nel 1971 l'Istituto Italo-Cinese per gli scambi economici e culturali, intrattenendo rapporti con i massimi dirigenti della Repubblica Popolare cinese. Tra le sue numerose pubblicazioni si ricordano: Commercio estero e politica di primo piano, La giungla sanitaria, Cattolicesimo Sociale, movimento operaio, democrazia cristiana, La Cina verso il 2000 e Incontri con la Cina.

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RICORDIAMOLI

REPUBBLICA NAPOLETANA

1799 Scriveva sul "Monitore" Eleonora Fonseca Pimentel "… a rimettere in luce la forza dell'unica rivoluzione che l'Italia ha vissuto, quella di Napoli, due secoli fa, nel 1799, che aveva cercato di abbattere la monarchia borbonica e creato la Repubblica Napoletana, con leggi molto avanzate, e ancora oggi valide, tra il genio di Filangieri, il Montesquieu italiano, e quello dei grandi intellettuali napoletani, discendenti di Vico. Eleonora Fonseca PimentelSi pensi che il loro motto era l'Italia è una e indivisibile". Questo monito sembra scritto ieri, visto che ancora oggi, si cerca disperatamente, di fare accettare dentro la nostra Costituzione, due secoli dopo. Eleonora Fonseca Pimentel, è stata una donna che ha realmente aperto la strada al femminismo vero e non alle scimmiottature successive sull'eguaglianza con gli uomini. Non è stato più visto tanto eroismo italiano, tanto amor di patria, tanta capacità di unione tra nord e sud, come all'epoca di questa rivoluzione e della nascita di un pensiero che si proiettava sull'Italia intera e verso l'Europa. Allora si combatté contro tutte le forme di compromesso. Si contribuì alla chiarezza e alla verità storica sugli avvenimenti e sui personaggi che l’ispirarono, l’animarono, l’interpretarono e l’esaltarono, ed anche su quelli, che l’infangarono e l’affogarono.

Suggerì la Fonseca Pimentel che occorreva: Creare un punto di riferimento sulle documentazioni, fonti e contributi apportati; e preservarne la memoria.

"Voglio aggiungere un'altra motivazione – scrisse la Fonseca Pimentel - : un personale senso di ammirazione per quanti si adoperano, sempre, per la democrazia e per la libertà dei popoli, e un senso di naturale ripugnanza per qualsiasi tentazione totalitaria, di qualunque provenienza".

Un esponente di rilievo fu Francesco Mario Pagano nato a Brienza, in Basilicata, l'8 dicembre del 1748, nel 1762 è a Napoli e inizia gli studi umanistici. Diventa allievo del Genovesi ed ha, come insegnanti, il filosofo Giovanni Spena per il latino e il greco, Niccolò de Martino per la matematica, Padre Gerardo degli Angioli per la filosofia e Pasquale Cirillo per le materie di diritto. Si interessa, con l'amico Gaetano Filangieri, di criminologia.

Si laurea, giovanissimo, in giurisprudenza; a ventisette anni ottiene la cattedra di morale e poco dopo quella di giurisprudenza. Nel 1785 pubblica i"Saggi politici", con la sua concezione del ruolo dello Stato e la sua organizzazione.

Pubblica tre tragedie: Il Corradino, Il Gerbino e Gli esuli tebani. Scrive un monodramma lirico L'Agamennone, la commedia L'Emilia, il Saggio del gusto e delle belle arti ed il Discorso sull'origine e natura della poesia.

Domenico CirilloNel 1794 è difensore dei congiurati della Società Patriottica nella Causa Grande dei rei di Stato. Ma, nonostante il suo impegno a dimostrare l'infondatezza giuridica della delazione, il processo si conclude con la condanna a morte di tre giovanissimi, l'ergastolo e l'esilio per altri 48, e due sole assoluzioni. La bravura di Pagano è tale che la stessa corte lo nomina giudice del Tribunale dell'Ammiragliato. Quando fa arrestare un avvocato corrotto, questi lo accusa: "Pagano mi perseguita perché sono fedele al Re". Con questa accusa, nel febbraio del 1796 Mario Pagano finisce in galera, dove è trattenuto per più di due anni, senza alcun processo.

Proclamata la Repubblica, torna a Napoli il 1° febbraio del 1799, e si segnala come il principale artefice della neonata Repubblica. Due sono gli atti fondamentali che lo vedono protagonista: la Legge feudale, dove probabilmente per opportunità politica, tiene un atteggiamento moderato, e il Progetto di costituzione, ispirato dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo e dei cittadini, e che non si riuscirà ad approvare per la breve durata della Repubblica. Arrestato e condannato a morte muore impiccato, in piazza Mercato, il 29 ottobre 1799 insieme a Domenico Cirillo, Giorgio Pigliacelli ed Ignazio Ciaja. Quel giorno Napoli perde parte della sua migliore intelligenza.

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IL FATTO

DA LI PO AL TAOISMO - FRA RELIGIONE E TRADIZIONE -

Siamo agli albori dell’ottavo secolo d. C. in Oriente vivono l'età dell'oro tanto della poesia come della pittura cinese. Molti poeti della dinastia del T'ang erano anche pittori. Infatti, leggendo le loro poesie sembra di vederne i quadri. La calligrafia, considerata la terza arte, fa da ponte alle altre due rendendo i confini vaghi e intrecciati.

Spesso sono presi in prestito dai poeti Han i soggetti delle loro opere, specialmente nei caratteri politici; e i nomi veri dei personaggi contemporanei sono sostituiti, per prudenza.

Intanto ci guadagna la "forma" che si perfeziona e la metrica diventa sempre più rigorosa. Ogni parola occupa il posto assegnato nel giuoco dei paralleli, per contrasto o per analogia; es.:

"La stufa calda è rapida nell'accendersi", oppure "Son lento a pettinarmi allo specchio freddo".

Questo tipo di poesia è chiamato tuttora moderno, in contrasto con quello antico, più libero nella forma. "Tipo del poeta T'ang (afferma la cronaca del tempo) è il funzionario malgré lui esiliato in una remota provincia per la sua troppa onestà - che comprende tutta la futilità della vita di corte ma in certo modo ne sente la nostalgia, a causa degli amici lontani - che aspira alla libertà, per potersi ritirare nei monti e per suonare l’arpa e soprattutto per bere in compagnia degli amici".

Le poesie d'amore sono poche e quasi tutte allegoriche, come ad esempio: "Canzone della donna fedele" di Tchang Tsi, vissuto dal 765 all’830. Il poeta compose questa poesia per dire il suo rifiuto a Li Che-tao, potente governatore militare del Tong-p’ing che pensava alla ribellione e allettato dalla fama del poeta lo invitava a far parte del suo seguito; ma questi gli risponde per le rime con la canzone sopra detta:

"Voi lo sapete che sono maritata,

ma mi offrite due perle rilucenti.

Dal vostro delicato amor commossa Io le sospendo sopra la mia veste Di seta rossa. (…)"

Il più grande poeta di questo periodo è considerato Li Po (701-762), vissuto appunto alla corte Tang, la cui opera si caratterizza per un senso drammatico che nega il modello confuciano di letterato.

Certamente è anche il poeta cinese più conosciuto in Europa e il più tradotto. Visse in uno dei periodi più cruenti della storia cinese, "durante una guerra nella quale morirono trenta milioni di uomini"; ma nei suoi versi riesce a starne lontano, "colla testa appoggiata a un guanciale di nuvole azzurre", per dirla con lui.

Da questo momento, con Li Po, appunto, inizia e si sviluppa nel tempo quella corrente poetica anticonfuciana, che trova il suo sbocco naturale nel Taoismo. Ovviamente la più conosciuta è la scuola filosofica che ha il suo maggior esponente in Confucio, nato nello Stato di Lu in una piccola città di cui suo padre era governatore. Viaggiò a lungo per insegnare la sua dottrina; secondo cui: occorre ispirarsi ai modelli tradizionali. Egli, infatti, non si presenta come un innovatore, non lascia opere scritte (come Socrate), ma illustra con il suo insegnamento i riti, la letteratura, la musica della tradizione. Al centro della sua dottrina è il problema del rapporto fra governo e popolo. "I governanti – egli afferma - devono essere di buon esempio per il popolo ed essere scelti fra gli uomini più integri e di alta moralità; in tal modo governeranno più con l'esempio che con le leggi, poiché il cattivo governante rende priva d’efficacia qualsiasi legge".

Confucio attribuisce grande importanza alle cerimonie pubbliche e ai riti religiosi, convinto che siano utili anche per chi non vi aderisce con la fede, giacché esprimono pubblicamente e coralmente la pratica dello jen. Afferma che L'uomo può giungere, con lo studio e con una condotta virtuosa, a migliorare se stesso fino a rasentare la santità: ciò migliorerà i suoi rapporti col popolo e lo aiuterà a governare.

Un'altra importante scuola filosofica, la taoista, ha per testo fondamentale un'opera intitolata Tao Tè Ching, (II libro del tuo e del te), forse composta nel V secolo a. C. Non abbiamo notizie certe sulla sua nascita né sul presunto autore che ne ha divulgato l’idea: Lao Tzu. L'opera si presenta in forma di brevissimi e oscuri aforismi, di difficile interpretazione: il Tao Te Ching si contrappone a Confucio sia nel disprezzo per le convenzioni sociali sia nel maggior peso dato alla metafisica.

Chuang Chou o Chuang Tzu (vissuto fra il IV e il II secolo a. C.) approfondisce e illustra le dottrine taoiste; in particolare sostiene che la vita è una trasformazione continua di cui non si può fissare alcuna fase.

La scuola filosofica ispirata al Tao, sorta durante la dinastia dei Chou presenta due aspetti, o meglio due momenti della sua evoluzione. Il primo fu detto Tao fìlosofìco (Taochia), e si sviluppò fra il V ed il III secolo a. C. all'epoca della grande fioritura di scuole di pensiero in Cina. Il Tao è rappresentato essenzialmente da tre nomi di famosi filosofi: il semi leggendario Lao Tzù, filosofo cinese vissuto all'incirca al tempo di Confucio, che impostò la sua dottrina più sull'etica e sul comportamento, che sulla metafisica. In sostanza affermava: "Tutti gli esseri umani devono conformarsi in tutto e per tutto alla via voluta dal tao universale che fa da guida a ogni creatura".

Il Taoismo va inteso sotto due aspetti, ambedue chiari e scritti con semplicità elementare proprio perché rivolto a tutti. Nel primo aspetto, detto principio, il Tao afferma che dal principio derivano due opposti yin e yang e tutte le creature dell’universo; l’uomo deve tendere al miglioramento del proprio io mediante l’isolamento della vita sociale, praticando la non azione, cioè non deve agire, e cercare di raggiungere l’immortalità. Per il raggiungimento di quest'ultima i vari autori taoisti sono discordi fra loro e si moltiplicano perciò le pratiche dietetiche, alchimistiche ed igieniche ritenute necessario a tal fine. Nel secondo aspetto: il taoismo esalta il pensiero sistematico religioso si organizza regolarmente come Chiesa Se il taoismo predica l'isolamento dalla vita sociale e le necessità di appartarsi dal mondo, vede anche la necessità di una Chiesa e di un clero ben organizzati secondo una particolare gerarchia, al vertice della quale ritroviamo, già nella prima metà del V sec. d. C., la massima autorità spirituale, che è stata talvolta impropriamente definita come il papa taoista: si tratta del Maestro del Cielo (T'ienshih); l'attuale papa taoista è il 63° della serie. Poiché nel taoismo, sono andati confluendo tutti coloro che si sentono più inclini al misticismo ed alla credenza in fatti irrazionali e che si curano maggiormente della morale individuale che dell'etica sociale, col passare dei secoli tale religione è andata degenerando facilmente, discostandosi da quello che era stato l'insegnamento originario dei primi maestri. L'immortalità è confusa con il prolungamento della vita fisica ed è andata accentuandosi la ricerca di formule alchimistiche o magiche e la credenza nel sovrannaturale. Il declino del taoismo, avvenuto contemporaneamente a quello del buddismo ha portato, in Cina, al sorgere di una religione popolare moderna (XIV-XIX sec. d. C.), ovverosia a un singolare sincretismo religioso, in cui personaggi ed elementi del taoismo coesistono a lato di quelli buddisti e confuciani.

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LA POESIA DEL GIORNO

SENZA LEVATRICE

Senza levatrice, senza manto d'azzurro
nacquero le figlie del tempo.
Senza levatrice, senza un soffio di vento
nacquero le parole che corrono a te.
Senza levatrice, senza odore di mare
nacquero i passi che vengono a te.
Senza levatrice e senza compagnia di luna
nacque questo amore che a te mi lega.
Senza levatrice venne il mare ad allacciare
il tuo corpo: mio desiderio di vita.
Senza levatrice, sono nato in te
amante e vincitore tra gli uomini
perché tu e io, siamo un'anima sola.

Reno Bromuro (da Musica Brucciata)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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