6 luglio 1997
Intervento «limitato e mirato»
dell’esercito a Napoli

Il ministro degli interni Giorgio Napolitano conferma che il governo sta mettendo a punto un intervento "limitato e mirato" dell’esercito a Napoli, considerata l’area a maggior rischio di criminalità del Paese, poiché continuano senza tregua episodi di violenza legati alle guerre tra i clan camorristici, che coinvolgono inermi cittadini.Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano è nato a Napoli il 29 giugno 1925. Laureato in giurisprudenza all'Università di Napoli, dove nel 1942 fa parte di un gruppo di giovani antifascisti e comunisti, aderisce, nel 1945, al Partito comunista italiano e s’impegna nella costituzione del movimento studentesco dell'università e sul piano nazionale. È particolarmente sensibile ai temi della politica meridionalista e partecipa al movimento per la rinascita del Mezzogiorno. Segretario delle federazioni comuniste di Napoli e Caserta, è responsabile della commissione meridionale del Comitato centrale del PCI, di cui diviene membro a partire dall'VIII congresso.

Dopo il X congresso del PCI entra a far parte della Direzione nazionale del partito. Negli anni dal 1976 al 1979 è responsabile della politica economica del partito e dal 1986 dirige la commissione per la politica estera e le relazioni internazionali. Dal luglio del 1989 è ministro degli esteri nel governo-ombra del PCI. Dopo il congresso di Rimini aderisce al Partito democratico della sinistra e fa parte della direzione e del coordinamento politico.

È eletto deputato per la prima volta nel 1953 ed è successivamente sempre riconfermato. Dal 1981 al 1986 è presidente del Gruppo comunista e dal 1989 al 1992 è membro del Parlamento europeo. Il 3 giugno 1992 è eletto Presidente della Camera dei deputati.

Nella XII legislatura fa parte della Commissione affari esteri, è membro della delegazione NATO e Presidente della Commissione speciale per il riordino del settore radiotelevisivo.

Nella XIII legislatura è Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile del Governo Prodi.

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RICORDIAMOLI

STRANI SUICIDI E STRANE MORTI
(da il giornale "La Sicilia" del 15 gennaio 2003)

Un titolo a caratteri cubitali attira la mia attenzione:
"PROCESSO LA TORRE: PER UN TESTE AVEVA DOSSIER SU SINDONA"

Teste rivela i segreti di Pio La Torre dossier su Sindona, lettera a Spadolini

Un dossier di trenta pagine su Michele Sindona redatto da Pio La Torre e trovato pochi giorni dopo la sua morte, un carteggio con Giovanni Spadolini, allora presidente del Consiglio, a cui chiedeva l'interruzione dei finanziamenti alla Sicilia, perché preda dei mafiosi, i sospetti all'interno del suo partito, che lo aveva di fatto isolato. Al processo per l'omicidio di Pio La Torre, segretario regionale del PCI, ucciso nel 1982, imputati i presunti killer Giuseppe Lucchese e Nino Madonia, ieri c'è stata la deposizione di Maria Fais, compagna di partito ed amica di famiglia dell'esponente comunista assassinato: la donna ha portato in aula i sospetti, i timori, le angosce ma anche le lucide analisi di un dirigente politico che la mafia aveva condannato a morte. Condanna della quale, ha detto la Fais, La Torre era consapevole, al punto da cambiare improvvisamente appartamento e dotarsi di un fucile che teneva sempre a portata di mano.Michele Sindona

"Andai a casa di La Torre due settimane dopo il delitto, ha detto la teste, trovai un dossier su Michele Sindona. "Fare pulizia in Sicilia ovunque, nella DC, nel PRI, nel PSI e anche più a sinistra" scriveva La Torre secondo cui l'arrivo di Sindona in Sicilia serviva a ricompattare la cosca di Bontade, quella privilegiata dal bancarottiere per i suoi rapporti con i partiti politici, in particolare con la DC e dell'area governativa ma anche della sinistra".

Un dossier di trenta fogli che lei lesse solo in parte, così come fugacemente l'occhio cadde su un carteggio tra il segretario del PCI e l'allora presidente del Consiglio, Spadolini: "C'è una piccola imprenditoria che non decolla per colpa della mafia, scriveva La Torre a Spadolini, interrompete i flussi finanziari perché finiscono in mano alle cosche". "Non tutti i siciliani la pensano come te", aveva risposto Spadolini, allegando una lettera del presidente della Regione, Mario D'Acquisto, che chiedeva soldi per la Sicilia.

Infine l'isolamento dentro il PCI. "Non mi vogliono e ti faccio tre esempi, mi confidò Pio, ha detto in aula Maria Fais, "La commissione di controllo del partito non aveva mai preso provvedimenti contro le coop rosse di Bagheria, Ficarazzi e Villabate per le truffe all'Aima; lui aveva esortato, senza esito, il partito ad interrompere i rapporti con i cavalieri del lavoro Costanzo; e infine mi disse che, dopo avere stabilito l'ordine del giorno nelle riunioni del gruppo parlamentare all'Ars, Michelangelo Russo non faceva niente di quello che era stato deciso".

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO "PAT GARRET IL MIO CUORE E' SULLE MONTAGNE"

Afferma Pat che usa questo pseudonimo perché il suo nome è troppo comune e perché suona bene ed è musicale. Ha tre hobby: la fotografia, la lettura e la musica.

I suoi autori preferiti sono: Flaubert, Vonnegut, Yoshimoto, Tanizaki, la letteratura giapponese, gli americani, i giovani italiani Gabriele Rosignoli e Marcello Fois. Ho una predilezione particolare per Tiziano Terzani. Per la poesia: Coleridge, Yeats, Leopardi, Foscolo, Whitman, etc, etc

Gli piace restare ore a guardare il mare che si trasforma per tornare come un secondo prima. Il mare è sempre uguale e sempre diverso. Impossibile staccare gli occhi dall'acqua. Gli sarebbe piaciuto fare il pittore e suonare il pianoforte; ma sono due cose che non è mai riuscito a fare.

Si accontenta di suonare la chitarra e l’armonica e disegnare piccole cose in formato 12 x 18.

Ho letto e commentato molte poesie, alcune delle quali mi hanno profondamente commosso. Quella che mi è rimasta nell’anima è "L'aquilone" di Giovanni Pascoli, il poeta delle cose semplici.

Mi sovviene quel lontano 2 luglio del 1948 quando con la squadriglia di scout scalammo il "Taburno" la montagna di Montesarchio in provincia di Benevento. Fra noi c’era un napoletano di nome Gennarino che la guerra aveva impoverito, i suoi compagni di scalata equipaggiati di tutto punto e lui si arrampicava calzando un paio di sandali da frate, che scivolavano come se mettesse i piedi su lastre di ghiaccio. Saliva davanti a me e improvvisamente non lo avevo più visto intendo a dove mettere i piedi per non cadere a valle, quando udii un grido che era gioia e dolore insieme; alzai gli occhi e vidi un piccolo uomo che sventolava mezz’ala di corvo, facendola roteare in segno di vittoria, era giunto per primo in cima, meravigliando tutti.

Scendendo a valle, dietro una curva, una lupa giocava con i suoi cuccioli, ci seguì con lo sguardo, senza ringhiare, rimando impassibile; fu allora che, improvvisamente, un profumato vento di primavera mi fece ritornare alla memoria una lontana giornata di primavera, quando, con i miei compagni mi divertivo osservando e seguendo il volo di un aquilone. Le grida gioiose del piccolo napoletano che agitava la mezz’ala di corvo sulla cima della vetta, l’ho rivista leggendo i versi di Garret e li ho ripetuti ai miei compagni di allora. La figura sulla cima, la sua improvvisa caduta mi ha riportato la morte di quel mio giovane compagno napoletano. Lo ricordo inanimato, con un sorriso sul volto. Dio! Adesso mi accorgo che somiglia alla storia della poesia del Pascoli, eppure la mia è storia vera.

La poesia è viva nella descrizione. Sembra proprio di vedere l’arrampicatore attaccato alla roccia come avesse le ventose alle mani e ai piedi, lo seguo con ansia godendo la sua e la mia libertà. La gioia nel seguire le mosse calme e sicure nell’arrampicata mi comunica milioni di parole e altrettante immagini. Anch'io ho l'impressione di partecipare a quella scalata. Ma il pensiero della morte del piccolo napoletano, turba ancora la serenità alata che risvegliano in me i versi del Garret. Eppure l'avvenimento è lontano nel tempo, ma questa poesia riesce ad eternarlo, rendendomelo attuale.

Sono anch’io sulla montagna alla ricerca di un raggio di sole, che mi faccia vedere… capire… come mai quel corpicino che saltava per la gioia si trovò improvvisamente a valle senza più respiro, col volto cereo e gli occhi aperti al cielo che non vedeva.

Il ricordo delle umiliazioni provate, il suo misero aspetto, la sua fierezza sono riusciti a convincere la montagna, ed addolcire le ire del vento, come il cuore duro di un tiranno. Sono molto contento di aver letto questa poesia, perché mi è più facile comprendere quale sia il significato della parola "libertà", anche perché ho avuto la certezza dell’affermazione di Selvaggi "la libertà è già in noi/perciò la riconosciamo quando la troviamo", ecco il motivo per cui l’uomo combatte e vince sempre contro la tirannia. Il poeta, con le sue descrizioni, ha saputo suscitare in me una sconfinata ammirazione per la sua abilità nel tratteggiarci con mano sicura uno dei più suggestivi momenti di una scalata e il desiderio spasmodico di essere in cima ad una montagna per assaporare il calore del primo sole primaverile e la gioia di sentirsi libero.

IL MIO CUORE E' SULLE MONTAGNE
di Pat Garret
A Fiammetta che mi ha detto di lei in una notte di stelle lontane

Il mio cuore è sulle montagne
Cerca un raggio di sole
Che illumini la notte dei miei giorni
Sei partita il cinque di maggio
Con un biglietto di sola andata
Ed ora il mio cuore è sulle montagne
Dove l’acqua sgorga da una sorgente d’argento
Lontano dalle città che hanno sentito le nostre parole

Tutta la notte i miei sogni hanno sbattuto contro finestre chiuse
Mi sono svegliato la mattina
E tutto era come il giorno prima
Ho guardato la mia faccia riflessa sullo specchio
Cicatrici segnano il passare del tempo
La corsa è sempre la stessa
E la vita è dentro una gabbia di desideri incagliati
Non ho mai preteso tanto da qualcuno
Non ho mai dato tanto a nessuno
Le ore passano sempre uguali e segnano il mio tempo
Mentre aspetto che qualcuno porti indietro l’orologio
Il mio cuore è sulle montagne
Ed è lì che andrò quando sparirai dal mio orizzonte

Qualche volta il sole si nasconde
Dietro nuvole che piangono
Mentre il cielo intona un canto funebre
Cammino e cammino ancora con te nella mente
I miei piedi avanzano su strade di pietra
E sto cercando di dimenticarti
Non so più da che parte guardare
Dentro l’anima penso a te e all’amore che mi hai dato
Ho saccheggiato il tuo cuore ed ho preso tutto quello che c’era
Mi hai chiesto in regalo la luna
E sei partita prima ancora di scartare il pacco
Le mie tasche sono vuote e le mie parole sono cadute nel fango
Qualcuno piange lontano
Ed io invidio la sua dolce pazzia
Mentre il mio cuore vola sulle montagne
Ed è lì che andrò appena avrò sistemato tutto

Sto contando ogni secondo sperando che tu possa tornare
Inginocchiato davanti al tuo fantasma
Nei miei occhi sanguinanti
La mia ombra si sta allungando e rotolo nel buio del mio dolore
Cercando la parte luminosa dell’amore
Ricordo ancora la sera che ti incontrai
Seduta sulla panca della stazione
Ricordo un treno carico di uomini e donne
Volare su rotaie magnetiche
Ho avuto una visione
E mi sono trovato in mezzo a una battaglia
Lo ricordo chiaramente
Hai indicato la strada e hai detto
- Là dietro le colline c’è un lago color turchese
là ci bagneremmo alla fonte dell’amore -
Io ho chiuso gli occhi
Ho visto un arco tendersi
E una freccia scoccare puntata dritta sul mio cuore
In questa notte di cani e di paura
Se potessi tornare indietro
Salirei anch’io sul tuo treno di mezzanotte
Non c’è bisogno del passaporto
Per entrare nei tuoi occhi di cristallo
Butterò il mio cuore sulle montagne
Aspettando che la pioggia ripulisca questa strada d’inferno

La vita è un grande spettacolo di inganni
Ed ogni bugia l’ho imparata a memoria
Io ho recitato la mia parte e tu la tua
Il sipario sta calando
E tutti strappano i loro biglietti e spariscono nel buio
Mi hai lasciato fuori dalla porta
Nel terribile boato del silenzio
Hai preso la parte migliore di me
E l’hai chiusa nel tuo forziere di sogni
Vorrei sentire il tuo respiro dolce
La tua voce
Le tue mani
Ma per ogni giorno che passa un pezzo di me muore
La fiamma è bassa
Il fuoco si sta lentamente spegnendo
Quando il vento soffierà sotto la tua porta
Grida il mio nome nel buio
E riempi la tua strada di coriandoli colorati
Ci sono cose nella vita che è troppo tardi da imparare
Mi sono perso in qualche incrocio
Devo aver sbagliato ad aprire qualche porta
La tua bellezza svanisce e io la osservo andare via
Così adesso mi ritrovo solo
Con il cuore sulle montagne
Oltre lo spazio visibile e ancora più in là
Salirò su una grande nuvola bianca
E mi lascerò dondolare all’orizzonte
Perché il mio cuore è sulle montagne
L’unico posto dove mi resta di andare.

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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