6 febbraio 1930
Il cancelliere austriaco
firma a Roma un trattato di amicizia con l'Italia

Il cancelliere austriaco Johann Schober firma a Roma un trattato di amicizia con l'Italia. L'accordo è guardato con sospetto dalla Francia e dalle nazioni della Piccola intesa, Cecoslovacchia, Iugoslavia e Romania.

Johann Schober nacque in Austria a Perg nel 1874 morì Baden 1932. Capo di un governo "tecnico" nel 1921/22, fu prefetto di polizia a Vienna dal 1922 al 1929 e soffocò la rivolta socialista nel 1927. Johann SchoberFu primo ministro nel 1929-30, attuando una riforma della Costituzione. Leader di un raggruppamento borghese comprendente i pangermanesimo. Termine di origine polemica francese a denunzia dell'espansionismo della Germania di Bismark e di Guglielmo Secondo; con lui s’indicano due fenomeni distinti: da un lato il programma politico-nazionale ottocentesco che mirava a costituire un solo Stato per tutte le genti germaniche, dall'altro l'insieme delle tendenze politiche autoritarie e imperialistiche fondate sull'idea di una proclamata superiorità biologica ed etnica del popolo tedesco.

Sotto il primo aspetto, si definisce il movimento patriottico unitario manifestatosi al Parlamento rivoluzionario di Francoforte del 1848, allorché alcuni delegati sostennero che il problema nazionale si dovesse risolvere attraverso un organismo statale che comprendesse tutti i territori abitati da Tedeschi, senza escludere neppure quelli compresi nell'ambito dell'Impero asburgico in contrasto con quanti rifiutavano simile intromissione per paura di preponderanze austriache e cattoliche e preferivano una Germania territorialmente più esigua, sottoposta all'egemonia prussiana.

Nella seconda accezione del termine invece, per quanto le origini storiche e ideologiche immediate siano chiaramente individuabili nelle tesi razziali del periodo guglielmino, tuttavia conviene farle risalire al romanticismo e all'origine stessa dell'idea di nazione nel mondo germanico, caratterizzata da un netto prevalere delle componenti di tipo naturalistico-biologico su quelle volontaristiche spirituali.

Così, mentre ancora con Herder, nella polemica contro il cosmopolitismo e il razionalismo dell'Aufklärung, ci si limitava a dare vita a una forma di forte nazionalismo esclusivamente culturale scoprendo il valore delle "individualità storiche" collettive, ognuna con propri caratteri distintivi da conservare inalterati, ma tutte egualmente "sacre" e rispettabili perché la storia dell'umanità era il "corso di Dio attraverso le nazioni", già con Moritz Arndt si cominciò a parlare dei Tedeschi come di un popolo che possiede "purezza di lingua" e "purezza di razza"; e Fichte, nel turbine delle guerre contro Napoleone, andava addirittura oltre l'idea della purezza etnica germanica di von Schlegel per vedere in quello tedesco un "popolo primordiale" con una lingua primordiale destinato "metafisicamente" a divenire la guida del mondo, seguito in ciò da Hegel che parlava di "spirito del mondo" ormai incarnato nei Tedeschi.

Ma la svolta verso un nazionalismo pangermanistico dichiaratamente razzista si ha col violento polemista Jahn che, nel suo fanatico odio contro l'occupazione francese e le continue scorrerie belliche napoleoniche in Germania, reagì elaborando la teoria del bene supremo del popolo tedesco, la "purezza biologica", da conservare anche mediante una politica di assoluto isolamento mondiale. Ad aggravare gli aspetti negativi di simili posizioni teoriche contribuì il processo di unificazione nazionale attuato da Bismarck con una politica appoggiata all'autoritarismo degli ambienti di corte, del militarismo prussiano degli Jumker e delle grandi concentrazioni industriali a sviluppo monopolistico.

Bibliografia

H. Rauschning, La rivoluzione del Nichilismo: apparenza e realtà del Terzo Reich, Milano, 1952; H. Kohn, I Tedeschi, Milano, 1963;R. Cecil, Il mito della razza nella Germania nazista, Milano, 1973.

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RICORDIAMOLI

FERDINANDO RUSSO Napoli 25 novembre 1866 - 30 gennaio 1927

Ferdinando Russo era nato a Napoli il 25 novembre 1866, con Di Giacomo costituisce l'arco completo della poesia napoletana; il primo realistico Russo è teneramente legato all'ambiente del quale trascrive la parlata e i sentimenti. Ferdinando RussoFecondissimo, si compiaceva di non rileggere nemmeno i versi che gli uscivano dalla penna; questa eccezionale padronanza del mestiere lo induceva a lasciare qua e là nelle sue poesie dei riempitivi. Dinanzi alla forza di questo Poeta, alla sua ispirazione originale, alla simpatia che tutta la sua personalità emanava in vita, continua ad aleggiare. Funzionario del Museo Nazionale, dopo un matrimonio poco felice si dedicò interamente alla poesia, alla sua adorata mamma, alle tante donne che amò rincorrere fìno alla tarda età. Elegantissimo, dagli occhi neri e lucenti, brillò negli ambienti artistici, compiacendosi di mescolarsi al popolo dei quartieri più negletti.

Gente 'e mala vita, 'E scugnizzo, 'O cantastorie, 'O Luciano d’’o rre, sono alcuni titoli dei suoi lavori, in cui protagonista è il popolo, con i suoi difetti e le sue virtù; 'N Paraviso, il poemetto scritto in dodici ore per pagare un debito di gioco, è un'apoteosi dei poveri abitanti di Napoli, che trovano alfine serenità in cielo... Poemetto che fece subito reagire Di Giacomo, che scrisse Lassammo fa a Dio

Le sue pittoresche canzoni: da Scoiate, a Quanno tramonta 'o sole, a Mamma mia che vo' sape', se cantano ancora. Da non dimenticare quel genere da lui inventato, la "macchietta", che faceva andare in visibilio gli abituali del varietà, specialmente se a interpretarle era Nicola Maldacea. Come giornalista, collaborò prima al Pungolo e poi a II Mattino di Eduardo Scarfoglio di cui fu intimo amico, come lo fu di Gabriele D'Annunzio, che lo tenne in grande considerazione. Fu tra i primi del quotidiano Mezzogiorno, ove il suo umorismo gli diede un gran numero di lettori con le indimenticabili Chiacchiere a Ninetta.

Fondò e diresse il famoso giornale Vela latina col quale sostenne aspre e luminose battaglie d'arte. Animatore di case editrici musicali e letterarie, scrisse ancora napoletanissimi libri di novelle, romanzi e robuste monografìe di storia, di folklore e di letteratura dialettale napoletana, della quale era attento studioso. Famoso il suo studio sulla poesia napoletana del Seicento, con la tesi della identità Cortese-Sgruttendio.

Le sue opere continuano ad essere ristampate e vendute largamente, indice inoppugnabile della sua grandezza di Poeta sincero. II 29 gennaio dei 1928, nel vecchio palazzo che sorgeva all'angolo di Piazza Municipio con Via Marina, fu murata una lapide a ricordo di Ferdinando Russo. L'iniziativa partì dal giornale II Mezzogiorno e sulla lapide si leggevano le ispirate parole dettate da Carlo Nazzaro, che del Poeta era stato devoto e affettuoso amico:

qui - TRA IL CASTELLO B IL MOLO DOVE L'ULTIMO CANTASTORIE FAVOLEGGIÒ D'ARMI E D'AMORI IL POPOLO RICORDA FERDINANDO RUSSO POETA E PALADINO DELL'ANIMA NAPOLETANA

Di questa lapide, sostituito il vecchio palazzo con uno di nuova fabbrica, non si ha più notizia. Eppure sarebbe bello riprenderla, spolverarla e murarla in un posto qualsiasi della zona del Porto, là dove il ricordo del vecchio Molo non è ancora scomparso del tutto. Di recente, per i tipi Bideri, sono apparsi i primi otto volumetti di una collana che comprenderà tutta la produzione di Ferdinando Russo. Successivamente, con serio impegno editoriale, i volumi saranno raccolti in una completa "Opera omnia".

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IL FATTO

L'umanesimo filologico e filosofico

L'interesse per i classici favorì una ricerca, svolta con intensità crescente e coronata da grandi successi, dei testi di opere antiche, andate smarrite o del tutto dimenticate durante il Medioevo. Tali ritrovamenti permisero una maggiore conoscenza della lingua latina, che tornò a essere almeno nella prima metà del Quattrocento praticamente l'unica lingua di uso letterario, ma soprattutto fecero comprendere la grande distanza tra il latino classico e il latino medievale e constatare lo stato di degrado in cui molte volte erano stati ridotti i testi del passato. Si impose così la necessità di definire e mettere in atto strumenti e strategie per restituire correttezza e completezza ai testi ritrovati. Da questa esigenza nacque la filologia umanistica, che operava basandosi soprattutto sugli aspetti storici e letterari e sulla sensibilità del filologo, conoscitore competente di un'infinità di testi. Le figure più rappresentative della prima generazione furono certamente Leonardo Bruni e Poggio Bracciolini.

Leonardo Bruni studiò a Firenze con Coluccio Salutati; si formò in un ambiente dominato dalla cultura neoplatonica ed entrò in contatto con Niccoli, Bracciolini e Cosimo de' Medici. Il suo impegno di traduttore dal greco durò per larga parte della sua vita. Platone Fedone, Gorgia, Apologia, Critone, Simposio, Aristotele Etica Nicomachea ecc., Plutarco, Senofonte, San Basilio, Omero e Demostene furono tra gli autori di cui si occupò. Nel 1405, grazie ai buoni uffici di Salutati, divenne funzionario presso la corte papale di Innocenzo VII. Tornato a Firenze nel 1427, chiuse la sua carriera come cancelliere della Repubblica Fiorentina. L'opera più nota è costituita dalle Historiae Florentini populi, iniziate nel 1414 e concluse con i Commentari sugli avvenimenti del suo tempo in Italia, 1440. Nelle Vite di Dante e Tetrarca riconobbe l'importanza del volgare e la validità del suo uso letterario e per primo attribuì a Petrarca il merito di aver aperto la stagione umanistica.

Interessante, anche per la ricchezza quantitativa della sua produzione, il lavoro di Francesco Filelfo che nel 1427 ebbe dal Comune di Firenze l'incarico di commentare pubblicamente la Commedia di Dante; giunto al canto VII dell'Inferno fu costretto a lasciare la città per il suo atteggiamento antimediceo. Rientrò a Firenze nel 1469 e ottenne nel 1481 la cattedra di greco; quindici giorni dopo la nomina morì. Scrisse diverse opere di poesia latina, tra cui le Satyrae; le Odae ; i Convivia mediolanensia.

Notevole è anche il lavoro di Flavio Biondo. Visse tra la città natale, Forlì, e Bergamo; dal 1434 lavorò alla Curia romana. Il suo capolavoro sono le Historiarum ab inclinatione Romanorum decades, in cui si evidenzia la necessità di studiare la storia come un fenomeno complesso, linguistico, civile e culturale.

Chi più sentì la relazione fra lo studio dei classici e l'educazione fu Vittorino da Feltre, il fondatore della "Ca' zoiosa" a Mantova. Non lasciò opere; fu l'insegnante per eccellenza, un vero e proprio mito della pedagogia umanistica; di lui esistono innumerevoli ritratti scritti da vari umanisti del tempo.

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LA POESIA DEL GIORNO

NON HAI FATTO NULLA

Non hai fatto nulla
per farmi innamorare
ma ti amo.
Ti amo per i tuoi occhi di cielo
Ti amo per la purezza dell'anima.
Ti amo, amore, per...
perché sei l'Universo.
Ti amo, amore, per...
perché... ti amo.

Reno Bromuro ( da «Il Vaso di cristallo»)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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