5 luglio 1991
Gianfranco Fini alla segreteria del MSI-DN

Gianfranco Fini riconquista la segreteria del MSI-DN, dopo che il 16 giugno, in seguito al risultato delle elezioni siciliane, si è dimesso Pino Rauti. Gianfranco Fini

Gianfranco Fini è nato a Bologna il 3 gennaio 1952. Ha conseguito la laurea in Pedagogia presso l’Università degli Studi di Roma "la Sapienza", ed ha sposato Daniela.

Nel 1967, giovanissimo, negli anni immediatamente precedenti l’affermarsi della contestazione studentesca in Europa, ha aderito al Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale, e nello stesso partito ha avviato la sua carriera politica, che lo ha portato alla carica di segretario nazionale del Fronte della Gioventù nel 1977.

Dal 1977 al 1983 è stato membro permanente dello staff editoriale del "Secolo d’Italia", quotidiano dell’M.S.I., divenendo, nel 1979, giornalista professionista.

Nel 1983 è stato eletto deputato al Parlamento della Repubblica, e nello stesso anno è divenuto membro della Commissione per gli Affari Costituzionali. Sempre nel 1983 è stato eletto consigliere presso la Giunta Comunale di San Felice Circeo (Latina). Quattro anni dopo è stato rieletto deputato ed è divenuto membro della Commissione per l’Impiego Pubblico e Privato, nonché membro della Commissione di Difesa.

Dal 1987 al gennaio del 1990 è divenuto segretario nazionale del M.S.I. – D.N.

Dal 1989 al 1992 è stato membro del Parlamento Europeo, del Comitato per gli Affari Politici, e della Giunta Parlamentare per le Autorizzazioni a procedere, nonché membro della Delegazione per le relazioni con La Bulgaria e la Romania.

Nominato di nuovo segretario nazionale del M.S.I. – D.N. dal luglio 1991 al gennaio 1995, dopo la breve parentesi della segreteria Rauti, è stato rieletto deputato nel 1992, entrando a far parte della Commissione per gli Affari Esteri e Comunitari e della Commissione Parlamentare per le Riforme Istituzionali. Si candida alla carica di Sindaco alle elezioni comunali di Roma ma è sconfitto da Francesco Rutelli al ballottaggio, entrando a far parte del Consiglio Comunale della Capitale.

La carica di deputato gli è riconfermata all’indomani della vittoria del Polo per le Libertà e del Buon Governo alle elezioni Politiche del marzo 1994, le prime con il sistema maggioritario nel nostro paese, nelle quali il suo partito, appena nato Alleanza Nazionale entra a far parte, per la prima volta, del Governo nazionale. Nello stesso anno è rieletto deputato al Parlamento Europeo. L’anno seguente diviene presidente del proprio partito, carica che conserva tutt’oggi. È stato rieletto deputato, sempre per il Polo delle Libertà, nelle elezioni politiche dell’aprile del 1996. È stato membro della Commissione Finanze della Camera dei Deputati e dal febbraio 1997 fino al termine dei lavori, membro della Commissione Bicamerale per le riforme Istituzionali.

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RICORDIAMOLI

IL DELITTO DI VIA POMA

E’ un martedì, il 7 agosto 1990. Gli uffici dell’AIAG sono chiusi al pubblico.

Simonetta Cesaroni è sola, come sempre.

L’ultima azione di lei che conosciamo è una telefonata. Simonetta chiama la sua amica Daniela per chiederle un particolare sul suo lavoro al computer.Simonetta Cesaroni

Sono le 17.30. Da questo momento su Simonetta Cesaroni calano il buio ed il mistero.

Il suo cadavere viene trovato in una pozza di sangue. Ha sopportato 29 colpi d’arma bianca, non un coltello, ma forse un tagliacarte che, però, non verrà mai trovato.

Sono ferite profonde circa 10 centimetri. Simonetta è stata colpita al cuore, alla giugulare, alla carotide, al petto ed al basso ventre, ma, con ogni probabilità, il colpo micidiale è stato un forte schiaffo o un pugno alla testa e non è escluso che la ragazza sia stata pugnalata quando era già morta, quasi a voler mettere in atto una messinscena, un depistaggio.

Il corpo è seminudo, ma la ragazza non è stata violentata. L'assassino ha portato via, oltre alla sua borsa, anche i suoi pantaloni, gli slip e la maglietta. Indosso le è rimasta solo una canottiera di seta. Il reggipetto è arrotolato sul collo. Ai piedi ha ancora delle calze bianche.

Le indagini, incerte e approssimative che, come le più elementari regole investigative vorrebbero, non congelano la scena del crimine, non riescono neppure a stabilire l’ora del decesso, ma ipotizzano che prima di essere assassinata la ragazza abbia lottato con il suo omicida, cercando di fuggire.

Una volta a terra, sarebbe stata immobilizzata da due ginocchia molto forti che l'avrebbero costretta a restare prona sul pavimento: lo dimostrerebbero due evidenti ecchimosi all'altezza dei fianchi.

Per il resto, la dinamica dell’omicidio resta misteriosa: la porta dell’appartamento non è stata forzata e la serratura viene trovata chiusa con quattro mandate: quindi il suo assassino aveva la chiave di quell’ufficio.

Nessuno degli inquilini del grande condominio, sei palazzine, per un totale di mille stanze, ha sentito né grida, né rumori sospetti. Inoltre l'appartamento del delitto viene trovato quasi del tutto privo di tracce di sangue. Segno che l'assassino ha ripulito il luogo del delitto: alcuni stracci vengono ritrovati accuratamente sciacquati, strizzati e rimessi al loro posto.

E’ certo che il killer ha avuto tutto il tempo necessario: segno, questo, che sapeva che in quell’ufficio non sarebbe stato disturbato da nessuno. Un esempio? Le scarpe di Simonetta vengono trovate slacciate e ordinatamente risposte in un angolo.

Nell’appartamento sono quindi pochi, e confusi, gli elementi che riconducono agli ultimi attimi di vita di Simonetta: sulla sua scrivania di lavoro viene trovato un foglietto con disegnato un pupazzetto e una scritta all’apparenza indecifrabile: "Ce dead ok". Secondo alcuni Ce starebbe per Cesaroni, "dead" in inglese significa morta, quindi: "Cesaroni morta ok"?

Ma che significato ha un simile messaggio e scritto da chi, poiché la grafia sembrerebbe appartenere alla ragazza stessa? L’arcano di quello strano messaggio viene spiegato, qualche giorno dopo, dalla ditta Data General che aveva fornito il computer agli uffici di via Poma.

Il foglietto con quella sigla, spiegano, si riferisce ad una delle fasi di impiego del PC.

La scritta ce dead, appariva sullo schermo del computer per avvertire l'operatore che occorreva procedere con una chiave di accesso per andare avanti. Misterioso anche il ruolo che nella morte di Simonetta avrebbe proprio il computer su cui la ragazza stava lavorando.

In un primo momento una società di informatica, incaricata dal magistrato che si occupa delle indagini, il PM Settembrino Nebbioso, di stabilire l’ora esatta in cui Simonetta avrebbe acceso il computer per cominciare a lavorare, stabilisce che lo stesso era stato acceso alle 16.37.

L’ora è importante perché rende compatibili o meno con il delitto gli alibi di molti sospettati. Ma sei anni dopo, nel marzo del 1996, una nuova perizia sul computer scopre qualcosa di assolutamente elementare: il computer in dotazione all’AIAG non ha l’inserimento automatico dell’ora di accensione, ma quello manuale. In altre parole quell’ora, le 16.37 appunto, potrebbe essere stata inserita da chiunque, forse addirittura dai tecnici della società di informatica che ha svolto la prima perizia la quale, oltretutto, sembrerebbe avere legami con i servizi segreti civili, il SISDE.

L’ombra dei servizi segreti, che fa da filo conduttore, comparirebbe anche nell’assetto societario della stessa AIAG che, nonostante le reiterate smentite dei suoi dirigenti, viene anch’essa sospettata di essere una struttura coperta dello stesso SISDE

L'ipotesi investigativa, sulle prime, è che il portiere dello stabile di via Poma abbia cercato, senza riuscirci, di violentare Simonetta e poi l'abbia uccisa.

Le perizie ematiche smontano però l’accusa: quelle macchioline di sangue sono sue, Vanacore soffre di emorroidi.

Il Tribunale della libertà lo scarcera venti giorni dopo il suo arresto.

Nel marzo del 1992 entra in scena uno strano personaggio: è Roland Voller, un tedesco che sembra sapere molte cose e che forse è soltanto un elemento di depistaggio.

Commerciante, presunto informatore della polizia, sospettato di collusioni con i servizi segreti, Voller rivela particolari che portano il magistrato a spiccare un avviso di garanzia nei confronti di Federico Valle, nipote dell'architetto Cesare, inquilino del palazzo del delitto.

Secondo il tedesco, il ragazzo, 21 anni nel 1990, avrebbe ucciso Simonetta dopo aver scoperto che la giovane aveva una relazione con suo padre. Oltretutto Federico Valle la sera del delitto sarebbe tornato a casa con un braccio sanguinante per una ferita.

Valle sarebbe l'assassino e Vanacore il suo complice che pulisce l'appartamento dopo il delitto e si sbarazza degli indumenti di Simonetta. Ma, come proverà l’esame del DNA, il sangue di Federico Valle non corrisponde a quello trovato nell’appartamento.

Si ipotizza, infine, che il suo sangue possa essersi mischiato a quello della Cesaroni: ma anche questa ipotesi non trova alcun riscontro scientifico. Su di un braccio di Federico viene notata una cicatrice, ma la stessa nulla ha a che fare con una ferita da arma da taglio.

Il 16 giugno 1993, tre anni dopo il delitto Cesaroni, la magistratura dichiara l'impossibilità di procedere contro Valle e Vanacore e archivia le loro posizioni: contro di loro c’è un’assoluta mancanza di indizi.

Il 23 febbraio 1995, il procuratore aggiunto di Roma, Italo Ormanni, si lascia andare ad una previsione a dir poco avventata. Dice Ormanni ai giornalisti: "Abbiamo imboccato una strada che è quella giusta in due delle tre inchieste sugli omicidi di Simonetta Cesaroni, Antonella di Veroli e Alberica Filo della Torre. Quanto lunga sarà questa strada non lo sappiamo, ma speriamo di arrivare al traguardo". Manco a dirlo a questi tre delitti a tutt’oggi insoluti, per Ormanni se ne aggiungerà un quarto: il delitto della Sapienza, il caso Marta Russo.

Il delitto di via Poma rimane congelato fino al 1996, quando i genitori di Simonetta presentano un’istanza di riapertura delle indagini. La magistratura sembra voler ricominciare daccapo: vengono interrogati di nuovo tutti i vecchi personaggi dell’inchiesta, ma anche questo è un buco nell’acqua.

Si torna a parlare del delitto di via Poma nell’ottobre del 2000 quando, a sorpresa, Claudio Cesaroni, padre di Simonetta, chiede l’archiviazione dell'inchiesta giudiziaria sull'omicidio di sua figlia e invita il ministro della Giustizia dell’epoca, Piero Fassino, ad ordinare un'ispezione amministrativa "perché in tutto il procedimento ci sono stati errori, omissioni e depistaggi che devono essere scoperti e chiariti".

Cesaroni è convinto che le indagini abbiano puntato a coprire le responsabilità di qualcuno e si dice "sfiduciato per la mancanza di volontà da parte della magistratura e della polizia di trovare l'assassino, che è rimasto così ancora sconosciuto e libero di circolare".

Secondo il papà di Simonetta "l'indagine amministrativa - si legge nella lettera inviata al ministro - dovrebbe anche chiarire perché non siano stati fatti esami del DNA su alcune persone". Ma manco a dirlo tutto cade nel vuoto. Il delitto di via Poma è un caso insoluto. L’assassino di Simonetta è tra noi.

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO
Monica De Steinkuehl E LE SCHEGGE DI SOGNI

Monica De Steinkuehl è nata in Romagna nel 1973 e vive a Forlì. Poeta introspettivo, è presente su Internet in numerosi siti letterari, col suo sito personale Notte di Luna http://digilander.iol.it/monicads73/.

Scrive di sé: "la cosa che adoro di più è la Luna, mi affascina troppo e mi rende il cuore pieno di vita. Ho sempre con me il mio blocco notes, perché non voglio perdere neanche un attimo per descrivere le mie sensazioni in ogni momento, in ogni luogo in cui sento, all’improvviso, una scintilla di rivelazione dalla mia anima! Le mie poesie ed i miei scritti nascono così, di getto in un istante…"

La contrapposizione d’anima e cervello, come si può intendere dal titolo, e la conseguente discussione dei loro rapporti, potrebbero indurre a credere che fin dalla scelta dei versi ho inteso esprimere una convinzione filosofica di tipo dualistico. Viceversa intendo evitare quelle considerazioni che già in passato condussero all’ipotesi d’influenze reciproche tra anima e cervello o di un parallelismo psico-fisico. Da parte mia intendo affermare e accettare soltanto un fatto, che, cioè, una separazione tra cervello e psiche risulti dai fenomeni stessi. La differenza tra un fenomeno psichico ed uno stato del cervello o una funzione dell'organismo non è spiegata, ma semplicemente offerta ai nostri occhi.

Ma che cosa è l'anima? E' una domanda, questa, cui posso rispondere solo considerando quanto è riuscita a far sgorgare dalla creatività di Monica. Se d'altra parte mi rifaccia a Rickert, secondo cui tutto ciò che non è natura e psiche, mi pongo la domanda inversa: che cosa significhi "corpo" e, in senso più ristretto, che cosa è funzione cerebrale, mi trovo di fronte a non minori difficoltà. Posso forse spiegare la vita corporea dell'uomo con un "funzionamento" estremamente complicato, ma fondamentalmente identico ai fenomeni che si verificano; però il problema che si pone, riguarda appunto ciò che debbo intendere rispettivamente per "corpo" e "anima", che tramuta in fatti onirici le sensazioni scaturite nell’attimo della creatività artistica, come vogliono i dualisti.

La percezione di un silenzio o la pressione acustica di un concerto di Bach appartengono forse all'ambito delle funzioni corporee o sono invece un atto dell'anima? "La speranza di una luna/ che non vuole mostrare/ perché ha paura della vita", pone forse dei limiti alla fantasia, ma la prontezza dell’anima sempre all’erta, mette in funzione il cervello e questi, annuncia al mondo le sensazioni provate dal pensiero che la luna non voleva mostrarsi perché aveva paura della vita. Ciò dice chiaramente che è possibile separare nettamente ciò che è del corpo da ciò che è dell'anima. Se poi l'anima la s’identifica con l’ispirazione creativa e, naturalmente con la "vita" del corpo, si dovrà tracciare nella natura la linea divisoria tra inanimato ed animato.

Vita ed anima, dunque, s’identificano solo nell’atto creativo? Certamente se la vita umana si differenzia dalla vita delle bestie, perché l'uomo ha la possibilità di costruirsi una società, all'interno della quale l'individuo conserva tuttavia la propria libertà, non può sfuggire che anche le bestie siano capaci di organizzarsi; com’è il caso delle formiche e delle api, che reggono il paragone con le società umane.

"La luna ha paura di affacciarsi, l’anima si rannicchia nella parte più segreta del corpo e questo si lascia andare, correndo nel cielo dell’amore, per ritrovare e rimettere insieme le schegge dei sogni per salvaguardare il cuore affinché non venga colpito".

E' chiaro dunque che, nel momento in cui si voglia esprimere in concetti precisi ciò che nell'uso quotidiano s’intende con le parole "corpo" ed "anima", m’imbatto in gravi difficoltà. Ciò accade nonostante l'opera chiarificatrice della poesia che si tramuta in filosofia è la causa del fenomeno che Litt chiama: "conflitto delle facoltà".

Le difficoltà intrinseche ad ogni determinazione concettuale si fanno maggiormente evidenti, se si pensa al fatto che non è soltanto nell'ambito corporeo che si distinguono funzioni superiori da funzioni inferiori. Anche nel campo della psiche si fanno, infatti, classificazioni di questo tipo e si distinguono funzioni e strati superiori ed inferiori. La distinzione dell'ambito psichico in anima e spirito è divenuta, infatti, da qualche tempo patrimonio comune ed ha condotto a confronti del massimo interesse, grazie alla fantasia creativa dell’artista.

SCHEGGE DI SOGNI

di Monica De Steinkuehl

Schegge di sogni
rimbalzano nel cielo
mi feriscono nella notte buia
accesa da una sola stella
la più luminosa di tutte
tu,
dolce stella
unica scintilla,
luce del mio cuore.
Speranza di una luna
che stanotte
non si vuole mostrare
paura di una vita
che ogni giorno
mi vuole cambiare.
Resisto ferma
immobile e decisa,
senza far rumore
ma la luce è più forte del buio
mi lascio andare
correndo nel cielo dell’amore
schegge di sogni
mi colpiscono il cuore.

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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