5 giugno 2000
Putin in visita ufficiale a Roma

Il nuovo presidente della Russia Vladimir Putin, in visita ufficiale, ha incontrato a Roma il presidente del Consiglio Giuliano Amato, definendo il colloquio avuto di grande e reciproca soddisfazione. Putin si è poi recato in Vaticano ed è prevista una giornata a Milano dove firmerà importanti accordi commerciali.Vladimir Putin

Vladimir Putin è nato a San Pietroburgo il 7 ottobre 1952. Nel 1975 si è laureato in Giurisprudenza all’Università Statale di San Pietroburgo. Nel giugno 1991 è designato capo del Comitato Internazionale dell’Ufficio del Sindaco di San Pietroburgo.

Nel periodo 1994-1996, combina il suo impegno nel Comitato Internazionale con il suo nuovo incarico di primo vice-presidente del governo di San Pietroburgo.Putin è stato Primo Ministro russo a partire dall’agosto 1999. E' stato anche Presidente ad interim a partire dal dicembre dello stesso anno, dopo le dimissioni di Yeltsin, e ha vinto le elezioni generali nel marzo 2000.
E’ sposato con la signora Lyudmila e ha due figlie: Mascha e Katya.

Antonia Bonomi lo definisce una gatta. Perché gatta? Si dice "è una gatta morta" quando si parla di qualcuno in apparenza tranquillo, ma che lavora sott’acqua, si dice "è una brutta gatta da pelare" quando si parla di una situazione difficile da sbrogliare. E afferma che Vladimir Putin è entrambe le cose.

L’apparenza distaccata, il suo restare sempre defilato, evitando di mettersi in mostra sono un classico del segno d’appartenenza, la Bilancia, passo passo ha salito tutti i gradini fino ad arrivare, ad essere uno dei due uomini più potenti al mondo, di sicuro quello che ha maggior potere al mondo. È ambizioso, Putin, non c’è che dire, ma a farlo grande sono l’intelligenza viva, lo spirito critico e la lucidità. Non manca di fantasia, ma serve da alimento alla razionalità. Fa un po’ paura perché sa controllare se stesso e le situazioni, non fa mai niente per niente, è un ideatore, un esecutore, un manipolatore. Sa frenare la propria impazienza, sa agire in tempi lunghi. È un raffinato, e non solo se paragonato ai capi di Stato sovietici a cui siamo stati abituati, lo è anche paragonato a Bill Clinton, che al suo confronto fa la figura di… una mezza figura.

Il papà di Vladimir, aveva 41 anni quando il 7 ottobre del 1952 nacque lui, il terzogenito, a lungo atteso dopo la morte dei primi due figli. Il piccolo dorme in un cesto per la biancheria fino a quando il padre gli costruisce un lettino utilizzando i tondini di ferro della fabbrica. I Putin vivono in una piccola stanza, in casa con altre tre famiglie. Il lavandino e la stufa sono nel corridoio, talmente stretto che è impossibile girarsi. Una specie di nicchia sul pianerottolo funge da bagno: un angolo buio, freddissimo e frequentato dai topi. La madre battezza in segreto Vladimir e gli regala una piccola croce che porta ancora oggi, appesa a un filo di cuoio. Volodya è il soprannome con cui la madre lo chiama quando il piccolo corre nei cortili dei vicini. La scuola interrompe la vita di strada. Quarantasette bambini assiepati nella stessa classe, con Vladimir perennemente nei guai a causa della sua iperattività. Non riesce a stare seduto, lancia il cancellino dappertutto, sale con i piedi sul banco, fa fatica a concentrarsi, si diverte a ficcarsi nei guai. È disobbediente e colleziona pessimi voti. "Era assolutamente ingestibile", ricorda la sua maestra, Vera Gurevic, che ha fatto un po' da seconda mamma a quel complicato ragazzino. Vera custodisce gelosamente il passato della famiglia Putin e chiunque voglia parlarle deve prima ottenere il permesso del Cremlino.

A 16 anni, nel novembre '68, si presenta alla sede del Kgb di Leningrado. Vuole diventare una spia. Il funzionario del Kgb gli consiglia di andare all'università e studiare giurisprudenza. In quegli anni, chiunque fosse selezionato per il Kgb entrava a far parte dell'élite del Paese. Putin dà prova di grande disciplina e porta a compimento i suoi studi. Leonid Polochov, pubblico ministero in pensione, è stato un suo compagno d'università. "Non c'entrava molto con noialtri. Noi eravamo entrati grazie alle nostre conoscenze, i nostri genitori erano generali o alti funzionari. E poi eravamo più vecchi, avevamo già fatto il servizio militare. Putin era timido e di buone maniere. Per noi era un ragazzino, lo chiamavamo "Putka". Ma aveva una fortissima volontà. "Voglio competere", era il messaggio che lanciava. Ed è sempre stato uno dei migliori". A 23 anni inizia a lavorare per il controspionaggio di Leningrado. Neppure i suoi amici più cari sanno di che cosa si sta occupando. A teatro, nel marzo del 1980, incontra Ludmila Shkrebneva, di Kaliningrad. Lui si presenta come detective della polizia. Una sera, mentre lei balla, ride e scherza a una festa organizzata da alcuni amici maschi, la lascia. Lei gli chiede perdono e il 28 luglio 1983 si sposano, ma Vladimir non avvisa neppure gli amici più cari. La coppia si trasferisce nell'appartamento dei genitori, 27 metri quadrati. Nonostante la tenacia negli studi, ottiene un posto a Dresda solo quando un compagno rinuncia.

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RICORDIAMOLI

I KENNEDY "L’ULTIMA SCONFITTA"

Il 17 luglio 1999, La morte di John-John, l'ennesima sciagura che ha colpito la "dinastia" protagonista della storia contemporanea americana.John Kennedy

Il 22 novembre 1963 a Dallas, un attentato è stato compiuto contro la vita del presidente JOHN KENNEDY mentre a bordo di un’automobile attraversava il centro della città. "Tre colpi d’arma da fuoco sono stati esplosi al suo indirizzo e non si esclude che il presidente, rimasto ferito, sia in condizioni gravissime e forse possa essere deceduto"

Fu questo il comunicato ANSA delle ore 19,42, freddo asettico, giornalistico.

Sempre dall’ANSA alle ore 20,34 comunicano che John Kennedy è morto.

I titoli dei giornali, sembra uno la copia dell’altro: John Kennedy è morto. La presidenza passa a Johnson:La polizia arresta Lee Oswald, di 24 anni. Incriminato per l'omicidio? Dietro Oswald nessun complotto, afferma il procuratore Wade. La polizia è sicura della colpevolezza di Oswald. Il fucile di Oswald è italiano, un Carcano 6,5 ordinato per posta. Oswald ferito a morte in un posto di polizia. Oswald muore: il caso definito chiuso. Johnson ordina un'inchiesta a tutto campo.

Il 5 giugno 1968 a Los Angeles, ROBERTO KENNEDY è stato ferito da colpi d'arma da fuoco sparati da uno sconosciuto nell'Ambassador Hotel, dove il senatore ha annunciato la sua vittoria alle "primarie" (Com. Ansa, 5 giugno, ore 09.43)

Il 6 giugno 1968 da Los Angeles,l’ANSA alle ore 11,01,comunica:"Il Senatore Robert Kennedy è morto". Il sospettato di aver sparato è il giovane musulmano giordano Sirhan Bishara di 24 anni. Oggi cadeva il primo anniversario delle ostilità arabo-israeliane del giugno dello scorso anno. E Kennedy nella sua campagna aveva parlato apertamente in favore dell'integrità dello stato Israeliano ed aveva sollecitato l'invio di armi a Israele. Robert Kennedy

"Vincete, vincete sempre". (Riferisce Igor Principe) Era il motto che il vecchio Kennedy aveva inciso nella mente dei suoi numerosi figli e della affollata discendenza. E i "ragazzi" hanno collezionato vittorie e conquiste. Sfidando la sorte, raggiungendo l'orlo del baratro con un piglio da superuomini. Ma pagando il prezzo di devastanti dolori.

"La sola parola che la nostra famiglia conosce è terrific. Disse Robert Kennedy ad un giornalista che lo intervistava non molto tempo dopo l'assassinio di suo fratello John, a Dallas. Poche settimane fa, la famiglia più famosa d'America, unica "famiglia reale americana" è tornata a fare i conti con quel cupo destino che non sembra darle requie.

La sera del 17 luglio, il bimotore turistico Piper Saratoga pilotato da John Kennedy jr., il figlio del John Kennedy che fu presidente degli Stati Uniti, si è inabissato nelle acque dell'Oceano Atlantico, al largo dell'isola di Martha's Vineyard, portando con sé, oltre al pilota, sua moglie, Caroline Bessette, e la sorella di lei, Lauren. L'accaduto ha suscitato commosse reazioni in tutto il pianeta, e la morte di John jr, che da bimbo era chiamato John-John, è stata da subito accostata a quella di Lady Diana, confermando la diffusa tendenza a considerare i Kennedy una casata regale e non una famiglia, pur numerosa e influente, tra quelle che popolano la Repubblica federale degli Stati Uniti d'America.

Tuttavia, non è questa la principale causa dell'emozione che si è creata intorno alla tragedia, quanto il fatto che un'ennesima volta un Kennedy ne è il protagonista. Ted KennedyNon appena le agenzie hanno cominciato a battere la notizia del probabile disastro aereo, la memoria è corsa alle immagini dell'auto presidenziale che, alle 12.30 del 22 novembre 1963, procedeva lentamente in corteo lungo le strade di Dallas e che, d'un tratto, accelerava la sua corsa verso l'ospedale della città texana, nel disperato e vano tentativo di salvare la vita del presidente Kennedy, raggiunto da quattro colpi di fucile. La memoria è corsa anche alla notte di Los Angeles del 5 giugno 1968, quando, in diretta televisiva, gli Stati Uniti assistono all'assassinio di Robert Kennedy, fratello minore di John, candidato alla presidenza degli States. Pure, le tragedie della famiglia non sono solo queste: molti ricordano quella di Michael, figlio di Robert, morto nel 1997 sulle montagne di Aspen in seguito a una caduta dagli sci.

O di suo fratello David, stroncato nell'84 da un'overdose di eroina. Ma l'affascinante e controversa storia dei Kennedy è costellata di drammi, che da sempre, in ossequio a un'inflessibile legge del contrappasso, ne hanno accompagnato la fama e il successo. Le origini dei Kennedy sono umili: il nonno paterno di Joseph, il patriarca, padre di John, Bob e Ted è un'emigrante irlandese che per guadagnarsi da vivere fa il barista. Il lavoro gli permette di far studiare suo figlio Patrick, che si costruisce un'esistenza benestante e diventa Senatore del Massachussets. E' da lui che il figlio Joseph, nato nel 1888, eredita la passione per la politica, ma soprattutto per gli affari.

(1 CONTINUA)

Bibliografia
I Kennedy, gloria e tragedia di una grande famiglia
, di AA.VV. - Rizzoli ed.
Il presidente, di Gianni Bisiach -
Tascabili economici Newton
Cinquant'anni di storia mondiale
, di Sergio Romano - Edizioni Tea

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO "IL CANTO DI GIORNO BONNIN" Giorgio Bonnin, è nato, vive e lavora, come dipendente comunale, a Pinerolo. Attraverso la poetica, esprime una freschezza di versi che spesso traggono ispirazione dalla natura, della quale, il Poeta, osserva aspetti evidenti e nascosti. Bonnin non ha al suo attivo pubblicazioni, ma ne sta sviluppando una. Partecipa a discussioni su mailing-list vivendo la realtà letteraria italiana. Ha partecipato con successo a numerosi concorsi letterari ottenendo buone posizioni in alcuni e vincendone altri, quali il premio: "Fonteviva" di Nichelino –Torino; "La tua Terra , le Tue Montagne" al Val Chisone Torino-; "Città di Pinerolo" e di recente ha vinto il "PREMIO POESIA D’AMORE" Bandito dall’Associazione Internazionale Artisti "Poesia della Vita" in collaborazione con la "Mailing-list foglidiparole4". Nel tempo libero si occupa di Musica, di Politica e di Cultura.

La lirica di Bonnin è pervasa da un Canto d’argenteo nitore. Basta che ci fermiamo a considerare le tre immagini con cui esso si apre, parlandoci di "Sinfonia/di cristalline trasparenze/ riflette colori/ e sensazioni" Il verso è così semplice e nello stesso tempo così scultoreo da farci balzare vive davanti agli occhi le immagini "riflesse di colori e di sensazioni" immagini, che sembrano saltate fuori all'improvviso, per virtù del verso semplicissimo, con straordinaria evidenza. Allo stesso modo, sempre con la medesima semplicità, il poeta fa spiccare di netto l’armonia melodiosa della sinfonia che genera le cristalline trasparenze, dipingendo una figura ben messa in piena luce dalle "cristalline trasparenze", appunto.

Le immagini pervase di canto sono adombrate poiché "sul grande libro/dell’Amore" si legge la malinconia. Immagini veramente splendide, soprattutto per la nitidezza che Bonnin continua a rappresentarci:

Si pensi ad un’anima ferita, inquieta… su cui il Poeta ha posto l’accento con un verso di quattro sillabe dedicato alla menzogna che una "zingara" è sempre pronta a vendere; il verbo successivo sembra far scuotere gli alberi dei pensieri da venti tempestosi che portano turbolenze; e nel suo vortice raccoglie la tristezza e si ferma perché si possa ascoltare il canto dell’acqua della sorgente mentre scende a valle. Qui la semplicità lirica tocca il sublime.

Ovviamente, trattando della lirica bonniniana, prendo in esame i vari accenti e concetti che intervengono e scaturiscono dal significato delle parole e soprattutto da quello non detto espressamente, perché nascosto tra le righe dalle quali scaturiscono immagini, che classifico per rendermi conto dell'elevazione lirica della poesia; con questi stessi interventi mi riferisco con l'avvertire me stesso tali studi rivolgono la mia attenzione, anche verso le poesie dei più celebri e osannati.

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LA POESIA DEL GIORNO

GIUNGE COME L'AURORA

Giunge come l'aurora questa musica bruciata,
sensazione di parole inutili
- che vorrebbero diventare suono -
ma rimbalzano su una luna striata,
- come le maglie della Juventus o dell'Udinese -
mi mordo le labbra affinché il sangue le fermi.
Carne che sentiva freddo e caldo
rimane insensibile al dolore
perché paura più grande l'avvolge.
Lascia pure la porta aperta
se la paura t'affossa in un tramonto virtuale.
Lascia che il vento porti via
la cenere della musica bruciata,
il sangue che cola dalle labbra,
le parole imprigionate nel sangue.
La luna non più striata viene a me
e si congiunge all'aurora reale,
mentre dal mare, sole e arcobaleno
racchiudono il mondo in una lacrima.

Reno Bromuro (Da Musica Bruciata)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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