5 gennaio 1960
Francisco Sabater,
il guerrigliero antifranchista

Il 6 gennaio 1960 i titoli dei giornali annunciarono che il giorno prima, 5 gennaio, era stato ucciso in uno scontro con la polizia franchista il capo guerrigliero catalano Francisco Sabater, noto con il nome di battaglia di "El Quico".

Francisco Sabater detto El QuicoSabater aveva assunto questo nome all'epoca della guerra civile spagnola, e da quel momento la sua valorosa lotta contro la dittatura di Franco non aveva conosciuto soste. Finita la guerra civile, rimase a capo di gruppi anarchici spagnoli, dei quali facevano parte anche i suoi due fratelli; questi gruppi varcavano clandestinamente i Pirenei e compivano incursioni nelle province di Gerona e Barcellona.

Dal suo rifugio in Francia, Sabater organizzava sabotaggi ai danni del regime che opprime il popolo spagnolo. In vent’anni d’attività instancabile, El Quico era diventato il nemico numero uno della dittatura e della polizia franchista, che lo presentava come un volgare bandito e non erano mai riusciti a catturarlo.

Nel 1950 però i due fratelli di Sabater furono uccisi; da allora la banda di Sabater cominciò ad assottigliarsi.

Il 4 gennaio 1960 gli ultimi uomini di El Quico caddero combattendo. Unico superstite, ferito a una gamba, Sabater cercò di arrivare a Barcellona, dove avrebbe trovato protezione. Individuato dalla polizia, accerchiato nella piazza centrale di San Geloni, a 50 km da Barcellona, Sabater si difese disperatamente, impegnando battaglia prima di essere sopraffatto dalle forze di polizia.

Mori come aveva vissuto: combattendo con coraggio. (Viznar, Granada, 1936).

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1969:Una sonda perfezionata, Venus V,è lanciata con successo dai Sovietici e fatta seguire cinque giorni dopo da Venus VI.

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RICORDIAMOLI

FEDERICO GARCIA LORCA

Federico Garcia Lorca poeta e drammaturgo spagnolo nacque a Fuentevaqueros, Granada, il 5 giugno 1898, da Federico Garcia Rodriguez un facoltoso proprietario terriero, seguì studi abbastanza regolari fino alla laurea in legge e studiò anche lettere, senza laurearsi; ma la sua prima, grande passione fu la musica, che studiò per diversi anni, anche sotto la guida del musicista Manuel de Falla, suo amico.Federico Garcia Lorca

Coltivò inoltre disegno e pittura, ma sempre da autodidatta, anche se giunse a esporre a Barcellona nel 1927. A partire dal 1919 visse molti anni nella Residencia de Estudiantes di Madrid, dove ebbe amici scrittori e artisti coetanei e no: i poeti Guillén, Alberti, Moreno Villa, i critici Bergamín e Bello, il pittore Salvador Dalì, il cineasta Buñuel, ecc.

Con essi celebrò rumorosamente, nel 1927, il centenario del poeta barocco Góngora, esaltato come artista raro e raffinato, maestro della parola, del verso e della metafora: un ideale, quindi, per quei giovani formatisi in clima di avanguardia artistica e di anticonformismo morale. Fino a quel momento Garcia, aveva pubblicato ben poco: nel 1918, una raccolta di prose giovanili, Impresiones y paisajes, e un Libro de poemas nel 1921, passati inavvertiti.

Aveva fatto inoltre un primo tentativo teatrale, rappresentando, nel 1920, "El maleficio de la mariposa", (Il maleficio della farfalla), che fu un fiasco completo, e un secondo col dramma storico-romantico Mariana Pineta nel 1924, che ebbe scarso successo. Ma andava intanto componendo e recitando agli amici della Residencia, deliziati anche dai suoi concerti di musica popolare e dalle sue straordinarie capacità di attore e mimo, le liriche delle Canciones del 1927, del Poema del Cante Jondo del 1931 e del Romancero gitano: tre opere capitali di cui l'ultima, apparsa nel 1928, diede al poeta, quasi d'improvviso, una fama nazionale.

Ma l'animo di Garcia era già travagliato da una profonda crisi.

Il distacco da taluni cari amici: Dalì e Buñuel che, avviati ormai decisamente verso il surrealismo, tacciarono di folcloristico il Romancero gitano, parlando addirittura di un presunto "gitanismo" del poeta, e altri e più oscuri motivi sentimentali condussero l'ipersensibile Lorca a una sorta di angustiosa depressione morale che lo portarono a fare il tentativo di nuove vie poetiche, come le odi a Salvador Dalì e al Santissimo Sacramento e teatrali e le brevi farse cinematografiche, come La passeggiata di Buster Keaton.

Salvador DalìLa stessa profonda pena spinse Garcia a un soggiorno di dieci mesi negli Stati Uniti tra il 1929 e il 1930; e predomina nelle opere composte negli USA, due delle quali pubblicate postume: le liriche di Poeta en Nueva York, vera "discesa all'inferno" della disperazione e dell'odio, e il dramma o "leggenda del tempo" Así que pasen cinco años.

Tornato in Spagna dopo un breve soggiorno a Cuba, inizia, quasi presago della prossima fine, un'attività intensa di scrittore e uomo di teatro: dirige, dopo l'avvento della Repubblica, per incarico dell'antico maestro e amico de los Rios, divenuto ministro dell'Istruzione, il teatro universitario ambulante La Barraca, sorta di carro di Tespi che doveva diffondere nei villaggi anche più lontani il teatro classico spagnolo; pubblica molte liriche fra cui il Divan de Tamarit e il Llanto por Ignacio Sánchez Mejías, nel 1935; "Compianto per Ignacio Sánchez Mejías", meravigliosa elegia in memoria di un amico torero che resta il suo capolavoro poetico assoluto, e compone numerosi drammi.

Intanto i suoi nuovi gusti di avanguardia gli avevano ispirato esperienze teatrali di rottura come la filastrocca erotica Amor de don Perlimplín con Belisa en su jardín, il Retablillo de don Cristóbal, la Escena del Teniente Coronel de la Guardia Civil, forse dovute all'influsso di Valle-Inclán e al surrealismo di Buñuel e Dalì. Il tipico teatro lorchiano è invece preannunciato nel 1920 da La zapatera prodigiosa e trova la misura della sua maturità nei quattro drammi scritti dal 1933 al 1936: Bodas de sangre; "Nozze di sangue", Yerma, Doña Rosita la Soltera "Donna Rosita nubile" e La casa di Bernarda Alba.

Con essi Garcia si scosta dai motivi aneddotici o folcloristici, si abbandona alle passioni dominanti, alle violente superstizioni: odio, isolamento della donna, mito dell'onore, vergogna e obbrobrio della sterilità, inferiorità della zitella, con un linguaggio forte, poetico e un taglio teatrale avvincente. Lo scoppio della guerra civile stroncò assurdamente l'esistenza del poeta, fucilato a Viznar, nei pressi della "sua" Granada, il 19 agosto 1936, a soli 38 anni: un barbaro assassinio che nessun pretesto o giustificazione riuscirà mai a scolpare.

L’importanza della sua opera nella cultura mondiale è concorde nell’affermare che Garcia è stato il poeta più originale e l'unico drammaturgo della sua generazione: inimitabile nella sua ardua creazione di un'arte "popolare, sempre popolare" ma con "l'aristocrazia del sangue, dello spirito e dello stile Andaluso universale", seppe dare alle poetiche avanguardiste del suo tempo l'impronta di una potente originalità, di vero "classico" del secolo XX.

Antonin ArtaudNel corso degli ultimi decenni si sono avute innumerevoli riedizioni e traduzioni, in tutte le lingue, delle opere di Garcia e continue riprese dei suoi lavori teatrali. Ma il fatto di gran lunga più rilevante è la scoperta di testi sconosciuti o comunque poco noti, come gli undici Sonetti dell'amore oscuro, pubblicati sulla rivista A.B.C., marzo 1984, e il dramma El público, datato 1929, noto da prima solo attraverso due frammenti incomprensibili, pubblicato integralmente nel 1978 da Martinez Nadal al quale Garcia lo aveva consegnato nel 1936, come una sorta di supremo testamento e rappresentato in prima mondiale a Milano nel dicembre 1986. El público assieme a Comedia sin titulo, frammentaria e pure rappresentata postuma, è, in forma vertiginosamente surrealista, una violenta metafora del dramma intimo di Lorca, e applica le idee essenziali del Teatro della crudeltà teorizzate da Antonin Artaud nel Manifesto dell'ottobre 1932.

Bibliografia
A. Barea, Lorca e il suo popolo, Milano, 1962; V. Bodini, I poeti surrealisti spagnoli, Torino, 1963; R. Alberti, García Lorca, Milano, 1966; J. Gibson, La morte di Federico García Lorca e la repressione di Granada del 1936, Milano, 1973; A. Trudu (a cura di), Federico García Lorca nella musica contemporanea, Milano, 1990.

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IL FATTO

Oggi ricca giornata culturale, per concludere dopo la poesia e il teatro di Garcia Lorca e la rivoluzione di Francisco Sabater, quella rivoluzionaria di Ludovico Ariosto col suo "Orlando Furioso"

ORLANDO FURIOSO

L'Orlando furioso di Ludovico Ariosto, è un poema cavalleresco in ottave; fu pubblicato per la prima volta a Ferrara nel 1516, ma l'edizione definitiva risale al 1532 ed è composta da quarantasei canti. Il poema rappresenta di fatto la continuazione dell’Orlando innamorato che, nel 1494, la morte del Boiardo, autore dell'opera, aveva bruscamente interrotto.Ludovico Ariosto

Il senso di ordine e di armonia, che permeavano l'immaginario rinascimentale, fanno da sfondo a una trama molto complessa che, grazie al sapiente montaggio narrativo di Ariosto, si svolge e si intreccia senza lasciare percorsi incompiuti e azioni sospese. La geometria flessibile dell'opera crea un ciclo di innumerevoli poemi, ma nessuno sembra prevalere realmente sull'altro, anche se si è soliti tracciare essenzialmente tre linee narrative: Orlando alla ricerca di Angelica, Bradamante sulle tracce di Ruggiero e i vagabondaggi di Astolfo, episodi, questi ultimi, a cui l'autore lega gran parte della sfera fantastica e magica dell'opera.
La principessa Angelica fugge ed è inseguita da cavalieri cristiani e saraceni, tutti innamorati di lei: Ferraù, Rinaldo, Sacripante, Orlando.

Nella sua lunga e travagliata fuga, la fanciulla, che viene insidiata da un frate negromante, fatta prigioniera dai corsari che la espongono alle fauci dell'Orca e liberata da Ruggiero, a cui si sottrae grazie a un anello magico, incontra il suo vero amore. È Medoro, l'eroico saraceno che, ferito per mano cristiana, viene magicamente curato da Angelica; i due innamorati si sposano, lasciando ovunque nel bosco tracce della loro felice unione, e si imbarcano per il Catai, terra natale di Angelica.

L'Orlando furiosoMentre Angelica è impegnata nelle sue peregrinazioni, altre avventurose vicende vedono protagonisti Rinaldo e Orlando. Il primo alterna missioni diplomatiche di grande importanza, a vani tentativi di rintracciare l'amata Angelica fino a quando, bevendo alla fonte dell'Oblio nella selva Ardenna, si libera dell'insano sentimento. Orlando, invece, affronta altrettante pericolose avventure fino a quando giunge al bosco che vide innamorati Angelica e Medoro. Il loro nome inciso su una corteccia cancella ogni dubbio e il povero Orlando, in preda alla più cupa disperazione, perde la ragione che gli verrà restituita da Astolfo. Il prode paladino, infatti, sulla groppa dell'Ippogrifo raggiunge la Luna, ove si conserva tutto ciò che si perde sulla terra e, dunque, anche il senno di Orlando.

Bradamante invece apprende dalla maga Melissa che dall'unione con il suo amato Ruggiero nascerà l'illustre stirpe degli Estensi: si apre così l'avventurosa cronaca di questa celebre coppia che più volte dovrà sottrarsi ai nefasti sortilegi del mago Atlante. Inutilmente il mago cercherà di impedire il battesimo di Ruggiero e il suo matrimonio con Bradamante e anche Rodomonte, impavido eroe pagano, non potrà che soccombere in un tragico ed epico duello, mortalmente travolto dalla forza del nuovo campione cristiano.

Afferma Benedetto Croce, che "l’ottava di questo poema eroico ha versi che scorrono nel fiume come l’acqua del ruscello a valle". Leggetelo e poi ne parleremo rimarrete incantati.

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LA POESIA DEL GIORNO

RICORDA

Ricorda
c'ero anch'io quella sera
sul tetto di Roma.

Ricorda
lì sul tetto di Roma
in una sera d'inverno
ho incontrato le tue mani
non quelle di un'altra.
Hai incontrato le mie mani
non quelle di un altro.
Allora, in quell'istante,
abbiamo fermato il tempo.
La nostra vita nasce nell'attimo
stesso
che le nostri mani si sono toccate.

Ricorda
abbiamo camminato nei secoli
tra le bozze di pittura antica
tra le sculture egizie e greche.
Ci siamo ritrovati quella sera
quella sera e non un'altra sera
perché illuminata dal tuo sguardo.

Reno Bromuro (da «Il vaso di cristallo»).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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