5 febbraio 1863
Un appello a favore dell'insurrezione polacca

Un appello a favore dell'insurrezione polacca è diramato da Garibaldi, convalescente a Caprera dopo la ferita subita sull'Aspromonte.

OGGI E’ IL 36° GIORNO DELL’ANNO

Vantaggio

Creste distanti, nuvole remote:

tutto viene lontano.

con un buon vantaggio,

predire il futuro è cosa normale.

Si dice spesso, e superstiziosamente, che i seguaci del Tao conoscano la magia. Sciocchezze. Essere superiori significa solo usare al meglio le proprie capacità e partire dalla posizione giusta. Il saggio che vive in cima alla montagna e non è ottenebrato dall'alcol, non è condizionato dai sensi, dall'intellettualismo, da una cattiva salute o dall'ingordigia, riuscirà a scorgere meglio gli eventi lontani di quanto non possa fare chi vive chiuso in una stanza, tutto concentrato su qualche oscuro progetto.

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Fuori il Teatro della Scala a Milano spicca questa locandina:

"Questa sera, sabato 5 febbraio 1887,

c’è la prima rappresentazione del dramma lirico Otello,

musica di Giuseppe Verdi".

Giuseppe Verdi era nato alle Roncole di Busseto in provincia di Parma nel 1813 da famiglia molto povera. Giuseppe manifestò molto presto una forte inclinazione per la musica. A soli dieci anni era organista nella chiesa delle Roncole e riceveva per questo una paga minima. Per una dozzina d'anni studiò musica, diresse compose pezzi musicali di vario tipo; ma non poté studiare al Conservatorio di Milano perché bocciato all'esame di pianoforte, anche se pare incredibile per un futuro genio della musica. La sua prima opera, Oberto, fu rappresentata alla Scala con un certo successo, sufficiente a guadagnargli la commissione di altre opere da parte di Merelli, l'impresario del Teatro.

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RICORDIAMOLI

GIUSEPPE GARIBALDI

Giuseppe Garibaldi era nato a Nizza nel 1807. Figlio di un capitano mercantile, fu avviato giovanissimo alla vita di mare. A 26 anni comandava già una nave propria quando a Taganrog, sul Mar Nero, s'incontrò con un mazziniano che lo iniziò alla Giovine Italia. A Marsiglia conobbe Mazzini che lo incaricò di promuovere nella flotta militare un moto rivoluzionario. Fallito il tentativo, fuggì in Francia, inseguito da una condanna a morte, e si portò quindi nell'America Meridionale. Qui, scoppiata l'insurrezione repubblicana nella provincia del Rio Grande do Sul contro il governo imperiale brasiliano, Garibaldi vi partecipò combattendo valorosamente in mare e in terra, così come combatté successivamente per l'indipendenza dell'Uruguay contro l'Argentina.

In America conobbe Anna Maria Ribeiro (Anita) che sposò nel 1842. Scoppiata nel 1848 la Prima guerra per l'indipendenza italiana, accorse in patria, formò un corpo di volontari e il 15 agosto 1848 batté gli Austriaci a Luino e a Morazzone il 26 agosto, ma dovette poi sciogliere la sua formazione. La proclamazione della repubblica a Roma lo indusse a recarsi in quella città dove ebbe il comando di una parte dell'esercito. Diede la misura delle sue capacità il 30 aprile 1849, quando, grazie a una sua audace mossa, le esigue forze della Repubblica Romana respinsero il primo grande attacco dei Francesi assedianti.

Questi rinnovarono l'assalto il 3 giugno e per un mese i difensori sostennero una strenua lotta. Il 1º luglio i Francesi entrarono in città e Garibaldi volle allora portare il suo aiuto a Venezia, ancora in armi contro l'Austria, ma le navi austriache intercettarono la navigazione e lo costrinsero a cercare scampo nelle paludi di Comacchio, dove gli morì la moglie, stremata dalle fatiche. Scampato alla cattura, dovette ancora lasciare l'Italia. Riprese in America la vita del marinaio e compì numerosi, lunghi viaggi intercontinentali, fino a quando, nel 1854, poté tornare in Italia dove, abbandonata l'intransigenza repubblicana di Mazzini, assunse una posizione incline a collaborare con la monarchia nella lotta allo straniero, ciò che gli consentì nel 1859 di combattere a fianco dell'esercito regolare nella Seconda Guerra d’Indipendenza al comando dei Cacciatori delle Alpi. L'armistizio di Villafranca lo amareggiò e lo ferì soprattutto la cessione di Nizza alla Francia.

Represse il desiderio di starsene appartato e alle notizie della rivolta scoppiata a Palermo organizzò la leggendaria spedizione in Sicilia, detta poi "dei Mille". I 1089 volontari partirono da Quarto, presso Genova, il 5 maggio 1860 per sbarcare a Marsala l'11 successivo. A Salemi, tre giorni dopo, Garibaldi assumeva la dittatura in nome di Vittorio Emanuele, proclamando così la fusione tra l'idea monarchica e quella unitaria. La vittoria di Calatafimi del 15 maggio aprì la via di Palermo, dove giunse il 27. Dopo tre giorni di aspra lotta anche Palermo fu conquistata. La liberazione della Sicilia fu completata con la vittoria di Milazzo del 20 luglio e Garibaldi poté felicemente passare lo Stretto di Messina con un esercito ormai numeroso e muovere dalla Calabria su Napoli il 7 settembre.

Nuovo obiettivo divenne pertanto la liberazione di Roma. Garibaldi tentò di ripetere contro lo Stato Pontificio la fortunata impresa dei Mille, scegliendo come base del movimento la Sicilia, ma intervenne la minaccia di un'azione di Napoleone III e il governo italiano dovette stroncare l'iniziativa garibaldina. Il 29 agosto 1862, truppe regie affrontarono i garibaldini il sull'altopiano di Aspromonte, in Calabria. Nello scontro Garibaldi rimase ferito e venne fatto prigioniero. Portato a La Spezia, fu liberato poco dopo. Allo scoppio della Terza Guerra d’Indipendenza nel 1866, accorse da Caprera per mettersi a disposizione del governo che gli diede ancora il comando dei volontari, circa 30.000 uomini. Con parte di questi, operò brillantemente nel Trentino, riportando a Bezzecca il 21 luglio 1866 l'unica vittoria italiana di quella sfortunata guerra. Conclusasi la campagna, riprese il suo vecchio piano di liberare Roma con un'azione rivoluzionaria. Raccolse dei volontari e, non più seriamente ostacolato dal governo, entrò nello Stato Pontificio, vincendo i papalini a Monterotondo. Intanto era sbarcato a Civitavecchia un corpo francese che, insieme ai pontifici, attaccò i garibaldini a Mentana il 3 novembre 1867, sconfiggendoli grazie anche alla superiorità dell'armamento. Garibaldi ancora una volta fu fatto prigioniero e portato a La Spezia, quindi liberato. Nel 1870, caduto Napoleone III, offrì i suoi servigi alla Repubblica francese, in guerra contro i Prussiani ed ebbe da quel governo il comando di un corpo di volontari che riportò la vittoria di Digione dopo una battaglia di due giorni dal 21 al 23 gennaio 1871.

Bibliografia

G. C. Abba, Garibaldi, Milano, 1932; C. Spellanzon, Garibaldi, Firenze, 1958; D. Mack-Smith, Garibaldi. Una grande vita in breve, Milano, 1959; A. Campanella, Giuseppe Garibaldi e la tradizione garibaldina. Una bibliografia dal 1807 al 1870, 2 voll., Ginevra, 1971; S. Comes, Chiaroscuro di un mito, Roma, 1972; G. Hirundy, Garibaldi, La Spezia, 1991.

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Il 5 febbraio 1869 muore in Svizzera Carlo Cattaneo era nato a Milano il 16 giugno 1801, allievo di Giandomenico Romagnosi, storico ed economista, era stato il maggiore esponente del federalismo italiano e aveva fondato e diretto a Milano il giornale "Il Politecnico". Contrario all'annessione della Lombardia al Piemonte e al centralismo dello Stato unitario italiano, viveva dal 1848 in volontario esilio a Castagnola, nel Canton Ticino.

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IL FATTO

LA CRISI DEL RINASCIMENTO

Come la serenità dello spirito ariostesco esprime il fulgore del Rinascimento, così l’inquietudine di Torquato Tasso rappresenta un’età in declino e in crisi, ma ricca al tempo stesso di presagi. Il Trattato di Cateau-Cambrésis del 1559, tra Francia e Spagna, da una parte, e la conclusione del Concilio di Trento il 1563, dall’altra, aprono un profondo periodo di crisi nella vita politica del Paese che farà ben presto sentire i suoi riflessi sul piano culturale. Politicamente, infatti, l’Italia è interamente asservita alla Spagna, il cui dominio segna la fine del sistema delle corti e, di conseguenza, muta il ruolo dell’intellettuale quale era stato disegnato da Castiglione nel suo Cortegiano. Sul piano culturale, con l’avvio della Controriforma, si inasprisce lo scontro tra il laicismo, proprio dell’Umanesimo e del Rinascimento, e le nuove necessità didattiche della Chiesa cattolica.

Emblematica del diverso clima culturale è la diffusione della Poetica di Aristotele in una nuova traduzione del 1548 ad opera del padovano Francesco Rebortello: la poesia non è più il reale, ma rappresenta il "verisimile"; il valore della letteratura pertanto sta nel suo insegnamento morale. Di questa crisi Tasso è il mirabile portavoce. Se Ariosto domina pienamente i suoi personaggi, si può dire che Tasso li subisca:questa continua polemica morale con la propria creazione, in atto già nella Gerusalemme liberata, doveva condurre necessariamente il poeta alla fase ultima della Gerusalemme conquistata. La stessa sensualità della favola pastorale Aminta si ritrova anche nella vastissima raccolta delle Rime. Tra le prose tassiane spiccano, per la cura stilistica, i 28 Dialoghi; si ricordino anche la tragedia Re Torrismondo e la raccolta delle lettere.

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LA POESIA DEL GIORNO

ESEMPIO DI VITA

Il cero acceso alla nascita
si spegne, oggi ognissanti,
nello splendore di grazia.
Una vita, esempio a noi
che non versiamo
lacrime nel dolore,
ma strazio senza lamento
spreme il cuore.
La missione è compiuta!
Quanto ti ho amato, padre!
che Dio ti accolga
come in vita ti è stato vicino.

Reno Bromuro (da Il vestito più bello)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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