4 settembre 1965
Il dottor Schweitzer

Albert Schweitzer nacque in Alsazia nel 1875 da famiglia protestante. Questo medico fu anche pastore e professore a Strasburgo. Musicista di talento, pianista e organista; dedicò un'opera importante a Johann Sebastian Bach. Egli avrebbe potuto godersi la sua notorietà di virtuoso e di scrittore, ma era invece ossessionato dal pensiero che in Africa molti uomini soffrivano e morivano per mancanza di cure e di medicine. Nel 1913 Albert Schweitzer si recò con la giovane moglie nel Gabon e fondò a Lambarené un ospedale per curare gli indigeni, che le epidemie, la febbre e la lebbra decimavano. Schweitzer costruì con le sue mani le prime baracche dove a poco a poco gli ammalati affluivano, talvolta giungendo da posti assai lontani.

Affinché quella povera gente non si sentisse isolata, lontana dalla propria tribù, egli autorizzò le famiglie ad accompagnarli e l'ospedale divenne un grande villaggio. Il dottor Sohweitzer visse laggiù oltre cinquant'anni, curando i negri che nutrivano per lui una fiducia assoluta. La sera il musicista si metteva al pianoforte per dimenticare la fatica e il clima. Nel 1952 gli fu assegnato il premio Nobel per la pace. Morto il 4 settembre 1965, è sepolto vicino al suo ospedale che resta una delle testimonianze più alte della fratellanza umana.

***

E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1824: Nasce il compositore Anton Bruckner.

***

RICORDIAMOLI
ANTON BRUCKNER
Anton Bruckner
nacque il 4 settembre a Ansfelden 1824, morì a Vienna nel 1896. Figlio di un maestro di scuola e cresciuto nell'ambiente tipicamente contadino della provincia austriaca, per molti anni seguì la carriera didattica paterna, studiando musica da solo. Durante i suoi frequenti trasferimenti per ragioni di lavoro, ebbe modo di conoscere musiche di Bach, Mozart e Schubert e di avere qualche lezione da musicisti minori. Solo nel 1855, dopo aver trovato sistemazione come maestro e organista a San Florian, iniziò a frequentare i corsi di composizione di Sechter a Vienna. Nello stesso anno fu nominato organista nella cattedrale di Linz. Diplomatosi in composizione nel 1861, finalmente riuscì a emergere dalla cerchia provinciale e a farsi conoscere nel mondo musicale. Nel 1865-66 incontrò Wagner, Liszt e Berlioz e nel 1868, morto Sechter, fu nominato professore di armonia, contrappunto e organo al Conservatorio di Vienna. Dal 1875 insegnò anche all'università; due viaggi in Francia e Inghilterra nel 1869 e 1871, consacrarono la sua fama di grande organista. Lo spirito di Bruckner si manifestò compiutamente nelle sinfonie: dalle incertezze delle prime tre, ancora molto legate alle poetiche di Schubert prima e di Wagner poi, alla compiuta autonomia delle ultime sinfonie, autentici monumenti del tardo romanticismo musicale germanico. Al di là dei grandi mezzi orchestrali impiegati, del corrosivo cromatismo delle soluzioni armoniche e delle dilatatissime dimensioni temporali, il momento unificatore del sinfonismo bruckneriano va ricercato soprattutto nel candore ingenuo dell'ispirazione schiettamente romantica, impregnata, nei suoi turgidi slanci eroici e nei patetici abbandoni lirici, di un sempre presente misticismo cattolico. Bruckner scrisse in tutto undici sinfonie, ma solo le ultime nove, composte dal 1865 alla morte, la nona rimase incompiuta, hanno il numero d'opus e vengono correntemente eseguite. Delle altre due, una del 1863 resta manoscritta e l'altra viene chiamata Sinfonia n. 0 del 1863-69. Fra le numerose musiche sacre, hanno particolare rilievo le tre messe del 1864 al 1869 e i possenti Te Deum del 1881 e Requiem della maturità. Meno espressiva la musica vocale profana e i pochi pezzi per organo e pianoforte, mentre fra la musica da camera spicca un validissimo Quintetto per archi, di respiro quasi sinfonico. Contrapposto artificiosamente a Brahms, osteggiato dalla critica viennese e ancor oggi accolto non senza incomprensioni nei Paesi non germanici, Bruckner dovette attendere gli ultimi anni della sua vita per ottenere quei riconoscimenti che lo hanno posto fra i massimi autori del secondo Ottocento.

Bibliografia
A. Basso, B. Martinotti, in Bruckner Simposium, Genova, 1962; S. Martinotti in La musica, Torino, 1966; K. Grebe, Anton Bruckner, Casellina di Scandicci, 1981.

***

L’ANEDDOTO
PERSONAGGI PADULESI «Pinuccia»
Stamani, di buonora, ho accompagnato mio figlio che è andato in Kosovo col contingente militare in aiuto agli abitanti indigeni. Ci stavamo facendo le ultime raccomandazioni sia per la salute sia per altre faccende, quando una bella donna della mia età, con la testa di un grigio da invidia (mi ha giurato che i capelli non sono tinti ma naturali ed io le credo), ancora piacente: il corpo per niente deformato dagli anni, la pelle ancora serica come quella di una bambina (devo essere sincero, per circa un quarto d’ora sono rimasto dubbioso sulla sua identità vera: ho creduto fosse una figlia o addirittura una nipote che le somigliasse come due gocce d’acqua), le labbra tumide e invitati, come allora. Quando mi sono ripreso ho cominciato a balbettare, quando mi è venuto in aiuto mio figlio domandandomi come mai conoscessi la signora, che aveva le funzioni di Caposala dell’ospedale dove anche lui presta servizio, alla mia risposta che quella bella signora era la protagonista di circa cinque anni della mia vita lui e mia moglie sono rimasti a bocca aperta; poi mio figlio ha domandato alla signora come mai non si era fatta riconoscere sapendo il suo cognome; ha risposto con una semplicità disarmante: «non volevo turbare la sua esistenza, perché i nostri cinque anni, singolari, sono solo nostri, ed avevamo solo sedici anni, a ventuno lui scelse l’arte, il teatro ed io lo lasciai volare».

«Lasciando a me quest’impiastro! Che bell’affare mi ha fatto fare!»

Ha ignorato la risposta di mia moglie, ma mi ha detto imperativamente: «ti vedo sofferente, ora sai dove sono vieni a trovarmi, quando vuoi. Non sono stata io che ti ho tarpato le ali».

Mio figlio ha tenuto a rilevare la vita di Pinuccia, ma non lo ascoltavo più: il mio pensiero era al primo gennaio 1948 nel cinema «Ariston» al Vomero, mentre stavamo guardando, io in piedi, lei seduta m’invitò a sedere sul bracciolo della sua poltrona, «La voce nella tempesta» con Laurence Olivier… mentre il vento ripeteva all’infinito il nome Iglish ella mi porse la bocca che baciai avidamente. Dissi il mio nome lei disse il suo e la nostra storia (la più bella che abbia vissuto) ebbe inizio e fini con la scrittura in un teatro di Roma. Non so se andrò mai a farle visita, una cosa è certa che il mio cuore ha ripreso a funzionare come quando ero giovincello.

***

LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

6
La signorina Mafalda ha diviso
le gemelle, veramente belle;
Angelina è seduta accanto a me.

7
II segretario politico ha comandato
a mio nonno di andare alla sfilata:
è l'anniversario della «marcia».

Il nonno si è alzato in piedi
a testa alta, piantato come una quercia
gli ha risposto: «Tiene 'e 'ppigne,
accideme, faje primma!»
(a)

a) - (Hai qualcosa nel cervello che non ti funziona, ma se proprio vuoi ti conviene uccidermi, fai prima)

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE