4 ottobre 1904
La «Libertà» di Bartholdi

Quando morì a Parigi all'età di settant’anni, il 4 ottobre 1904, lo scultore Frédéric Auguste Bartholdi era noto per la sua gigantesca statua: La libertà che illumina il mondo.

Quest'opera, offerta dalla Francia agli Stati Uniti mediante una sottoscrizione nazionale, era stata iniziata nel 1874.

L'artista aveva presentato due plastici, il primo alto 3 metri, il secondo 10.

La libertà rappresenta una donna drappeggiata in un peplo, e che regge con la destra una torcia.

La statua, in rame sbalzato e battuto, le cui placche sono fissate ad un'armatura di ferro, è alta 48 metri. Con il piedistallo essa costituisce un blocco di quasi 100 metri. Il suo giro vita supera i 10 metri, il naso misura più di un metro, la testa può contenere 40 persone e i visitatori possono passeggiare attorno alla sua torcia.

Terminata a Parigi, l'opera fu smontata e inviata negli Stati Uniti in 210 casse trasportate dalla nave Isère. Inaugurata il 28 ottobre 1886, la statua si erge all'entrata del porto di New York, dove accoglie i viaggiatori provenienti dall'Oceano. Ogni anno sono migliaia i turisti che la visitano. Una copia in formato ridotto della Libertà, offerta dagli Stati Uniti alla Francia nel 1889, è stata collocata a Parigi, all'estremità sud dell'isola dei Cigni.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1678: II poeta Régnard è catturato dai pirati algerini.

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RICORDIAMOLI
JEAN-FANÇOIS REGNARD - S. FRANCESCO D'ASSISI

Jean-François Regnard autore teatrale francese nacque a Parigi nel 1655 a castello di Grillon, presso Dourdan, morì a Essonne nel 1709. Giovane borghese appassionato di viaggi, percorse l'Europa e l'Oriente, finendo prigioniero nel 1678 dei corsari ad Algeri Liberato, si spinse fino in Lapponia. Dei due episodi diede le versioni romanzate in Provençale pubblicata postuma, nel 1731; e in Voyage en Laponie nel 1681. Al ritorno comprò una carica finanziaria e intraprese la carriera teatrale, creando per il Théâtre-Italien e poi per il più impegnativo Théâtre-Français un buon numero di commedie di carattere, in versi, degne per la loro straordinaria vivacità della tradizione molieriana: Le joueur, Les folies amoureuses, Le légataire universel. La sua attività più propriamente poetica comprende canzoni, epistole e satire.

FRANCESCO D’ASSISI
Francesco d'Assisi
è il fondatore dell'ordine francescano, patrono d'Italia, nacque ad Assisi circa nel 1182 e morì nel 1226.

Figlio di Pietro di Bernardone, facoltoso mercante, e di Monna Pica, d'origine francese in omaggio alla quale il padre volle poi mutargli il nome di battesimo Giovanni in Francesco, che per lui significava "francese". Francesco studiò le lingue latina e francese e la poesia trovadorica e in gioventù fu spensierato e dissipatore. Secondo le consuetudini della classe sociale cui apparteneva, partecipò nel 1202 alla guerra fra Assisi e Perugia.

Fatto prigioniero e poi colpito da grave malattia nel 1205, non appena guarito volle partire alla volta della Puglia per combattere contro l'imperatore, ma a Spoleto si fermò per un sogno premonitore e, ritornato ad Assisi, si convertì alla più profonda spiritualità cristiana e si prodigò nell'aiutare i poveri e i lebbrosi e si dedicò al restauro delle chiese.

Il padre, offeso nel suo orgoglio familiare, lo tenne chiuso in casa e poi portò il suo caso davanti all'arbitraggio dei consoli cittadini, ma Francesco si appellò a quello del vescovo e alla sua presenza rinunciò a ogni suo avere proclamando sua sposa la povertà. Meditando sulla missione degli apostoli, decise di darsi alla predicazione per invitare tutti ad abbandonare i beni terreni e a imitare Cristo in povertà.

Lo seguirono Bernardo di Quintavalle, Pietro Cattani, frate Egidio, Giovanni della Cappella, Bernardo di Vigilante e altri; a essi Francesco dettò una prima regola, che in modo semplice tracciava le linee essenziali della nuova comunità religiosa.

Con questi primi discepoli si recò a Roma, dove ottenne da Innocenzo III nel 1210 l'approvazione verbale della sua regola. Il nuovo ordine ebbe la sua prima sede nella chiesa della Porziuncola e quivi il 18 marzo 1212 Santa Chiara vestì l'abito religioso e fondò, insieme con Francesco il secondo ordine francescano, quello delle clarisse.

Frattanto i primi francescani predicavano anche in altri Paesi europei e nell'Africa settentrionale.

In una missione in Egitto, Francesco cercò di mettere concordia fra i crociati che assediavano Damietta e portò poi la parola del Vangelo fra i sudditi del sultano di quel Paese. Tornò in patria solo per sedare le pericolose polemiche sorte nel suo ordine, che si era ingrandito a dismisura e aveva bisogno di essere riorganizzato.

Francesco raccolse i suoi frati in congressi periodici, in cui erano discussi tutti i problemi della vita dell'ordine, che fu diviso in province. La regola fu ampliata e poi riveduta con la consulenza del giurista cardinale Ugolino. In tale stesura fu approvata da papa Onorio III nel 1223. Preso nel suo ideale mistico e incapace di soffermarsi sui particolari dell'amministrazione diretta, Francesco nel 1220 diede le dimissioni da ministro generale dell'ordine e si ritirò sul monte della Verna, dove nel 1224 ricevette le sacre stimmate a suggello di una vita passata interamente nell'imitare Cristo.

L'anno prima, con la rappresentazione plastica del presepe nella selva di Greccio, aveva dato inizio a una delle più belle tradizioni popolari del cristianesimo. Morì nel 1226 mentre con i presenti recitava le parole del salmo: "Togliete l'anima mia dalla prigione... i giusti mi attendono".

Bibliografia
E. Buonaiuti, La prima Rinascita. Il profeta: Gioacchino da Fiore. Il missionario: Francesco di Assisi. Il cantore: Dante, Milano, 1952; J. Joergensen, San Francesco d'Assisi, Assisi, 1968; E. Balducci, Francesco d'Assisi, Firenze, 1989.

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L’ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI "IL DEBUTTO"

con l’aiuto di Tonio riuscimmo a sistemare un palcoscenico di tre metri di larghezza ed un metro e mezzo di profondità. E’ inutile dirvi come agivano gli attori in uno spazio così piccolo. Nel dramma c’è una scena in cui "la donna (moglie) per difendere la sua onorabilità e non fare del male al marito, uccide il presunto amante con una forbiciata in pieno petto, però mentre cade spara un colpo di pistola e colpisce la donna". Immaginate due corpi stesi sul palcoscenico… lo spazio era finito, sembrava di giocare con le marionette. Il pubblico però, corretto non fiatava, tratteneva persino il respiro per seguire concentrato la vicenda. Ma noi oramai eravamo stati vinti dalla paura e delusi dal boicottaggio, fummo presi dallo scoramento. Alla fine della commedia non ci furono solo applausi di circostanza ma applausi sinceri e di ammirazione per il coraggio di quei giovani votati al sacrificio.

Durante lo spettacolo eravamo stati raggiunti dal proprietario del pulman che avrebbe dovuto trasportarci, il mattino a Paduli e la sera a Napoli; ma si presento con un’aprilia, la ricordate l’aprilia? Eravamo in dodici più lui. Come fece ad infilarci tutti là dentro non lo so ancora oggi. Ricordo che per arrivare a Napoli impiegammo oltre sei ore, perché ogni paio di chilometri si doveva fermare, per lo svenimento di qualcuno. Che avventura ragazzi! Poi fummo premiati lo spettacolo lo rappresentammo per quasi un anno tutte le sere, cambiando "piazza" ogni sera facevamo lo spettacolo e fuggivamo (per modo di dire). Alla fine dopo tantissime repliche, l’amministratore sparì dalla circolazione, con gli incassi e il copione non era stato nemmeno depositato alla SIAE.

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

UN FITTO BISBIGLIARE

Un fitto bisbigliare m'ha svegliato
è notte fonda ed ogni tetto è bianco.
Sospiri, singhiozzi e poi...
due labbra, lievi, mi sfiorano la fronte:
"Ben tornato papa! Dove sei stato?"

Ho tredici anni cinque mesi ventun giorni!

E' tutto sporco, la barba incolta
e ai piedi scarpe che non hanno suole.
Un suono di campane e lui in ginocchio
è nato il Redentore Gesù Cristo!

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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