4 maggio 1991
Cossiga contro la DC

Le esternazioni di Cossiga colpiscono la DC, accusata d’ipocrisia. Il 7, nel corso di un viaggio negli USA, Cossiga sosterrà la necessità di giungere ad una "seconda repubblica", contrassegnata in senso presidenziale. Il 20 attaccherà il PDS che ha presentato in Parlamento un'interpellanza su Gladio, P2, criminalità e indipendenza del pubblico ministero. In giugno attaccherà il presidente della Corte costituzionale Ettore Gallo, invitandolo a dimettersi, e Giovanni Galloni perché critico verso l'ipotesi della Repubblica presidenziale. Francesco Cossiga è nato il 26 luglio 1928 a Sassari. Laureato in Giurisprudenza. Ha due figli. Si è iscritto alla Democrazia Cristiana nel 1945.Cossiga

Ha insegnato diritto costituzionale e diritto costituzionale regionale nell'Università di Sassari. E' stato eletto Deputato al Parlamento nel 1958, 1963, 1968, 1972, 1976 e 1979. Nel 1983 è' eletto Senatore della Repubblica.
Presidente del Consiglio dei Ministri dal 4 agosto 1979 al 3 aprile 1980 e dal 4 aprile 1980 al 17 ottobre 1980. E' stato eletto Presidente del Senato della Repubblica il 12 luglio 1983; e Presidente della Repubblica il 24 giugno 1985, al primo scrutinio con 752 voti su 977.

In seguito alle dimissioni del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, ha esercitato la supplenza dal 23 giugno al 3 luglio 1985. Ha prestato giuramento il 3 luglio 1985. Ha rassegnato le dimissioni il 28 aprile 1992. E' divenuto Senatore a vita quale Presidente Emerito della Repubblica

Il 4 maggio 1991, polemizza fortemente con La Repubblica e attacca anche l'Unità per aver ospitato nelle sue pagine un’intervista di Nicola Mancino fortemente critica nei suoi confronti, che non gli é piaciuta affatto. Continua lo scontro con la DC, che non ne vuol sapere della Seconda Repubblica di Cossiga, né di riforme costituzionali da lui chieste e perfino invocate ai politici.

Il 5 maggio, Cossutta coordinatore del nuovo partito PRC, propone il simbolo falce e martello e la stella. Gli iscritti sono già 143.000.

L’ 8 maggio, Occhetto del Pds contesta pubblicamente Cossiga affermando che il Capo dello Stato non rappresenta più l'unità nazionale perché ha assunto una posizione nettamente di parte. Ad aumentare la dose di polemiche con giudizi offensivi, così li ritiene Cossiga, ci si mette anche il DC Giovanni Galloni del CSM.

Ettore Gallo, nato a Napoli il 3 gennaio del 1914. Rimasto orfano di entrambi i genitori, all'età di tre anni si trasferì in Veneto, a Villafranca di Verona, in casa dello zio. Allievo della scuola militare della Nunziatella, si laureò in Giurisprudenza e in Scienze Politiche e vinse il concorso della magistratura. Chiamato alle armi, l’8 settembre del 1943 era ufficiale carrista dell’allora Regio esercito. Decise che la scelta giusta era di combattere contro i nazisti e i fascisti per la pace e la democrazia e non esitò a svestirsi della divisa per scegliere le file dei partigiani, in Veneto. Aderì al Partito d'Azione e con il nome di battaglia "Maestro", divenne presto uno dei comandanti di divisioni partigiane più apprezzati e combattivi. Catturato dalle SS, fu da queste consegnato alla banda di torturatori del fascista Carità e rimase per due mesi nelle loro mani. Interrogato e ferocemente torturato, tacque e fu condannato a morte. L’insurrezione di Padova e l’arrivo degli alleati gli salvarono la vita. Finita la guerra, lasciò la magistratura e aprì uno studio d’avvocato a Vicenza. Professore ordinario di Diritto penale, studioso attento e appassionato, autore di numerose pubblicazioni, fu nominato giudice costituzionale dal Parlamento il 30 giugno 1982, e poi eletto presidente della Consulta il 30 gennaio 1991. Dopo la scadenza del mandato diventò presidente del Consiglio nazionale degli utenti. E' morto a Roma il 29 giugno del 2001, all'età di 87 anni.

 ***

RICORDIAMOLI

LA PENA DI MORTE: UN AFFRONTO ALL’UMANITA’ (2)

La più importante campagna di Amnesty International sui diritti umani negli Stati Uniti nel 1998 ha dato rilievo al modo in cui la razza continua a giocare una parte importante nella applicazione della pena di morte nel paese. La razza delle vittime e quella dell’imputato sembrano avere un ruolo significativo nel determinare o meno se qualcuno riceverà la condanna a morte. Il numero di bianchi e neri assassinati negli Stati Uniti è quasi uguale, nonostante ciò l’82% dei prigionieri giustiziati dal 1977 in poi è stato condannato per l’uccisione di un bianco. La gente di colore conta circa il 12% della popolazione del paese, ma rappresenta il 42% di quella nel braccio della morte. Studi fatti su scala nazionale hanno ripetutamente rilevato che altri fattori, quali la gravità del crimine e l’ambiente d’origine del difensore, non possono spiegare tale disparità.

Molti governi usano ancora la pena di morte per terrorizzare i loro oppositori. Nel 1998, tre anni dopo l’esecuzione in Nigeria di Ken Saro-Wiwa e altri otto ogoni per ragioni politiche, provocando un’ampia condanna, si è ancora giudicati in processi politici per offese capitali. In aprile l’ex vice capo di stato, generale Oladipo Diya, insieme ad altre cinque persone condannati alla pena di morte dopo aver subito processi segreti ed estremamente iniqui. Le sentenze sono state commutate più tardi dopo la morte del capo delle stato.

"Sento grande compassione verso le famiglie delle vittime di omicidi e di altri crimini, ma non posso accettare che una morte ne giustifichi un’altra" ha affermato Mary Robinson, alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani dopo l’esecuzione di Karla Faye Tucker negli Stati Uniti, febbraio 1998

Un altro problema è che in tutto il mondo non solo viene inavvertitamente commessi errori e un ristretto numero di agenti corrotti traviano il corso della giustizia, ma spesso anche gli standard internazionali per l’equità dei processi sono regolarmente violati nei casi di condanne capitali.

In Pakistan, nel febbraio 1998 è stata eseguita la condanna a morte di Maqsood Ahmed. Era stato arrestato nel maggio 1998 e condannato a morte per aver sparato a un uomo durante una rapina. La sua condanna a morte è stata portata avanti nonostante il fatto che altre due uomini avessero confessato l’omicidio e che il soprintendente di polizia avesse dichiarato che Maqsood Ahmed era in custodia delle forze dell’ordine al momento dell’omicidio. Il suo avvocato ha definito l’esecuzione "un omicidio della giustizia".

Per fortuna il mondo sta sempre più respingendo la legittimità della pena di morte. Un’indicazione è il sempre maggior consenso sul fatto che la pena di morte non debba essere applicata a certe categorie di persone, come per esempio i minorenni, gli anziani e i malati mentali. Vi sono segnali in questo senso anche in paesi dove l’opinione pubblica e il governo sono in favore della pena di morte.

Dal 1990 Amnesty International ha documentato 18 esecuzioni di minorenni nel mondo, portate avanti in sei paesi. Iran, Nigeria, Pakistan, Arabia Saudita, Stati Uniti e Yemen. Nove di queste sono avvenute negli Stati Uniti, l’unico paese che ha giustiziato minorenni nel 1998. Due di questi casi mostrano la natura particolarmente inquietante delle esecuzioni dei minorenni.

In Myanmar, sei prigionieri politici - Ko Thein, Naing Aung, Thant Zaw Swe, Myint Han, Khin Hlaing e Let Yar Htun - sono stati condannati a morte nel 1998. Due di loro erano membri della Lega nazionale per la democrazia, il partito politico non violento guidato dalla premio Nobel Daw Aung San Suu Kyi. Il governo militare birmano ha sostenuto che quattro dei sei erano membri del Fronte democratico studentesco di tutta Burma, un gruppo di opposizione in esilio costituito in gran parte da ex studenti fuggiti dal Myanmar dopo che il movimento per la democrazia del 1988 venne soppresso dai militari. I sei uomini facevano parte di un gruppo di 39 persone arrestate in relazione a un presunto complotto contro il governo. Secondo il Fronte a nessuno dei 39 è stata fornita una rappresentanza legale durante il processo, che si è svolto dentro la prigione di Insein.

Nel 1998 una delegazione del gruppo Viaggio di speranza ... Dalla violenza alla guarigione è andata nelle Filippine per sollevare la consapevolezza degli argomenti contro la pena di morte in un momento in cui il governo delle Filippine stava prendendo in considerazione di interrompere la moratoria sulle esecuzioni. Il viaggio è stato organizzato da una coalizione di ONG locali, fra cui il Gruppo di assistenza legale gratuita e la sezione delle Filippine. La delegazione ha visitato i prigionieri nel braccio della morte e le loro famiglie, ha rilasciato numerose interviste ai media locali, ha preso parte a dibattiti televisivi e radiofonici, ha incontrato funzionari e religiosi, e ha tenuto appassionate discussioni con gruppi contro il crimine fautori della pena di morte. Molte persone che erano state a favore della pena di morte hanno detto di essersi sentiti obbligati a cambiare idea dopo essere venuti in contatto con la delegazione. Purtroppo alla fine dell’anno il governo ha annunciato che le esecuzioni riprenderanno nelle Filippine nel 1999. Più di 800 persone sono condannate a morte nel paese.

(2 continua)

***

IL FATTO

PULCINELLA: ANTONIO PETITO

Quando nel 1980 decisi di scrivere "La Figlia di Pulcinella", la prima documentazione storica la ebbi da Salvatore Di Giacomo,nella sua "Autobiografia"; poi approfondii la ricerca storica sugli interpreti della maschera di Pulcinella, da Antonio Petito a Eduardo De Filippo mi sono imbattuto in una sessantina di interpreti. Leggete con me un passo di Salvatore Di Giacomo: il momento fatidico della consegna da Papà Petito, don Salvatore al figlio Antonio: "... Nel silenzio di una sala affollata e commossa il vecchio attore si portò al proscenio. Si tolse la maschera nera dal volto pallido, emozionato, ma con voce sicura e con gesto deciso, porse la maschera ad Antonio, cresciuto pazientemente alla sua ombra. Rivvolto al pubblico disse con voce commossa: "Vogliategli bene come ne avete voluto a me"

Pulcinella, una maschera nera, che si è andata modificando nel tempo assumendo significati e valenze differenti, raccogliendo eredità copiosissime di inventiva popolare e coltissimi spunti letterari. La maschera nera di PulcinellaBenedetto Croce, cercando di delineare i confini del carattere della maschera di scriveva in un suo saggio: "Pulcinella non designa un determinato personaggio artistico ma una collezione di personaggi, legati tra loro soltanto da un nome, da una mezza maschera nera, da un camiciotto bianco, da un berretto a punta".

"Pulcinella è la maschera per eccellenza del mondo popolare campano - scrive Roberto De Simone, che su Pulcinella ha speso anni di studio e di ricerche, una maschera che si riferisce innanzitutto all'espressione della morte. Valenza di morte, ha l'abito bianco, confezionato con le lenzuola, un camicione completato dal coppolone o cappello a punta, pure di stoffa bianca; valenza di morte ha la maschera che copre il volto. Una maschera nera che si può ribaltare in una coloritura bianca del volto ottenuta con farina o gesso, e che rende ancor più spettrale la maschera".

Era la metà dell'ottocento e Petito modificò l'aspetto di Pulcinella. Soffriva di reumatismi e si vide costretto ad indossare, sotto il camicione bianco un maglia di lana rossa, indumento che diventerà parte inscindibile del costume di Pulcinella. Poi Petito si spinse ancora più avanti, vestì Pulcinella della giubba militare, della marsina, addirittura di abiti femminili... La maschera si allontanava rapidamente dai primi geniali canovacci, passava sul volto di altri interpreti a quelle grandi sensibilità di attore. PulcinellaChe cos'è stato il pulcinella di Totonno, cosa ha rappresentato per il popolo napoletano? Bastano poche parole, ma che spieghino esplicitamente il messaggio trasmesso, dal Re del San Carlino. Il primogenito di Salvatore Petito fu: "Un simbolo delle aspirazioni popolari e finì per insegnare al proletariato ad avere un nuovo rispetto per se stesso ed una serena coscienza dei propri doveri".

Il nostro Pulcinella era quasi analfabeta, e ciò lo si riscontra anche dai numerosi manoscritti conservati al museo Nazionale, e dalle difficoltà incontrate da Di Giacomo, Bragaglia ed altri nel trascrivere le sue opere e la sua autobiografia. Grande fu lo strapotere del nostro Totonno al San Carlino: il suo carisma e la sua genialità lo misero su di un piedistallo dal quale nessuno mai riuscì a detronizzarlo ed a sostituirlo degnamente. Dal carattere un po’ particolare e dotato di quell'estro così trascinante, Antonio Petito era un uomo allegro anche nella vita privata, era un burlone a cui piaceva far tiri mancini.

La sera del 24 marzo del 1876 mentre Totonno era intento a recitare nella "Dama Bianca" di Marulli, un attacco di angina pectoris lo fulminò dietro le quinte. Fu allora adagiato su di un materasso e portato sul palcoscenico dove esalò il suo ultimo respiro, sotto gli occhi di un pubblico addolorato e frastornato che, piangendo e disperandosi, gli tributò l'ultimo ed il più fragoroso degli applausi. Con la morte di Antonio Petito finiva anche una gloriosa generazione di Pulcinella che mai più vide attori degni di vestire quel bianco camice, anche se non si possono trascurare le ottime interpretazioni di Giuseppe De Martino, Salvatore De Muto e Eduardo De Filippo che, pur dando ottimi saggi di recitazione, non seppero ridare alla maschera napoletana quel lustro e quella fama che gli aveva dato Antonio Petito.

Il nuovo teatro ha provato anche di far recitare Pulcinella da donne per dare alla maschera il grande sociale e politico di cui l’ha vestita Eduardo, nel 1979 feci interpretare Pulcinella da Viviana Buzzoli, la quale mi ha permesso di godere un successo insperato (la commedia è stata ripetuta per cinque stagioni), poi nel 1991 fu Concetta Barra ad interpretare la maschera, in questo modo il nuovo teatro ha dato il suo contributo a questa maschera eterna che "ridenne, ridenne, te sbatte ‘nfaccia ‘a verità".

***

LA POESIA DEL GIORNO

TU VIENI DAL MARE

Tu vieni dal mare arsa di salsedine
la luna ti inonda d'amore.
La voce ha il suono delle stelle
la risacca ti rapisce al mio sguardo.
La conchiglia si schiude, dopo millenni d'attesa.
Col canto scuoti l'essere assopito
ma il canto è triste
come la risata è pianto
come le mani senza forza
come gli occhi ricolmi
come la luna è calda
mentre tenti di stringere il mio corpo
ma rimani abbracciata alla sabbia.
Vieni dalla terra fertile come la vita,
sotto il sole cocente a braccia aperte,
come l'uccello migratore le ali;
mi vieni incontro e canti e ridi,
ma il palcoscenico non c'è.
La scena è piena di te
ma il sipario è chiuso.
Inondi la stanza come mille riflettori
guardo la tua ombra e piango:
non un insetto mi tiene compagnia.
La terra è troppo fertile, i fari sono spenti
sulla scena ci sono soltanto le nostre
ombre riflesse in una luna lacrimante.

Reno Bromuro (da Musica Bruciata).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE