4 luglio 1998
Secondo congresso del nuovo Partito socialista

Al secondo congresso del nuovo Partito socialista, il segretario Gianni De Michelis annuncia che la tessera numero uno del partito è intestata a Bettino Craxi e che questi sarà candidato alle prossime elezioni europee. Anche Francesco Cossiga e Silvio Berlusconi riabilitano Craxi, riconoscendone le doti di statista.

Saluto d’apertura del Presidente del Nuovo Partito Socialista Bobo Craxi:

"Saluto le compagne ed i compagni, delegate e delegati giunti nella capitale da tutta la penisola italiana. Rinnoviamo la nostra decisa e ferma volontà di perseguire una limpida e coerente iniziativa politica nel solco della tradizione del riformismo italiano e del Socialismo Liberale.Craxi Vittorio Michele detto Bobo

Vogliamo discutere, riflettere ed analizzare in modo approfondito in queste giornate congressuali del nostro passato recente e se possibile gettare uno sguardo, una possibilità secondo le nostre forze e le nostre capacità verso il futuro.

Vogliamo fare un doveroso bilancio di un anno e mezzo della nostra iniziativa politica che cercò di ridurre le distanze politiche fra i socialisti della diaspora, intraprendendo una strada politica difficile che ha dato risultati politici ed elettorali assai al di sotto delle nostre aspettative nonostante essa abbia suscitato spesso grande entusiasmo fra i militanti socialisti, senza i quali sarebbe stato impossibile ripresentarci con il nostro simbolo alle elezioni generali e parziali cui oggi voglio esprimere tutto il mio ringraziamento a nome del Partito.

Aggiungendo il mio personale perché senza la raccolta delle firme la mia presenza parlamentare sarebbe stata anonima anzi una presenza civetta, mentre è l’espressione del socialismo autonomista che nell’interesse del Partito io rappresento nell’istituzione parlamentare.

La riscoperta delle radici culturali, della ben delineata identità del riformismo socialista è e deve continuare ad essere il fondamento per una nostra azione, una nostra legittimata presenza nella società che cambia. Il mondo cambia, è cambiato con la fine dei blocchi, la caduta del Muro ed è stato posto dinanzi a nuove sfide dopo l’attentato dell’11 Settembre.

E’ mutato per l’assetto delle alleanze internazionali, e per la determinazione con cui le Grandi Potenze della terra hanno affiancato Gli Stati Uniti nella causa che li contrappone in una lotta contro il Terrorismo Internazionale, alimentato da un fanatismo religioso che ha finito per indebolire anziché rafforzare le cause per le quali diceva di battersi.

Il Terrorismo che rivela la propria natura attraverso l’uso della violenza e lascia tracce sotto forma di distruzione e spargimento di sangue, non ha servito anzi, ha danneggiato la causa islamica ed in particolare quella palestinese che rischia di dover pagare il prezzo di quelle azioni con ulteriori sconfitte ed umiliazioni. Impegniamoci per far rivivere una nuova stagione del Socialismo Liberale, costruiamo assieme una prospettiva democratica, onoreremo così la nostra tradizione nazionale, risorgimentale, laica e democratica del Socialismo Italiano. Faremo rivivere la memoria e la storia di Filippo Turati e Bettino Craxi."

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RICORDIAMOLI

PRIMO CARNERA Il gigante del nordest
La storia del pugilato a livello mondiale inizia a Sequals, provincia di Pordenone, dove il 26 ottobre 1906 è nasce Primo Carnera, gigante che amava fare colazione con due pompelmi, due sogliole, una bistecca al sangue con un paio di uova e una coppa di pesche alla crema. O almeno questo è quanto ci dice il suo biografo ufficiale Frederic Mullally. Partito da quella poverissima cittadina Carnera arrivò sul tetto del mondo dei pesi massimi: rimase invischiato alla malavita organizzata e per molti divenne solo un fenomeno da baraccone, ma il "New York Morning Telegraph" ipotizza addirittura per lui il ruolo di più grande attrazione pugilistica dai tempi di Dempsey.

Primo crebbe in maniera impressionante: a 12 anni era praticamente un adulto, a 16 era alto un metro e 93 centimetri, a 21 pesava 113 chili e contava 197 centimetri di altezza, per alcuni erano addirittura 4 in più. La sua fu un'infanzia per niente facile, visto che la sua terra fu teatro della carneficina della Grande Guerra quando lui era poco più che un bambino. Fame e povertà sono due parole che Primo imparò a conoscere ben presto. Finita la guerra iniziò a lavorare da uno zio falegname ma i soldi, soprattutto per uno stomaco come il suo, non bastavano mai, e così andò a Le Mans, in Francia, a cercare fortuna.Primo Carnera

Lì iniziò a lavorare in un circo per il quale si esibiva come l'imbattibile spagnolo Juan, maestro lottatore, sollevatore di pesi e pugile. Certo non era una vita di lussi e agi, tutt’altro. E una volta fu portato in ospedale in seguito a un collasso dovuto alla fame. Nel 1928 il circo si fermò nei pressi di Bordeaux, e Carnera fu notato Paul Journée, ex campione di Francia nella categoria dei pesi massimi, che lo convinse a buttarsi nel pugilato e si offerse di ricoprire il ruolo di suo manager. Primo Carnera non ci pensava lontanamente, di darsi al pugilato. Sembra sia stato uno zio che insistette tanto e lo convinse. Accettò di incontrare e confrontarsi con un dilettante: perdette l’incontro. Aveva il timore "fobico" che potesse far male ai suoi avversari sul ring; questo gli causò non pochi problemi, sia a livello sportivo sia economico, senza contare il fatto che finì nelle mani di due abilissimi manager. Tanto bravi nell’organizzargli giusti incontri, e tanto lesti nel sottrargli denaro senza che lui se ne accorgesse. Fino a quando Carnera accettò l’offerta del gestore di un modesto circo.

I suoi figli gli hanno intitolato una fondazione internazionale per l'assistenza finanziaria e il supporto di bambini bisognosi che saranno seguiti fino all'università mentre l'enciclopedia italiana ricorda la voce del dizionario biografico dedicata a lui come a tutti gli italiani che si sono distinti per il loro valore. Un modo per riabilitare la figura umana e le doti atletiche di chi troppo spesso è stato accusato di aver vinto solo incontri combinati, la cui carriera era stata condizionata dalla mafia, ricordato da alcuni come un fenomeno da baraccone. Fu grazie ad un manager geniale che si dedicò esclusivamente al ring fino a diventare e ad essere ancora l'unico campione del mondo italiano della massima categoria battendo Sharkey nel 1933.

D'altra parte il suo curriculum la dice lunga su come questa sia una leggenda e la realtà dimostra perché sapeva stare sul ring. 103 incontri 68 vinti per KO, 18 ai punti e 2 per squalifica. Ne perse 14 di cui solo 6 per KO. Una carriera lunghissima: non poteva essere soltanto un gigante dai piedi d'argilla.

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO

Marco Agelotti: Il tempo e la sabbia"

Marco Angelotti è nato a Massa, sotto il segno del Cancro, luglio 1960, e lì continua a vivere, in una casa costruita dai nonni materni accerchiato da un vecchio uliveto. Dopo aver trascorso molte notti sui libri, ha deciso di vendicarsi e diventare egli stesso carnefice. Così, smessi i panni diurni di un affabile dottor Jekyll, ogni notte diventa l’orribile signor Hyde, cercando lettori da torturare. E a quanto pare i lettori sono felici di farsi torturare perché è una tortura piacevole e incantatrice. Cura un settimanale letterario on-line, www.rottanordovest.com da cui tenta di irretire i naviganti di passaggio. Ha pubblicato sul quotidiano economico "Il Denaro" di Napoli il racconto breve Il cappotto grigio, e altri racconti su alcuni siti letterari in Internet. Cura la rubrica Oz - Personaggi probabili nell'editoria del terzo millennio nel sito del gruppo RCS Libri Speaker's Corner.

Da novembre è in libreria "Il tempo e la sabbia" prima prova narrativa di Marco Angelotti

Angelotti con umiltà e saggezza si oppone con energia allo squilibrio e alla mancanza d'armonia, l'affetto generoso della sua anima armonica. Benché sintetica ed anche strutturalmente diversa dalla lingua parlata, che è una lingua analitica, il narrato rimane lingua da romanzo, fatto che ha facilitato in gran misura il lavoro dell’autore.

Per avvicinarci alla narrativa di "Il tempo e la sabbia", la sola posizione dalla quale si deve cominciare, secondo la mia opinione, qualsiasi studio di un testo letterario, senza escludere niente, evitando anche le note del prefatore, nome eccellente Romano Battaglia, né le recensioni precedenti, evitando le note, le spiegazioni che commentano la sostanza dell’opera.

Credo che sia piuttosto un concetto, di una reale semplicità, della narrativa quale vita, quale bene di tutti, quale dono universale e quale opera di collaborazione. Se preferite: un'altra storia, una definizione della storia stessa fatta dall’Angelotti.

Nella brillante impaginazione e grafica della Edizioni Clandestine, alla quale vanno i complimenti per aver compreso bene la storia e il linguaggio del nostro, al punto di presentare l’opera in una veste tipografica, quasi anonima, la grandezza e l’originalità dell’opera risalta nella lettura. E si ha finalmente, un esempio di come possa essere letto e capito davvero un testo. È vero che l’avvenire dell’opera, non ha mai corrisposto alle strane forme linguistiche del commentatore, che può prendere l’oro nell'acqua fredda; però ricordo che ogni riga, ogni paragrafo riesce a dare piacere, che non lascia mai delusi, e che le argentine bizzarrie di due innamorati gli fanno sognare un avvenire migliore.

C’è qui e là un lieve richiamo a Liala, in senso buono, ciò non toglie né aggiunge all’originalità della narrazione. Ecco, dunque, come ogni lettore disposto, può trovare la sua chiave di lettura e credere alla storia di Angelotti, specialmente se si è dedicato alla lettura con umiltà e amore del leggere.

NEMMENO IL RULLIO

Nemmeno il rullio del ruscello
che corre per raggiungere il mare
rompe il silenzio tanto caro a Pasternak.

Lo sguardo smarrito in questo verde
unifica il celeste del cielo con le cime dei pioppi
le cime tondeggianti delle colline
come seni di acerba fanciulla addormentata.

Non parlo, non canto, perché la gioia è spesso
senza canto. Mi lascio andare nel lago
meraviglioso dei tuoi occhi che lo rispecchiano
Il mio volto è irradiato dalla gioia incontenibile
che avvolge l’anima e le colline che baciano il sole.

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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