4 gennaio 1809
Nascita di Louis Braille

Sellaio a Coupvray, nella Seine-et-Marne, il padre di Louis Braille aveva proibito al figlio di toccare i suoi arnesi. Ma, a dispetto di queste raccomandazioni, un giorno, all'età di tre anni, Louis volle tagliare un pezzo di cuoio.Louis Braille

Maneggiando goffamente il trincetto, si colpi l'occhio. Nonostante le cure che gli furono prodigate, il ragazzo perse quest'occhio, e presto anche l'altro fu colpito: divenne cieco.

"Mamma"! gridava "sento gli uccelli ma non li vedo più. Perché mi lasci al buio?... Non ho fatto nulla di male".

Il piccolo Louis, nato il 4 gennaio 1809, era ormai infermo. Nella notte senza fine i suoi sensi e la sua intelligenza si risvegliarono. Ospite a dieci anni dell'Istituto dei giovani ciechi, si appassionò allo studio. I piccoli infermi erano istruiti mediante un sistema di scrittura inventato da Valentin Haùy.

Le lettere e i numeri erano impressi in rilievo su dei cartoni che gli allievi "leggevano" con la punta delle dita. Louis Braille lavorò per anni a perfezionare e a semplificare questo metodo, e creò un alfabeto di più facile lettura, fatto di punti in rilievo.

Grazie a lui i ciechi possono finalmente comunicare fra loro, trascrivere i libri e la musica di coloro che sono dotati della vista. Questo ha radicalmente cambiato la loro vita. A causa del suo lavoro febbrile Louis Braille si rovinò la salute e mori nel 1852, lasciando un metodo perfettamente congegnato, oggi conosciuto e utilizzato in tutto il mondo.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1785:Nascita di lacob Grimm, autore, con il fratello, delle famose Novelle.
1964:Per la prima volta un papa si reca al sepolcro di Cristo: Paolo VI arriva a Gerusalemme.

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RICORDIAMOLI

PAOLO VI

Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini nato a Concesio, Brescia, nel 1897 si spense a Castelgandolfo, Roma, nel 1978. Figlio di Giorgio, deputato del Partito Popolare, fu ordinato sacerdote nel 1920. Avviato agli studi giuridici e alla carriera diplomatica pontificia, dal 1925 al 1934 fu assistente centrale della FUCI, assicurandone l'autonomia rispetto all'imperante clima fascista e avviando una riflessione sui rapporti tra cattolicesimo e cultura moderna che doveva segnare profondamente la formazione di una generazione d’intellettuali cattolici. Cresceva intanto il suo impegno nella Segreteria di Stato, di cui divenne sostituto agli affari ordinari nel 1937. Fu con Don Tardini il massimo collaboratore di Pio XII nella delicatissima fase della guerra e del dopoguerra e in particolare si occupò della vita della Chiesa in Italia. Nominato nel 1954 arcivescovo di Milano, ebbe la porpora cardinalizia solo nel 1958, quando fu eletto papa Giovanni XXIII, con il quale stabilì una forte collaborazione, soprattutto in vista della preparazione del concilio Vaticano II convocato da Giovanni XXIII, nel 1959. Louis Braille

In concilio assunse un ruolo di gran rilievo e, dopo la morte di Giovanni XXIII, fu eletto papa proprio da quella maggioranza riformatrice che si era costruita nei primi dibattiti conciliari. Portò quindi a compimento il Concilio Vaticano II con fermezza, intervenendo anche in qualche occasione a proporre punti dottrinali, per esempio, sul primato del Papa nella collegialità.

Nell'applicazione del concilio guidò la Chiesa con forte senso dell'autorità del Papa, cercando un equilibrio tra le impazienti sollecitazioni degli innovatori e gli opposti tentativi di revisione conservatrice. Nel 1967 riformò la Curia Romana, aprendola a prelati di tutto il mondo; appoggiò in modo convinto la riforma liturgica; istituì il Sinodo dei vescovi per esercitare la collegialità episcopale; espresse la sua apertura universalistica ed ecumenica negli incontri con il patriarca ortodosso Atenagora, che sancì la ripresa ufficiale dei rapporti tra la Chiesa latina e quella orientale, con l'arcivescovo di Canterbury Ramsey e con i membri del Consiglio Ecumenico delle Chiese; intraprese, rompendo una lunga tradizione, alcuni viaggi fortemente simbolici, in Israele, all'ONU, in Africa, in India, in Australia; trasformò il Sant'Uffizio, abolendo nel 1967 anche la commissione dell'Indice dei libri proibiti; con l'enciclica Populorum progressio aggiornò il metodo della dottrina sociale della Chiesa; ribadì il celibato ecclesiastico; sulla regolamentazione delle nascite, la sua scelta di riaffermare il rifiuto di qualsiasi mezzo contraccettivo fu accolta con un teso dibattito.

Dovette far fronte, con amarezza, alla ventata antistituzionale e contestativa che attraversò anche la Chiesa negli anni Sessanta, Settanta, ma non rinunciò a sollecitare la ricerca di nuovi metodi pastorali che non si contrapponessero alla modernità. In Italia rinnovò l'apostolato dei laici e diede alla Chiesa un maggior respiro pastorale, pur seguendo con preoccupazione le vicende politiche del paese, fino al dramma dell'assassinio del suo amico Aldo Moro. La sua fine sensibilità diplomatica lo condusse a seguire tutte le crisi mondiali, ma si esercitò in particolare nel cercare nuovi rapporti della Chiesa cattolica con i paesi comunisti.

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IL FATTO

GERUSALEMME LIBERATA

Con la Gerusalemme liberata, di Torquato Tasso continuiamo il riassunto delle grandi opere del Sedicesimo secolo.

La Gerusalemme liberata è un poema epico in ottave, suddiviso in 20 canti, fu ultimata dal Poeta nel 1575 e pubblicata cinque anni più tardi, quando il Tasso era rinchiuso come pazzo nell'ospedale di Sant'Anna a Ferrara, quindi senza il suo consenso. L’opera era frutto di una lunga e travagliata elaborazione; iniziata nel 1559, all’epoca del soggiorno a Venezia, fu più volte interrotta per motivi di salute, sottoposta a giudizi deludenti della critica, che alimentarono lo spirito ipercritico e intransigente dell’autore, e infine pubblicata in successive edizioni tra il 1580 e il 1584.Torquato Tasso

Il tema è quello epico-eroico della prima Crociata, il cui esito vittorioso si deve all'ardore guerriero dell'esercito cristiano capeggiato dal valoroso Goffredo di Buglione. Nel poema l'autore alterna magistralmente momenti d’acuta e squillante battaglia, propri del registro epico, ad altri di intima riflessione e struggente raccoglimento. In un gioco di rimandi, le note ora eroiche e guerresche ora malinconiche e tormentate di animi turbati dall'amore si rincorrono all'interno del grande scenario della guerra santa.

Il racconto inizia con l'ambasceria dell'arcangelo Gabriele a Goffredo di Buglione perché porti trionfalmente a termine la guerra santa, le cui sorti sono compromesse dalle discordie di ambiziosi condottieri. Grazie all'aiuto di Pietro l'Eremita, Goffredo riesce a farsi eleggere capo e infiammare di nuovo ardore l'esercito crociato; lo affiancano nell'impresa il giovane e inquieto Rinaldo e Tancredi, innamorato della bella Clorinda, guerriera saracena.

Forze demoniache vengono in aiuto dei pagani inviando al campo crociato la bella e astuta Armida, che si presenta sotto le vesti di una povera fanciulla minacciata di morte dallo zio Idraote, re di Damasco. L'arrivo di Armida e la sfida tra Rinaldo e il commilitone Gernando, che si conclude con la morte di quest'ultimo e la fuga di Rinaldo, porta sbando e confusione all'interno del campo; l'esito negativo del duello tra Argante, il più forte dei guerrieri arabi, e Tancredi, sconvolto dall'improvviso apparire di Clorinda, tinge di fallimento le sorti della guerra. Inoltre la furia Aletto prosegue la sua opera malvagia spargendo la falsa notizia della morte di Rinaldo e invitando Solimano a un attacco notturno del campo cristiano.

Goffredo e il suo esercito resistono e si apprestano a cingere d'assedio Gerusalemme con una grande torre da guerra che è posta contro le mura della città. Argante e Clorinda, usciti allo scoperto per incendiarla, si scontrano con Tancredi, che nel tumulto della battaglia uccide, senza averla riconosciuta, la sua amata. Soltanto il ritorno di Rinaldo può portare l'esercito cristiano alla vittoria conclusiva, questo è svelato in sogno a Goffredo, che invia due soldati alle Isole Fortunate dove Armida tiene prigioniero il giovane eroe. Rinaldo, che riesce a sfuggire alle inebrianti malie della sua bella carceriera grazie all'aiuto del mago di Ascalona, dissolve il malvagio incantesimo della selva di Saron, il cui prezioso legname viene usato per costruire le armi d'assedio necessarie a far capitolare l'esercito saraceno. Il poema entra così nelle sue battute finali e a vincitori e vinti il Vate dà momenti di epica gloria corollati da intenso lirismo.

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LA POESIA DEL GIORNO

PERCHE' NON VIENI?

D'estate frescura spumosa,
d'inverno più freddo, calore;
di primavera tepore,
perché amore non vieni?
Passi e non odi il mio pianto!
Labbra bruciate rinfresca
cuore gelato riscalda.
Perché questa sera non vieni?
Mi guardi, vai oltre,
ma senza voltarti sorridi,
poi dici: "Ma guarda, davvero?"
E passi nel tempo, col tempo.

Reno Bromuro (da «Il vaso di cristallo»).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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