3 settembre 1838
Una donna sul monte Bianco

Agli inizi del XIX secolo, il monte Bianco, la più alta montagna del sistema alpino, era guardato con vero terrore dagli abitanti delle valli, nonostante fosse già stato scalato da Saussure, Paccard e Balmat.

Nel 1838, una donna di quarantaquattro anni, M.lle d'Angeville, decise di raggiungere la cima della montagna che incuteva timore ai migliori scalatori e rocciatori del tempo.

I parenti e gli amici tentarono di dissuaderla, ma senza risultati. Arrivata a Chamonix, incaricò la guida Couttet, che conosceva molto bene le asperità della montagna, di ingaggiare le guide e i portatori necessari. M.lle d'Angeville aveva previsto tutto, anche consistenti provviste — due cosciotti di montone, ventiquattro polli, diciotto bottiglie di vino, pane, zucchero, cioccolata — per far fronte a tutte le incognite dell'ascensione. Aveva indossato per l'occasione pantaloni maschili e abiti foderati di pelliccia.

Il 3 settembre 1838, la coraggiosa donna attaccò la montagna con insolita energia e decisione. Arrivò in cima mezza morta di fatica, ma lo spettacolo che si offrì ai suoi occhi la ricompensò a sufficienza delle fatiche.

Al ritorno, M.lle d'Angeville fu festeggiata dai montanari: fu il più bello omaggio alla prima alpinista.

***

è successo quel giorno:

1919: L'Inghilterra e la Francia dichiarano guerra alla Germania e accorrono in soccorso della Polonia invasa dalle truppe tedesche.

RICORDIAMOLI
SAN GIOVANNI ROTONDO

Su di un piccolo monte, a circa 40 Km da Foggia, sorge San Giovanni Rotondo piccolo centro agricolo probabilmente abitato sin dall'età preistorica. San Giovanni Rotondo

L'attuale paese di San Giovanni Rotondo fu fondato nel secolo Undicesimo dagli abitanti di Castel Pirgiano in un luogo ricco di acque sorgive e sulla strada battuta dai pellegrini diretti alla grotta dell'Arcangelo, (di cui vi ho parlato) San Giovanni Rotondo casale di proprietà dei benedettini, fu ceduto nel 1220 a Federico II che lo cinse di mura. Da oltre 50 anni San Giovanni Rotondo è meta di pellegrini da tutto il mondo per la presenza del Convento in cui padre Pio da Pietralcina visse. Il frate cappuccino Francesco Forgione salì per la prima volta al convento di San Giovanni Rotondo nel Luglio del 1916. Il paesino era isolato dal resto del mondo, il luogo giusto per la meditazione e la preghiera. Due anni dopo, il 20 Settembre del 1918, davanti a un grande crocifisso, nel coro della piccola Chiesa del convento di San Giovanni Rotondo, padre Pio ricevette le stimmate: mani, piedi e costato. Per più di cinquant'anni portò sul suo corpo quei segni che qualcuno riteneva mistificazione, molti altri hanno visto come specialissimo segno della presenza di Dio in quel frate.

Nel 1940 espresse il desiderio di costruire un grande ospedale vicino al convento e qualche anno più tardi dette inizio al movimento dei gruppi di preghiera: le due iniziative nacquero, crebbero e prosperano con la sua benedizione. La Casa sollievo della Sofferenza fu inaugurata il 5 Maggio 1956, i gruppi di preghiera ricevettero una indiretta approvazione da parte delle autorità ecclesiastiche il 31 Luglio 1968.

Padre PioIl suo nome è conosciuto in tutto il mondo. Di lui si raccontano innumerevoli fatti straordinari.

Padre Pio è ormai salito agli onori degli altari, santificato da Papa Woityla nel mese di giugno 2002. Fra le molte testimonianze che le commissioni ecclesiastiche hanno esaminato c'è stata una di rilievo, quella dell'allora Vescovo di Cracovia, Karol Wojtyla: in una prima lettera raccomandava a padre Pio una donna gravemente ammalata; qualche mese dopo, gli scriveva per comunicargli l'avvenuta, incredibile guarigione ottenuta grazie all'intercessione del cappuccino di San Giovanni Rotondo. Nel corso di una sua visita in Puglia, Papa Giovanni Paolo II si è recato in preghiera sulla tomba di padre Pio, sostandovi a lungo, in profonda meditazione. Una voce insistente aggiunge che, quando era seminarista, il giovane Karol incontrò padre Pio che gli predisse due eventi: la sua ascesa al pontificato e l'attentato che ne avrebbe insanguinato il bianco abito. Centinaia di volumi pubblicati in tutte le lingue del mondo ricordano i passati dell'umile frate di Pietralcina:i suoi motti, le sue lettere ai figli spirituali, le meditazioni, il ricordo dei suoi miracoli.

Persino durante la seconda guerra mondiale, piloti inglesi, americani e polacchi (fra i quali anche protestanti o ebrei), hanno dichiarato che, mentre sorvolavano il Gargano in diverse missioni, avevano visto un frate con le mani insanguinate che li invitava a non bombardare la montagna sacra. Qualcuno, a guerra finita, andò a San Giovanni Rotondo e riconobbe in padre Pio quel misterioso frate. Si ricorda che, per la costruzione dell'ospedale, padre Pio raccomandava severo: «Niente debiti, nemmeno una lira. Se non ci sono i soldi, i lavori si fermano» E fu così che i lavori non si sono mai fermati, grazie alle tantissime offerte arrivate da ogni parte del mondo. Oggi questo grande ospedale, fra i più attrezzati d'Europa, si sono affiancate opere per anziani, handicappati e bambini bisognosi: un fiorire di iniziative che trova alimento nel sempre rinnovato fascino di questo frate semplice, umile e grande al tempo stesso.

Dopo ventiquattro chilometri giungemmo a San Giovanni Rotondo, in tempo per la messa di mezzogiorno. Devo confessare che fare la coda per me è una fobia terribile, fino al punto da farmi sentire soffocato; eppure domenica quel lunghissimo serpente umano in fila ordinata, per giungere alla tomba del Santo e sostare in preghiera, non mi fece nessuna impressione, avvertivo come se qualcuno mi tenesse in braccio, e sentivo l’anima e il corpo avvolti in un alone di «Beatitudine»; avevo dinanzi agli occhi l’immagine di Carlo Campanini che rideva insieme a Padre Pio.Scultura in marmo Alle 13,15 eravamo davanti alla tomba del Santo. Quando siamo andati verso l’uscita, sono rimasto intronato davanti ad un gruppo marmoreo che rappresenta l’albero dove il Santo ricevette le stimmate con il corpo di Cristo che si stacca dall’albero per abbracciare il monaco che sarebbe stato santificato, il volto di Padre Pio sebbene di marmo irradia una luce di beatitudine che (come dice il Poeta) «lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno». Se non mi avessero tirato di forza non mi sarei mosso davanti a quel gruppo marmoreo, che, strano! Non si curano di farlo conoscere. Dio, quanto mi sentii sollevato! Rifeci il giro e mi fermai ancora a lungo questa volta perché trovai un posticino non davo fastidio al passaggio. La prossima volta mi porterò la macchina fotografica e ve lo farò vedere, adesso vi posso dire il nome dello scultore, che deve avere avuto la guida celeste per imprimere sul marmo la gioia interiore che traspare sul viso del Santo Angelo Bernini di Viterbo.

Copia di questo giornalino lo invierò anche ai Frati Cappuccini del Convento, nella speranza di vedere inserito nel loro sito Internet questo gruppo marmoreo che deve essere visto tanto mette in rilievo la potenza Divina che guida l’artista nel comporre la sua opera.

***

LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

5
Mi hanno cambiato classe
e faccio la seconda elementare.
Siamo due uomini
e ventiquattro donne.
Ci sono due gemelle assai carine
Angelina, la più bella e Vincenzina.
Io piango, voglio la Signora Ricci.
E' entrata la maestra, quella nuova;
è giovane, bella e bionda come il grano.
«Mi chiamo Mafalda», ci dice!
Quanto e bella. Dio, quanto è bella!
Ha gli occhi azzurri, puliti,
di cristallo marino e sulla bocca
la bella primavera di Paduli.

Non piango più, non voglio
ritornare dalla Ricci.

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE