3 giugno 2000
Antonio Di Pietro annuncia una sua lista

Dopo l’espulsione dal partito dei Democratici, Antonio Di Pietro ha annunciato che presenterà una sua lista alle prossime elezioni del 2001. Intanto accetta di candidarsi alle elezioni per la Regione Toscana al Collegio n° 3, il Mugello.

Antonio Di Pietro è nato il 2 ottobre 1950 a Montenero di Bisaccia (Campobasso) e risiede in CURNO (Bergamo). Antonio Di PietroAvvocato, libero docente universitario. Subentra, a seguito d’elezione suppletiva,in sostituzione di Giuseppe Arlacchi il cui mandato termina per Dimissioni

Divenuto funzionario di polizia nel 1980, l'anno seguente entra in magistratura. Giunto nel 1985 alla procura della Repubblica di Milano come sostituto procuratore, si specializza nei reati contro la pubblica amministrazione. Da una sua indagine, nel 1992, prende il via la famosa inchiesta "Mani pulite" che avrebbe finito per coinvolgere quasi tutti i vertici dei partiti di governo accusati da Di Pietro di finanziamenti illeciti quando non di vera e propria corruzione. Lasciata la magistratura nel 1994, a seguito delle accese polemiche sul suo operato, continuate, peraltro, anche dopo le sue dimissioni.

Nel 1996, con il governo Prodi, diventa ministro dei Lavori Pubblici, carica che tuttavia abbandona dopo pochi mesi. Eletto senatore nel 1997, l'anno successivo crea "L'Italia dei valori", un movimento trasversale interno all'Ulivo che si prefigge come primo obiettivo la raccolta autonoma delle firme in favore del Referendum contro la quota proporzionale. Nel 1999 confluisce nei Democratici di Prodi, da cui era espulso nel 2000 per aver rifiutato di sostenere il governo Amato.

E' stato l'uomo-simbolo di mani pulite, il pool di giudici milanesi che con le inchieste sulla cosiddetta Tangentopoli ha provocato il crollo della Prima Repubblica.

E' poi diventato un politico conteso, che tutti tirano per la giacchetta, cercando di portarlo dalla propria parte o, almeno, di non averlo come avversario. Adesso sembra essere diventato un isolato, uno che non ci azzecca con il mondo politico e istituzionale. Ma la vita politica di Antonio Di Pietro potrebbe ancora avere in serbo qualche sorpresa.

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RICORDIAMOLI

ROBERTO BENIGNI

Il 3 giugno 1998 è assegnato a Roberto Benigni il premio "Globo d’oro" per il film La vita è bella, dopo il premio speciale della giuria del Festival del cinema di Cannes.Roberto Benigni

Roberto Benigni nasce a Misericordia, un paesino della provincia di Arezzo, il 27 Ottobre del 1952, si trasferisce ancora giovane a Vergaio un paese non lontano da quello natale ma nel Pratese. A vent'anni con solo la chitarra si trasferisce a Roma insieme a tre amici: Silvano Ambrogi, Carlo Monni e Aldo Buti, con i quali debuttò al teatro dei Satiri con la commedia "I Burosauri" di Silvano Ambrogie diventa una presenza fissa del Beat 72.

Con Giuseppe Bertolucci inventa il personaggio di Mario Cioni che si anima nel monologo Cioni Mario di Gaspare fu Giulia, che poi da vita anche alla serie televisiva Onda Libera e al film, molto criticato e boicottato fino alla sua censura dalle sale Berlinguer ti voglio bene.

L'anno successivo, nel 1978, partecipa al programma di R

nzo Arbore L'altra domenica nelle vesti di un bizzarro e particolare critico cinematografico; segue poi, nel 1979, la partecipazione come protagonista nel film di Marco Ferreri Chiedo Asilo.

Presenta poi, nel 1980, il Festival di San Remo e nello stesso anno recita nel film di Arbore il Pap'occhio; seguito l'anno dopo da Il Minestrone di Sergio Citti.

Fino ad allora non aveva mai diretto films; però molti spettacoli teatrali spesso svolti nelle piazze o ai festival dell' Unità.

Bisogna aspettare il 1983 per vederlo finalmente anche dietro una telecamera; infatti interpreta e dirige il film Tu mi turbi che apre le porte al successo di: Non ci resta che piangere, in coppia con Massimo Troisi; iniziano da qui i suoi grandi successi cinematografici come attore-regista.

Roberto Benigni in una scena tratta dal film "Pinocchio"Nel 1985 un buon successo lo ha TuttoBenigni, un lungometraggio girato dal vivo durante la sua fortunata tournee teatrale.

Nel 1986 affronta una nuova esperienza andando negli Stati Uniti per essere diretto da Jim Jarmusch nel crepuscolare Daunbailò al fianco di Toni Walts e Jhon Lurie e poi in un episodio di Taxisti di notte insieme ad attori di fama internazionale.

Nel 1988 dopo numerose incursioni televisive manda in tilt i botteghini dei cinema italiani con il film Il piccolo Diavolo interpretato al fianco di Walter Mattau e che da inizio ad una fruttuosa collaborazione con Vincenzo Cerami.

Nel 1989 recita da protagonista nell'ultimo film di Federico Fellini La voce della Luna al fianco di Paolo Villaggio e degli attuali Turisti per caso.

E' il 1990 quando accetta volentieri lo strano compito di voce recitante nella fiaba musicale di Sergey Prokofiev Pierino e il lupo accompagnato dalla European Chamber Orchestra diretta da Claudio Abbado nell'ultimo spettacolo della rassegna Ferrara Musica 1990.

Nel 1991 esce Jhonny stecchino, che batte i record di incassi del cinema italiano di tutti i tempi realizzando oltre 40 miliardi di lire aiutato anche dalle vendite delle video cassette.

Nel 1993 si riposa interpretando il figlio segreto dell'ispettore Clouseau ne Il figlio della Pantera Rosa di Blake Edwards.

Arriva poi Il Mostro diretto, interpretato e prodotto dallo stesso Benigni che interpreta il ruolo di Loris: un mite e inconsueto personaggio sul quale si indirizzano i sospetti della polizia che danno la caccia ad un efferato maniaco sessuale che viene poi identificato nel suo professore di Giapponese.Roberto Benigni in una scena tratta dal film "Jonni Stecchino"

Come Jhonny Stecchino aveva superato il già campione di incassi Il piccolo diavolo, così Il Mostro ha superato Jhonny Stecchino.

10 anni dopo l'ultimo tour teatrale, Benigni ha dato via, il 2 Agosto 1995, ad una nuova tournee teatrale che ha realizzato un grande successo e che è stata filmata e trasformata in una home-video da Giuseppe Bertolucci.

Il 1997 è la volta del comicotragico, un film diverso da tutti gli altri di Benigni, un film favoloso e toccante sulla seconda guerra mondiale vissuta da un ebreo che non sapeva di essere tale e che deportato ad Auswitz cerca in tutti i modi di salvare il piccolo figlio anche al costo della vita..... Questo film capolavoro è stato premiato con il Gran Premio della Giuria al 51° Festival di Cannes nel 1998. E’ l’idea che prepara la strada a "La vita è bella", che poi vincerà 5 Oscar.

L'ultimo film uscito nelle sale è Asterix e Obelix contro Cesare, con Depardieu, Gasman e Casta; ora si aspetta il risultato di Pinocchio.

La vita è bella è una storia che si svolge verso la fine degli anni Trenta:

"Due simpatici giovanottelli lasciano la campagna per approdare, pieni di speranze e d'allegria, in una bella e grande città. Guido è il più vivace dei due. Vuole aprire una libreria nel centro storico. L'altro, Ferruccio, smarrito e poetico, fa il tappezziere, ma si diletta a scrivere versi comici e irriverenti. Roberto Benigni in una scena  tratta dal film "La vita è bella"In attesa che le loro speranze si realizzino, il primo trova un lavoro come cameriere a Le Grand Hotel e il secondo s'arrangia facendo il commesso in un piccolo negozio di stoffe. La città offre al due giocosi amici mille occasioni di entusiasmo e di avventure. In un'Italia paludata, elegante, marmorea, goffamente militaresca, Guido e Ferruccio rincorrono la felicità. Con brio, con incoscienza.

Guido s'innamora di una maestrina repressa da un ambiente che vive di buone maniere e di conformismo, Dora, che però ha dentro di sé tanta voglia di lasciarsi andare, di vivere pienamente la sua età. Conquistare la giovane maestra è come scalare una montagna e Guido ci prova escogitando l'impossibile. Le appare continuamente davanti, all'improvviso, si traveste da ispettore di scuola, la rapisce con la Balilla, la incanta con i suoi trucchi furbissimi. Ma Dora non prende sul seno la passione di Guido, anche perché ha il cuore occupato da un segreto: è promessa sposa di un vecchio compagno di scuola. I due sono i classici eterni fidanzati, ma ormai lei non può più trovare scuse, deve sposarsi.

Guido non sa dell'imminente matrimonio di Dora e continua testardamente, impazzito d'amore, a nutrire le sue speranze. Finché una notte il matrimonio viene annunciato con un ricevimento proprio al Grand Hotel, dove Guido fa il cameriere. La festa è sontuosa, elegantissima, con centinaia di invitati, l'orchestra e un'immensa torta etiope. Mentre tutti mangiano, ballano e ridono, Guido si dispera. Ne combina di tutti i colori, inciampa dappertutto... Ma anche Dora non è a suo agio. Sente affezione per il suo fidanzato ma niente di più. Il destino è stato più forte di lei, e lei non gli si è mai ribellata, stancamente ha lasciato che le cose andassero per loro conto. Sta per sposarsi con un uomo che non ama ed è circondata da persone piuttosto opache, con la testa Roberto Benigni in una scena  tratta dal film "La vita è bella"piena di vuote quanto brutali mitologie imperialistiche.

Per fortuna tra tutti quei fantasmi c'è qualcuno che palpita realmente per lei: è quel cameriere che sta per aprire una libreria al centro storico della città. Un uomo con tanta fantasia, mentalmente libero, e che la fa ridere. Così, mentre gli invitati festeggiano il più grande errore della vita di Dora, Guido riesce a tirare fuori dalla prigione la sua innamorata. Irrompe nella festa in groppa a un puledro e, come nelle antiche fiabe, se la porta via.

E' così che si sono incontrati Dora e Guido. E' così che è nato il loro amore. Una storia che somiglia a una favola, piena di passione, di felicità e di piccoli dolori. una storia che somiglia al passato di tante persone semplici, che la felicità se la sono conquistata pagando magari qualcosa. Dall'amore di Dora e Guido viene alla luce un bambino, Giosuè, mentre l'amico del cuore Ferruccio insegue il suo destino, portato lontano dalla guerra. Giosuè ha cinque anni. Nella libreria che finalmente Guido ha aperto al centro della città non va quasi nessuno: l'Italia è in guerra, i monumenti sono impacchettati e protetti dal sacchi di sabbia. Ma Dora e Guido non vogliono rinunciare a tenere allegro il ragazzino. Malgrado gli stenti e l'atmosfera minacciosa che la circonda, la famigliola di Guido sembra godersi fino in fondo il poco che c'è da godere. I tre stanno bene insieme, ridono, giocano, anche nell'ostilità che quel tempo riserva a chi, come Guido, è di lontane origini ebraiche.

Ecco che un brutto giorno, inaspettatamente, la vita dell'amorosa famigliola di Guido viene sconvolta. La guerra li strappa da casa e li trascina nel cuore della più grande tragedia che l'Europa abbia mai conosciuto. Roberto Benigni in una scena  tratta dal film "La vita è bella"Guido e il bambino vanno da una parte, Dora dall'altra. Il padre del piccolo Giosuè ha un solo compito: salvare il ragazzino dalla bufera della guerra.

Lo protegge, lo nasconde, gli nasconde gli orrori. E per far questo è costretto a essere sempre di buon umore, a trasmettere fiducia e gioia. Intorno ai due si consumano i misfatti più inauditi, quasi paradossali per la loro assurdità, e Guido dice al figlio che è tutta una finzione, una specie di grande gioco collettivo. Le brutte avventure nelle quali padre e figlio si imbattono Guido le trasforma in occasioni di comicità, per tenere allegro Giosuè.

Cerca di allontanarlo dalla paura distraendolo continuamente con i suoi modi buffi. Giosuè attraversa così le tenebre della nostra Storia ridendo, senza rendersi conto delle cose brutte che gli succedono intorno. Quando finalmente tornerà a regnare la pace, il piccolo Giosuè potrà continuare a pensare che la vita è bella, degna di essere vissuta. Guido restituirà alla madre un bambino integro, incontaminato dalla guerra. Dora lo stringerà di nuovo tra le braccia e ritroverà il suo bambino così come l'aveva lasciato: allegro e, appunto, pieno di voglia di vivere.

Il film è una favola storica che riesce a mescolare commedia e tragedia, la commedia più banale, quella degli equivoci, e la tragedia più cupa, quella dell'olocausto. Guido (cosi come lo zio prima di lui) è il vero essere superiore, superiore alla stupidità della sua era e interessato soltanto alla felicità dei suoi cari.

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO

"LL’Urdemo mumento di Vincenzo Giandomenico"

Vincenzo Giandomenico (Napoli, 16 maggio 1922 - 5 maggio 1993), era nato nel popoloso quartiere delle Pignasecca, ancora ragazzino frequentava la famosa "Galleria" fulcro dell'arte partenopea, dove conobbe tantissimi poeti napoletani che gli iniettarono nelle vene quell'amore per la poesia e la canzone che già, naturalmente egli possedeva fu allievo di "Galleria" del poeta Raffaele Viviani suo riferimento artistico.

Il giornalista Carlo Nazzaro, in un suo scritto dì molti anni fa, definendo la poesia napoletana "esuberante di contrasti, di penombre, di incongruenze e di chiaroscuri", aggiunse anche che "la vera poesia è quella che nasce dalle passioni, dalla tristezza, dagli slanci verso la gioia di quest'anima misteriosa. Sbagliano, quindi, coloro che a darle un carattere di autenticità ritengono sia sufficiente far rimare Mergellina con Carolina, rimpinzando i loro componimenti poetici di mare blu, di sole lucente e di te voglio bene assai".

Il napoletano "sente" la poesia come una necessità del suo vivere quotidiano, come un richiamo naturale al quale non ci si può sottrarre. Perciò canta qualsiasi moto dell’animo.

Oggi è l'altro verso della medaglia che voglio proporvi, non certo quello commercializzato dai discografici e dall’indifferenza verso la vera poesia, ma quello che riflette gli umori e i sentimenti. Vale a dire ancora una poesia di Vincenzo Giandomenico, frizzante di spirito e di brio: "Ll' urdimo mumento".

Sono questi, versi che racchiudono ed espongono tutta la filosofia napoletana: che fai sotto la porta, in piedi guardandomi senza profferir parola? Vieni qui, vicino a me; vedi non ho paura, dimmi quello che pensi, ciò che vorresti e non essere triste perché per me vivere morire è la medesima cosa, per questo motivo mi sento allegro e lo devi essere anche tu.

Le nostre donne, parlo delle compagne dei Poeti, che sanno benissimo quanto sia vera l’affermazione di Cicerone "La poesia non dà da mangiare", si preoccupano e il Poeta Giandomenico, vedendola sotto la porta, appoggiata con una spalla all’infisso, la incoraggia: non pensare al tempo che ho perduto, e solo adesso, in quest’ultimo momento riesco a fare un bilancio della mia esistenza, ma era necessario, l’anima vuole l’appagamento, questo verso lo dovevo scrivere, anzi lo voglio scrivere, per lasciarlo come testamento.

Non vi preoccupate, io vi aspetto con pazienza e mi faccio amico San Gennaro, e per farmelo amico gli scriverò dei versi ed anche un sonetto se sarà necessario, perché si deve convincere di assegnarmi una casa in riva al mare.

L’ultimo saluto è riservato ai guai, ai debiti, lui se ne va e non per sua volontà. Ed ecco che l’arcano è svelato, ironicamente fino a questi due ultimi versi ci ha fatto credere, immaginare di parlare con una persona cara e… poi la scena finale, come un giallo d’autore, non è alla sua donna, non è alla sua coscienza che si è rivolto, la persona che sta in piedi appoggiata alla stipite non è la sua donna, ne altra persona di famiglia, ma la morte, rimasta incantata di fronte alla velleità gioiosa del morente,al punto che dev’essere lui,il morente, ad incoraggiarla:

"e ghiammuncenne alleramente, morte!" Andiamocene allegramente, morte.

Il soggetto non è originale, anche Petronio immaginò un dialogo con la morte ed anche i suoi funerali, idea e soggetto ripreso più tardi anche da Eduardo De Filippo, in "Gli esami non finiscono mai", questa lirica ha la capacità di permettere al Poeta Giandomenco di giocare, ironizzare, sorridere e far sorridere il lettore, commovendolo anche, qualche volta.

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LA POESIA DEL GIORNO

CALA LA TELA

Cala la tela, maschere impolverate
deambulano davanti ad una platea vuota
sopra un palcoscenico con riflettori spenti.
La tua maschera nell'ombra
sembra una fauce spalancata e inesorabile
ed io? Ritto con la smorfia di sempre
rimango a guardare una scipita danza.
Un'amazzone che vuole montare
un cavallo di pietra ha la tua maschera
e deambula ubriaca affermando insulsi
concetti incostruttivi, avvilenti come
la tua esistenza.
Come il gabbiano Jhonathan
ti vedevo al mio fianco
ma non hai voluto volare.
Preferisci cavalcare, con due piedi
in una staffa, un cavallo di pietra.

Reno Bromuro ( da Musica Bruciata).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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