3 Febbraio 1969
Decolonizzazione del Corno d'Africa

Oggi è il 34° giorno dell’anno e i seguaci del TAO lo distinguono sotto il segno dell’Impegno, infatti il Tao recita:

IMPEGNO

La preda incrocia la tigre

che a volte osserva soltanto,

altre volte si avventa sicura,

ma sempre agisce.

Come si può notare da questi versi la vita e una serie incessante di opportunità. Se non allunghiamo la mano, se non approfittiamo di ciò che ci viene incontro, non possiamo essere in armonia con la natura essenziale della vita.

Così si comporta la tigre: adattandosi a ogni situazione. Se individua la preda ma non è pronta per la caccia, la lascia andare. Tuttavia, non ha mancato di agire. L'ha consapevolmente lasciata scappare, e questo e ben diverso dal lasciarsi sfuggire un'occasione per incapacità o lentezza di riflessi. Quando la tigre vuole la sua preda, le si avventa addosso senza esitazione alcuna. E nessuna morale, nessun senso di colpa, problema o ideologia interferisce con la purezza del suo operato.

(da "Il Tao per un anno" Guanda editore)     

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ACCADDE OGGI

Nel momento in cui la decolonizzazione poteva dirsi finalmente compiuta, infatti, il Corno d’Africa era già ripiombato nelle sue vecchie guerre medievali. Nel 1969 a Mogadiscio una conventicola di militari assassinò il presidente Shermarke e dette il potere al generale Siad Barre in nome del Partito socialista rivoluzionario. Il regime svoltò a sinistra e Barre strinse rapporti con i Paesi comunisti, accolse tecnici cinesi, affittò la base di Berbera, nel golfo di Aden, all’Unione Sovietica. Ma il comunismo, per Barre, era soltanto un biglietto da visita con cui presentarsi alla comunità internazionale per trarre vantaggio dalla guerra fredda, vale a dire un modo per vendersi al migliore offerente. Dopo avere incassato aiuti e armi, decise di rivendicare una provincia etiopica, l’Ogaden, in buona parte abitata da Somali.

Anche in Etiopia, nel frattempo, il regime aveva cambiato campo e padrone. Nel settembre 1974, dopo anni di carestie, turbolenze sociali e riforme abortite, i militari presero il potere e detronizzarono il negus, troppo vecchio ormai per accorgersi di ciò che stava accadendo intorno a lui. Gli succedette un lontano parente, educato a Oxford, che fu spodestato e ucciso a sua volta da una consorteria di ufficiali rivoluzionari. Il potere passò a un Consiglio militare amministrativo provvisorio, ma il suo presidente, il generale Teferi Benti, fu ucciso nel febbraio del 1977 da un colonnello, Menghistu Hailè Mariam, "uomo forte" di un regime che divenne da allora sempre più sovietico con qualche venatura maoista: lotta ai proprietari fondiari e ai vecchi ras, epurazione dei nemici di classe, collettivizzazione delle campagne, repressione dell’opposizione di sinistra.

Liberatosi dei suoi colonizzatori occidentali, il Corno d’Africa era in parte caduto nella sfera d’influenza del blocco comunista. Ma nel 1977, quando Menghistu prese il potere, i due Paesi affiliati all’URSS, Etiopia e Somalia, erano in guerra per il possesso dell’Ogaden. Non appena constatò che le truppe etiopiche potevano contare sull’assistenza di forze cubane e consiglieri sovietici, Barre lasciò il campo socialista, tolse la base di Berbera ai Sovietici e la dette agli Americani, ottenendo dagli Stati Uniti e dall’Occidente gli aiuti che aveva ricevuto fin ad allora dall’URSS e dalla Cina comunista. In Italia, dove fece da allora apparizioni ufficiali, fu accolto come un figliol prodigo, trattato con grande rispetto e incoraggiato a considerarsi un influente capo di Stato.

Ricordo una colazione in suo onore nel torrino del Quirinale durante una caldissima estate all’inizio degli anni Ottanta. Al brindisi del presidente italiano, Sandro Pertini, il generale Siad Barre rispose con un lungo discorso ampolloso e sconnesso che convenuti ascoltarono pazientemente asciugandosi la fronte imperlata di sudore.

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RICORDIAMOLI

FELIX JACOB LUDWIG MENDELSON

Mendelssohn-Bartholdy, Felix Jacob Ludwig, nacque ad Amburgo nel 1809 morì a Lipsia nel 1847; di famiglia israelita convertita al protestantesimo e nipote del filosofo Moses, ebbe modo di sviluppare la propria intelligenza, precocissima in campo musicale, con l'aiuto dei genitori, assai colti, che gli fecero impartire un'educazione completa. Trasferitosi a Berlino con i familiari nel 1819, studiò pianoforte con Berger e composizione con Carl Friedrich Zelter, consulente musicale di Johann Wolfgang von Goethe, che gli insegnò ad amare Johann Sebastian Bach e nel 1821 lo presentò al poeta.

Goethe si legò di grande amicizia col fanciullo prodigio, già autore di musica strumentale, di Lieder e perfino di opere teatrali. Nel 1825 si recò a Parigi, dove conobbe Giacomo Mayerbeer e ricevette i consigli dell'ammirato Luigi Cherubini. Nel 1829, a Berlino, diresse trionfalmente la Passione secondo San Matteo di Bach, da lui riscoperta: l'avvenimento segnò l'inizio della rivalutazione del compositore. Mendelssohn-Bartholdy compì numerosi viaggi, cogliendo quasi dappertutto successi significativi: con particolare entusiasmo fu accolto in Gran Bretagna, dove si recò una decina di volte. Dal 1829 al 1832 fu in Italia, a Parigi, in Svizzera, a Londra; svolse successivamente un'attività molto intensa, divisa tra la composizione, le tournées come direttore d'orchestra e gli incarichi stabili, che lo impegnarono a Düsseldorf per due anni dal 1833 al 1835, a Berlino e soprattutto a Lipsia, dove dal 1835 diresse i concerti del Gewandhaus e nel 1843 fondò il conservatorio.

La vasta produzione di Mendelssohn abbraccia numerosi generi e rivela un gusto eclettico e una straordinaria duttilità nell'assimilazione di stili disparati: dalla polifonia sacra rinascimentale alla scrittura corale di Johann Sebastian Bach e Gorge Friedrich Handel, dai rapporti con Wolfgang Amadeus Mozart e Ludwig van Beetoven agli influssi di Christoph Willibald Gluck, Carl Maria von Weber, o di alcuni fra i maggiori contemporanei romantici.

Dagli aspetti più tormentati e radicalmente innovatori del romanticismo la poetica di Mendelssohn rimase lontana:costante è nella sua opera l'attenzione all'eleganza formale. Nell'ampia produzione cameristica già l'Ottetto definisce bene certe dimensioni della poetica del compositore, che si realizzano compiutamente in alcuni dei quartetti e nel Trio op. 49, dove non mancano peraltro certe tensioni cupe e drammatiche del Sesto quartetto op. 80.

L'inclinazione a un'ispirazione fiabesca, di aerea levità fantastica, trova alcune delle sue più compiute espressioni nelle musiche di scena per il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, in certe ouvertures orchestrali o nelle evocazioni paesistiche della Terza sinfonia 'Scozzese'. Assai celebri in campo sinfonico sono la Quarta sinfonia 'Italiana' e la Quinta sinfonia 'Riforma' mentre sono poco note l'immatura Prima e Seconda sinfonia, con soli e coro nell'ultimo tempo cui si devono aggiungere 12 sinfonie giovanili per archi.

Da ricordare inoltre i due concerti per pianoforte e orchestra, che indulgono al virtuosismo, e soprattutto il celebre Concerto in mi minore per violino, capolavoro di serena eleganza e di bellezza melodica.

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IL FATTO

Cinquecento

Il Cinquecento fu un secolo denso di importanti avvenimenti politici e religiosi: su tutti la creazione dell'impero di Carlo V e la grande divisione religiosa della Riforma protestante promossa da Martin Lutero. Gli intellettuali del tempo si concentrarono su queste vicende, con importanti scritti di stampo civile e storico; ad esempio, Il Principe di Niccolò Machiavelli e i Ricordi politici e civili di Francesco Guicciardini, testimonianze dello spirito del tempo e della affermarsi di una nuova coscienza politica.

Il Sedicesimo secolo, in Italia, si caratterizzò anche per la prima vera codifica della lingua letteraria, assumendo come modello per la lirica Petrarca, Boccaccio per la prosa. Nacquero opere stilisticamente molto curate che abbracciavano diversi campi della letteratura: per la trattatistica è da ricordare Il libro del Cortegiano di Baldassar Castiglione, per l'epica il poema La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, per il genere cavalleresco l'Orlando furioso di Ludovico Ariosto. Anche il teatro ebbe, in questo secolo, una spinta innovativa dovuta soprattutto al contributo delle opere dialettali: Angelo Beolco scrisse le sue commedie in pavano, cioè il padovano parlato nel contado, come testimonia la Bilora.

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LA POESIA DEL GIORNO

ANDARE

Andare.
Andare dove c'è pace,
dove c'è silenzio,
dove c'è amore, tanto amore
che ti donano senza nulla chiedere.
Andare incontro a quest'amore
a quell'amore
che ho sempre donato e mai avuto.
Andare
dove la solitudine è chimera.
Andare, andare, andare!
Andare!
Dove? Come?
So
dove!
Ma come?
Recidermi la testa?
Tagliarmi la gola con un rasoio?
- Devo averne uno da qualche parte,
ricordo di quando facevo il barbiere - .
Ci sarà tanto sangue!
Il sangue mi fa paura.
Sono allergico al sangue.
Spararmi un colpo di rivoltella?
Al cuore? Alla tempia?
E con che l'acquisto la pistola
se non ho una lira neanche per una sigaretta?
Impiccarsi! Sì, impiccarsi!
Non spargo sangue, non spendo soldi
e l'anima s'invola portandomi a vivere l'amore.
Quell'amore che ho sempre sognato.
E l'anima rivive.
L'anima!?
???????
?????
Ho ancora un'anima mia?
Dov'è la mia anima?
L'ho data agli uomini attraverso la mia poesia
L'ho data agli uomini attraverso il mio teatro
L'ho data agli uomini attraverso il mio amore.
Ridatemi l'anima.
Ridatemi l'anima ho detto, voglio l'amore.
Sì, voglio l'amore!
Non sperate ch'io mi lasci crocefiggere.
Sì, ho salito il Golgota per voi,
per voi ho macinato la pietra con i denti
ho tolto alle rose le spine
per aprirvi il cammino incontro al sole
ma non mi lascio crocefiggere.
Ho voglia d'amore
e fino a quando non riavrà la mia anima
non mi ucciderò e voi vi pentirete
di avermela rubata
quando vi chiedevo solo amore.

Reno Bromuro (da Il canto dell'usignuolo)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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