3 dicembre 1894
L'opera di R. L. Stevenson Robert
Louis Stevenson nacque il 13 novembre 1850
a Edimburgo, in Scozia. Il nonno e il padre erano
ingegneri e costruttori di fari.
Secondo la
tradizione familiare il ragazzo avrebbe dovuto
seguire la stessa strada.
Ma Robert Louis, che era un bambino gracile, si sentiva più attirato dalle navi che dondolavano all'ancora nel porto, che dallo studio. A diciassette anni egli annunciò alla famiglia di non sentirsi per nulla portato per le scienze esatte e incominciò a scrivere. Il giovane lavorava con tale foga che si ammalò.
Per ristabilirsi fu mandato in Francia. Dopo aver percorso le Cévennes a dorso di mulo, lo scrittore ne raccontò le vicende in un libro di ricordi.
Nel 1883 Stevenson pubblicò un romanzo d'avventure, Lascia del tesoro, che riportò un immenso successo sia presso i ragazzi che presso i loro genitori. Lo stesso capo del governo inglese, una sera, rientrando a casa stanco dal Parlamento, si mise a leggere L'isola del tesoro, che il suo nipotino aveva dimenticato.
Arrivato all'ultima pagina si accorse che s'era fatto giorno... Stevenson scrisse numerose opere che sono state tradotte in tutte le lingue e che fanno di lui uno dei più grandi autori di lingua inglese.
Durante un lungo viaggio in Oceania, lo scrittore rimase affascinato dall'arcipelago delle Samoa dove si stabilì nel 1888, e dove mori improvvisamente il 3 dicembre 1894. A Edimburgo la sua casa natale è stata trasformata in museo.
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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:
1967: A Città del Capo, il dottor Barnard
effettua il primo trapianto cardiaco.
1971: La sonda sovietica Mars III, lanciata
in orbita il 28 maggio 1971, atterra dolcemente su
Marte.
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RICORDIAMOLIGIOVANNI FALCONE
Giovanni Falcone nacque a Palermo nel 1938
e ivi fu sacrificato nel 1992. Laureato in
giurisprudenza, iniziò la sua attività di
magistrato a Lentini (Catania).
Trascorsi dieci anni al tribunale di Trapani,
passò a quello di Palermo, dirigendovi la
sezione fallimentare.
Le lunghe indagini di
Falcone sulla mafia, che seguirono all'incontro
con il consigliere istruttore Rocco Chinnici,
sfociarono, con la collaborazione del collega
magistrato italiano. Magistrato del pool antimafia
di Palermo, Paolo Borsellino proseguiva la sua
carriera a Marsala per rientrare nel
capoluogo siciliano come procuratore aggiunto.
Profondamente colpito dall'attentato che aveva
stroncato la vita a Giovanni Falcone nel maggio
1992, cui lo legavano vincoli di amicizia,
Borsellino intensificava il suo impegno tanto da
assurgere a nuovo simbolo della lotta dello Stato
contro la criminalità mafiosa. Indicato come la
futura guida della neonata Direzione nazionale
antimafia, era ormai entrato, però, anche lui nel
mirino di Cosa nostra che ne ordinava
l'uccisione. Moriva, infatti, in un attentato
insieme a cinque agenti della sua scorta il 19
luglio 1992.
Il termine mafia, dall'etimologia molto incerta, per alcuni deriva dall'arabo mahias (millanteria), per altri dal toscano maffia (miseria); mentre lo studioso del folclore Pitré lo ricava dal vocabolo del gergo palermitano in uso nel rione di Borgo, che in origine significava bellezza, coraggio, superiorità. Dopo il 1863, sulla scia del dramma dialettale I mafiusi di la Vicaria di Giacomo Rizzotto, il termine mafia entrò nell'accezione di uso comune, mentre venne usato solo nel 1865 dal prefetto di Palermo, Gualterio, nel suo significato di indicare un'insolita forma di associazione a delinquere. Del tutto fantasiosa è invece l'interpretazione di mafia come acrostico di Mazzini Autorizza Furti Incendi Avvelenamenti.
Due sono così i contenuti diversi – ma fra loro
in stretta correlazione – definiti dal termine: lo
"spirito della mafia" e l'organizzazione
delittuosa. Lo "spirito della mafia" indica
una mentalità, un modo particolare di concepire i
rapporti sociali in base a uno stato d'animo di
eccessivo orgoglio, di prepotenza e superbia,
secondo cui per essere veri "uomini d'onore"
bisogna far valere le proprie ragioni contro i
torti subiti senza ricorrere alle autorità
costituite e alla giustizia ufficiale,
intervenendo direttamente e senza scrupoli morali
con ogni mezzo: dal duello rusticano all'agguato
con la lupara. Lo "spirito della mafia"
poggia su un codice d'onore, non scritto ma
egualmente rispettato, retto da due regole
inderogabili: l'omertà, che impone a tutti,
vittime comprese, il più assoluto silenzio con le
autorità di polizia, e l'avvertimento preliminare
dell'avversario nel "regolamento di conti".
L'organizzazione delittuosa non sarebbe che una
conseguenza pratica di tale mentalità.
Nel processo contro Cosa nostra, celebrato a Palermo nel 1986, venne condannata l'intera cupola mafiosa. Nel 1989, Giovanni Falcone, dopo essere sfuggito a un attentato dinamitardo, venne nominato procuratore aggiunto di Palermo. Portate avanti le sue indagini sui delitti politico-mafiosi, si imbatté, tuttavia, nell'ostilità di molti suoi colleghi, che gli impedirono di essere eletto al Consiglio Superiore della Magistratura. Nel 1991 venne chiamato alla guida della Direzione generale degli affari penali, su proposta dell'allora ministro della Giustizia Claudio Martelli Socialista, eletto deputato per la prima volta nel 1979 e sempre rieletto, fu nominato nel 1981 vicesegretario del P.S.I.; nel 1984, in occasione della formazione del primo governo Craxi, assunse il ruolo di coordinatore della direzione ,e dell'esecutivo del partito.
Nel 1989 lasciava l'incarico per assumere la vicepresidenza del Consiglio dei Ministri nel sesto governo Andreotti, a tale carica si aggiungeva nel successivo gabinetto presieduto da Andreotti del 1991/92, quella di ministro di Grazia e Giustizia. Riconfermato nell'incarico nel governo Amato nel giugno 1992, nel febbraio 1993 rassegnava le dimissioni dal governo e, contestualmente, dal P.S.I. Dopo una lunga pausa, nel 1999 ritornava alla vita politica, venendo eletto al Parlamento europeo nelle file dello SDI. Nel 2001 partecipava alla fondazione del Nuovo partito socialista,nato in opposizione a quello guidato da De Michelis, di cui diveniva presidente.
Falcone fu ucciso, nel 1992, dalla mafia in un attentato sull'autostrada Punta Raisi-Palermo. Con lui morirono anche la moglie e tre agenti della scorta.
Qualche tempo prima, in un’intervista aveva
detto con una punta di malinconia, che "Si
muore perché si è soli o perché si è entrati un
gioco troppo grande.
Si
muore perché spesso non si dispone delle
necessarie alleanze, perché si è privi di
sostegno. In Sicilia la Mafia colpisce i servitori
dello Stato che lo Stato non è riuscito a
proteggere". Sono parole e pensieri di
Giovanni Falcone l’uomo che ha portato una visione
nuova della struttura di Cosa Nostra e della
composizione della Cupola.
Pochi giorni prima di essere massacrato, aggiunse "Si deve essere uniti, appoggiati dalle istituzioni, non isolati. Si deve cioè godere del prestigio della legittimazione dello Stato. Non si può essere dilaniati dalle polemiche, accusati con sospetti, lasciati soli. Il prezzo altrimenti è il più alto che si possa pagare".
Il 23 Maggio 1992, la strage di Capaci: sull’autostrada Trapani-Palermo, si compie l’atroce vendetta della Mafia; sono le 17.58 quando Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la sua scorta vengono trucidati dalla detonazione di mille chili di tritolo.
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IL FATTO
VESPRI SICILIANI
E’ chiamato Vespri siciliani l’insurrezione popolare contro la dominazione angioina scoppiata a Palermo all'ora del vespro del 30 marzo 1282. Propagatasi in breve tempo in tutta la Sicilia, provocò l'abbandono dell'isola da parte degli Angioini. Ciò diede modo a Pietro III d'Aragona, con l'aiuto di Venezia, Genova e dell'imperatore bizantino Michele Paleologo, di impossessarsi della Sicilia.
La guerra scoppiata tra Angioini e Aragonesi, guerra del Vespro, durò con alterne vicende per diversi anni e si concluse con la Pace di Caltabellotta il 31 agosto 1302. La Sicilia fu assegnata a Federico d'Aragona, figlio e successore di Pietro III, alla morte del quale sarebbe dovuta tornare agli Angioini. Ma gli Aragonesi non rispettarono i termini del trattato e conservarono il dominio dell'isola.
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LA POESIA DEL GIORNO
MI GIUNGE COME L'AURORA
Giunge come l'aurora questa musica bruciata,
questa sensazione di parole inutili
- che vorrebbero diventare suono -
rimbalzare su una luna striata,
- come le maglie della Juventus o dell'Udinese -
mi mordo le labbra affinché il sangue le fermi.
Carne che sentiva freddo e caldo
rimane insensibile al dolore
perché paura più grande l'avvolge.
Lascia pure la porta aperta
non chiudere se la paura
t'affossa in un tramonto virtuale.
Lascia che il vento porti via
la cenere della musica bruciata
il sangue che cola dalle labbra
le parole imprigionate nel sangue.
La luna non più striata viene a me
e si congiunge all'aurora reale,
mentre dal mare, sole e arcobaleno
racchiudono il mondo in una lacrima.
Reno Bromuro (da "Senza levatrice" Edizione Albatros Roma 1983)
Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno
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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato
Reno Bromuro |

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