3 aprile 1965
Concluso lo sciopero nelle università

Lo sciopero nelle università dei professori incaricati, degli assistenti e degli studenti si conclude dopo quattro giorni: chiedono l'avvio di una riforma generale degli studi.

Lo sciopero era iniziato il 28 marzo, per una didattica più aperta, un’università più consona all’apprendimento. Gli iscritti ad ingegneria, una volta laureati non sapevano come fare per attuare il progetto dell’architetto, lo studente di medicina come capire e formulare una diagnosi, non parliamo poi della chirurgia: era il caos totale. Ma facciamo un passo indietro.Oxford

L'antichità romana conobbe istituzioni di cultura superiore identificabili con le scuole di diritto: fin dal secolo Secondo o Terzo esistevano centri di studi giuridici dove si tenevano lezioni regolari su determinati testi.

Nel 425 Teodosio fondò a Costantinopoli un'università di Stato che fu attiva fino al 1453. I nuclei originari delle università sono ricercati da alcuni storici negli studia, derivati dalle scuole urbane dipendenti dal vescovo il quale aveva il potere esclusivo di concedere la licentia docendi a chi intendeva esercitare l'insegnamento; da altri nella scuola imperiale di diritto di Roma ancora attiva nel 554, trasferitasi in seguito a Ravenna da dove avrebbe contribuito al formarsi della tradizione giuridica dell'università di Bologna.

Una caratteristica degli studia medievali era l'internazionalità sia degli studenti sia dei docenti: i gruppi di studenti provenienti da vari Paesi d'Europa erano chiamati nationes. Con il passare del tempo le nationes persero la loro autonomia e si fusero nell'universitas scholarium, associazione di tipo corporativo che si sviluppò, nella sua forma peculiare, tra il secolo Dodicesimo e l’inizio del Tredicesimo, con propri statuti e capi.

In Europa, dopo quella di Bologna, fondata nel 1088 circa, le più famose università fondate nei secoli Tredici e Quattordicesimo furono: Salamanca, fondata nel 1219; Padova, nel 1222; Oxford nel secolo Tredicesimo; Sorbona a Parigi, nel 1257; Montpellier, nel 1289; Coimbra, nel 1308; Praga, nel 1348.

Per l'organizzazione i due modelli principali furono Bologna e Parigi: a Bologna prevalse la corporazione studentesca universitas scholarium la quale eleggeva il rector, che era uno studente, assumeva i docenti e gestiva in pratica l'università. L'università parigina sorse invece come corporazione unitaria dei maestri e degli studenti, universitas magistrorum et scholarium, con una preponderanza netta dei docenti. Era divisa in quattro facoltà: arti liberali, diritto canonico, medicina e teologia.Montpellier

L'organizzazione degli studi si differenziava secondo i tempi e i luoghi: in linea generale alla facoltà di arti si accedeva verso i 14-15 anni e la frequenza durava 6 anni; completato questo primo ciclo e superati determinati esami, detto bacellierato, licenza, dottorato, lo studente era ammesso nelle facoltà superiori, dove seguiva i corsi per 6 anni nelle facoltà di diritto e di medicina, per 8 in quella di teologia.

Nel corso dei secoli Tredici e Quattrodicesimo le università, sorte come centri autonomi, furono progressivamente trasformate da parte delle autorità politiche e religiose in strumenti di potere, provocando un deterioramento dell'autonomia culturale e del prestigio degli studia; durante l'età umanistica e rinascimentale le università più note decaddero e sorsero le Accademie, organizzazioni più aperte, più libere, senza rigida gerarchia né rigorosa schematizzazione delle materie d'insegnamento. La Rivoluzione Francese soppresse l'università nel 1793, ricostituita poi nel 1806 come Università Imperiale.

La fine della tradizione latina corrispose con l'inizio del predominio nel mondo culturale delle università tedesche: Königsberg, Heidelberg, Jena ecc. riportarono l'istituto universitario all'antico prestigio con nomi di docenti come Kant, Fichte, Schelling, Hegel ecc.

Lo sviluppo della scienza e della tecnica, inoltre, portò alla formazione di nuove facoltà e di scuole specializzate e contemporaneamente si completò il processo di laicizzazione degli atenei, i quali quasi ovunque passarono alle dipendenze dello Stato.Coimbra

Come reazione sorsero nei secoli Diciannove e Ventesimo le università cattoliche: in Belgio a Lovanio nel 1835; l'università cattolica vi esisteva già dal 1425, in Francia, dopo il 1875, a Parigi, in Italia a Milano, nel 1920. Università cattoliche esistono anche nei Paesi anglosassoni, nell'America Latina e in Asia.

All’inizio del Ventesimo secolo, furono create le università popolari, con lo scopo di diffondere l'istruzione superiore, fuori dalle strutture universitarie tradizionali. I primi esperimenti furono compiuti in Inghilterra a iniziare dal 1873 per iniziativa dell'Università di Cambridge. In altri Paesi europei tali università rivestono carattere di semplici associazioni culturali, in Italia la prima fu creata nel 1900 a Torino. In Italia un ordinamento organico relativo all'istruzione universitaria risale al 1859 e risulta fortemente accentrato.

La riforma Gentile nel 1923, concesse maggior autonomia alle università e più libertà di scelta agli studenti nella formazione del piano di studi, ma le disposizioni del 1933 e del 1938 vanificarono tali conquiste.

La legge dell'11 novembre 1969, n. 910, ha liberalizzato l'accesso agli studi universitari disponendo che tutti i diplomati di qualunque scuola secondaria superiore quinquennale possano accedere a qualsiasi facoltà; ha stabilito inoltre che lo studente possa elaborare autonomamente il piano di studi, che deve essere comunque sottoposto all'approvazione del consiglio di facoltà.

La legge del 30 novembre 1970, n. 924, ha abolito i concorsi a cattedra, i posti di aggregato e la libera docenza, ha proibito la creazione di nuove istituzioni universitarie con provvedimento amministrativo. Anche come "risposta" ai problemi posti dalla contestazione, i cosiddetti "provvedimenti urgenti", attuati con la legge 30 ottobre 1973, n. 766, hanno poi tentato di realizzare un "rilancio" dell'università, almeno attraverso la riapertura dei bandi di concorso a cattedra e l'istituzione di "borsisti" e "assegnasti", per alimentare con nuove energie giovanili il futuro personale docente.Königsberg

Con la microriforma del 1980, legge 21 febbraio 1980, n. 28, e D.P.R. 11 luglio 1980, n. 382, sono stati sostituiti ai tradizionali "istituti", in prevalenza monocattedra, i "dipartimenti", intesi come "organizzazione di uno o più settori di ricerca omogenei per fine o per metodo, e dei relativi insegnamenti anche afferenti a più facoltà o corsi di laurea della stessa facoltà".

Altre novità sono, per il personale docente, l'istituzione del ruolo dei professori universitari, distinti in due fasce: i professori ordinari, ex categoria dei cattedratici, e i professori associati, ex docenti incaricati e stabilizzati, che hanno superato un apposito giudizio di idoneità, nonché i "professori a contratto", per attivare corsi integrativi, soprattutto finalizzati "all'acquisizione di significative esperienze teorico-pratiche di tipo specialistico, provenienti dal mondo extra-universitario".

È stato istituito anche il ruolo di ricercatore, per i giovani che vogliono prepararsi alla carriera accademica. Per garantire una maggiore presenza del personale docente in università è prevista l'opzione fra tempo pieno e tempo parziale, che, però, impedisce al docente di ricoprire le cariche di rettore, preside o direttore di dipartimento.

Infine, la microriforma, introdotta nel 1980, prevede forme sperimentali di organizzazione della didattica, così da sostituire ai tradizionali criteri della lezione ex cathedra più articolate forme di seminari, di esercitazioni, di lavori in équipe, di didattica di gruppo ecc., indispensabili a rendere più attiva la presenza della popolazione studentesca, che caratterizza l'odierna università di massa.

Con la legge 9 maggio 1989 è stato istituito il Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica con il compito di promuovere lo sviluppo delle università fermo restando il rispetto dei principi di autonomia degli istituti universitari sanciti dalla Costituzione e specificati dalla legge 23 agosto 1988. Al Ministero dell'università sono trasferite le funzioni in materia di istruzione universitaria attribuite in precedenza al Consiglio dei Ministri e al Ministero della Pubblica Istruzione.

Con la legge di riforma didattica del 19 novembre 1990, n. 341 i titoli universitari sono diventati quattro: diploma universitario, corsi non inferiori a due e non superiori a tre anni; diploma di laurea, durata non inferiore a quattro e non superiore a sei anni; diploma di specializzazione, si consegue successivamente alla laurea al termine di un corso di studi di durata non inferiore a due anni; dottorato di ricerca.

Con la stessa legge è stato creato il Consiglio universitario nazionale, un organo elettivo a carattere consultivo formato dal personale docente e non docente dell'università e dagli stessi studenti, seppure con un’esigua rappresentanza. Per ovviare ai ritmi lentissimi dei concorsi a cattedra su scala nazionale, determinati dalla complessità delle procedure, la legge 3 luglio 1998, n. 210, ha abolito tali concorsi, prevedendo per ciascuna università la possibilità di indire propri bandi con procedure più rapide.

Il provvedimento, che ha decorrenza immediata, stabilisce inoltre il decentramento anche dei concorsi di dottorato di ricerca, per i quali le università possono attingere a finanziamenti esterni, e rende più agevoli i trasferimenti dei professori. Nel 1999 il governo ha dato via libera alla riforma università che definisce il nuovo status giuridico dei professori. Esso elimina la distinzione tra tempo pieno e tempo definito, raggruppa i docenti in due fasce, e regola l'eventuale attività libero-professionale. I corsi di laurea possono avere la durata di tre o di cinque anni, laurea specializzata. Nascono i crediti formativi e i masters di primo e secondo livello.

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RICORDIAMOLI

TAMERLANO

Tamerlano nome italianizzato di Timur Lenk, che significa Timur lo Zoppo, sovrano turco, nato a Kish nel 1336, morto a Otrar nel 1405. Membro della nobiltà turca della Transoxiana assoggettata dal khan mongolo di Kashgaria, si liberò del dominio del khan nel 1363 e fece di Samarcanda il centro del suo potentato indipendente: Tamerlanoproclamandosi discendente di Gengis Khan si lanciò nella realizzazione del disegno di un vasto impero turco islamico.

Conquistati i regni di Kashgaria e Khorezm, attaccò in successione la Persia e l'Anatolia orientale, l'Orda d'Oro, Mosca e l'Ucraina. Voltosi quindi a est penetrò in India conquistando Delhi. Difese con successo i suoi possedimenti dai sultani di Siria e d'Egitto,occupazione e distruzione di Aleppo e Damasco,nel 1400, e Baghdad, l’anno successivo 1401; nel 1402 si impose sugli ottomani, e morì mentre era intento a preparare l'invasione della Cina. Musulmano fervente, uomo di grande cultura, fece di Samarcanda una delle più splendide città della sua epoca, stratega e condottiero militare tanto grande quanto spietato, Tamerlano mancò però di ogni capacità politica, garantendo con la sola forza unità al suo vasto impero, che infatti non gli sopravvisse.

Aveva settant’anni quando morì. Aveva sognato un impero islamico universale. Aveva perseguitato gli sciiti e i credenti d'altre fedi. Feroce contro i nemici e i ribelli, aveva incoraggiato scienze e arti. Il suo immenso impero era stato un modello di organizzazione e d'efficienza politica: ciononostante, non gli sopravvisse.

Le gesta del grande conquistatore, diffuse in Europa dalle biografie di Mexia e di Perondino, ispirarono a Christopher Marlowe il dramma Tamerlano il Grande e fornirono materia all'omonimo poemetto di Poe e a numerose opere liriche tra le quali quelle di Handel, Porpora, Vivaldi, ecc.

Bibliografia

E. Rossi, in Le Civiltà dell'Oriente, vol. I, Roma, 1956; B. D. Griekov, A. Iu. Iakubovski, L'Orda d'Oro, Roma, 1957; G. Levi Della Vida, Visita a Tamerlano, Napoli, 1988.

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IL FATTO

L’AMORE NELL’EPICA E NELLA TRAGEDIA (1)

LE "TRACHINIE" di SOFOCLE

E’ il dramma di una moglie devastata dalla gelosia e dalla solitudine, che vede il suo sposo invaghito di un’altra più giovane e bella e per rispetto e obbedienza verso di lui, si vede costretta ad accettarla in casa con lei.

Sembra il ritratto della condizione reale del matrimonio nella Grecia classica, con la convivenza, spesso tutt’altro che serena, di mogli e concubine.

Il rimedio che Deianira usa per riconquistare l’amore e la passione di Eracle è un filtro d’amore che nel finale tragico, procura però al marito gli spasmi e la morte: ecco a cosa porta la gelosia di una moglie che si ribella all’autorità dell’uomo.

L’opera ha un carattere decisamente privato: al centro della vicenda infatti sta una donna che seguendo la voce dei propri affetti finisce per distruggere se stessa e lo sposo che aveva tentato di riconquistare.

La gelosia di Deianira

Care amiche, mentre Lica è in casa, e parla alle prigioniere,
prendendo congedo da loro, sono venuta da voi di nascosto
a dirvi quello che ho fatto con le mie mani, e a chiedervi la vostra
compassione per le mie sventure. Questa vergine (ma che dico?
ormai è donna e legata da un vincolo) l’ho accolta in casa come il
marinaio imbarca il suo carico, sciagurato acquisto per il mio cuore.
Ora siamo in due nello stesso letto, ad aspettare l’abbraccio di un uomo:
questo è il compenso che mi dà Eracle, che noi abbiamo sempre
considerato leale e giusto; il compenso per avergli custodito la casa
tanto tempo. E tuttavia non so essere irata con lui; è una malattia
che l’ha preso tante volte. Ma vivere insieme a questa donna, dividere
con lei il mio matrimonio, quale donna potrebbe sopportarlo?
La giovinezza di lei la vedo crescere, la mia declinare; il suo fiore si
ruba con gli occhi, da me ci si ritrae indietro. E io temo tanto che
Eracle sarà ancora il mio sposo, ma l’uomo di lei, che è più giovane.
E tuttavia, ripeto, una donna che ha senno non deve adirarsi. [...]
traduzione: G. Padano

***

LA POESIA DEL GIORNO

IL SOLE APPENA ALLO ZENIT

Il sole appena in vista dello Zenit
immobilizza il Fattore
quando appena gode la beatitudine
del mondo, tutto.

Lacrime sul corpo della donna
che protegge il figlio e guarda a Oriente
cade pioggia torrenziale sul volto asciutto
come Madonna massacrata dal dolore
La donna vola, afferra il sole
lo spinge con forza ad Occidente
ma irremovibile il Fattore
non cede e pioggia sabbiosa
sommerge la donna lacrimante.

S’aggrappa a quella pioggia
che cade dalle labbra del medico
per finire serena il suo viaggio;
ma tutto tace e lacrime di smog
coprono il silenzio e la terra.

Silenzio!

Mille domande senza risposta
mentre continua a cadere
pioggia sabbiosa e lacrime di smog.

Reno Bromuro (da Poesie nuove).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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