3 agosto 1997
Bloccato il traffico ferroviario
tra nord e sud della Penisola

La gru impegnata nella rimozione del treno deragliato alla stazione Casilina si rovescia, bloccando completamente il traffico ferroviario tra nord e sud della Penisola. Disagi estremi per i passeggeri: fatti scendere nelle stazioni o abbandonati sui treni, privi d’informazioni e d’assistenza, solo dopo molte ore sono soccorsi e trasportati in stazioni dove partono treni sostitutivi. Alle proteste degli utenti esasperati si uniscono le critiche di esponenti politici non solo del Polo, ma anche della maggioranza, in merito alla latitanza del governo e delle Ferrovie.

Pm chiede giudizio per deragliamento a Roma nel 1997 "Processate i macchinisti"

Rischiano il rinvio a giudizio i due macchinisti del treno 810 Reggio Calabria - Torino deragliato alla stazione Roma-Casilina. L'incidente, che secondo una perizia fu determinato dall'eccessiva velocità del treno, provocò il ferimento di alcuni passeggeri.

Il PM Pietro Giordano ha chiesto che Marco Veschitelli e Alessandro Castrucci, i due macchinisti del convoglio, siano processati con le accuse di disastro ferroviario colposo, lesioni personali, falso, soppressione e distruzione di dati. Sulla richiesta il GIP Stefano Meschini deciderà il 10 novembre prossimo.

Veschitelli e Castrucci, in particolare, sono accusati di aver provocato l'incidente per imprudenza, negligenza, imperizia nonché inosservanza dell'obbligo di mantenere la velocità del locomotore entro i limiti imposti. Intanto, c'è un'ipotesi sull'incidente di mercoledì sera a Gioia Tauro.

Potrebbe essere stato il malfunzionamento del freno a mano di un muletto adibito al sollevamento di materiali edili la causa dello scontro dell'espresso 810 Palermo-Torino con un mezzo meccanico.

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RICORDIAMOLI

ARMANDO ROSITANI "speranza dei giovani o comunque nuovi autori"

Ebbi il primo contatto con Armando Rositani appena chiuso la stagione teatrale del 1971/72, tramite un’allieva della mia Scuola di Recitazione "I Corinti", che un commediografo romano fece venire da Bari. Carla era una bravissima allieva e al debutto riscosse anche un suo personale plauso, interpretava un personaggio difficile, una tossicodipendente che per difendere il suo uomo finge di aver perduto la memoria. Dicevo il primo impatto lo avemmo con un articolo pubblicato su "La Voce Nuova della Regione" diretto, appunto da Armando.

Gli scrissi per ringraziarlo e lui mi disse di aver saputo tutto di me, da Carla. La nostra corrispondenza divenne fitta, almeno due tre lettere la settimana e convenimmo di avere gli stessi desideri, aspiravamo alle medesime conquiste: aiutare i giovani o comunque nuovi autori non conosciuti al grosso pubblico.

M’invitò a collaborare a Radar/sei. Ricordo che quando ebbi tra le mani la rivista mi piacque molto per la sua semplicità e ingenuità. La rivista, monotematica, una specie di dialogo che si svolgeva tra l’editore Rositani e i suoi collaboratori. L’editoriale era sempre basato sull’interrogazione del discorso del poeta che s’interroga lodando la bellezza dell’arte e nello stesso tempo dolendosi che essa camminava per una via sconosciuta, come perduta in mezzo alla zavorra che editori senza scrupoli (che facevano pagare gli autori anche con cambiali), e le sue aspettative, che rimanevano sempre e solo speranze, perché gli autori preferivano di pubblicare firmando cambiali e non (era una cosa rara trovare una bella poesia, ma capitava) su Radar/sei.

Ripensando a quegli anni, rivedo me che salgo sopra un treno e scendo da quello per prenderne subito un altro, giravo la Penisola per la conferenza "Il Racket dell’Arte e il valore umano della Poesia". Commentavamo sia la rivista sia la conferenza col mezzo epistolare, penso che dopo la mia dipartita e verranno fuori tutte le nostre lettere, qualcuno penserà che fossimo innamorati. Forse lo siamo stati, ma eravamo innamorati della stessa "donna" Nostra Signora Poesia.

Per conoscerlo di persona il 16 novembre 1976, erano ormai quattro anni che la nostra amicizia camminava sulla carta portata da postini, lo invitai alla presentazione di quattro poeti che a me piacciono tanto e improvvisandomi editore avevo pubblicato le loro poesie; pregai Armando di presentare almeno un poeta.

C’è chi resta intimidito e, in alcuni casi, addirittura terrorizzato nel trovarsi dinanzi ad una persona che vede per la prima volta anche se c’è un discorso avviato. Si può essere preso dalla cosiddetta "botta di panico", ma per noi fu come se ci fossimo lasciati un’ora prima.

Armando Rositani aveva l'attitudine del giornalista e quella di trovarsi a suo agio quando era alle prese con la pagina bianca e i Titoli che dicessero tutto. Anzi, egli, a tu per tu con la pagina bianca, riceveva una sorta di scarica di adrenalina che tendeva ad accentuare le sue qualità spingendolo a dare il massimo di sé. Psicologicamente l'essere a tu per tu con il materiale da inserire era il momento più atteso del lavoro di preparazione. Il giornalista lavora in attesa di quel momento: il quale diventa anche una specie di sfida, di atto liberatorio, come gli ultimi cento metri d'una massacrante maratona.

Ma quella dote iniziale lo portava a risultati diversi a seconda di come avrebbe voluto utilizzare o condizionata, o arricchita dalla sua sicura esperienza.

Nel momento in cui vedeva la bozza della pagina cui aveva dato tutto, sentiva che l'essere umano e la pagina stampata non erano più due entità separate ma formavano un tutto unico, una sola "anima", capace di ricevere e di rilanciare la comunicazione.

Si capisce anche che questo fenomeno era da interpretare. Importante era precisare che non bisognava lasciarsi abbattere se ci scappava un refuso, non era un orrore ma che occorreva saperla "possedere" e dominare, affinché non accadesse la prossima volta.

Radar/sei,come ben sappiamo, nasceva da una doppia esigenza uno era dare spazio ai giovani o comunque nuovi autori, l’altra di un ritorno alla nostra migliore tradizione classica, in opposizione ai torbidi fermenti dell’intimismo e alle ricerche sperimentali di alcuni movimenti d'avanguardia, come il "Gruppo del ’63" o l’avanzante "poesia visiva" In particolare "Radar/Sei" per Rositani era la rivista che sarebbe stata promotrice della cosiddetta "prosa d'arte", raffìnatissima, stilisticamente esemplare, frutto d'una profonda macerazione culturale e critica: il "saggio", il "capitolo", a mezzo tra la prosa liricizzata e la notazione critica, sono le forme più tipiche del suo volere. Ma al di là del comune impegno stilistico, ci fu sempre, come ho già detto, un indirizzo unico.

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO
Daniela Poetyca "LA CAREZZA DEL VENTO"

Dany è nata a Roma, ma risiede a Reggio Calabria dal 1968. Scrive componimenti poetici dall’età di 12 anni. E’ portata al dialogo e all’ascolto di se stessa e degli altri, ama la natura e "sentire" le proprie emozioni e la vita. Ama la lettura e la riflessione; scrivere e condividere con gli altri il suo animo. Considera che ognuno di noi ha la Luce interiore e che va cercata.

Ha molto entusiasmo in tutte le cose che intraprende e crede in quello che ama. Ha completato cinque raccolte di poesie e attualmente sta lavorando alla sesta.

Non ha mai pubblicato i suoi lavori perché desidera far dono dei suoi stati d’animo tramite internet, perché qui ha una vasta rete di contatti che le consentono di ascoltare la vita degli altri, spesso fonte d’ispirazione per le poesie. La società umana è fondata su quel principio ed è comune anche — credo — a tutte le altre religioni. Da un tale stato d'animo nasce il particolare affetto che si chiama sentimento e che è forte in tutti e quasi direi anche in coloro che oggi affermano di non sentirlo. Inoltre l'uomo ama il bello e su questa sua innata passione è fondata la manifestazione artistica e, si può dire, tutto il progresso. In ogni uomo esiste il desiderio di sapere, il senso della giustizia, l'ammirazione per il sacrificio, per la bontà, per il perdono, per la tolleranza, insomma per quelle manifestazioni della spiritualità umana perciò veramente si può affermare che l'uomo è superiore a tutti gli altri esseri della terra. Studiando l'antica storia greca, abbiamo imparato a conoscere queste persone attraverso la narrazione di Omero:

"Non abbandona mai il volo
chi è nato per il cielo:
Apre le ali
e cerca le sue rotte".

Il sentimento per il volo di "chi è nato per il cielo" ha trovato in questa lirica la sua più alta espressione, tanto da riportare alla memoria Virgilio di cui si possono ricordare le "alate parole con le quali celebrò la grandezza e la missione di Roma: Tu, o Romano, ricordati di reggere col tuo comando i popoli, di dare a tutti l'ordine e le leggi, di risparmiare quelli che obbediscono e di debellare i superbi".

L'umanità ha attraversato nel corso dei secoli momenti di splendore e momenti di crisi. Spesso ha assistito a modi o costumanze assolutamente indegne, imposte magari da una minoranza ma abominate dai più. Voglio qui accennare, per esempio, al cicisbeismo, al cavalier servente, a questa balorda e stupida istituzione del '600 e del '700 italiano e francese. L'interprete dell'anima popolare contro quella indegna moda fu Giuseppe Parini nel "Giorno", e la sua voce fu così efficace che egli non poté nemmeno porre termine all'opera sua perché, mentre ancora continuavano a uscire i suoi versi, il disgusto popolare cui il poeta aveva dato espressione concreta, spazzava via la balorda costumanza.

Spesso il maggior nemico da superare, in questa lotta, non è la natura del suolo o l'avversità delle condizioni climatiche, ma l'ignoranza ("non fugge mai il silenzio"). Anche se l'affermazione potrà sembrare strana il numero degli analfabeti è ancora molto elevato in vastissimi paesi, comunemente denominati "in via di sviluppo". A questi popoli dovrebbe giungere il monito della nostra autrice: "ogni attimo è un seme".

Ecco le efficacissime armi per la lotta contro la fame, la rivalutazione della dignità del lavoro; in modo che aggrappandosi all’immagine del Gabbiano in volo anch’essi lo potranno fare, sorvolando le vaste zone dei paesi africani ed asiatici, dove gran parte della popolazione maschile ritiene che il lavoro abbassi la dignità dell'uomo e "aspetta che il vento gli accarezzi le piume" intanto si lascia alle donne il compito di lavorare.

LA CAREZZA DEL VENTO
di Dany Poetyca

Non abbandona mai il volo
chi è nato per il cielo:
Apre le ali
e cerca le sue rotte.
Non scioglie il coraggio
chi ha visto "oltre":
stringe i denti e lotta.
Non stringe mai il pugno
in segno di rabbia
chi ha il cuore sereno.
Non fugge mai il silenzio
chi è in ricerca:
ogni attimo è un seme.

Non abbandona le lacrime
chi ha il cuore sensibile
e lava al mondo tutte le pene.
Ama e tace chi sogna
aspetta che il vento
gli accarezzi le piume.
Vola ancora gabbiano
perché sei sempre
figlio del cielo.

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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