31 gennaio 1797
Franz Schubert

Il padre di Schubert, proprietario d'una scuola in un sobborgo di Vienna, in Austria, voleva che i figli diventassero insegnanti come lui. Franz SchubertPoté presto costatare che il piccolo Franz, nato il 31 gennaio 1797, era eccezionalmente dotato per la musica, ma, non pensando che il figlio potesse diventare un grande musicista, non riusciva a concepire per lui una professione diversa dalla propria. Ciò nonostante Schubert padre diede a Franz lezioni di violoncello, strumento nel quale eccelleva da dilettante, mentre il figlio Ferdinand insegnava al fratello il pianoforte.

Franz imparò pure il canto dal maestro del coro della parrocchia che lo presentò alla scuola di canto della cappella imperiale, a Vienna. I] giorno dell'esame il piccolo Franz indossava un lungo camice grigio che gli valse il soprannome di "il figlio del mugnaio" affibbiategli dagli altri candidati. Ma egli cantò con tanta sicurezza e con un senso musicale cosi sviluppato che fu promosso a pieni voti. Schubert, che soffriva la fame e il freddo, condusse una vita assai dura alla scuola imperiale. A sedici anni la sua voce era mutata, perciò dovette abbandonare la scuola.

Insegnante nella scuola del padre, Franz non riusciva a farsi obbedire dagli allievi turbolenti e dovette abbandonare il posto in capo a due anni. Nel 1814, a diciassette anni, aveva già scritto un'opera, una messa, dei quartetti e parecchi brani per piano e canto. Quando Franz mori di tifo, a trentun anni, lasciava un'opera considerevole, piena di giovinezza e freschezza, che continua ad affascinare un pubblico numeroso, sensibile alla musicalità dei temi e alla ricchezza dell'immaginazione.

 ***

E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1958:Il missile jupiter mette in orbita il primo satellite americano.

 ***

RICORDIAMOLI

ROBERT SCHUMANN

Robert Schumann nacque a Zwickau, Sassonia, nel 1810, morì a Endenich, Bonn, nel 1856. Figlio di un colto editore libraio; compì studi letterari e musicali e fu a lungo incerto se intraprendere la carriera di compositore o quella di scrittore. Ebbe una giovinezza intensa ed errabonda; fu a Lipsia, Dresda, Praga, Töpliz, Heidelberg e in Italia. Un concerto di Paganini lo convinse a dedicarsi interamente alla musica.

Fu allievo di Dorn e di Wieck, la cui figlia Clara, nata a Lipsia nel 1819 e morta a Francoforte nel 1896, un'eminente pianista e musicista raffinata, doveva diventare nel 1840 sua moglie. Robert SchumannDecise in un primo momento di dedicarsi alla carriera di concertista di pianoforte, ma un incidente alla mano, dovuto, come si disse, a imprudenti esercizi per la divaricazione delle dita ne stroncarono brutalmente le ambizioni.

Dal 1832 si dedicò pertanto alla composizione, affiancando all'attività creativa l'esercizio di una personalissima forma di critica musicale, svolta dalle colonne della "Nuova rivista musicale" da lui stesso fondata nel 1834 e destinata a diventare una vivace palestra delle appassionate e intransigenti dichiarazioni di poetica di Schumann. Nel 1843 fu chiamato da Mendelssohn, al quale fu legato da amicizia profonda, a insegnare pianoforte e composizione al Conservatorio di Lipsia; ma già l'anno successivo Schumann. si trasferiva a Dresda, dove visse dando lezioni e componendo, prima di avere nel 1847 la direzione della Liedertafel e nel 1848 quella del Chorgesangverein.

Lasciata nel 1849 la città, si trasferì a Düsseldorf, dove fu nominato direttore della locale società di concerti. La relativa imperizia nella tecnica direttoriale gli procurò una serie di critiche che lo costrinsero ad abbandonare con amarezza l'incarico. La sua salute intanto si incrinava e la sua ragione incominciava a dare segni di squilibrio. Nel 1853 ricevette la visita del giovane Brahms, di cui preconizzò, in un memorabile articolo, la grandezza; nel 1854 dopo un tentativo di suicidio fu ricoverato nella casa di cura di Endenich, dove si spense due anni più tardi.

L'opera di Schumann costituisce una delle realizzazioni più perfette e rappresentative degli ideali musicali romantici. La consapevolezza culturale del musicista è rivelata dall'oculata scelta dei testi per i propri Lieder, ne ha scritto circa 250, che rappresentano uno dei settori più caratteristici e stilisticamente più alti della sua intera produzione: Goethe, Byron, Uhland, Rückert, Heine, Chamisso, Eichendorff, Hoffmann. Spesso organizzati in cicli, tra i più celebri il Liederkreis, i Myrthen, Amore e vita di donna, Amor di poeta; essi rappresentano un capitolo tra i più esaltanti dell'incontro tra musica e letteratura nel romanticismo tedesco. Le composizioni per pianoforte, che costituiscono la parte più nota e diffusa dell'opera schumanniana, sono a loro volta esemplari dell'originalissima concezione formale del musicista, sottratta a ogni schematismo e piegata a rispecchiare le più sottili e nascoste vibrazioni del sentimento: tra le pagine più note, Le pagine di più ampio respiro formale destinate al pianoforte: Sonata in fa diesis minore, al repertorio cameristico, il celebre Quintetto con pianoforte.

Questo contrasto, che costituisce uno degli elementi più caratteristici dell'arte di Schumann, si fa ancora più evidente nelle grandi composizioni sinfonico-corali quali l'oratorio Il paradiso e la Peri, tratto dal poema Lalla Rookh di Thomas Moore, lo stupendo Requiem für Mignon e le enigmatiche Scene dal Faust di Goethe. Di minore interesse è l'esperienza operistica che si concretò nella Genoveva, da Tieck e Hebbel, Lipsia 1850, mentre assai più note, anche se stilisticamente assai disuguali, sono le musiche di scena per il Manfred di Byron del 1852.

Bibliografia

V. Terenzio, L'arte di Schumann, Parigi, 1950; C. Valabrega, Schumann, Parma, 1950; M. Bertolotto, Introduzione al Lied romantico, Milano, 1962; R. Schumann, Gli scritti critici, Milano, 1991; G. Rausa, Invito all'ascolto di Schumann, Milano, 1992.

***

IL FATTO

GIOVANNI BOCCACCIO 2

Il ritorno a Firenze e le opere della maturità

Tra il 1340 e il 1341 Boccaccio ritornò a Firenze. Gli anni subito dopo il rimpatrio risultarono fecondi per lo scrittore che si avviava alla piena maturità. La Comedia delle ninfe fiorentine, formata da testi poetici in un quadro di prosa, narra l'elevazione all'amore spirituale di un rozzo pastore, Ameto, da parte di sette ninfe. Un tragitto di avvicinamento all'amore e alla virtù si può riscontrare anche nell'Amorosa visione, scritto tra il 1342 e il 1343, è un poema allegorico di Cinquanta canti in terzine, architettato su modelli danteschi e intessuto di reminiscenze ovidiane.Boccaccio D'impianto essenzialmente realistico è invece il romanzo Elegia di madonna Fiammetta, dello stesso periodo, storia di travagli amorosi raccontata in prima persona dalla protagonista, in cui all'ambientazione nella Napoli dei suoi tempi risponde la continua evocazione del mondo esemplare della mitologia classica. Punto d'arrivo della produzione precedente il Decameron è il poema in ottave Ninfale fiesolano che, partendo dalla narrazione dei tragici amori del pastore Africo e della ninfa Mensola, giunge a celebrare le leggendarie origini di Fiesole e Firenze; in esso alterna abilmente il realismo della letteratura popolare e il tono alto della poesia lirica.

Nell'epidemia di peste del 1348 gli era morto intanto il padre, oltre a vari amici e conoscenti. Subito dopo, tra il 1349 e il 1353, scrisse il suo capolavoro, la raccolta di novelle Decameron. Alla fine del decennio gli nacque Violante, illegittima, come gli altri figli, amorevolmente ricordata nelle epistole e nell'egloga XIV. Gli anni '50 e '60 lo videro onerato d'incarichi pubblici e missioni diplomatiche e attivissimo nello studio, nella scrittura e nelle relazioni con amici intellettuali. Di straordinaria importanza l'incontro, nel 1350, e l'amicizia con Petrarca. A questi anni risalgono le opere umanistiche in latino, destinate ad alimentare considerevolmente la sua fama in Europa. Ambizioso repertorio dei miti antichi, rivalutati come veicolo di verità morali e religiose, la Genealogia degli dei gentili culmina nell'appassionata difesa della poesia. Repertorio di conoscenze geografiche classiche e medievali è il Monti, selve, laghi, fiumi, stagni o paludi e nomi del mare. Un programma moralistico, il tema è quello del favorito dalla fortuna ridotto in miserevole stato da superbia e stoltezza, informa l'opera Delle sventure degli uomini illustri, compilazione di profili biografici che spazia da Adamo a Giovanni il Buono, re di Francia. Complementare, seppure non del tutto affine, è lo scritto Delle donne illustri. Nel 1367 pubblicò le Sedici egloghe del Bucolicum carmen, di ispirazione virgiliana e petrarchesca.

Risale forse agli anni 1354/55 la composizione del Corbaccio, libretto in prosa volgare ispirato da una forte misoginia. Scosso da una lettera del beato Pietro Petroni che lo ammoniva ad abbandonare la poesia e a meditare invece sulla morte imminente, fu incoraggiato dallo stesso Petrarca a perseverare negli amati studi. A questo periodo, circa il 1361, risalgono l'Epistola consolatoria a Pino de' Rossi e forse la Vita di san Pier Damiani. Nel 1365 fu inviato in ambasceria presso la corte papale ad Avignone. Boccaccio fu grande ammiratore di Dante, nel 1351 aveva scritto un Trattatello in laude di Dante e venne perciò invitato dal Comune di Firenze a dare pubblica lettura della Commedia dantesca; iniziate nell'ottobre del 1373, le lezioni: "Esposizioni sulla Commedia di Dante" s'interruppero all'inizio del 1374 quando ritornò, malato, a Certaldo. Qui si spense il 21 dicembre 1375.

***

LA POESIA DEL GIORNO

SUL PIZZO BOE’

Ci siamo inerpicati dalla valle del Cordovole
e sulla cima di «Pizzo Boé» abbiamo
costruito la nostra baita asonorizzata,
lasciando fuori della porta il fischio
del vento impetuoso, la tormenta che dentro
ti toglie il respiro, per vivere attimi d’amore
lontani dalle intemperie della vita
dagli intrecci dei suoni che la montagna
ogni notte compone suonando sinfonie
per il sole che nascerà, per la luna che veglia.

Il tuo, il mio tormento fuori della porta bussa
inesorabilmente, ma noi non lo udiamo:
dentro l’anima cantano parole d’angeli.
Solo se noi lo vorremo, apriremo la porta
e le diremo al mondo che forse le aspetta.
Com’è disteso il tuo volto solare
Com’è sorridente l’occhio pulito
Com’è squillante la voce che canta
Com’è argentina la risata che riempie la valle.

M’incanti come nel silenzio della baita:
Udivo soltanto il battito del cuore che
con il mio suonava la stessa sinfonia
fatta di baci e d’impetuoso amore.
In quella Baita di «Pizzo Boè» ho lasciato
che m’incantassi ancora come ieri
mentre la tua risata felice echeggia
nella Valle Cordovole e canta l’amore
donato e vissuto lontana dal mondo.

Reno Bromuro ( poesie sparse)

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE