31 agosto 1823
La presa del Trocadero

A otto anni dall'entrata in vigore, il re di Spagna Ferdinando VII si rifiutò d'applicare la costituzione delle Cortes, votata nel 1812. Questo rifiuto provocò un movimento insurrezionale che, nato sulle montagne dell'Andalusia, si estese presto alla Galizia, la Catalogna, l'Aragona e Madrid: il 7 marzo 1820, Ferdinando cede e accetta la costituzione.

L'Europa in quegli anni è dominata dalla Santa Alleanza. Questa non tollera che in Spagna s'instauri un regime costituzionale e, riunita a Verona, incarica la Francia di ristabilire l'ordine oltre i Pirenei.

Il 6 aprile 1823, un esercito francese di 100000 uomini lascia Bayonne e penetra nel territorio spagnolo. L'accoglienza della popolazione, che conserva il ricordo delle scorrerie dell'esercito di Napoleone I, è ostile. Quando i francesi arrivano a Madrid, le Cortes si ritirano a Siviglia, portando con sé il re.

Ben presto la situazione degli insorti peggiora. I loro capi, i generali Mina e Quiroga si arrendono. Riego, l'idolo dei patrioti, è catturato. L'esercito d'occupazione avanza fino a Cadice, che è difesa dalla fortezza del Trocadero. Il 31 agosto 1823, il Trocadero subisce l'assalto dei francesi, che hanno ben presto partita vinta. Re Ferdinando riprende tutti i suoi poteri e da il via a una spietata repressione.

In ricordo della vittoria del Trocadero, la Francia innalzò su una collina vicino a Parigi, in occasione dell'Esposizione del 1878, il palazzo del Trocadero che dominò Parigi fino al 1935, anno in cui fu sostituito dall'attuale palazzo Chaillot.

È successo quel giorno:
1965:
S'inaugura il «telefono rosso» che, in seguito a un accordo tra U.R.S.S. e Stati Uniti, permette ai dirigenti di queste due superpotenze di comunicare direttamente in caso d'emergenza o di crisi gravi.

RICORDIAMOLI

JOHANN WOLFGANG GOETHE

Le ultime opere
La sua stagione classica, culminante nella «fantasmagoria classico-romantica» di Elena e nella «notte classica di Valpurga» del Faust II, composte già in parte nel 1800, e il culto della personalità perfettibile all'infinito si aprono sia nel Faust II sia in «Anni di peregrinazioni di Guglielmo Meister», del 1829, a un ideale d’umanità felice e operosa, impegnata nella trasformazione della natura e nell'avventura della tecnica. Nel 1808, anno dell'incontro con Napoleone a Erfurt, egli lavorava al romanzo «Le affinità elettive», capolavoro della mentalità conservatrice, ma non reazionaria, del grande borghese, in cui il conflitto fra l'ordine, in questo caso il matrimonio, e le passioni è risolto a favore del primo. Della fiducia goethiana nell'armonia fra i contrari e della durata entro il divenire, del possibile magico comporsi di carattere e destino è permeato in «Poesia e verità», autobiografia dall'infanzia fino all'andata a Weimar, composta tra il 1809 e il 1831. Il 1814, segnato da un viaggio sul Reno e sul Meno e da un nuovo amore conclusosi con la rinuncia, vide riprorompere la vena lirica nel «Divano occidentale-orientale», uscito nel 1819, sintesi eccelsa e mai abbastanza celebrata delle suggestioni dell'antico persiano Hafis e dell'amore per Marianne von Willemer, alla quale si devono fra l'altro alcune delle più belle liriche della raccolta a Goethe ritorna la potenza espressiva dei canti d'amore e delle ballate giovanili, stemperata in una lievissima, sorridente saggezza e religiosità: alla forma plastica in sé conchiusa dei Greci si contrappone qui il libero musicale flusso del Lied. Al ritorno a Weimar da questa immersione nei luoghi della giovinezza egli attese alla pubblicazione della rivista Kunst und Altertum e alle tre opere ancora in piedi, l'ultimo Meister, il Faust II e l'autobiografia. Nel 1821 conobbe a Marienbad la diciassettenne Ulrike von Levetzkow e successivamente se ne innamorò e ne chiese la mano: la necessaria rinuncia gli ispirò nel 1923 la «Trilogia della passione», l'ultima grande poesia d'amore, dove l'amore trascende a dedizione spontanea e riconoscente a qualcosa di superiore e d'ineffabile; riappariva l'ombra fraterna di Werther. Letture e meditazioni dell'ultimo decennio, dominate da una limpidissima coscienza storica e dal sentimento della fine «dell'età dell'arte», l'età di Goethe è stata detta anche Kunstperiode, sono registrate fedelmente dal segretario Eckermann nei «Conversazioni con Goethe 1823-1832». A completare la figura dell'uomo Goethe vi sono infine gli epistolari e i diari, iniziati nel 1775.

La coesistenza in Goethe di razionalità illuministica, panteismo e spinozismo, demonismo ed etica kantiana, sentimentalismo e ribellismo, poesia e scienza e quel ch'egli chiama «l'impulso alla verità e il piacere dell'inganno» ha offerto spunto a esecrazioni ed esaltazioni e a interpretazioni diverse di epoca in epoca. Heine commemorò la morte di Goethe come la morte della bellezza e con l'amaro «gli dei se ne vanno, ci restano i re». Lo Junges Deutschland rifiutò Goethe per il suo conservatorismo, i positivisti apprezzarono i suoi studi scientifici; l'età di Bismarck, filoclassica e liberale, esaltò il Goethe classico; il fine secolo ammirò nel «proteo» il titano dalle violente passioni. L'influenza della sua lirica fu ancora sensibile in Rilke, George, Hofmannsthal, mentre il romanzo dell'Ottocento, in particolare il Bildungsroman, guardò al Meister e alle Affinità elettive. Foscolo, Manzoni, Madame de Staël, Gérard de Nerval, Byron, Shelley e i realisti russi furono ferventi ammiratori di Goethe, come più tardi anche Gide e Valéry; mentre in posizione critica nei confronti del poeta sono stati Kierkegaard e, nel Novecento, Claudel, Eliot e Jaspers.

Bibliografia
P. Citati, Goethe, Milano, 1970; G. Manacorda, Materialismo e masochismo. Il “Werther”, Foscolo e Leopardi, Firenze, 1973; A. Barbanti Tizzi, Goethe, Bologna, 1990
.

ANEDDOTI
PERSONAGGI PADUESI «F.F.F.F.F.»
Lo chiamavano Felice fine, perché intercalava ogni discorso con parole che iniziavano con la effe. Esempio Fortuna, Fammi, Far, Felice, Fine

E sembrava che tutto gli andasse bene, i figli vestivano con una eleganza al di sopra delle possibilità di un impiegato, come era lui.

Cominciarono i «si dice che…» e Paduli non è un a grande città gli abitanti (compreso pecore, capre, cani e ciucci) sono pochi e ci si conosceva tutti, anche perché i ceppi familiari erano e sono quelli una decina di cognomi. Il primo a dare l’allarme fu Vincenzo il cantiniere: «Cazzo, l’altro giorno ho caricato il vino e già sono finite due botti? Ma che, ieri aggie venduto quattromila litri di vino?». Tutto i paesani risero pensando che avesse le botti sfasciate e il vino fosse stato bevuto dal pavimento di terra battuta. Mentre Vincenzo faceva le sue indagine, per non impazzire ma capire come mai il vino fosse sparito. Si sparse la voce che durante la notte un carabiniere, che si era fidanzato con una ragazza del paese di nascosto (allora c’era la legge che i carabinieri non potevano allacciare amicizie o innamoramenti con persone del paese dove prestavano servizio), mentre ritornava in caserma, a notte alta, prima che il comandante della stazione si fosse svegliato, vide una persona vestita da donna che portava sulle spalle un peso enorme, non adatto alle capacità di una donna e seguì la persona. Ad un certo la fermò e… meraviglia delle meraviglie scoprì che si trattava di Fortuna, Fammi, Far, Felice, Fine. Il giorno dopo Felice fine ammanettato attraversava il paese in carrozzella tra due carabinieri per recarsi al carcere di Benevento. Vincenzo scoprì un tubo di piombo ch’era allacciato ad una botte e attraverso il soffitto penetrava nella casa di Felice fine. Il giorno dopo tutta la famiglia sparì da Paduli, poi si seppe che si erano trasferiti e pensare che la figlia durante la settimana avrebbe dovuto sposare un nobile del paese.

LA POESIA DEL GIORNO

PER AMOR TUO

Per amor tuo
ho calpestato i carpini spinosi
ho separato un rovo dall'altro
ho trasportato massi per arginare
il fiume, la via per la cima era spianata
e cantavo felice.

Dalla cresta tra le aghiforme foglie
fa l'occhiolino il sole
d'incanto mi sento libero e leggero.

I carpini non ti ferivano le gambe
mentre seguivi il mio cammino.
I rovi non frenavano il tuo andare
fiducioso verso la vetta,
il fiume non ti faceva più paura
e sorridente correvi
seguendo le orme dei mie passi.

Sul vertice sopra un letto di aghi morti
gli occhi tuoi hanno brillato
sotto una calda e sincera pioggia di sole.

Ho sorriso. Non temo più il tramonto.

Reno Bromuro (da Musica bruciata)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE