30 giugno 1994
Si dimette il consiglio
d'amministrazione della RAI

Si dimette il consiglio d'amministrazione della RAI dopo che il governo approva un decreto-legge sulla RAI. Una prima versione era stata respinta dal presidente Scalfaro perché prevedeva le automatiche dimissioni degli amministratori in caso di bocciatura da parte dell'esecutivo.Liliana Cavani

Ed è bufera! Siamo giunti al 21 gennaio 1998. Da Parigi, dove si trova per una Boheme coprodotta, il presidente ulivista della Rai Enzo Siciliano comunica le sue dimissioni. A ruota lo seguono due dei quattro consiglieri in carica: Michele Scudiero e Liliana Cavani. Invece Fiorenza Mursia e Federica Olivares, i due membri di minoranza del consiglio restano al loro posto.

I presidenti delle Camere o qualche altra autorità le costringono a dimettersi? No. Si crea invece una situazione più paradossale che quella attuale. Liliana Cavani, consigliere anziano è nominata, nonostante le dimissioni, reggente della presidenza e il consiglio non decade. E tra salti e cadute, risate e barzellette, programmi scopiazzati o vecchi e ritrasmessi, si giunge alla calda estate del 1994; il consiglio guidato da Demattè, detto consiglio dei "professori", di andarsene non ci pensa neppure. Così il neonato governo di centrodestra, come in un assedio medievale, decide di prenderlo per fame. Annuncia che sarà bocciato il piano triennale d’investimenti dell’azienda e decide di non reiterare il cosiddetto "decreto salva-Rai" che consente, rinnovo parlamentare dopo rinnovo e di pagare lo stipendio ai dipendenti. A questo punto Demattè & C. si dimettono "per salvare la Rai". Il direttore generale, Gianni Locatelli, è licenziato da Letizia Moratti come primo atto della sua presidenza. Il secondo sarà dimissionare Pierluigi Celli, in seguito anche lui direttore generale Rai.

Dal 1994 arriviamo al 1996 e seguiamo la fine del consiglio Moratti. La lady di ferro Rai si dimette da presidente ma non da consigliere. La sostituisce il consigliere anziano Giuseppe Morello. Insieme agli altri consiglieri si dimette a sua volta dopo il voto che dà la vittoria alla sinistra. Il consiglio resterà in sella congelato fino a luglio.

Dopo sette anni è, finalmente, calma! Ci dobbiamo credere?Lucia Annunziata

E’ eletta Presidente Rai, Lucia Annunziata, all’unanimità. E’ stata votata con cinque voti, incluso il suo, dai consiglieri Marcello Veneziani, Giorgio Rumi, Francesco Alberoni e Angelo Maria Petroni. Un atto di piena e totale fiducia da parte del nuovo Consiglio d’amministrazione che, per i venti di guerra, ha anticipato il proprio insediamento, per non lasciare l’azienda senza editore in questi giorni d’emergenza.

Oggi sarà un’altra giornata impegnativa per il nuovo Cda della Rai. Alle 10 i cinque consiglieri saranno, infatti, ricevuti dal Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi. E nei prossimi giorni è previsto anche il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri. Ieri a titolo personale e dei senatori di Alleanza nazionale, il presidente di An a Palazzo Madama, Domenico Nania, ha espresso il suo vivo compiacimento per l’elezione di Annunziata a presidente della Rai e le ha augurato proficuo lavoro nella certezza che riuscirà a rilanciare l’attività dell’azienda di Stato.

Intanto l’agenzia diretta fino ad oggi dall’Annunziata, Ap Biscom, si riorganizza. Sarà diretta da Gaetano La Pira, milanese di origine siciliana, 52 anni, che da febbraio condirettore dell’agenzia, dopo l’uscita di Stefano Cingolani. In precedenza La Pira, entrato in Ap Biscom nel maggio 2002 per potenziare il notiziario economico-finanziario, era vicedirettore.

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RICORDIAMOLI

IL CASO MONTESI

Sabato santo del 1953, viene trovato sulla spiaggia di Torvajanica, una località balneare non distante da Roma, il cadavere di Wilma Montesi, una bella ragazza romana. Il corpo non presenta segni di violenza ed è completamente vestito. Le cause della morte non sono chiare: l’autopsia parla, genericamente, e quindi sollevando mille sospetti, di una sincope dovuta ad un pediluvio. Il ritrovamento, anche se diversi interrogativi restano senza risposta, sembra essere destinato ad una rapida archiviazione: un semplice malore, un incidente, forse un suicidio. Ma se l’incidente sembra poco credibile, per il suicidio c’è da tener conto che la ragazza non aveva motivi apparenti per desiderare la morte.

Di famiglia modesta, ma tranquilla, Wilma Montesi era fidanzata e stava preparandosi al matrimonio.

Testimoni raccontano di aver visto la ragazza sul trenino che collega Roma ad Ostia, ma distante alcuni chilometri da Torvajanica. Difficile spiegare come il cadavere della ragazza abbia percorso quella distanza. La spiegazione degli investigatori, anche questa piuttosto fantasiosa, parla di un gioco di correnti marine. E non fa altro che alimentare altri sospetti.

Trascorrono alcuni mesi, la vicenda è quasi dimenticata quando un piccolo settimanale scandalistico, Attualità, diretto da un oscuro giornalista, Silvano Muto, il 6 ottobre 1953 riporta a galla, in forma generica, un intrico di sospetti e di accuse che in primavera, attorno al mistero di Torvajanica, aveva attraversato le redazioni di diversi quotidiani, senza mai trovare lo sbocco della pubblicazione.

Si trattava, infatti, solo di voci create ad arte: Wilma Montesi sarebbe morta, forse per overdose di droga, forse per un semplice malore, durante un’orgia, in una villa del marchese Ugo Montagna, alla quale avrebbe preso parte il musicista Piero Piccioni, figlio del ministro degli Esteri Attilio Piccioni, destinato ad ereditare da Alcide De Gasperi la leadership della Democrazia Cristiana.

Da questo momento il caso Montesi non è più un caso giudiziario, ma diventa un affare politico: dietro la morte della ragazza si scatena la lotta per la conquista del potere interno alla DC. Gli sviluppi della vicenda sono quanto mai intricati, anche perché sulla scena, a sostegno delle tesi accusatorie di Muto, spunta una donna: è Anna Maria Moneta Caglio, detta il Cigno Nero, ex amante, delusa, del marchese Montagna. La donna conferma: nella villa di Capocotta, che è vicina a luogo dove il corpo della Montesi è stato ritrovato, si svolgevano festini. Montagna e Piccioni, spaventati dal malore della giovane donna, si sono disfatti del corpo di Wilma, abbandonandolo, forse ancora vivo, sulla spiaggia di Torvajanica.

Lo scandalo assume dimensioni gigantesche e anche il questore di Roma, Saverio Polito, viene accusato di aver cercato di insabbiare tutto, per questioni, ovviamente, politiche.

Il caso Montesi, sul quale la stampa italiana, divisa per appartenenza politica, seppe dare il peggio di sé, si trascinerà per oltre quattro anni. Fino al 27 maggio 1957, quando il Tribunale di Venezia manderà assolti con formula piena Piccioni, Montagna, Polito e altri nove imputati minori, rinviati a giudizio nel giugno 1955. Ancora oggi la morte di Wilma Montesi resta un mistero. (bibliografia "I misteri d’Italia")

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO
Gerardo Sorrentino e "Avamposto della mia ragione""

Gerardo Sorrentino non è il primo avvocato scrittore, ne conosco tanti che navigano da un sito all’altro postando le loro opere, un giudice si è fatto un sito per avere spazio per le sue opere ed è stato anche rappresentato, lo scorso Natale una sua commedia ha avuto un buon successo: emuli di Goldoni? Sarebbe troppo pensarlo? Allora lo pensiamo e lo scriviamo come augurio per un futuro luminoso di scrittori.

Gerardo abita in un luogo incantevole, uno di quelli cui la nostra Penisola è piena ma Sorrento è unica.

Nel sua creazione poetica vi sono immagini di tristezza infinita, di desolazione dell’anima e del cuore. Il tema costante della poesia di Sorrentino, è come l'autunno quando s’affaccia impietoso, con le sue sere fredde e nebbiose, che paiono avvolgere di un'ombra cupa, le cose corrose proprio davanti all’avamposto della ragione.

Tutti gli oggetti che il poeta distingue nella nebbia sono segni di solitudine, di pena, di disperato silenzio dei sentimenti: i rari fanali sperduti, che non danno luce se non nell'esiguo cerchio del loro alone, lo scrigno dalle mille serrature/l’avamposto della mia ragione, sono segni di allarme, come sirene delle navi che partono, e paiono dare un addio straziante alla terra, alle cose care, alla vita. La lieve malinconia romantica (quest’ultimo baraccone), che costituisce la nota più viva e sincera di Sorrentino, raggiunge qui, nella musica rallentata, monotona, dei versi, una profondità tragica, esprimendo, attraverso la disperazione delle cose "su quell’ultimo palcoscenico" dov’è tutta l'angoscia dell'uomo solo, senza conforto.

Una lirica di Cardarelli iniziava: "Al mio paese non posso dormire. / Sempre mi leverò coi primi albori / e fuggirò insalutato". E si chiudeva: "Inorridisco al suono / della mia voce".

Impossibilità o timore di ritrovare se stesso e le cose, i volti di un tempo? Sorrentino rintraccia la memoria e la fissa per sempre, con una spietata persistenza, persino il vento che gli scompiglia i capelli segna il trascorrere del tempo e non c'è che il senso della morte, in quella maschera sul palcoscenico, volti che non sono più quelli, che sembrano usurpare un posto che il poeta ha definitivamente assegnato. E risoluto ritorna alla ricerca di sé, di ciò che appartiene definitivamente al ricordo, del vivere quotidiano, anche se perduto nella vicenda del tempo: il vento, le voci, gli odori, le stagioni. Val la pena di rilevare anche qui gli esiti personali di un motivo, e in parte anche di un lessico, leopardiano, specie nei versi finali.

L'Umanesimo ebbe un'importanza eccezionale nella storia dell'umanità. Nato in Italia, fu dagli Italiani stessi diffuso poi in tutta Europa. In luogo della cultura medioevale, fondata particolarmente sull'insegnamento ecclesiastico, cioè sulle Sacre Scritture e sulla Scolastica, s’introdusse lo studio degli autori latini prima e poi dei greci. Alle antiche tendenze mistiche che allontanavano l'uomo dalla realtà per fargli rivolgere l'occhio verso il cielo, si sostituì il desiderio di conoscere la terra, di esaminare se stessi, di impadronirsi di questa vita che è in nostro potere e di cui tutti dobbiamo fare gran conto.

Potrete leggere alcune delle sue poesie in ElbaSun http://www.elbasun.com/L_angolo_della_lettura/poesie.htm

AVAMPOSTO DELLA MIA RAGIONE
di Gerardo Sorrentino

Mastico i resti di un’anima,
trasudo angoscia da ogni poro della mente
annaspo nell’inseguire chimere mascherate
cerco l’ultimo sigillo,
cerco uno scrigno dalle mille serrature
l’avamposto della mia ragione,
barcollo tra pseudo-certezze,
quelle dell’ultimo baraccone
quelle dell’ultimo palcoscenico,
recita regale per la regina del creato:
un manto nero
una maschera bianca
una falce fedele per amica.
Un campo di girasoli
dal capo riverso
mi sorride spavaldo,
mi vorrebbe raccontare di mille incidenti
che in quella curva hanno conosciuto
come un fiore può sgocciolare sangue.
Una nenia funerea mi stordisce
confonde le mille strade della verità
ma la verità è un’illusione
è una ricetta bella e pronta
per chi rinnega la forza del dubbio.
Ma la verità grida
grida fra corpi straziati dall’ignominia,
l’uomo ama ammazzarsi
ammazzarsi per una ragione,
ma il non senso di un assassinio
risiede nella precarietà del creato.
Tutto una vita è destinata al resoconto
di una decina di righe lette da un parroco annoiato,
la comunione, il sangue di Cristo, la benedizione,
e per favore ora andate in pace
senza scannarvi prima dell’uscita dalla chiesa.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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